16 nov 2011

Giulio Terzi di Sant'Agata

ROMA - Dalla prestigiosa poltrona di ambasciatore italiano a Washington alla guida della Farnesina.
L'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata, chiamato oggi a far parte della squadra dell'esecutivo di Mario Monti, sarà il nuovo capo della diplomazia italiana, succedendo a Franco Frattini.
Per Terzi, il 'ritorno' alla Farnesina da ministro rappresenta il coronamento di una lunga carriera diplomatica che lo ha visto ricoprire alcuni dei principali incarichi della diplomazia italiana.
Bergamasco, classe 1946, Terzi è entrato in diplomazia nel 1973 dopo una laurea in giurisprudenza, specializzandosi in diritto internazionale.
Tra i vari incarichi ricoperti quello di Console Generale a Vancouver durante l'Expo '86, dove ha promosso importanti eventi per il commercio e la cultura italiana. Nel 1987 è tornato a Roma per prestare servizio prima presso la Direzione Generale degli Affari Economici, dove si è occupato soprattutto di nuove tecnologie, e in seguito alla Direzione Generale del Personale. Il suo successivo incarico all'estero è stato a Bruxelles, dove ha ricoperto la carica di Consigliere Politico presso la Rappresentanza d'Italia presso la Nato, in un periodo particolarmente impegnativo segnato dalla fine della guerra fredda, dalla riunificazione della Germania e dalla prima guerra del Golfo. Dal 1993 al 1998 è stato a New York presso la Rappresentanza d'Italia alle Nazioni Unite, dapprima come Primo Consigliere per gli affari politici, e successivamente come Ministro e Vice Rappresentante Permanente. Ha anche prestato servizio presso il Ministero degli Esteri a Roma come Vice Segretario Generale, Direttore Generale per la Cooperazione Politica Multilaterale e Diritti Umani e Direttore Politico, occupandosi principalmente di sicurezza internazionale e di questioni politiche, con particolare riferimento all'attività del Consiglio di Sicurezza, dell'Assemblea Generale e del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite oltre che quella di organi quali il Consiglio Europeo, la Nato, il G8 e l'Osce. Ha assistito il ministro degli Esteri sui temi della sicurezza internazionale, in particolare relativamente ad aree geografiche quali i Balcani occidentali, il Medio Oriente, l'Afganistan, l'Africa Orientale e a tematiche come la proliferazione nucleare, il terrorismo e i diritti umani. Tra gli incarichi degli anni scorsi di particolare rilievo all'estero vi è stato quello di ambasciatore d'Italia in Israele tra il 2002 e il 2004, un periodo caratterizzato dallo scoppio della seconda Intifada, dal rafforzamento delle relazioni tra Unione europea e Israele e da un rinnovato impegno da parte delle autorità israeliane e palestinesi a sostegno della Road Map. Dal 20 agosto 2008 al 30 settembre 2009, l'Ambasciatore Terzi è stato Rappresentante Permanente d'Italia alle Nazioni Unite a New York dove ha guidato la delegazione italiana al Consiglio di Sicurezza durante l'ultimo periodo del biennio italiano come membro non permanente nel 2007-2008 concentrandosi in particolare su Afganistan, questioni umanitarie e protezione dei civili nei conflitti. Per poi essere chiamato ad ottobre 2009 alla guida dell'Ambasciata di Washington

MINISTRI

ROMA- Mario Monti ha appena reso noto i nomi dei 12 Ministri con portafoglio del suo governo tecnico. Un lungo colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, durato oltre due ore in cui Monti e Napolitano hanno discusso sul nuovo programma di governo. Tre donne nella squadra di Monti. Ecco la lista della squadra targata Monti:

Economia e Finanze: Oltre a essere Presidente del Consiglio, Monti guiderà anche il Ministero dell'Economia.

Sviluppo economico e Infrastrutture e Trasporti: Corrado Passera

Interni: Anna Maria Cancellieri

Salute: Prof. Renato Balduzzi

Giustizia: Paola Severino

Ambiente: Corrado Clini

Difesa: Giampaolo Di Paola

Agricoltura: Mario Catania

Pubblica Istruzione: Francesco Profumo

Esteri: Giulio Maria Terzi di Sant'Agata

Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi

Welfare: Fornero

Monti in questi minuti, sta illustrando le motivazioni delle sue scelte.

Cinque sono i Ministri senza portafoglio.

Affari Europei: Enzo Milanesi

Turismo e Sport: Piero Gnudi

Coesione territoriale: Fabrizio Barca

Rapporti con il Parlamento: Piero Giarda

Cooperazione Internazionale: Andrea Riccardi

Alle ore 17.00 il giuramento al Quirinale.

9 nov 2011

SVEGLIAAAAA!!!!

Qui non si parla di giusto o sbagliato, ma di essere uomini liberi oppure no. E' giunto il momento di dichiararlo e, grazie a Dio, l'unica cosa che ha sempre fatto rizzare le tribù italiche è stato lo straniero, se poi pure krukko anche meglio.

Sarebbe anche opportuno smettrla tutte le volte di accusarsi di questo o quel tradimento; perchè la Francia cosa ha fatto in passato, nel recente passato ? la Germania ?

Nessun popolo nella storia ha fatto cose di non suo interesse, mi pare normale.

Alcuni son stati più bravi di noi, vedi i francesi che son riusciti a sedersi al tavolo dei vincitori nonostante aver collaborarato con i krukki quando da Noi, almeno, scoppiò la guerra civile.

La verità, tolte tutte le nostre orrende colpe che, sia chiaro, saranno archiviate solo con una epurazione, è che dal 2007 la Germania ha fatto solo e soltanto i suoi comodi, per essere educati.

Non si capisce il perchè si accetti un comportamento di questo tipo, le colpe nostre son nostre ma non ribellarsi all'arroganza straniera non ha senso.

La BCE ha fatto, fino a ieri, solo e soltanto quello che volevano i tedeschi, pure in barba ai francesi.

Ma di cosa stiamo parlando, quelli fanno i comodi loro con la nostra pellaccia e poi gli si dovrebbe pure dire grazie ? io verso soldi alla Grecia per le banche krukke e dei galli e poi dovrei dire pure grazie ? io verso soldi al Portogallo, all'Irlanda per le banche inglesi e poi dovrei dire pure grazie ???

Un paese inaffidabile ? si, certo, ma gli altri ? come chiamarli ? infami, traditori, criminali ? non mi pare che nessuno degli anglosassoni abbia chiesto scusa per il casino che hanno fatto.

Io dovrei rispettare delle regole, del cavolo, scritte da quattro burocrati super pagati quando non ho una banca centrale ? la BCE non è una banca centrale!!! questo è chiaro o no ?

Io, terzo finanziatore d'Europa, dovrei pagare e stare zitto ? cioè dovrei mantenere un carrozzone, oltre a quello in Patria, e poi non pretendere che i miei soldi ritornino sotto forma di gestione mirata, di miei interessi ?

Dovrei mantenere una BCE che non stampa ??? non svaluta ???

Non si capisce del perchè ogni volta che l'Italia cerca di fare i suoi interessi commetta un chissà quale "reato" comportamentale, disonestà ecc...

Credo che sia giunto il momento, anche per Noi, dopo 60 anni, dopo aver pagato quello che c'era da pagare e zitti e mosca, di iniziare nuovamente a fare i Nostri.

Cosa vuol dire questo ? che, essendo il paese fondatore dell'Europa e terzo finanziatore, sia giunta l'ora che la BCE faccia anche quello che vogliono gli altri, che di certo non disturberà i francesi anzi, oppure a "fankulo" i krukki e nemici come prima.

I tedeschi e forse anche alcuni giornalisti ops giornalai, ancora non si sono accorti, i primi così impegnati a colonizzare per la 3° volta l'Europa e i 2° a parlar di calcio o del Berlusconi, che la Germania si sta isolando per la 3° volta.

Alla fine, forse, per assurdo, ringrazieremo proprio i krukki, per la loro stupidità, poichè sarà merito loro se quello scatto di dignità tanto invocato da molti arriverà.

ciance en libertè

Ammesso e non concesso che venga letto da più di un migliaio  persone..(  risata)  vi propongo  la mia verdat..accussì como la vedo..Dunca er Boss molla la gadrega..Traducion M, B se ne va..(sarà poi vero? mi non credo minga..por mi le solo uno scambio de poltrone...e la borsa crolla...(azzo... anzi CAZZO.. ma non dicevano che era tutta colpa sua?)..L'altro b(bersanuccio ) ora dovrà trovare qualcosaltro da dire.. e si il disco " se ne deve andare " va cangiato..Idee.. e qui Cazzo ci sta bien..porche ne vedo pochine..da tutte le parti.. si sviolinate tante imburrate al colon anche ma idee  pochine...e sparse in un mare de.. m...da...
a scanso de ripetermi ma.. cazzarola   minga la vedo ben..
I mercati se ne fottono del berlusca e anche di bersani..semplicemte ci hanno messo nel mezzo e giù botte..
La bce di suo devo dire che è ottima a combinare casini ..quanto a risolvere .. si buonanotte..
Mercati.. e quì viene il bello;   
germany e Francia ..sbraitano ..ma guarda caso  la banca Fallita( in silenzio Non dovete scriverlo..infatti anche la stampa tace..)Si chiama DEXIA  Franco/Belga..fallita per i troppi bond Greci in suo possesso ma mica solo ai voglia a trovarne di scheletri ci hanno messo giusto una semana a capire che era solo l'inizio..
Banca da riforraggiare..(rifinanziare) guarda caso sono Francesi o tedesche..quasi tutte .. delle nostre, l'unica che forse dovra inventarsi qualcosa  è l'UNicredito.. colpevole di avere troppi bond nostrani in cassetto..Mica Greci ma Italici..che badate bien... ora vanno calcolati in modo diverso..naturalmente in perdita..Grazie alle nuove disposizioni della bce..(echecazzo!)  i mutui subprime..semplicente carta straccia, valgono più dei bond nostri.. il fatto che coi sub non ci puoi manco pulire il didietro conta poco...tra un po ci chiederanno di vendere l'oro.. e si sento odor di sudamerica...

