7 apr 2021

CURARE I MALATI A CASA

 

La cura per il covid 19 esiste

Essa è semplice, si realizza con farmaci tradizionali.

È tutt’altro che costosa.

Se applicata con la giusta tempistica è in grado di salvare vite umane.

Piuttosto che il lockdown, bisogna, finalmente, mettere i medici di base in grado di somministrare
la terapia domiciliare precoce capillarmente su tutto il territorio nazionale.


La corretta terapia domiciliare, somministrata tempestivamente all’apparire dei primi sintomi
è stata sinora negata dalle linee guida ufficicialmente riconosciute.

Eppure tale pratica risparmierebbe i pericolosi affollamenti nei pronto soccorso, 
nei reparti covid e nelle terapie intensive.

Il corretto trattamento domiciliare precoce (tdp) è, infatti, in grado salvare vite umane in modo diretto 
ma anche indiretto, lasciando liberi gli ospedali per il trattamento delle altre consuete patologie.


La tensione e le energie impiegate nella propaganda dell’emergenza sanitaria
si sono tuttavia concentrate quasi esclusivamente sulla scarsa capacità di ricezione del sistema ospedaliero
rispetto alla dinamica di diffusione del covid tra la popolazione e in particolare sulla mancanza di un sufficiente numero di posti in terapia intensiva.

Tale deficienza a fronte della rapidità di crescita della diffusione della patologia
ha giustificato le segregazioni totali e parziali a cui siamo stati costretti nel corso della prima, 
della seconda e della terza ondata malgrado esse abbiano comportato 
la dannosissima paralisi di gran parte della vita sociale ed economica del Paese.

Rianimazione ed intubazione rappresentano però il fallimento della cura.

La corretta terapia domiciliare precoce essendo in grado di circoscrivere l’evoluzione della patologia,
nella quasi totalità dei casi, alla prima fase, quella virale.

I pazienti correttamente e tempestivamente assititi evitano di passare alle fasi successive della patologia,
via via sempre più critiche e dispendiose dal punto di vista della natura degli interventi terapeutici necessari 
e della loro probabilità di successo.


Agli inizi si è tardato ad individuare la giusta modalità di intervento
anche a causa della disincentivazione alla pratica delle autopsie (OMS e ministero della sanità); 
si è così perso tempo prezioso.

Tuttavia a marzo 2020 i nostri medici avevano già concepito, quale efficace strategia di intervento,
una terapia domiciliare precoce a base di antinfiammatori fans, antibiotici, idrossiclorochina ed eparina
(cortisone nella eventuale seconda fase), plasmaimmune quando necessario.

Precoce, perché era subito stato chiaro quanto fosse decisiva la tempestività dell’intervento.

Si vedano a tal proposito la call conference del dott. Pierluigi Viale 
sulla patogenesi del covid-19 e le relative indicazioni terapeutiche

Si vedano anche le testimonianze dei medici Claudio Puoti, Salvatore Spagnolo, Luigi Cavanna,
e altri nonché le relative richieste dirette al ministero della sanità e al governo 
per implementare tale modalità di intervento a livello nazionale.


La praticabilità della terapia domiciliare precoce

Ad ogni medico di base sono affidati un massimo di 1500 pazienti.
Come si sa, essi sono capillarmente presenti su tutto il territorio nazionale.

Gli italiani venuti ufficialmente in contatto con il virus, i cosiddetti casi, 
sono ad oggi 3,6 milioni su sessanta milioni di abitanti, ossia il 6% della popolazione.

Il 6% di 1500 fa 90, ossia una media di circa 90 pazienti che ogni medico ha dovuto, ad oggi,
gestire per ragioni legate al covid; ma attenzione, circa l’80% di questi non necessita di cure essendo asintomatico.

Il 20% di 90 sono pari ad una media di 18 pazienti con sintomi affidati ad ogni medico di base.

Certamente la distribuzione dei casi e degli ammalati non è stata uniforme.

Alcuni medici, tuttavia, sono stati in grado di assitere e curare sino a 300 pazienti covid già nella prima fase
e con grande successo (praticamente nessuno dei pazienti trattati in tdp è finito in ospedale).

