2 set 2026

POLITICA ? .........

 

Esistono molte cose che si possono chiamare "problema della politica", ma ce n'è uno più radicale e originario di tutti.

Politica è, nel senso etimologico e più autentico, l’azione nella società (polis) in vista di un obiettivo che concerne l’intera società.

Fare politica in qualunque senso autentico significa proporre una forma di azione collettiva, che può andare dalle forme blandamente coordinate di una rivolta a quelle altamente coordinate di un partito o di uno stato.

La politica ha a che fare con la persuasione.

Se non c’è politica esistono solo rapporti di forza.

Ma il presupposto indispensabile affinché una politica possa esserci è che esista una società, o una polis, o un popolo. 

Ed è su questo punto che la “rivoluzione neoliberale” avviata alla fine degli anni ’70 del XX secolo ha fatto danni antropologici irreparabili.

Questo processo è costituito da due momenti, uno distruttivo e uno affermativo.

Sul piano distruttivo si è alimentata una frammentazione orizzontale della società, coltivata scientemente e sistematicamente. Si è spiegato che i giovani dovevano prendersela con gli anziani che erano stati privilegiati, e agli anziani che i giovani erano bamboccioni. Si è spiegato che i lavoratori statali erano fancazzisti e i lavoratori autonomi evasori. Si è alimentato un continuo discorso d’odio e poi si è messo in guardia contro l’orribile diffusione dei discorsi d’odio: razzismo e autorazzismo, dagli attacchi agli “old white males” agli Incel, donne contro uomini, omosessuali contro eterosessuali, ecc. il tutto in un crescendo fomentato quotidianamente dai media per decenni.

Anche la “lotta di classe” ha subito una grave metamorfosi. Essa era intesa da chi per primo ne ha parlato, come denuncia strutturale dei meccanismi di potere economico. Ma è stata trasformata in generica invidia sociale, per lo più orizzontale e individuale: “Nessuno sa quanto sia duro il mio lavoro, per lui/lei è invece tutto comodo”.

Sul piano affermativo, questo processo è diventato “autoaffermazione individualista”, in cui il modo in cui ciascuno si sente, si percepisce doveva essere pensato come unico fondamento di ciò che ciascuno è. Questa sorta di delirio idealista in cui come mi immagino, così sono, è divenuto senso comune. Se il mondo non accetta le mie fantasie momentanee su me stesso, è il mondo ad essere sbagliato. Ogni film americano ti spiega che “puoi essere qualunque cosa tu voglia essere” (il che tecnicamente è una patologia psichiatrica). Rifiuto soggettivistico del “principio di realtà” a favore di un “principio di piacere” da realizzarsi in atti di compravendita sul mercato.

L’esito di tutto ciò è oggi manifesto. 

Lo si scorge in modo particolarmente acuto sui social dove regna incontrastata esattamente la piccineria, la frustrazione incarognita, quello che i tedeschi chiamano “Schadenfreude”: 

il segreto (ma neanche tanto) piacere per le disgrazie altrui, l’impulso al “ben gli sta”, al “così impara”.

Nessuna epoca ha mai chiacchierato tanto di “empatia”, per poter accusare tutti gli altri di non averne.

Ogni altra persona porta la grave colpa di non essere me. Ma io stesso dovrei essere ben altro, dovrei essere ciò che fantastico di essere; mentre il mondo cinico e baro me lo impedisce.

Ovviamente su un retroterra del genere ogni azione autenticamente collettiva, ogni politica in senso autentico è come cercar di risalire una cascata a nuoto.

Ci hanno fottuto per bene.

20 gen 2026

VALENTINO - R.I.P.

 

 

Si è spento oggi l'ultimo imperatore della moda italiana, la sua storia e come è cambiato il nostro modo di vestire.

La vita privata di Valentino Garavani, fondatore della celebre maison Valentino, ha al centro l'amore per il suo ex compagno e socio in affari Giancarlo Giammetti

Una relazione durata 12 anni, durante i quali i due hanno vissuto insieme alle loro madri fino alla loro scomparsa, Teresa Garavani nel 1977 e Lina Giammetti nel 1996.

Nato nel 1932 a Voghera, Valentino ha costruito un impero basato sull’eleganza assoluta, sul rosso che porta il suo nome e su un’estetica riconoscibile in tutto il mondo.

Dietro la carriera straordinaria di Valentino c’è anche una vita privata intensa, segnata da affetti profondi, collaborazioni indissolubili e una cerchia ristretta di persone che gli sono rimaste accanto per decenni.

Il rapporto più importante è quello con Giancarlo Giammetti, suo storico compagno e braccio destro nella costruzione della maison.

I due si sono conosciuti negli anni Sessanta e da allora non si sono più separati, né sul piano professionale né su quello personale.

Giammetti è stato il manager, il consigliere, il confidente e la persona che ha permesso a Valentino di concentrarsi esclusivamente sulla creatività.

Anche dopo la fine della loro relazione sentimentale, il legame è rimasto fortissimo: hanno spesso vissuto insieme, hanno viaggiato insieme e condividoso la loro quotidianità con un affetto che entrambi hanno definito “famiglia”.

Il loro rapporto è considerato uno dei sodalizi più longevi e solidi del mondo della moda.

Sebbene la relazione con Giammetti sia stata la più significativa, Valentino ha sempre mantenuto molta riservatezza riguardo alla sua vita sentimentale.

Nel corso degli anni ha avuto frequentazioni e legami affettivi, ma nessuno è mai stato centrale quanto quello con il suo storico compagno.

Secondo diverse indiscrezioni, lo stilista avrebbe avuto una relazione recente con Bruce Hoeksema, ex modello statunitense e fondatore del marchio VBH.