Ora visto che tutti remano contro mi viene difficile credere che il mercato premii il nostro paese..
Anche perchè..di grano libero in giro ne trovia iosa.. sono miliardi di dollaroni...notiziola passata sotto i ponti alcuni mesi fà...Un celebre studio legale di NY .famoso  per la sua specializzazione   come operante per conto delle multinazionali Usa.. ha presentato domanda di rientro di capitali detenuti all'estero al tesoro .
Ora ..anzi meglio allora.. i burocrati Usa gongolanti chiesero di quanto si trattasse. Circa 1,5 miliardi di dollari fu la risposta. Balzi di gioia da parte del tesoro..( va specificato che una azienda Usa operante all'estero non paga le tasse in Usa ma paga il 33% qualora questi denari rientrassero negli States..unbel pò di grano diciamocelo..

Da parte del tesoro USa ci fu subito disponibilità a agevolare il rientro in breve tempo...MA.. e si  vi è siempre un ma..la dozzina di legulei dissero che  i loro clienti erano si disposti a far rientare tali capitali ed a reinvestirli in Usa ma chiedevano di pagare solo il 5%.. anziche il 33%..inutile dire che non se ne fece nulla...Ora tutto sto ben del sottoscritto..volete minga che stia lì a prendere la muffa na?..  Quasi quasi mi specializzo in bungabunga..rende bene..

8 nov 2011

GORGONZOLA

Questo post è dedicato a Nino.....che mi paragona il Gorgonzola al Roquefort.
Non devo certo insegnare a Lui qualcosa in campo alimentare, ma diamo qualche informazione di carattere generale.

- La denominazione "Gorgonzola" risale agli inizi del Novecento in sostituzione di quella più generica di Stracchino, o Stracchino di Gorgonzola e trae origine dall'omonima città lombarda, Gorgonzola.


Il Gorgonzola è un formaggio a Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.), riconosciuto dall'Unione Europea e registrato nella lista dei prodotti D.O.P. con Reg. CEE n.1107/96.

La Denominazione di Origine Protetta si può considerare il massimo riconoscimento ufficiale che possa essere assegnato dalla Nazione e dalla Comunità Europea ad un prodotto alimentare.

Nel 1970 è stato istituito il Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola, il cui disciplinare stabilisce precise regole di produzione e delimita l'area geografica di provenienza del latte utilizzato.

Oggi sono due le regioni italiane in cui è possibile la produzione di Gorgonzola:
il Piemonte con sette province (Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e alcune zone delle province di Alessandria) e
la Lombardia con otto province (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia e Varese).

Il disciplinare prevede anche che ogni forma sia marchiata all'origine, che riporti l'indicazione del produttore e che sia avvolta in fogli di alluminio sui cui è stampata in rilievo la lettera "g" (simbolo del Consorzio).

- il Gim, della Invernizzi, è palese, non è più il Gim di una volta. Ora ci sono i franciosi della Lactalis ed è un prodotto industriale ;
 
- questo lo trovo un ottimo prodotto (ancora industriale, ma un pochino meno) :
Ercole Santi nacque l'11 novembre 1867 a Sannazzaro Dè Burgundi, nella Bassa Lomellina. A 11 anni dovette apprendere un mestiere. Come volevano le consuetudini locali lasciò la famiglia e venne accolto in una masseria tra Vigevano e Mortara, dove apprese l'arte del casaro. Il lavoro appassionava Ercole, che fu assunto presso una latteria alle porte di Novara, dove imparò a "produrre" il Gorgonzola. Ercole si sposò nel 1898 e diventò padre di Luigi Santi, che sin da giovanissimo iniziò a lavorare, passando da un caseificio all'altro, assieme al padre, che gli trasmetteva l'esperienza consolidata nel mestiere. Nel 1930 Luigi Santi fondò una società di stagionatura del Gorgonzola. La qualità del formaggio raggiunse ottimi risultati, Luigi Santi istruì a sua volta il figlio Ercole (omonimo del nonno), con il quale volle assumersi la responsabilità dell'intero ciclo produttivo del Gorgonzola. Il giovane Ercole Santi, forte di un'esperienza iniziata durante le pause scolastiche e di una conoscenza maturata presso l'Istituto Lattiero Caseario di Lodi, avviò il caseificio di Oleggio (1964), prima unità produttiva del Gorgonzola Santi Quattrorose, quello di Garbagna Novarese e, nel 1980 quello di Cameri, attualmente sede principale del gruppo SANTI & C 1898.

- questo è fodamentale :
Per il tipo dolce la stagionatura si completa tra i 75/90 giorni circa, per il tipo piccante è più lunga, da un minimo di 90 giorni fino a 150 giorni circa.



- questo è quello che si deve sapere :
Uno dei formaggi onde la Valsassina andò famosa in tutta Europa, ed anche «over seas», oltre gli oceani, è stato il Gorgonzola, del quale è tipico l'aspetto, una volta che sia tagliato e stimolante tanto da far venire l'acquolina in bocca al solo sentirne il profumo. Le forme erano preparate dai «produttori» nella caratteristica sagoma di un cilindro, del diametro di centimetri 28 e dell'altezza di circa cent. 14 del peso di 10 chili circa. Il produttore vendeva le «gorgonzole» (così da noi e in Lombardia erano chiamate) allo stagionatore, il quale, dopo averle sottoposte alla salatura ed alla perforazione, mediante grossi aghi di ottone (che non arrugginisce) le collocava nelle «casere» (famose grotte formatesi in Valsassina attraverso i secoli, nelle viscere delle montagne), dove, in un ambiente relativamente freddo (temperatura costante sui 5/7 gradi circa) con un certo tasso di umidità, erano tenute a stagionare. Esse cioè subivano uno speciale processo di fermentazione naturale, per il quale la «cagliata» originaria «maturava» diventando sàpida e leggermente piccante, mentre i batteri naturali penetrati nelle forme attraverso i buchi provocavano la cosiddetta «erborinatura». Dopo tre mesi all'incirca, il formaggio si presentava al taglio con un colore leggermente avorio, maculato quà e là di strisce verdoline, anzi color del prezzemolo, donde appunto il nome di «erborinatura».


Ho detto che il «Gorgonzola» era famoso non soltanto in Italia, ma anche all'Estero, tanto è vero che le più importanti ditte lecchesi di stagionatura dell'epoca, avevano istituito filiali a Londra, un mercato di grande consumo di questo caratteristico formaggio, che assorbiva oltre il cinquanta per cento della nostra produzione.

La ditta Mattia Locatelli, inoltre, aveva fondato una filiale addirittura a Nuova York, acquistando nella centralissima via un caseggiato, per non esser costretta a prenderne uno in affitto.

Quell'antico procedimento è stato abbandonato «quasi del tutto». Qualche cosa si fa ancora in Valsassina all'uso antico, ma si tratta di una produzione minima, fatta per soddisfare le esigenze dei «palati» sopraffini, che non sono molti, mentre sono moltissimi coloro che mangiano formaggi senza nessuna conoscenza di essi, ignorando come e quando vanno mangiati. Ingollano insomma qualunque cosa venga loro propinata, perchè tanto non ne capiscono nulla.

Il 90 per cento della produzione delle «Gorgonzole» è ottenuta nella Bassa Lombardia, dove il latte (materia prima essenziale, per qualsiasi tipo di formaggio) è abbondante e dove sono stati impiantati nell'ultimo quarantennio giganteschi frigoriferi, nei quali opera la stagionatura. Sono state le esigenze di natura economica a provocare questa trasformazione. Nella «casera» della Valsassina occorrevano tre mesi o poco più per una stagionatura perfetta. Nei frigoriferi della Bassa Lombardia bastano quaranta giorni. Ognuno capisce che gli stagionatori di un tempo, posto che avessero in «casera» forme per il valore di un milione, impegnavano tale capitale, senza poterne ricavare un reddito soddisfacente, per novanta o cento giorni. Oggi, invece, dopo soli quaranta giorni riescono a smobilizzare il capitale investito. Se calcolate che una grossa ditta ha, per ipotesi, un centinaio di milioni così investiti, capite subito come oggi possa essere rapidamente reintegrato il suo capitale circolante.




Naturalmente, il gorgonzola di oggi è buono ma è poco piccante si presenta molto bene (fu per legge statuale vietato l'uso della scorza di baritina, che veniva impiegata un tempo per la protezione del formaggio) è saporito; ma non ha più quel «quid» di superiore aroma, di quello d'allora.


La vera «morte» del gorgonzola è di mangiarlo con la polenta appena sfornata sul tagliere. Errore, grosso errore, è mangiarlo alla fine del pasto. Almeno cosi fanno i buongustai, che ripeto non sono molti. La massa dei consumatori è totalmente incompetente e lo mangia nelle maniere più sbagliate.

- Il gorgonzola di altri tempi. Gli Italiani, soprattutto quelli della Val Padana, sono convinti d'essere sempre degli intenditori di formaggio gorgonzola, come lo furono i loro padri. I dati statistici lo confermerebbero. Delle 300 mila forme - peso medio 10 chili - prodotte ogni settimana nel centinaio di caseifici piemontesi e lombardi, moltissime vengono consumate in loco, da clienti affezionati al «prodotto». Ma si tratta proprio di gorgonzola?


Come spesso capita, noi italiani eravamo convinti che quel formaggio fosse nostra geniale scoperta esclusiva. In realtà, lo stracchino di Gorgonzola (tale il nome originario e completo) si inserì, probabilmente dopo gli altri, nella grande famiglia europea dei caci contaminati da una «nobile muffa», quella dovuta al penicillum glaucum; «classe» comprendente i francesi Roquefort (di latte di pecora) e tutta la dinastia del blues (di Bresse, d'Auvergne, Gex, Sassenage, Septmoncel) e altri di latte vaccino, lo stilton in Gran Bretagna, e, oggi nostri notevoli concorrenti, lo scandinavo danablu e tedesco bergader.

La storiella risalirebbe agli ultimi secoli, quando Gorgonzola era, in autunno, il centro di raccolta delle mandrie dei «bergamini» che avevano passato l'estate in montagna. Era nel paesetto lombardo che i nostri allevatori, prima di tornare a casa, preparavano, col latte delle mucche stanche (vale a dire stracche) lo stracchino. E fu nella cantina di una trattoria che il formaggio, fermentando, fu invaso da quello che i lombardi chiamarono erborinn, prezzemolo: ancora oggi, essi definiscono infatti il gorgonzola «formaggio erborinato» in parallelo con il persillé francese.