Le unità speciali di continuità assistenziale USCA sono state pensate ed attivate per intervenire laddove necessario ad affiancare i medici di base.


I medici che hanno concepito e sperimentato con successo la corretta terapia domiciliare precoce (tdp) sono stati tuttavia frustrati nelle loro richieste
vedi ANSA ROMA, 13 novembre 2020.

Il protocollo per le cure a casa, messo a punto dal gruppo di lavoro del Ministero della Salute
che non prevede l’uso di antibiotici, antinfiammatori e cortisone, e impedisce la somministrazione di idrossiclorochina, ha seminato sconcerto tra quei medici di famiglia che 
avendo sperimentato con successo la tdp, avevano chiesto che fosse ufficializzata 
perché si potesse più adeguatamente diffonderne la pratica su tutto il territorio nazionale
con l’aiuto decisivo del ministero, ma all’uscita di quel protocollo si sono immediatamente resi conto
che la loro esperienza di cura sul campo era stata completamente negata.

Non ne hanno, infatti, condiviso le indicazioni terapeutiche: “Nessuno ci ha interpellati”.

In pratica il protocollo ufficiale prevede paracetamolo (tachipirina) per i sintomi febbrili,
antinfiammatori solo se il quadro clinico del paziente inizia ad aggravarsi, cortisone solo in emergenza.

Nessun antireumatico (idrossiclorochina), nè antibiotici.

Eparina solo per le persone che hanno difficoltà a muoversi.


Ascoltiamo, a tal proposito, lo sfogo del dott. Stefano Manera 
all’indomani della diffusione del protocollo per le cure a casa:
Una notizia degna di un venerdì 13 di un anno bisestile che sarà ricordato a lungo.
Come sapete uso da sempre la prevenzione e la medicina “non convenzionale” per curare me stesso e gli altri, tuttavia sono certo che sia indispensabile che un medico conosca e sappia utilizzare bene tutte le risorse terapeutiche a disposizione, con i giusti criteri e i giusti tempi.
Da mesi diciamo e scriviamo quanto sia fondamentale l’utilizzo di cortisone, antibiotici ed eparina anche precocemente nel trattamento della malattia.
Ci sono studi che ne dimostrano l’efficacia e l’utilità per salvare molte vite.
Qui emerge, nero su bianco, che c’è una volontà precisa di non fornire le cure idonee durante l’assistenza domiciliare.
Ci dicono l’esatto contrario: niente antibiotici e cortisone, che fino all’anno scorso venivano prescritti a tutti, da tutti i medici, per ogni banale influenza!
Non parliamo dell’idrossidoclorochina e del plasma iperimmune che fin da subito, sono stati banditi dai piani terapeutici
con la scusa della pericolosità degli effetti collaterali, convincendo rapidamente tutti.

L’attesa del tampone, anche 10 o più giorni, in presenza della sintomatologia da covid,
quasi del tutto sovrapponibile a quella influenzale, insieme al suo mancato trattamento,
rimandato sino alla disponibilità dell’esito del tampone, ha fatto il resto
impedendo il trattamento precoce del paziente fin dalla prima fase, quella prettamente virale,
in cui si rivela decisivo l’intervento farmacologico tempestivo del medico di base in grado di bloccare la deriva del covid verso le pericolose fasi successive.

L’drossiclorochina (plaquenil), insieme all’eparina (clexane) (+ antibiotico),
finché ne è stato consentito l’uso, sono stati i farmaci decisivi, il cui uso,
nella terapia domiciliare precoce (all’apparizione dei primi sintomi),
ha evitato il ricovero e l’aggravamento dei pazienti covid.


Viceversa, la prolungata attesa dell’esito del tampone, in presenza dei sintomi lievi della prima fase,
trattati con paracetamolo (tachipirina), hanno garantito (provocato) il peggioramento
e la transizione della malattia alle sue fasi successive, necessitanti ricovero ospedaliero
e nei casi più sfortunati terapia intensiva…

Tutto questo è noto sin dalla seconda metà dello scorso marzo,
ma le richieste di migliaia di medici sono rimaste inascoltate e anzi
l’AIFA ha proibito l’uso della idrossiclorochina e ribadito quello assai controverso della tachipirina.