Ma nessuno dei due ha mai confermato e ci sono rarissime foto pubbliche che li ritraggono insieme.

Molto più evidente, invece, l'amore di Valentino per la bellezza, l’arte, i cani — in particolare i suoi amati carlini — e per la cerchia di amici che lo ha accompagnato per decenni: da Elizabeth Taylor a Jacqueline Kennedy, da Gwyneth Paltrow a Anne Hathaway.

Le sue relazioni più durature, al di fuori di Giammetti, sono state spesso amicizie profonde e fedeli.

Valentino Garavani non ha figli biologici, scelta che ha sempre vissuto con serenità. Nel corso della sua vita, però, ha costruito una sorta di famiglia allargata composta da persone a lui vicine, tra cui i figli di Giancarlo Giammetti, che lo considerano una figura familiare a tutti gli effetti.

 

Noi italiani con il rosso ci sappiamo fare.

Rosso pompeiano, veneziano e tiziano, rosso Ferrari e, sì, rosso Valentino.

Sarebbe a dire il mix tra carminio, porpora e cadmio (Pantone 2035) talmente calibrato da trasformarsi in un ultra-neutro eternamente moderno, notturno e femminile, eppure genderless e ageless, “immaginato” dal couturier da cui prende il nome,

Valentino Garavani, appunto, quand’era ancora un giovanotto destinato alla fama planetaria.

E che sia stato l’abito di una señora seduta all’Opera di Barcellona, a ispirarlo, oppure che ci sia lo zampino di Diana Vreeland, una delle sue potenti fate madrine americane, che di quel colore fece il suo feticcio, be’, ha davvero poca importanza stabilirlo.Search

Perché quel che conta è il modo in cui Valentino Clemente Ludovico Garavani, che l’11 maggio ha compiuto 93 anni, è riuscito a trasformare il “suo” rosso nel simbolo di una squisita epopea da Piccolo Principe di provincia (è nato a Torre Menapace, minuscolo borgo di Voghera, terra feconda di snobismi geniali, vedi Alberto Arbasino) e nella quintessenza della Dolce Vita.

Da buon papa emerito ha blandamente benedetto l’ingresso di Alessandro Michele in una maison che racconta il Made in Italy ma è nelle mani di Moza Bint Nasser, sceicca del Qatar, e, in modo via via crescente, in quelle di monsieur François-Henri Pinault.

Valentino l’italiano, dunque.

Anche se lui preferisce parlare e pensare (e arrabbiarsi) in francese. Tutt’al più in inglese.

Lui che possiede lo Château de Wideville, magione della duchessa di La Vallière e Vaujours, amante del Re Sole, ma che nelle porcellane di Meissen fa servire il risotto giallo.

Lui che a Londra cena con i Beckham, ma che poi, per il lungo addio alla moda, il 4 settembre 2007, dopo 45 anni di dedizione, si fa riallestire il Tempio di Venere da Dante Ferretti e illuminare di rosso il Colosseo.

7 gen 2026

TERRANOVA

 

Fine anni 70 sino al 2000 ho allevato prima per pura passione e poi solo posseduto, dei Cani di Terranova.

Ho iniziato con un maschio magnifico - Alex - (discendente di campioni provenienti dall'allevamento degli Angeli Neri di Loano) con il quale ho partecipato al Campionato Italiano perso allo spareggio con un altro cane - più brutto e maldestro -  però di proprietà di allevamento.....e chi poteva vincere ?

( i Giudici sono sensibili come tutti gli umani).

Se fosse diventato campione italiano, aveva già conquistato abbastanza CACIB (1° in mostre internazionali + attestato di bellezza) tali da essere riconosciuto Campione Internazionale. 

Da quella volta, ho rinunciato alle mostre. 

La femmina di nome Astra (la dolce), ha fatto delle belle cucciolate. 

La più bella femmina andò ad un allevatore di Bologna. 

Fine anni 80 acquistai una splendida femmina e riconobbi subito che era una sua figlia -Isadora -.

 

Splendidi cani i Terranova, socievoli, giocherelloni ( nonostante la stazza), pazienti con i bambini all'inverosimile. Ed abili nuotatori.

Astra portò la sua cucciolata di 6 elementi a fare un giro della costa del lago quando avevano non più di un mese e mezzo. Dovetti prendere la barca per andare a recuperarli, tanto si erano spinti lontano.

E nonostante la loro docilità, vi posso assicurare che Alex era un perfetto cane da guardia.

Gli bastava alzare il labbro ed una ringhiata, per mostrare i denti canini - appartengono al genere molossoide - sufficienti a scoraggiare qualsiasi malintenzionato.

Alex morì giovane, la sua stazza e - forse - la voracità, gli avevano creato problemi al fegato.

Ero lì ad accarezzarlo, in quel momento.

Isadora ebbe vita più lunga, più di 10 anni. Non la portai mai ad una mostra, nonostante avesse le caratteristiche per vincere e per far bene. Giocherellona, affettuosa, 50 kg. che con un balzo ti saltavano addosso e dovevi essere ben puntato per fermarla.

Ai Cani di Terranova piace prendere in bocca la mano del padrone e portarti in giro. Fa parte del loro innato istinto per il salvataggio. E poi fare il bagno con le persone e lasciare che si attacchino a loro.

Le piaceva tanto l'acqua. Non meritava di essere cremata.

La lasciai in mezzo al lago, nel suo elemento, ad inabissarsi per sempre.


Mi piacerebbe riavere un Cane di Terranova, ma ora non ho più il giardino.........chissà......... dovesse succedere un domani di averlo.