«Quel gorgonzola - dicono i dirigenti del Consorzio fra produttori e stagionatori, istituito nel 1970, e che dal marzo 1975 è autorizzato a marchiare le forme - aveva caratteristiche sue. Era un formaggio di latte parzialmente scremato, lo si otteneva miscelando due cagliate ottenute in ore diverse, e il «verde» si diffondeva spontaneamente. Maturazione lunga, almeno 90 giorni, muffa di colore scuro, pasta gessosa, sapore e odore forti e decisi. Tutte cose che oggi, alla gente, non piacciono più. Si cercano formaggi dolci, grassi, con pochissime venature, maturazione rapida; quindi si lavora latte intero, con penicilli selezionati, forniti dal Centro sperimentale del latte. A noi va benissimo. Contro decine di migliaia di forme dolci, se ne fanno pochissime di «naturale», proprio per qualche intenditore che si ostina a chiederlo».

Il nuovo gorgonzola ha, quindi, ben poco di comune con l'antico.

7 nov 2011

Ciance in libertè

Le piccole imprese non bastano,punto.Con esse noi ci campi, sono utili,nessuno ne discute ma non bastano.  Prendiamo l'es. classico.. i viaggi in aereo...ai bei tempi per/ delle compagnie di bandiera..i biglietti costavano na mazzata..poi..nacque il low cost ..e il medesimo viaggio(magari con scalo in un aereoporto minore) al momento costa una bazzecola..Semplicente per il fatto che le retribuzioni sono scese e di brutto..(piloti,hostess,servizi).
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I dazi ci sono..ma sono una cosetta pericolosa..possono anche ritorcersi contro..Se aumentiamo un dazio del 10% sull'eletronica (prodotto principe dei paesi asiatici) poi non possiamo lamentarci se essi non acquistano i nostri prodotti... ed i nostri produttori chiudono.. Tempo fa direi un 3/4 mesi parlando con un Ingegnere venne fuori questa semplice Verità.
  Gli venne ordinata una macchina in grado di produrre/controllare  alcuni pezzi lavorati con diverse finalità..
La macchina vene prodotta ed impiegata con successo, dopo tre mesi si potè calcolare che essa operava come 6 operai, con pause programmate(manutenzione) e con un guadagno/risparmio per l'azienda di 30mila euro ogni bimestre. La stessa macchina venne offerta ad un grande produttore  di auto Indiano.. il quale pur lodandola la rifiutò in blocco.Motivo?  Semplice il costo, sui 120mila Euro..
Con tale somma Lui poteva produrre i pezzi per anni con operai umani..anzi ci risparmiava pure ,e dulcis in fondo creava occupazione..
 Sono semplicemente cambiati i tempi,Ora  in Asia sono in grado di fare cose che noi semplicente non possiamo più fare per svariati motivi.(sopratutto economici)

Il treno a levitazione magnetica inventato dai tedeschi è stato costruito in Cina e non in Germania..loro possono spendere e spandere.Noi no,.Anzi ora in Cina pare che costi già troppo produrre alcune cose, di qui il trasferimento in Vietnam e in cambogia..
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Sull'euro si possono dire molte cose..  quotazioni errate ..e molto altro.. rimane un fatto.. i debiti ci sono..(in tutti i paesi) a questo proposito non sarebbe male leggere questo articolo..

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http://tradingnostop.finanza.com/2011/11/02/la-ragnatela-del-debito/
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Esso presenta una idea niente affatto barbina....e non va tenuto conto delle scadenze diverse..queste sono palle..tutti i bond scadono alla fine del mese..di tutti i mesi ...ma al valore relativo quindi un bond potrebbe essere cancellato con percentuali non uguali ma con margini diversi ,dati dalla resa del medesimo..Cosa che non averrà mai perchè essi fanno parte del gruzzolo che le banche conteggiano come attivo..
Il mondo intero ormai viaggia sul debito..esso viene gestito da sopranazioni definite gruppi ,corporazioni e altro  le quali ci lucrano.. e non possiamo farci nulla..

Ma siamo tutti coglionazzi ? .......NO

DI PAOLO BARNARD


paolobarnard.info

Presidente,

perdoni l'approccio informale. Sono il giornalista e autore Paolo Barnard, lavoro da due anni con il gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York sulla crisi dell'Eurozona. Siamo guidati dal Prof. L. Randall Wray dell’Università del Missouri Kansas City, che coordina altri 10 colleghi inglesi e australiani.
Presidente, è incomprensibile che Lei non scelga di salvare la nazione, e il Suo governo, rendendo pubblico che:

a) l'Euro fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia.

b) esistono responsabili italiani ed europei di questo "colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche". (una definizione del tutto ragionata offerta dell'economista americano Michael Hudson)

Presidente, dalle pagine del Financial Times, del Wall Street Journal e persino del New York Times, da mesi economisti del calibro di Martin Wolf, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Marshall Auerback, Le stanno suggerendo la via d'uscita. A Parigi, l’eccellente Prof. Alain Parguez dell’Università di Besancon ne ha trattato esaustivamente. Wray e i suoi colleghi Mosler, Tcherneva e Hudson pure. Nel dettaglio, essi hanno scritto che:

L'Italia è stata condannata a un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall'operato dei governi di centrosinistra che La hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nel catastrofico costrutto dell'Eurozona. Le famiglie italiane e il Suo governo non devono pagare per colpe non loro. Lei deve dire alla nazione ciò che sta veramente accadendo, e chi ci ha condotti a questo dramma.

L'Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d'essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d'Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l'esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco.

Specificamente, la moneta unica:

- Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell'Eurozona.
- I debiti dell'Eurozona non sono più sovrani, poiché l'Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all'emissione. L'Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.

- I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è "Ability to pay", cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di "Ability to pay", la cui presenza è infatti l'unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l'Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.

- L'Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché l'assenza radicale di "Ability to pay" nei governi più deboli dell’Eurozona inneschi un circolo vizioso di crisi che alimenta la sfiducia dei mercati che alimenta crisi. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.

- Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte al Suo governo, sono distruttive per la Aggregate Demand di cui qualsiasi economia necessita per crescere. Sono cioè il farmaco che causa la malattia, invece di curarla. Anche questo non accade per un caso.

- Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell'adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del Suo governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (fiscal policy), è stato annullato dall'adozione della moneta unica, che, ribadisco, l'Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE come il European Semester e l'Europact sono l'espressione più estreme, ma di cui noi cittadini e Lei paghiamo le estreme conseguenze.

- L'Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l'Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo, 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale, e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell'Eurozona. Lei, Presidente, sarà il capro espiatorio, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni.

Presidente, Lei deve e può denunciare pubblicamente la realtà di questa moneta disegnata per fallire. Lei può e deve smascherare le responsabilità del centrosinistra italiano e dei governi 'tecnici' in queste scelte sovranazionali catastrofiche.

Presidente, il team di macroeconomisti accademici del Levy Institute Bard College di New York e dell'Università del Missouri Kansas City, sono coloro che hanno strutturato il piano Jefes che ha portato l'Argentina dal default al divenire una delle economie più in crescita del mondo di oggi. Essi sono a Sua disposizione per definire sia la strategia comunicativa che quella economica per salvare l'Italia, e il Suo governo, da un destino tragico e che non meritiamo.

In ultimo una precisazione di ordine morale.

Presidente, io non sono un Suo elettore, e avrei cose dure da dire sul segno che la Sua entrata in politica ha lasciato in Italia. Ma non sono un cieco fanatico vittima della cultura dell’odio irrazionale che ha posseduto gli elettori dell’opposizione in questo Paese, guidati da falsari ideologici disprezzabili, come Eugenio Scalfari, Paolo Flores d’Arcais, Paolo Savona, e i loro scherani mediatici come Michele Santoro, Marco Travaglio e codazzo al seguito. Perciò come prima cosa mi ripugna che Lei sia bollato come il responsabile di colpe che Lei non ha, e che sono tutte a carico del centrosinistra italiano. Incolpare un innocente, per quanto criticabile egli sia, è sempre inaccettabile. Ma soprattutto, Presidente, se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine. Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della Shock Therapy su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.

I volti di Mario Monti, di Massimo D’Alema, di Mario Draghi, di Romano Prodi, dell’infimo Bersani, sono le maschere funebri di questa nazione, veri criminali e falsari di portata storica. Il cerimoniere complice si chiama Giorgio Napolitano.

Mi appello a Lei Presidente perché mi rendo conto che i miei connazionali non hanno la più pallida idea di ciò che il centrosinistra italiano ha già inflitto al nostro Paese, di ciò che gli infliggerebbe se salisse al governo, ma soprattutto di chi li guida dietro le quinte. Le eminenze grigie sono le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, gente senza nessuna pietà.

Resista Presidente, affinché Lei possa usare il tempo che Le rimane per smascherare il “colpo di Stato finanziario” che sta travolgendo, fra gli altri, la nostra Italia. I mercati finanziari della “classe predatrice”, così ben descritta nella sua abiezione dall’americano James Galbraith, la odiano a morte, ci odiano a morte. Sia, Presidente, colui che piazza la mina nei cingoli della loro macchina infernale, rivelandone l’inganno chiamato Euro e Trattato di Lisbona. Gli italiani non lo faranno. Non ne sono capaci.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

6 nov 2011

DAZI e FUORI DALL'EURO

I Paesi protezionisti sono nel boom Maurizio Blondet28 Ottobre 2011 La grande depressione che ci travaglia, non è di tutti: la crescita mondiale sarà del 5% nel 2012, secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Vuol dire che ci sono Paesi che crescono. Cina, India, Russia, Brasile, Argentina. Come per caso, sono tutti Paesi che si sono sganciati dalla chiesa dogmatica liberista ed hanno adottato misure di protezione.
tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttt ttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt tttttttttttttttttttttttttttttttttttttL’Argentina, per esempio, ha una crescita per il 2011 dell’8,3%, un livello cinese. Dal dicembre 2001 quando dichiarò la bancarotta e bloccò i conti dei risparmiatori nelle banche per svalutare la moneta (che prima era agganciata al dollaro, dunque sopravvalutata) del 70% e passa, sono stati per la popolazione mesi terribili, sull’orlo della fame. Ruppe anche con il Fondo Monetario e con le sue ricette. Uno strillo si levò dai mercati finanziari globali: non vi faremo più credito! Sarete puniti! E così è stato.