Si ascolti a tal proposito la testimonianza seguente del dott. Andrea Mangiagalli


Tutti sappiamo quanto sia stata decisiva l’incremento della curva dei “casi” a legittimare e conclamare la seconda ondata con conseguente necessità di paralizzare nuovamente la vita del paese.

Si continua tuttavia a negare l’inattendibilità del tampone rispetto alla veridicità dei risultati diagnostici
che restituisce e questo malgrado il pronunciamento dell’ISS 
e la letteratura scientifica di settore che ne hanno decretato la fallacia
(vedi il mio Dubbi da tamponare).


A tale proposito si veda

Palermo. “Tamponi inaffidabili”: il Codacons presenta esposto a nove Procure in Sicilia
L’inaffidibabilità è stata certificata dalla Commissione europea e dall’ISS
(procurano fino al 95% dei falsi positivi secondo l’Istituto Superiore di Sanità).
Sono stati ipotizzati i reati di truffa aggravata, procurato allarme, falso ideologico e omicidio colposo.


Integrazione del 27 novembre


Il biologo Franco Trinca spiega che esistono delle sostanze e delle molecole che possono aiutare a sconfiggere questa malattia o perlomeno evitare che si sviluppi una forma grave, su tutte la quercetina:
Lo certifica lo stesso Consiglio Nazionale delle Ricerche”, dice Franco Trinca.


Integrazione del 4 dicembre


L’idrossiclorochina al Consiglio di Stato


aggiornamento dell’11 dicembre

Terapia domiciliare di un gruppo di medici italiani condivisa anche da Yale
Circa 200 medici e specialisti italiani hanno messo a punto uno schema terapeutico domiciliare “anticovid”
utile a ridurre o evitare addirittura, il ricovero in ospedale ai malati di Sar-cov-2.
Lo stesso schema è condiviso da Harvey Risch, professore e componente del Dipartimento di Epidemiologia dell’Università di Yale
e dal collega Peter A. McCullough.

Leggi qui l’articolo completo


La testimonianza del dott. Szumski a Radio Radio TV


Aggiornamento del 20 gennaio

La terapia domiciliare precoce a rete 4 con i dottori Mangiagalli e Stramezzi


Aggiornamento del 21 Gennaio




La corretta terapia domiciliare precoce sembra essere stata finalmente sdoganata sui grandi mezzi di informazione.

Ecco il commento dell’avvocato Grimaldi fondatore del gruppo “terapiadomiciliarecovid19” su FB invitato alla trasmissione FuoriTg Tg3



Aggiornamento del 31 gennaio

La cura per il covid esiste da marzo.

Essa è stata individuata grazie alla collaborazione di tanti medici 
sulla base della loro esperienza clinica dei malati di covid.

La cura fa uso di farmaci tradizionali Il successo, quando l’applicazione della cura è tempestiva, 
all’apparire dei primi sintomi, è totale.

Le autorità sono state informate ma colpevolmente hanno reagito nel peggiore dei modi
proibendo l’uso di uno dei farmaci utilizzato, l’idrossiclorochina che funziona da antivirale 
(noto sin dal 2005-prime sars).
Il farmaco è stato riammesso all’uso solo grazie a ricorso e intervento del consiglio di stato che lo ha riabilitato.

Se questi medici fossero stati ascoltati e ci si fosse organizzati per tempo :

avremmo evitato migliaia di vittime del covid

l’intasamento degli ospedali e dei reparti di terapia intensiva
con conseguente incapacità delle strutture ospedaliere di far fronte al complesso delle cure e trattamenti per altre patologie

la clausura coatta e le limitazioni delle libertà fondamentali

le campagne terroristiche che hanno diffuso colpevolmente il panico tra la popolazione

lo smantellamento in corso, rapido e progressivo, del nostro sistema produttivo
con tutte le conseguenze drammatiche che esso comporta e comporterà.


Chi ancora si ostina a fare da megafono alla criminale propaganda che ha ammorbato il paese
privandolo della serenità relativa di cui godevamo si fa complice di questo ormai insostenibile stato di cose



integrazione del 15 febbraio

affaritaliani
Tachipirina e attesa? Il Covid dilaga. Ora Draghi li mandi tutti a casa
Linee guida per le cure domiciliari del Covid-19: le colpe dei vertici sanitari e del ministero della Salute nella gestione dell’epidemia


aggiornamento del 5 marzo 2021

ESCLUSIVO. Covid e cure precoci. Il Tar del Lazio: no alla Tachipirina e alla vigile attesa


aggiornamento del 9 marzo

dopo il pronunciamento del TAR del Lazio che ha sospeso gli effetti della nota dell’Aifa
che impediva ai medici di base di trattare i pazienti Covid se non con Tachipirina e vigile attesa.
Il Piemonte, e ora il Molise, hanno adottato lo schema terapeutico del protocollo di cura della terapia domiciliare precoce.
Prossimamente dovrebbero aggiungersi Abruzzo e Lombardia.

Bisognerebbe che in ogni regione ci si mobilitasse per fare altrettanto.

Vedi il servizio di Byoblu

Quante palle ci raccontano

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 Dov'è il COVID ? 

Questi sono dati ISTAT

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ESISTERE

 Non farti mai imporre la loro narrazione, disse a se stesso, inutilmente.

L’aveva sentita arrivare: vaghi allarmi, notizie ancora lontane.

Poi la vide avvicinarsi, ne intuì la vocazione.

Io sarò tutto, proclamava.

E aveva ragione: era nata per travolgere, schiacciare, soffocare, sovrastare.

Le prime fanterie furono sbaragliate in modo tragicomico, tra un involtino primavera e una birretta sui Navigli milanesi.

Il tempo di guardarsi attorno, di scoprirsi già accerchiati.

Voci metalliche, elicotteri.

Ma la televisione – cantava Lucio Dalla – ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione.

“Garage Olimpo”, il cupo film di Marco Bechis, parlava ancora di abissi materiali, l’inferno argentino quasi ingenuo degli orrori caserecci di una dittatura atroce che ti faceva scomparire, poteva ridurti a pezzettini nelle cantine dell’Esma e poi scaraventarti da un aereo oltre l’estuario della Plata, in mare aperto.


Ora è come se fossero scomparsi tutti quanti, ma volontariamente: senza colpo ferire.


Tutto ormai scorre silenziosamente, in tempi di sofisticazione digitale, di auto senza rumore e quasi prive di pilota, di droni sapientissimi e algoritmi.

Gironi grigi e ammutoliti, bocche bendate e infagottate.

La parodia scolastica affidata alla mestizia di lezioni fantasmatiche, grazie alla connessione solo digitale del codice binario che dà vita al monitor.

Tutti nell’Orrida Gheenna, sotto forma di influenza universale.

Triste ironia, per chi smaniava di poter essere virale, come se fosse una virtù, una fantastica conquista, dentro la planetaria smaterializzazione progressiva di qualsiasi cosa avesse ancora addosso il vecchio odore di umanità possibile, e dunque impresentabile.

Del mondo antico, quello più familiare e tridimensionale, restano quasi solo le affabili menzogne dell’affabulazione giornaliera, con il sinistro contorno di ululati e feretri.


Menzogne virtuali a badilate, a once, a tonnellate:

le tenebrose fantasie di ogni leggenda, l’antologia di aneddoti che annebbia qualunque palingenesi presunta.


Imporre un solo tema, sempre quello, per un anno e oltre: anche per sempre, stando agli umori dei peggiori aruspici.

Imporre il modo di pensare, di vestirsi, di parlare e respirare, di calcare marciapiedi e magazzini.

Imporre l’orizzonte, dopo aver plasmato su misura ogni sussurro, ogni recondito sentire, persino l’aritmetica drogata di elezioni presentate come cruciale appuntamento escatologico, spada d’arcangelo a separare il bene e il male.



Nelle paludi torbide, gli alligatori ancora ufficialmente addetti alla politica si limitano oggi a un agitarsi goffo,
tra le sabbie di un’impotenza definitivamente conclamata.

Sono ben altri, lassù, a disegnare traiettorie concepite per convogliare in modo conveniente tutto il bestiame umano, che ancora non capisce e perde tempo ad azzuffarsi in liti di cortile.