Di fatto, essere tagliata fuori dai mercati finanziari internazionali su cui indebitarsi, ha obbligato l’Argentina ad equilibrare il suo commercio estero, avendo di mira l’autarchia e per evitare di dover svendere i suoi attivi ai creditori. La sua popolazione ha dovuto stringere la cinghia per due anni, ma l’abbandono della macina da mulino del debito e la svalutazione l’ha resa più competitiva.


  Cristina Kirchner

La moneta forte agganciata al dollaro rendeva più conveniente comprare le merci all’estero che produrle in casa, con dissanguamento di valuta. Il governo Kirchner ha adottato una politica industriale autoritaria, che dà i suoi frutti: prima, importava dall’estero il 96% dei telefoni cellulari. Oggi il governo ha costretto la RiM (Research in Motion, multinazionale) – se non vuol perdere il mercato argentino – a produrre e ad assemblare in Argentina i suoi Blackberry, anche se il costo del lavoro è 15 volte superiore a quello asiatico. Come? Imponendo delle quote, ossia dei limiti, a queste importazioni al 20% del mercato.

Altre misure hanno mirato a ridurre la dipendenza estera di certi settori, dagli elettrodomestici al tessile e ai giocattoli. In quest’ultimo caso, la produzione locale è passata dal 5% dei consumi nel 2003, al 30% di oggi, e il governo punta a diminuire le importazioni del 45%. Come? Con una tassazione delle importazioni, e se non basta, con puri e semplici divieti: per esempio, è oggi illegale importare le bamboline Barbie, che si dichiarano americane, ma che sono fabbricate in Cina.

Nell’Argentina d’oggi, un’impresa è considerata straniera (e quindi soggetta a quote e dazi) dal momento che il 25% del suo capitale è detenuto all’estero. A certe aziende che importano prodotti di lusso – come la Nordenwagen, che vende le Porsche – è stato imposto di sviluppare in cambio attività da esportazione (nel caso, nel settore agricolo: vino, frutta, ortaggi).

Il governo ha recentemente posto limiti all’acquisto di terre da parte di stranieri. Ciò ha colpito (occorre dirlo?) la Cina, che ha risposto con ritorsioni, ponendo una sovrattassa all’olio di soia argentino.

È un prezzo che i dirigisti argentini ritengono di poter pagare, come l’inflazione all’8% (ma era del 45% nel biennio del dopo-default) che considerano una "necessità funzionale" in vista dei vantaggi di una moneta debole, del tasso di disoccupazione che è fortemente abbassato, e di molte attività industriali che sono state ri-localizzate in patria.
(La fin de la mondialisation commence par l'Argentine)

Il Brasile, dal 2009 ad oggi, ha visto aumentare l’importazione di auto estere dal 16% al 23%. Rimedio subito trovato: ha imposto un dazio del 30% su tutti i veicoli fabbricati al di fuori del Mercosur, il mercato comune sudamericano. Altre tasse colpiscono l’elettronica di consumo, sicchè i tablets prodotti in Brasile sono di un terzo meno cari di quelli importati dall’estero. Foxconn (il gigante cinese che ha avuto qualche problema recente con i suoi dipendenti: suicidi in massa) ha annunciato che aprirà una fabbrica in Brasile per i suoi iPads.

Come l’Argentina, il Brasile ha posto severi limiti all’acquisizione di terreni agricoli nazionali, un’altra misura anti-cinese che è costata al Paese l’annullamento di 15 miliardi di dollari di investimenti nel settore. Anche l’estrazione del petrolio nazionale è sostanzialmente vietata alle multinazionali estere, alle quali si offre, al massimo, una quota di minoranza nella compagnia nazionale Petrobras.

La Cina è notoriamente un modello di protezionismo con tutti i mezzi anche sleali: approfitta dell’apertura commerciale di Europa ed USA per esportare, mentre protegge con metodi dichiarati ed impliciti i produttori nazionali. Lo fa anzitutto tenendo artificialmente sottovalutata la sua moneta (attualmente al 50% in meno rispetto all’euro) che se fosse abbandonata alle libere fluttuazioni dei mercati sarebbe oggi molto più forte – senza che, stranamente, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che suole sorvegliare l’adesione al liberismo americano-anglosassone, imponga le multe miliardarie che commina ad altri Paesi per violazioni meno patenti al sacro libero commercio.

Quando lo Stato cinese ha deciso di sviluppare un’industria automobilistica nazionale, ha posto un dazio sull’importazione di auto estere pari al 100% del prezzo. I fabbricanti esteri sono stati così obbligati ad aprire fabbriche sul posto; il governo ha imposto loro di affiancarsi un partner locale, detentore di metà dell’impresa, ciò che ha assicurato il trasferimento delle tecnologie. Non basta: anche le parti di ricambio sono state colpite da dazi gravosissimi, onde far venire nel Paese l’intera filiera automobilistica. Ottenuto il suo scopo, Pechino ha abbassato i dazi sull’import di auto (che restano tuttavia del 35%) anche se i produttori locali ormai producono ed esportano a pieno ritmo i loro veicoli, inizialmente copie spudorate dei modelli occidentali.

Stessa tattica è stata usata per il settore ferroviario: nel 2009, quando la francese Alstom ha cominciato a lamentare la chiusura cinese per i suoi TGV che fabbricava in Cina, la Cina già esportava i suo TGV copia conforme dei supertreni francesi. Dal 2010 i produttori cinesi di telecom vincono dei contratti (anche statali) in Europa a danno dei produttori nazionali, mentre al contrario, in Cina, le autorità hanno creato un catalogo di prodotti informatici che le amministrazioni (statali e locali) sono autorizzate ad acquistare: non stupirà sapere che sono rigorosamente prodotti i cui marchi e brevetti sono stati depositati inizialmente in Cina e detenuti da una azienda cinese.

I Paesi del Sud-Est asiatico, inutile dirlo, seguono l’esempio cinese con straordinario zelo. Dovunque in quell’area, il 95% delle auto in circolazione sono nazionali, contrariamente a quel che si vede in Europa ed USA. Hanno capito l’ovvio: ossia che se avessero aperto anarchicamente i loro mercati interni alle merci estere, non avrebbero mai potuto costruire una forte industria; come già insegnava il tedesco Friedrich List (il creatore dell’economia politica) un’industria nascente ha bisogno di protezione per potersi sviluppare e diventare concorrenziale sui mercati mondiali.

Una lezione che l’Europa ha insegnato al mondo, e che oggi ha dimenticato a favore del dogma ultra-liberista anglosassone enunciato da Adam Smith, il grande avversario di List.

Gli esempi sudamericani sono illuminanti: là si fabbricano Blackberry e iPads che nessuno pensa più di poter costruire in Europa, visto che conviene comprarli da Cina, Taiwan, Sudcorea. Come mostrano Argentina e Brasile, è questione di volontà politica. L’Europa potrebbe imporre dall’oggi al domani delle quote su tali importazioni, obbligando i produttori stranieri desiderosi di invadere l’enorme mercato europeo, Apple, RiM o Foxconn, a far assemblare i prodotti in Europa. Dopo due decenni di de-industrializzazione, sarebbe la re-industrializzazione, e la fine dell’emorragia di posti di lavoro.

La storia dell’Argentina è interessante anche per un altro motivo, perchè somiglia a quella dell’Italia sotto il tallone dell’euro. L’Argentina aveva agganciato il suo peso al dollaro sopravvalutato, noi siamo agganciati all’euro, che è il marco tedesco: gli effetti sono simili, calo drammatico dell’export, distruzione della possibilità di crescita, disoccupazione e (nonostante gli sforzi del succhia-sangue Equitalia) prossima riduzione dell’introito fiscale, conseguenza inevitabile della recessione e della perdita di reddito: dunque necessità di tagli alle spese sociali, come raccomandato dai Draghi e dai mostri eurocratico-liberisti.

Quando l’Argentina nel 2001 ha ripudiato il debito, il PIl è caduto di colpo del 10% a causa del panico finanziario conseguente. Ma si deve sapere che prima, quando la sua moneta agganciata al dollaro era forte, il PIL era già calato di un altro 10% dal 1998 al 2001. Il tasso di disoccupazione è sceso dall’orribile 23% del 2002, all’attuale 7%. E la crescita, dopo la svalutaziuone del 72% abbiamo visto, è sull’8%.

Si noti che da allora, ossia da circa dieci anni, l’Argentina non ha più chiesto un dollaro in prestito ai mercati finanziari internazionali. È una scelta politica, che ricalca quella della Russia di Putin di qualche anno fa (oggi la Russia è scelto di tornare sui mercati, perchè è sicura di sè e sta accumulando oro fisico a man bassa nella sua Banca Centrale).

In generale, tutti i Paesi che sono in crescita adottano misure protezioniste; tutti i Paesi in crisi, Europa ed USA, adottano il liberismo (gli USA molto parzialmente sull’agricolura). Una classe politica responsabile e patriottica ne trarrebbe le conseguenze.

È l’euro, troppo forte, che ha fatto aumentare la disoccupazione in Italia, Spagna e Portogallo e Grecia, costringendo le industrie a delocalizzare (o a chiudere). È il servizio del nostro immane debito pubblico a strangolarci, con l’esborso di 90 miliardi di euro l’anno in interessi da pagare agli stranieri.

Credere che svendere il patrimonio pubblico sia la soluzione, è un miope errore, favorito dai suggeritori e dai complici (Draghi & Mostri) della finanza anglo-americana: se una famiglia non torna a guadagnare, la svendita dei gioielli di famiglia una tantum non risolve il problema, perchè esso si presenterà di qui a un anno. E non avremo più gioielli da vendere. E per crescere, bisogna che l’euro svaluti. O bisogna uscire dall’euro. O almeno minacciarlo.

E invece che facciamo?

L’accordo europeo non funzionerà.