Se il piano infine non sarà condotto a termine, non sarà merito di alcuna schiera di soldati semplici.


Ci sono pure quelli, dotati di animo ribelle: hanno imparato a farsi ben valere, ma restano sparuta minoranza.

Intanto ha vinto l’onda anomala, la vibrazione scura concepita come alibi per la dominazione ultima, imposta col terrore.

Ha vinto la paura, la quiete artificiale dell’allevamento in cui trionfa la superstizione.

Niente è credibile, nell’assordante macrocosmo delle frottole:


le rare verità ormai sfuggono a qualsiasi radar, non trovano parole capaci di bucare le corazze della sordità atterrita.


Ancora si ragiona di cerotti, aghi e svariate altre stupidaggini, mentre i signori dell’imperio giocano all’onnipotenza, all’illusoria eternità televisiva, trafficando coi loro palinsesti, le loro facce di cartone, i loro numeri truccati.


Chi mai l’avrebbe detto, un anno fa, che avrebbe dilagato in modo così folle e incontrastato il totalitarismo della narrazione unica, prescritta dalla sera alla mattina, per decreto?

E’ come essersi scordati di avere corpo e gambe, raziocinio, cuore.

Sostanza umana di memorie, dignità di esistere.

4 apr 2021

Questa la verità che non vogliono dirci ?

 

In un’intervista aveva detto:

“Questi vaccini potrebbe fungere da catalizzatore nella formazione di varianti, sui quali non solo sono inefficaci, ma possono anche avere un profilo di patogenicità diverso. 

Quindi, potremmo anche avere dei virus più pericolosi dal punto di vista della neurotossicità o dell’immunotossicità. 

Questi vaccini, quindi, creano nuovi virus”.

Loretta Bolgan, laureata in chimica e tecnologia farmaceutiche, con un dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche e una collaborazione come consulente scientifico con Rinascimento Italia sulle problematiche del Covid-19, è tornata sull’argomento vaccini e, in una lunga intervista rilasciata a mittdolcino.com, ha sollevato più di un dubbio:

“Noi, adesso, abbiamo in commercio questi tre: due vaccini a mRNA (che sono quelli della Pfizer e della Moderna) e poi quello dell’AstraZeneca.

[…] Il rischio teorico che questi vaccini vadano a modificare la nostra genetica c’è, sotto forma di reazione avversa, anche se è molto basso.

 L’EMA ha fatto questa valutazione: ci prendiamo il rischio di avere qualcosa che non sia proprio ottimale perché c’è un’emergenza: 

bisogna assolutamente cercare di fermare il Covid. Quindi, si è assunta dei rischi”.

Spiega ancora Bolgan:

“Se la persona è vaccinata, ha degli anticorpi che sono selettivi per quei virus che hanno la stessa sequenza della proteina del vaccino.

Quindi, i virus che non vengono colpiti dagli anticorpi vaccinali, avranno modo di essere favoriti nella loro replicazione.

Più sono diversi dalla sequenza del vaccino, più avranno possibilità di replicarsi in modo favorevole e quindi di resistere al vaccino.

Da qui la vaccino-resistenza che non è altro che la formazione di una variante.

Quindi, in questo momento, le varianti sono necessariamente selezionate dal vaccino”. 

 

Continua Bolgan:

 “Il fatto che nei Paesi dove stanno vaccinando sia caduto bruscamente il numero dei casi, potrebbe essere dovuto al fatto, semplicemente, che hanno abbassato il numero di cicli della PCR.

La PCR, per come è fatta adesso, è facilmente manipolabile.

Per il Sars-cov-2, che è un virus a RNA che muta continuamente, non è sicuramente il test corretto.

Il modo in cui il test PCR è stato condotto non ci permette di capire quanti casi Covid abbiamo realmente perché, dentro la grande massa dei contagiati, abbiamo falsi positivi, ovvero persone positive al test che non sono morte di Covid (ma come conseguenza di altre patologie), perché il Covid è una patologia con una serie di sintomi specifici”.


Aggiunge la dottoressa Bolgan:

 “Inizialmente c’è stata una narrativa molto drammatica.

Ci hanno detto che questo virus era nuovo e che quindi non si sapeva niente, che non c’erano cure, che la gente moriva e che non si sapeva cosa fare. 

 

Primo errore: si sapeva già molto, se non tutto, perché avevamo già avuto la Sars.

Quindi, si conosceva esattamente la dinamica della malattia, con piccole differenze dovute alla caratteristica del Sars-cov-2 che è molto più contagioso, ma meno mortale, rispetto alla Sars. 

C’erano delle differenze cliniche, però si poteva tranquillamente partire dalle conoscenze della Sars per poter fare terapia e anche altro, che poi è quello che hanno fatto in Cina. 


Noi, invece, siamo partiti da zero e abbiamo continuato ad affermare che di farmaci non ce n’erano, che solo i vaccini sarebbero stati la grande salvezza per uscire dal Covid … e ancora adesso sentiamo dire che se non facciamo il vaccino non ne usciremo mai. 


Sappiamo bene che i trattamenti studiati per la Sars funzionano anche per il Covid.

L’idrossiclorochina, l’azitromicina, il cortisone … terapie che sono diventate di prima scelta per i medici che facevano terapia domiciliare e sono quelle che sono state riproposte anche quest’anno, con le stesse modalità e con delle integrazioni migliorative che le hanno rese ancora più efficaci. 

Non si era mai visto prima, per una malattia infettiva unica, ben 260 vaccini.

Inoltre, abbiamo centinaia di ditte in corsa tra di loro per mettere in commercio il vaccino…”.


Ultima battuta, che sembra un invito a tutti:

 “Ci vuole una presa di coscienza dei singoli, che devono capire da soli che, purtroppo, i vaccini non proteggono dall’infezione e nemmeno dalle complicazioni della malattia.

Perché, il fatto che un vaccinato prenda comunque l’infezione, già da solo dovrebbe farci capire che i vaccini non risolveranno il problema.

Al contrario, lo peggiorano perché portano allo sviluppo di varianti sempre nuove.

Avremo sempre nuove epidemie, che partiranno da ognuna delle varianti che andranno a formarsi.

 

 Le persone devono rendersi conto che le varianti sono dovute alla vaccinazione stessa e che, a differenza di quelle naturali (che tendono progressivamente a far finire l’epidemia), le varianti da vaccino prolungano l’epidemia all’infinito”. 


Conclude la dottoressa Bolgan:

“Inoltre, si deve prendere coscienza che i danni da vaccino esistono, anche se c’è una struttura che li nega. 


A luglio-agosto sapremo quante persone vaccinate si sono re-infettate”.


17 feb 2021

La Moneta Legale in ITALIA - IL CONTANTE

 La BCE ha bacchettato il Governo italiano per ben due volte sulla limitazione dei contanti, motivando le sue critiche con una questione controversa che la maggior parte delle persone non conosce e che gli esperti economici ignorano o nascondono :

i contanti sono oggi l’unica moneta a corso legale che abbiamo in Italia

e l’unica in grado di estinguere automaticamente ed obbligatoriamente un debito.



Per dipanare questa matassa tecnico-giuridica partiamo da un vecchio articolo scritto su questo argomento dall’Avv. Antonio Tanza che ringrazio per la consueta precisione giuridica nell’analizzare questo delicatissimo problema Il conto in banca è obbligatorio? - Istituto Pugliese per il Consumo.

 
Riassumo le considerazioni dell’Avv. Antonio Tanza:

  • Lo Stato ci ha praticamente obbligato ad avere un conto corrente,
  • perché ha abolito da anni il contante per l’accredito dello stipendio e per il pagamento delle tasse. 
  • Ma ciò è illegale;

  • 1277 Codice Civile “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”;

  • Art 693 Codice Penale “Chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro”;

  • Le leggi dello Stato italiano sono chiare: i pagamenti si effettuano con la MONETA A CORSO LEGALE e nessuno può rifiutarsi di ricevere la MONETA A CORSO LEGALE;

  • La Banca d’Italia sostiene che “L’unica forma di moneta legale è la moneta CONTANTE emessa da una banca centrale – per l’euro la Banca Centrale Europea (BCE)”;

  • Dice sempre la Banca d’Italia che “La moneta scritturale bancaria [ovvero la moneta elettronica bancaria] è una forma di MONETA PRIVATA”.E' una moneta privata che porta LUCRO alle banche;

  • Quindi l’unica moneta a corso legale è il CONTANTE e nessuno può rifiutarsi di ricevere denaro CONTANTE per i pagamenti, 
  •  
  • mentre la moneta elettronica bancaria non è una moneta a corso legale e quindi è ad accettazione volontaria.