Abbiamo accettato, con la lettera di Berlusconi, di tagliare, tagliare, tagliare, diventare più austeri, più flessibili... Nel quadro del cosiddetto accordo raggiunto da Sarkozy-Merkel, che ce lo impongono per il bene delle loro banche demenzialmente esposte.


  
Dopo questo accordo, le Borse hanno brindato salendo alle stelle, le banche hanno visto risalire le loro azioni a livelli stellari. Hanno brindato alla notizia che il FSEF (il cosiddetto fondo salva-Stati) è stato aumentato da 440 miliardi a 1.000 miliardi. Hanno ragione a brindare: per la speculazione, sono soldi che essa divorerà nei prossimi mesi, dopo di che tutto il problema tornerà come prima. Per le banche, il brindisi è dovuto alla loro ricapitalizzazione con soldi pubblici, 110 miliardi. I loro interessi sono stati protetti. I nostri no.

L’accordo non ha affrontato alcuno dei problemi strutturali che ci travagliano, ossia la crisi d’insolvenza e di contagio della zona euro. Vediamo perchè.

Le banche creditrici, così strombazzano i media, dovranno accettare un taglio del 50% sul debito greco, alleggerendo di altrettanto la povera Grecia. La cosa è diversa: sono sì tagliati della metà i crediti, ma quelli delle sole banche, non i prestiti avuti dalla BCE: un taglio di 100 miliardi e non di 180. Per la Grecia, l’allegggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto... al 120% del PIL.

Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale... Questo sarebbe il salvataggio della Grecia.

Il Fondo salva-Stati (cosiddetto: sarebbe il Fondo salva-banche) si trasforma in un fondo di garanzia: dei suoi teorici 440 miliardi, 200 saranno destinati a garantire il 20% dei nuovi debiti che contrarranno i Paesi in difficoltà, i PIIGS. È da qui che nasce il preteso aumento a mille miliardi strombazzato dai media.

Si tratta in realtà di un aumento della capacità di nuovo indebitamento (200 diviso 0,2), che è una follia: curare l’eccesso di debito con altro debito, e che naturalmente non basterà: lo stesso Barroso ha valutato che occorrevano 2.200 miliardi di euro per creare una paratia anti-speculativa per Grecia, Spagna e Portogallo. La speculazione internazionale avrà una garanzia parziale sul nuovo debito italiano, il che non le impedirà di continuare a pretendere il 6% (il doppio dei tedeschi) sui BTP decennali, esattamente come prima: soldi che divorerà come prima e più di prima, finchè il Fondo non si esaurirà.

La ricapitalizzazione delle banche: 110 miliardi. È insufficente; la stessa EBA, Agenzia Bancaria Europea, valuta il bisogno in 147 miliardi, e senza contare le norme strette di Basilea II, che aumentano l’obbligo di riserva dal 7% al 9% da giugno 2012. Ciò significa che le banche continueranno a negare il credito o a darlo col contagocce, perpetuando e aggravando il credit crunch che sta inabissando nella recessione l’intera Europa. È la conseguenza del fatto che l’emissione di moneta, invece che agli Stati, è stata demandate alle banche e al libero gioco del mercato. (A proposito: siete sicuri che il valore del vostro immobile, la prima o seconda casa, sia ancora quello del boom? Senza mutui facili, la vendita è resa impossibile; senza i mutui bancari, il mattone non è più l’investimento sicuro, liquidabile a piacere, in crescita continua...).
(Sapir: l'accord signé ne fait que prolonger l'agonie de l'euro)

Inoltre, l’accordo Merkozy fa un patetico appello ai Paesi emergenti, Russia, Cina, Brasile, perchè contribuiscano al nostro salvatagggio. La Cina lo farà (Russia e Brasile no) il che significa che l’Europa si priva di ogni margine di manovra rispetto a Pechino: si vieta in anticipo ogni tentativo protezionista (l’ha notato persino Cohn Bendit) e si dichiara a gambe aperte un mercato-prostituta per le merci cinesi, un puro mercato sempre più de-industrializzato, con sempre meno posti di lavoro qualificati.

L’indipendenza d’Europa è resa impossibile anticipatamente, come forse volevano i britannici e gli americani. Ray Dalio, un commentatore principe del Financial Times, il 24 ottobre scorso ha scritto che l’attuale situazione sociale di frustrazione e di rabbia contro la palese impotenza dei governi europei è "lo stesso clima per cui nel 1933 fu eletto Hitler". Quel mostro che abolì la mediazione dei cambiavalute nel commercio internazionale attuando il baratto su scala globale, e che rese la Germania l’unico Paese a pieno impiego nel gelo della Depressione 1929-39. Un rischio che i brit-americani non vogliono più correre.
(Risk on the rise as political leaders give in to mob rule)

A cosa serve dunque l’accordo, se condanna comunque la Grecia a pagare il debito, se mantiene l’euro troppo forte, il nostro indebitamento ad interessi passivi troppo alto e ci mette in mano alla Cina come mero mercato?

Serve a guadagnare sei mesi di tempo. Tanti quanti ne occorrono a Sarkozy per non presentarsi alle presidenziali del 2012 con l’aura dell’uomo che ha provocato il disastro, tanti quanti ne occorrono alla Merkel, tanti quanti ne occorrono a Berlusconi. Tutte elezioni e votazioni che avverranno nel 2012.

L’agonia dell’euro è prolungata fino ad allora. Poi, dovrà vedersela la prossima classe dirigente, cosiddetta.


__________________
Uscire dall'EURO prima che sia troppo tardi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

4 nov 2011

MONEY..

SOLDI ..SOLDi..SOLdi..SOldi..Soldi..soldi..ovvero "MONEY..."

Quando non avete alcun carbone nella stufa e si congela d'inverno
E vi maledicono al vento a tuo destino
Quando non hai le scarpe ai piedi, il cappotto è sottile come carta
E si guarda £ 30 sottopeso
Quando si va per avere un consiglio da parte del parroco poco grasso
Vi dirà di amare sempre più
Ma quando la fame arriva un rap, rat-a-tat, rat-a-tat alla finestra
Vedere il nostro amore vola fuori dalla porta

Il denaro fa girare il mondo, il mondo che passa di tutto il mondo
Il denaro fa girare il mondo, il suono tintinnio tintinnio di
Soldi-soldi, soldi, soldi, soldi, soldi, soldi, soldi
Ottenere un po ', avere un po', soldi soldi, soldi, soldi
Un marco, uno yen, un dollaro o una sterlina,
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Direi che sia attuale...non cantata da questi due Grandi Attori  ..ma da una 
platea di usurai definita...FMI::BCE:::FED:: et soci... confluiti nel
fondo salva stati (pardon) SALVA BANCHE.. (Francesi in particolare e poi Tedesche, Belghe,Inglesi)

LA VITTORIA



....mio nonno era tra quei soldati in trincea......1897 Cavaliere di Vittorio Veneto.

28 ott 2011

23 ott 2011

Dunque... come ho già anticipato alcuni giorni fa a Gio, mi sono incaponito a voler impiantare un blog tutto mio, dove non ci fossero admin e ostacoli vari a gestire il blog in mia vece. Di certo non sarò un webmaster professionale ne lo diventerò mai ma a me piace anche imparare da quello che faccio e a 60, anni ormai quasi compiuti, non mi riesce proprio di accondiscendere ad essere preso per mano come uno scolaretto.
Da tempo ormai ero in cerca di uno spazio dove poter esprimere la mia "creatività" ma non è facile orientarsi nel mondo dell'hosting nel quale, tra abbreviazioni, inglesismi ed acronimi un neofita, per giunta neppure in tenera età, rischia sinceramente la depressione più cupa. E' così che, come in molte altre occasioni della mia vita, ho concluso che l'unica maniera per venirne fuori sarebbe stata quella di buttarsi e provare; in fondo, avevo fatto così anche quando, intorno ai 18 anni, dopo profonde intime dissertazioni sulle proprietà delle leggi fisiche sui fluidi, decretai che era giunto il momento delle verifiche empiriche. In realtà, Archimede aveva ragione ed io approdai, diversi minuti dopo, sul promontorio che prima osservavo dall'opposta estremità dell'imboccatura del porto.
Ho trovato un host che, a prima vista, sembrava fare al caso mio e ci ho installato Wordpress per configurare il nuovo blog. Con non poca fatica ho trovato un tema che necessita di qualche aggiustamento nella grafica ma, cosa che ritengo essenziale, offre una ampie possibilità di personalizzazioni. L'offerta dell'host è tra le migliori che ho visto circolare ma, me ne sono reso conto mano mano, non comprende nemmeno un account email. Dapprima pensai che potesse essere una questione marginale ma, cammin facendo, mi sono reso conto che questa carenza comporta problemi  non indifferenti. Assodato che la mancanza di un account sul blog complica le comunicazioni tra gli scritti, diventa problematico, se non impossibile, gestire gli account del blog e la protezione dallo spam. Senza contare che l'importazione dei blog esterni, a questo punto, si potrebbe eseguire solo manualmente attraverso il "copia-incolla". Voglio vedere a fare il copia-incolla di centinaia o migliaia di post... Per questo motivo, sono tornato a guardarmi intorno e, devo riconoscerlo, questa volta con molte idee più chiare di prima. Ho trovato l'host icxx6.com che, a quanto posso notare dalla grafica del software, condivide i server con byethost ma, a differenza di quest'ultimo, in cambio di una offerta più contenuta sullo spazio disponibile per il data base, concede molta più banda e, soprattutto, prevede anche l'account di posta. Purtroppo impone anche un limite agli accessi mensili e questo potrebbe diventare un problema qualora il blog prendesse a funzionare ma, nel momento in cui il blog funzionasse, c'è da dire che non sarebbe poi un problema spendere un centinaio di euro all'anno per fare un upgrade del pacchetto sottoscritto.
Per tutti questi motivi, non ho ancora diramato inviti all'iscrizione e neanche ho iniziato a scrivere sul blog. Molto tempo ho inoltre impiegato ad installare WP: dapprima perché manco sapevo come fare a installare il database, poi perché ho avuto la pessima idea di installare la versione italiana di WP che, (anche questo l'ho scoperto cammin facendo) è ferma a versioni vecchie pur riportando la numerazione di versione ufficiale più recente. Questo mi ha creato non pochi casini con i plugin (la maggior parte non funzionavano) e per ben due volte ho dovuto avviare ex-novo l'installazione di WP. Ora sto dando un'occhiata alla questione dei backup (potrei utilizzare l'attuale host) e alla comunicazione SSL: sugli host gratuiti è difficile che siano disponibili questi protocolli di sicurezza ma intanto ho trovato un sito della Start.com che emette certificati SSL aggratissss... Nel caso, questa soluzione eliminerebbe il punto debole della trasmissione in chiaro. In ogni caso si tratta di una esperienza complessivamente interessante; ancor più interessante sarà se riuscirò a portarla avanti evitando le insidie di spammer, sabotatori o quant'altro infesta la rete.
Ovvio che, non appena reputerò il tutto gestibile, sarete tutti invitati ad iscrivervi.

O-pla ....siamo quà

Dunca partiamo da lontano.. lera il marzo /aprile quando si decise di bombardare la libia..( e si anca i missili hanno una data de scadensa..) e giù missili da tutte le parti..danni collaterali a parte (diciamo un migliaio di poveri cristi che non centravano nada.)  i prodi aviatori alleati si sono allenati  a far saltare di tutto...in tutta sicurezza ..meglio che timbrare un cartellino.. vuoi mettere... ti alzi al mattino,fai/pipì/doccia/ colazione/ecc. e poi per sgranchirti nu poco sali su un mezzo veloce.. e ti fai un giretto sul mare..na mezz'oretta.. e via scarichi un paio di missili e torni a casa per pranzo..come lavoro non è male ,pure ben pagato.Va ricordato che il gheddy NON era l'obiettivo..ma  guarda caso l'altro giorno le coscie sono cambiate...visto che mister G pare ne avesse bastansa dei suoi concittadini...sto mona che ti combina? sale in macchina con qualche amico  ( il grano compra amici da tutte le parti..) e via verso lidi più ospitali..e pucaso in zona vi erano dos droni Usa..Vuoi mica lasciarlo andare via cosi.? Giammai  e via ai missili.. per essere sicuri di beccarlo sono intervenuti anche i nostri cuginetti d'oltrealpi... Ora chiedono perché sia morto ..quando uno assomiglia a Giano  ..puoi aspettari di tutto..Ora aspettiamoci una guerra civile tra i vincitori..la possibilità e data al50% dagli scommettitori...Andrebbe ricordato che il tiranno garantiva al popolo oppresso ,cibo ad un prezzo politico, istruzione gratuita,benzina quasi gratis, ed un appannaggio alle famiglie più numerose..inoltre su  sei milioni di libici gli immigrati (lavoratori) erano 4 milioni circa..tutti trombati dalla rivoluzione...Ora i vincitori hanno ; infrastutture distrutte,morti a iosa, danni calcolabili in miliardi di euro..ed un tiranno in meno..azzo che bello scambio...a si dimenticavo ..ora sono liberi...di pagare i nostri missili.. ed i costi della ristrutturazione...Intanto in Siria a nessuno frega nada che si continui ad uccidere..Potenza del petrolio..

16 ott 2011

Decalogo di quello che NON bisogna fare

Ho trovato questo decalogo :

1) Incapacità di scegliere. Molti non sanno che variabili guardare per scegliere il miglior titolo, finendo quindi per comprare titoli della serie “non val la pena di parlarne agli amici”….che non hanno nulla a che vedere con i titoli trainanti.
2) Comprare in controtendenza. Un buon metodo per ottenere pessimi risultati e’ quello di acquistare quando i prezzi declinano, nella convinzione che a prezzi piu’ bassi il titolo e’ piu’ conveniente….
3) La micidiale “media prezzi”. Ancora peggio e’ quando l’investitore si convince a seguire la micidiale tecnica della “media prezzi”; non solo perde sul primo acquisto, ma finisce per perdere anche sul secondo…sul terzo…..e cosi’ via.
4) La trappola dei titoli a basso prezzo. Non pochi investitori preferiscono acquistare 100.000 titoli a 1 euro che 10 a 100 euro; finiscono cosi’ per scegliere quasi sempre titoli di bassa qualita’ soggetti ad elevatissima volatilita’. Una componente fondamentale e’ il gradimento degli investitori istituzionali.
5) La fretta dei novizi. Chi si affaccia per la prima volta al mercato ha spesso fretta di guadagnare e poca voglia di faticare. Il risultato e’ sempre lo stesso: grandi perdite in poco tempo.
6) Le dritte di borsa. La convinzione piu’ comune in assoluto e’ che in borsa guadagna chi ha le “dritte” giuste; peccato che in realta’ chi ha tali dritte si guardi bene dal comunicarle, e che alla fine quello che giunge all’orecchio dell’investitore e’ l’opposto della realta’.
7) I dividendi. Molti scelgono titoli con forti dividendi dimenticando che l’importante per un’azienda e’ il profitto e non quello che paga ai suoi azionisti; i bassi p/e non sono una variabile a se’ stante: spesso dimostrano che la societa’ non vale poi tanto.
8) Titoli famosi. I titoli con un nome piu’ conosciuto sono spesso i favoriti; la gente dimentica che il nome non e’ sinonimo di qualita’, e soprattutto non garantisce la crescita dei prezzi di borsa.
9) Mancanza di supporto informativo. Pochi investitori riescono a trovare fonti di informazioni valide, e a volte non per colpa loro. Il proprio consulente va selezionato attentamente e giudicato con criterio.
10) E’ salito troppo. Il 98% degli investitori rifiuta di entrare su un titolo che ha gia’ fatto molta strada; le statistiche dimostrano che sono proprio questi titoli ad avere piu’ chance di successo in assoluto.
11) La loss trap. Si definisce loss trap tenere i titoli che perdono. Il titolo perde troppo per poterlo liquidare.
12) Quick profit. In opposto alla tecnica precedente, gli investitori liquidano in fretta quando realizzano guadagni minori. Si trovano cosi’ con profitti risicati e perdite ingenti, per aver seguito in maniera esattamente inversa la regola d’oro per far performance:” taglia le perdite e fai correre i profitti”.
13) La paura dei costi. Le commissioni di intermediazione sono spesso viste nell’ottica sbagliata dagli investitori; la domanda che una persona dovrebbe porsi e’: ” compro questo titolo perche credo che salga del 3-4% o perche’ penso abbia spazio di crescita?” Nel primo caso e’ folle correre un rischio, nel secondo i costi sono irrisori rispetto al potenziale.
14) Il fascino delle operazioni a premio. I premi attirano spesso una larga fascia di investitori che si convincono di limitare il rischio per il semplice fatto di conoscere quanto perdono. Non realizzano che rischiano il 100% del capitale che investono ed inseriscono una variabile (tempo) che rende difficile l’operazione.
15) La mancanza di un piano. La maggior parte degli investitori manca di un piano di investimento che li aiuti nelle proprie scelte. Finiscono per adottare tecniche diverse di volta in volta, e sempre piu’ confuse.
16) Favoritismi. Non si sa perche’, ma molti hanno i loro titoli favoriti, sui quali insistono anche quando l’andamento della quotazione non e’ favorevole; questa trappola psicologica non aiuta a realizzare performance in un settore dove la freddezza e l’imparzialita’ sono tutto.
17) Notizie cruciali. Delle tante notizie che si sentono nei giornali sui vari titoli, poche sono veramente cruciali. Eppure sono in molti quelli che operano in base alle varie news che riportano i mass media. Le statistiche dimostrano che aumenti di capitale, split, annunci di dividendi etc sono meno importanti di quanto si pensi.

11 ott 2011

FTSE MIB

Continua la salita....se domani passiamo 16350 si aprono cieli blu sino a 17500 circa.

Qualcuno parla già di 19000 nel breve....mah. Un passo alla volta, perchè chi glielo dice ai greci che i soldi non ci sono ?

6 ott 2011

FTSE MIB

Sull'orario, ci sarebbe questo gap da chiudere .....


perchè non crederci ?

5 ott 2011

S P 500

Su I.O. - rindomenceslao - la vedrebbe così :


entro il 14 novembre - 2 giorni + 2 -

28 set 2011

SENZA PAROLE

Leggendo a dx ed a sx ho trovato questo interessante articolo che naturalmente sarà sfuggito alla maggior parte degli Italiani. E nessun TG ne ha parlato.

"DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.inf

Spero di aver frainteso gli articoli a pag. 6 di MF (www.milanofinanza.it) di oggi – articoli invero assai poco chiari. Se così non è, si tratta di questo: Monorchio e Salerno-Aletta propongono, e i partiti mostrano trasversale interesse, di ridurre il debito pubblico del 40% in 20 anni e di rifinanziare l’economia come segue:

1)”Prestito forzoso” garantito con ipoteca sul 50% del valore non già ipotecato degli immobili dei cittadini; destinato a dare liqudità ad un “fondo” in cui mettere tutti gli immobili vendibili dello stato (attesi 700 miliardi in 20 anni), da usare per ridurre il debito pubblico – cioè comperare titoli del tesoro;

2)Altro prestito forzoso per il 10% del valore degli immobili dei cittadini, che dovrebbero comperare obbligazioni collocate da bance locali per finanziare pmi;

3)Pagamento dei debiti della pa verso i suoi fornitori italiani da farsi, per una quota da stabilirsi, non in denaro ma in bond ventennali, con ammortamento al 5% annuo e tasso legato all’Euribor sul residuo capitale, non vendibili ma utilizzabili come garanzia per ottenere credito (attesi 200 miliardi in 20 anni – e, aggiungo io, una marea di delocalizzazioni e di ricorsi per discriminazione contro i residenti in Italia).

Questo progetto sposa gli interessi della partitocrazia con quelli di Parigi e Berlino. Infatti i politici si ritroveranno con molto denaro fresco da “gestire”, molti finanziamenti da “concedere”, molti beni pubblici da “vendere”. E francesi e tedeschi si liberano dei pericolosi titoli del debito pubblico italiani che hanno nelle loro banche e nei loro fondi, a spese dei risparmiatori italiani.

I paesi euroforti hanno capito che la classe politica italiana è tale che non potrà mai gestire virtuosamente il paese, non potrà mai risanare il suo debito pubblico, che essa ha creato e continua ad espandere per sostenersi.

Quindi, se vogliono tenersi l’Italia nell’Euro almeno finché non avrà pagato i suoi bond detenuti dai paesi euroforti, questi ultimi, non potendo eliminare la classe politica italiana, dovranno venire a un accordfo con essa. L’accordo perfetto sembra proprio quello che spero che Monorchio e Aletta non stiano proponendo: sfruttando l’emergenza, i politici italiani, la partitocrazia, si prendono il valore del “mattone” dei cittadini, i loro risparmi, e li usano in parte per liberare i “superiori” franco-tedeschi dai bonds italiani, e il resto per i loro soliti business.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=662
27.09.2011"

24 set 2011

Timone a Dritta - Avanti a tutta forza

Interessante questo articolo :

L’analisi di Credit Suisse parte dalle voci di un imminente default della Grecia. Colpa del mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla troika composta da Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale (Fmi). Ormai è solo questione di tempo. Il rollover del debito ellenico, coordinato dall’Institute of international finance (Iif), ha raggiunto solo ora l’80%, mentre doveva essere a quota 90% a inizio settembre. E sebbene la prossima tranche di aiuti finanziari del bailout da 110 miliardi di euro varato nel maggio 2010 sarà probabilmente erogata, ancora non v’è certezza sul secondo piano di salvataggio deciso durante il Consiglio europeo del 21 luglio scorso. Infatti oggi la banca tedesca Deutsche Bank ha allarmato gli investitori delle possibili svalutazioni sui bond ellenici, che potrebbero superare il 21% stimato in luglio.
Il focus della banca svizzera si porta poi sulle alternative a un collasso dell’euro. In questo caso ci sono tre possibilità. La prima è che la Grecia lasci l’eurozona, provocando un parziale break-up. In questo caso, considerato ormai dalla comunità internazionale il più verosimile, le perdite potrebbero impattare su tutte le banche che detengono obbligazioni elleniche in modo significativo. Non è possibile tuttavia calcolare al meglio quanto potrebbero essere le svalutazioni da ascrivere a bilancio per gli istituti bancari mondiali.
La seconda soluzione è la creazione di un euro «a due velocità». Da un lato Germania, Austria, Olanda e Lussemburgo. Dall’altro troveremmo la Francia a guidare Italia, Belgio, Spagna e tutti gli altri. Del resto, ricorda Credit Suisse c’è un precedente storico. Fra il 1865 e il 1927 si era formata l’Unione monetaria latina, un tentativo di armonizzazione delle valute di tra Francia, Belgio, Italia e Svizzera. Nel caso di un spaccatura in due, tuttavia, ci sarebbe un vero e proprio blocco, come spiega Credit Suisse: congelamento dei depositi, guerra commerciale, enorme contrazione del mercato dei prestiti bancari. In pratica, qualcosa di molto simile a periodo dopo il fallimento di Lehman Brothers.
Infine, c’è l’opzione considerata «più interessante» dagli analisti del colosso bancario elvetico, l’uscita volontaria dell’Italia dalla zona euro. Sebbene sia considerata come un caso di studio, i vantaggi per Roma non sarebbero pochi. La base industriale italiana è considerata positivamente da Credit Suisse, come anche l’avanzo primario che attualmente sta producendo l’Italia. Il problema maggiore è legato al carattere dell’economia italiana, prevalentemente esportatrice di beni. Se Roma decidesse volontariamente di uscire dall’euro, è probabile che il resto dell’Europa periferica potrebbe finire sotto i colpi di «una imponente pressione deflazionaria», spiega Credit Suisse. Ma non solo. Data l’importanza politica dell’Italia nel progetto di formazione europea, è difficile pensare non ci possano essere altre nazioni della periferia a non optare per la stessa soluzione.
Rimane il problema di fondo. I trattati europei attualmente non permettono un’uscita dall’eurozona. Il Trattato di Lisbona, all’articolo 50, disciplina la secessione dall’Unione europea, ma non dalla moneta unica, la cui adesione è irrevocabile. Non è un caso che il cancelliere Angela Merkel stia spingendo sull’acceleratore per porre delle modifiche ai trattati, in grado anche di garantire una via d’uscita dall’euro. A fare lo stesso ci hanno pensato anche il primo ministro olandese Mark Rutte e il suo ministro delle Finanze Jan Kees de Jager, che due settimane fa hanno scritto una lunga missiva al Financial Times. Nella lettera si proponeva un alto commissario Ue al Budget, con poteri sanzionatori in caso di poca virtuosità di bilancio. E la sanzione estrema ipotizzata era proprio l’espulsione dall’eurozona.
«Il rischio maggiore è che un partito politico in Italia invochi l’uscita dall’euro». Credit Suisse torna a parlare di crisi dell’eurozona e di Euro break-up, il collasso dell’eurosistema. Lo fa parlando dei costi, politici ed economici, ma lo fa parlando anche esplicitamente dell’Italia. «Il più interessante scenario è se l’Italia decidesse di uscire volontariamente», spiegano gli analisti della banca elvetica. Nella ricerca sono calcolate anche le possibilità di un completo collasso, dato attualmente al 10%. Le probabilità tuttavia salgono al 20% nel caso la Francia perdesse il suo rating AAA. E dati gli ultimi segnali che arrivano dalle agenzie di rating, la direzione sembra essere questa.
1.080 miliardi di euro. Questa è quanto potrebbe costare un break-up della zona euro. A patire maggiormente sarebbero le banche dei Paesi periferici che, esclusa l’Italia, potrebbero subire perdite per 630 miliardi di euro. Gli istituti di credito dell’Europa più forte (Germania, Olanda, Austria, Lussemburgo) patirebbero invece almeno 300 miliardi di euro di perdite. Ma a soffrire sarebbe anche la Banca centrale europea (Bce), con almeno 150 miliardi di euro di possibili svalutazioni da compiere. Il tutto senza considerare i costi sociali e politici dell’eventuale fallimento dell’eurozona

23 set 2011

Pensierino del Venerdì

Ho trovato questo messaggio. Ve lo riporto perchè mi piace, sì mi piace proprio questa logicità in una borsa che ha poca logica (così sembra a me)

"Dal minimo al max pre chiusura sono 620 punti.

Per un 4h sono tanti. Quindi è parito un 8h (ovvio). Anche per un 8h sono tanti. Quindi è partito un 2gg.

Ora il range di un 4gg sono 800. Siamo vicini a dire che è ripartito un 4gg.

E se è un 4gg allora è un tracy.

Ma lo vedremo lunedì. Per chi ci sarà.
Buon fine settimana."

S P & D J


22 set 2011

SP 500 altra visione

Tenete d'okkio il Dow Jones ... un ottimo punto di rimbalzo è a 10.450 circa ...


S P 500

Drena, detto anche Rekkia-san ha questa visione del mercato

La flag è rotta (pare...), ad applicare la regola base.... a ottobre 9500 per loro e 10000 o meno per noi....




Speriamo sia 'na finta, o che faccia qualche altro movimento non contemplato dagli schemi classici (l'AT non è affidabile al 100%)...

Una divergenza di volumi và valutata in base alla sua ampiezza, ed in base alla forza del movimento in atto, infatti può generare anche solo un movimento di breve termine.....


Per un ribasso del genere mi sentirei più tranquillo se ci fosse qualche divergenza settimanale...

L'errore è quello di non calibrare bene le aspettative.....

Se una divergenza (di volume o di prezzo) sia alla base di una inversione di lungo....lo si scopre sempre "dopo"....

La divergenza la si sfrutta come spunto per entrare, facendo ben attenzione ad entrare sull'effetto... e non sui presupposti.... cioè, se si verifica una divergenza, si attende lo swing del prezzo (effetto) e poi si entra... non si entra mentre il prezzo scende perche "pare" che ci sia la divergenza...

Infatti le divergenze esistono e prendono corpo solo "dopo" che i prezzi reagiscono...

La divergenza fra due minimi la si ha ad esempio allorquando i due minimi esistono, cioè deve esistere anche il secondo minimo....ed un minimo si forma solo "dopo" che i prezzi tornano a salire....

L'AT perde credibilità perchè la gente pretende di entrare "prima"... del verificarsi degli swing.... mentre l'AT serve nel durante ad "avvertirci" che si potrebbe verificare uno swing.... e poi serve ad "identificare" con buona certezza l'inversione nei suoi momenti iniziali...

Non serve a prevedere i turning point...

Pertanto possono ben coesistere anche segnali contrastanti...

Ad esempio, la divergenza di volume sul nostrano (non ancora certificata perchè manca l'evidenza della reazione)... serve a dirci che potrebbe verificarsi uno swing a breve.... ma di che entità non lo possiamo sapere...... e non possiamo quindi sapere nemmeno se dopo una breve reazione si tornerà a scendere (secondo segnale settimanale su DJ)... quante volte si verificano doppie o triple divergenze.... cene sono di esempi...

Pertanto vedi che l'AT è sempre valida.... basta prenderla per quello che è.... cioè un efficente sistema di segnaletica A BREVE, l'AT è sempre di breve.... infatti come dicevo non possiamo sapere a priori quanto durerà la reazione di una divergenza, lo si vede strada facendo sempre utilizzando l'AT per valutare la qualità dei segnali che di volta in volta si formano...

18 set 2011

I CICLI

Su I.O. ho trovato questa spiegazione dei cicli. Sinceramente ......ci ho capito poco. 
Qualcuno potrebbe spiegare meglio ?
"CI SONO SOLO 2 REGOLE CHE DETERMINANO I CICLI , ALTRIMENTI NON SI SAPREBBE NEANCHE CHE ESISTONO IN BORSA.

1)si determina un minimo o un massimo dall'incrocio delle medie di riferimento
2)i prezzi devono superare sopra o sotto la media di riferimento

lo ripeto non è che sono 2 regole cosi a caso , SONO LE REGOLE PER DETERMINARE I CICLI.
Poi io uso una bussola , quando va a nord parte un ciclo quando indica sud finisce un ciclo.MA QUESTI SONO STRUMENTI CHE USO IO PER PARADOSSO MA NON CI ENTRANO UN KAISER SU COME SI TROVANO I CICLI,chiariamo stà cosa una volta per tutte altrimenti spariamo corbellerie un giorno si e l'altro pure.
Facciamo un esempio ad oggi.
Questo è un grafico di un ciclo MENSILE del FIB ci sono 4 frecce 2 gialle e 2 verdi.
In questo momento oggi 17/9/2011 noi non possiamo dire con certezza che sia partito dal 13/9 un ciclo _Mensile perche le 2 frecce Verdi indicanti le medie non sono incrociate al rialzo come la 1° REGOLA.
I prezzi però hanno superato al rialzo frecce Gialle la media di riferimento Regola 2 , per cui quando le medie delle frecce verdi incrocieranno al rialzo sapremo X CERTO CHE AL 100% SUL MINIMO DEL 13/9 è INIZIATO UN CICLO MENSILE.
Per cui BASTA scrivere stupidagini sui cicli basate solo sulla BUSSOLA.
Ora dirò forse per la 1° volta il perchè ci si puo tradere con i cicli derivante dalle regole sopra che i piu omettono altrimenti come si fa a dire Cazzate .
ci sono sul grafico una freccia gialla segnata con A e un minimo segnato con 1. noi dalle 2 regole sappiamo che per dire al 100% che è partito un ciclo dobbiamo superare la media di riferimento e incrociare le medie qui abbiamo soltanto la 2° regola i prezzi hanno superato la media di riferimento, per cui non possiamo dire che è partito al 100% però ci indicano la strada per tradare, se i prezzi scendono sotto la freccia denominata A e le medie delle frecce verdi non riusciranno ad incrociare al rialzo bhe significa che il mensile partito dal minimo 1 non è terminatoVolete vedere il perchè determinato dalle 2 regole .Guardate le frecce rosse incrocio delle medie e superamento della media di riferimento ECCO PERCHE DETERMINO CHE SU 1 è INIZIATO AL 100% UN CICLO MENSILE.
QUESTO VALE PER TUTTI I CICLI CHE SI ESAMINANO.
a livello operativo guardando quel grafico posso dire con certezza al 100% che se scendono i prezzi sotto la freccia gialla denominata A bisogna mettersi solo SHORT , l'unica variante puo essere un pullback prima sotto la freccia A e poi di nuovo sopra , nel caso non vadano sotto è meglio non shortare per adesso POI SE QUESTO FARA PARTE DI UN CONTESTO SU CICLI SUPERIORI NON PUO SAPERLO NESSUNO , SOLO IL PADRETERNO.
Buona Domenica
p.s.
Stampatevelo perchè non lo ripeterò più e se qualcuno fà analisi cicliche senza queste regole NON FA ANALISI CICLICHE MA DI.... BUSSOLA.
Anteprime immagini allegate
Intermedio o C86-t-c475.gif 

16 set 2011

Eccoli qui "gli umanitari bombaroli"

Ho trovato questo articolo interessante :

"In Libia comincia a delinearsi lo scenario futuro inerente i contratti per lo sfruttamento delle risorse petrolifere e l’ aggiudicazione degli appalti inerenti la ricostruzione post-bellica.

Libia economia e corruzione :
Sebbene nei giorni scorsi i rappresentanti libici sollecitati dai nostri politici avevano garantito che i contratti in essere sarebbero stati confermati, oggi il governo provvisorio libico ha dichiarato che gli alleati stranieri nella guerra, avranno la priorità per quanto riguarda i futuri contratti con il paese nordafricano e ha avvisato che alcuni dei contratti esistenti saranno rivisti per motivi di corruzione.

Il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, ha parlato in conferenza stampa con il primo ministro britannico David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cui visita congiunta è stata la prima di leader occidentali dalla caduta di Gheddafi.

Abdel Jalil ha dichiarato che “come fedeli musulmani noi mostreremo apprezzamento per gli sforzi compiuti dai paesi amici e loro avranno la priorità in un quadro di trasparenza”.

Jalil ha anche spiegato che i contratti esistenti firmati con il governo di Gheddafi saranno rivisti per via della corruzione, segue il testo della dichiarazione rilasciata :
“I contratti precedenti li abbiamo rispettati, tutti i contratti legittimi. Questo comporta una revisione dei contratti contaminati da corruzione finanziaria. Come membro del precedente governo so bene che questi prezzi erano superiori a quelli utilizzati a livello globale”.

Questa dichiarazione, pur non dicendo apertamente molto, lascia sotto intendere che i contratti firmati dal regime di Gheddafi, erano gonfiati e risentivano della particolare attenzione verso gli interessi personali del colonnello e delle aziende straniere a scapito di quelli del popolo libico.

Se tanto mi dà tanto, a prescindere dalle modalità che verranno attuate per la verifica dei contratti, non si può nascondere, che la preoccupazione, per le aziende italiane che hanno forti interessi in Libia dovrebbe cominciare a salire.

Questo in virtù delle trattative passate intercorse tra Berlusconi e Gheddafi, inerenti non solo l’ aspetto istituzionale del capo del consiglio italiano, ma anche quello imprenditoriale. Aspetto, che ha portato Berlusconi ad instaurare trattative per l’ aggiudicazione dello sfruttamento delle risorse libiche, basato più sul volemose bene che non tramite trattative economico – commerciali vere e proprie.

A questi, che potrebbero sembrare solo vaneggiamenti di un povero blogger, va aggiunto un dato di fatto, domani i leader di Francia E Gran Bretagna, saranno in visita in quel di Tripoli, dove guarda caso c’è anche un esponente della diplomazia USA.

L’ agenzia di stampa che riporta tale indiscrezione, titola : Sarkozy e Cameron: I due leader europei vanno ad incassare dividendi economico-petroliferi dell’impegno politico-militare.

Libia nuovi partner economici :
Per non sapere ne leggere ne scrivere, mi sembra che non ci siano dubbi sui concetti inseriti appena sopra.

É comunque ben chiaro, che finito il conflitto, le diplomazie degli stati che credono di aver diritto di prelazione, per l’ aiuto prestato durante la “rivoluzione”, non stanno perdendo tempo e cominciano a pressare il leader del CNT, per vedersi riconoscere tramite contratti economici lo sforzo militare compiuto per “liberare” la Libia dalla tirannia di Gheddafi.

Inutile specificare come a far gola siano lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e l’ aggiudicazione di appalti per ricostruire la Libia.

I leader di Francia ed Inghilterra, andranno a raggiungere il sottosegretario agli esteri USA Jeffrey Feltman già presente sul posto.

Il Consiglio nazionale di transizione ha affermato pubblicamente che favorirà gruppi provenienti da Paesi che più hanno appoggiato la rivolta, ammiccando così – oltre che a Francia e Gb anche a Usa e Qatar.

Oltre a questi paesi, un altro posto di rilievo nelle trattative economiche della futura Libia, dovrebbe ottenerlo la Turchia grazie all’aiuto prestato ai feriti.
A tal proposito il leader del governo transitorio libico ha auspicato ritorno delle imprese turche, Ankara del resto, rimane un partner storico nell’ ambito della secolare presenza dell’ impero ottomano.

Nel frattempo gli istituti di credito – Central Bank of Libya, Libyan Foreign Bank, Libyan Investment Authority, Libyan Africa Investment Portfolio, potranno riprende l’uso di fondi e asset.

In poche parole da queste notizie, si nota come :
Nelle dichiarazioni rilasciate non venga mai citato un rappresentante italiano o l’ Italia stessa.

Non è stata spesa una parola per gli sforzi economici fatti dall’ italia nei confronti della Libia, tramite gli accordi sottoscritti tra il governo italiano e l’ Ex-governo libico, quasi a stendere un velo pietoso, su quello che è stato un passato pieno di corruzione e interessi personali.

13 set 2011

10 set 2011

Di nuovo MIB

Questa è l'ipotesi dell'amico "Gasto" su I.O.

La Gann configura un livello di 13100 circa.



e ci potrebbe anche stare, perchè il minimo del 2009 è inferiore.

Ipotizziamo di scendere ancora un 800/1000 punti da oggi.

Se prendiamo 1000 punti dall'ultimo grafico Mib e li portiamo sull'Etf LevMib, abbiamo il dato di 0,87 euro.



Ciò significa che il LevMib dovrebbe scendere ad un livello minimo di 4,76, ben sotto al minimo del 2009.

Se i punti fossero solo 800, posso ipotizzare un Lev a livello di 4,93 euro.

Bene, lunedì mi metterò a 4,99. Se mi serve bene. Altrimenti....ciccia.

Voi cosa ne pensate ?

FTSE MIB

....accantoniamo i remember che non portano nulla, guardiamo avanti perchè è il futuro che conta.
Cosa potrebbe riservare il futuro ? Grafico settimanale.
Il minimo assoluto è a 12250 circa, non lo ricordo esattamente. A 13800 circa c'è il buco da chiudere che è più scaramantico che reale.
Parecchi titoli sono quotati sotto il reale valore di bilancio. Ma c'è l'incognita degli ultimi 4 mesi di bilancio che potrebbero modificarne il valore una volta compilato il bilancio d'esercizio.
Secondo me saremo in questo limbo sino a metà ottobre. Non guardo le onde e neppure i cicli. Solo la certezza che avremo la trimestrale che conterrà i dati di 9 mesi e lì potremo capire come sono messe realmente le aziende.
Poi c'è tutto il resto, la crisi finanziaria, la recessione, le dimissioni dei pirla, le stupidate raccontate a manca ed a destra (a proposito avete letto gli attacchi portati a Bersani da Repubblica ? Lo stanno spolpando pezzettino per pezzettino. Povero diavolo. Lui e la Bindi. A CASAAAAAAAA).
Le manovre sono sempre inique per chi deve pagare. Ma stavolta mi trovo d'accordo con Napolitano. Non siamo più negli anni '70. Qui non c'è possibilità di recupero. Si andrà sempre più giù. Inutile guardare il calo di produzione, il calo di sviluppo. Siamo in recessione. Si torna indietro. Dovrebbero fare come nei grafici. il 10 settembre 1990 a quanto stavamo ? La realtà è che si arriverà lì. Quindi oggi c'è ancora oro che cola. Accantonate, se possibile accantonate, perchè sarà dura. Ma dura realmente. Io arrivo dagli anni '50 e un'idea ce l'ho. Ma per chi è nato dopo......sarà dura.