Questa questione è stata recentemente chiarita anche dalla Cassazione che con la sentenza n.26617 del 18/12/2007 ha specificato che :

“il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in MONETA AVENTE CORSO LEGALE nello Stato o mediante consegna di ASSEGNO CIRCOLARE;

nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento,

come, invece, può nel secondo, solo per giustificato motivo da valutare secondo la regola della correttezza e della buona fede oggettiva”.


Specifica poi che per i contanti “l’estinzione dell’obbligazione con l’effetto liberatorio del debitore si verifica nel primo caso con la consegna della moneta”,

mentre nel caso di un assegno circolare il debito è estinto solo “quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio di inconvertibilità dell’assegno”.


In conclusione la Cassazione conferma quanto sopra esposto dall’Avv. Tanza:

  • i contanti sono moneta a corso legale e ad accettazione obbligatoria, quindi estinguono il debito subito ed automaticamente;

  • la moneta elettronica bancaria è ad accettazione volontaria ed estingue il debito se e solo se “il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro”.

La BCE si è espressa più volte su questo tema, soprattutto in concomitanza di provvedimenti del Governo italiano in merito alle limitazioni nell’uso dei contanti o all’introduzione del cashback, vediamo di elencare le lettere principali:



La lettera più completa è quella del 13 dicembre 2019, per cui è ad essa che farò riferimento, ma gli stessi concetti sono ribaditi anche nelle altre lettere.


La BCE chiarisce subito all’inizio della lettera perché deve essere consultata sulle materie riguardanti i mezzi di pagamento in moneta a corso legale:


  • le autorità nazionali sono tenute a consultare la BCE su progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze,comprese, in particolare, quelle relative a mezzi di pagamento;

  • La BCE chiede di essere consultata in virtù della propria competenza consultiva ai sensi del TFUE.

Da evidenziare il carattere “consultivo” delle competenze della BCE sui mezzi di pagamento,
tant’è che in tutte e tre le occasioni il Governo ha mantenuto e proseguito ad imporre limitazioni all’uso dei contanti, senza prendere minimamente in considerazione i pareri espressi dalla BCE,
che implicitamente riconosce che è lo Stato ad avere competenza esclusiva in materia monetaria,
come prevede giustamente l’art.117 della nostra Costituzione al punto e).


La BCE scende poi nel merito dei provvedimenti del Governo sulle limitazione dei contanti, evidenziando il suo parere consultivo:
  • Primo, l’accettazione dei pagamenti in contanti deve costituire la norma,ma è consentito introdurre una restrizione all’obbligo di accettare pagamenti in contanti in euro,stabilendo condizioni perché il corso legale delle banconote e delle monete in euro sia rispettato;

  • Secondo, le limitazioni ai pagamenti in contanti devono rispettare il corso legale delle banconote in euro,
  • a condizione che esistano altri mezzi legali di estinzione dei debiti pecuniari;

  • Terzo, in uno Stato membro possono esistere altri mezzi legali di estinzione dei debiti pecuniari diversi dai pagamenti in contanti,ma è necessario verificare la loro disponibilità in tutti gli strati della società, a costi comparabili con i pagamenti in contanti;

  • Quarto, le limitazioni ai pagamenti in contanti devono rispettare il corso legale delle banconote in euro
  • sancito negli articoli 128, paragrafo 1, e 282, paragrafo 3, del TFUE, dimostrando chiaramente che tali limitazioni permettano,di fatto, di conseguire la dichiarata finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale;

  • Quinto, ci deve però essere una proporzione tra le limitazioni ai pagamenti in contanti e gli obiettivi perseguiti;

  • Sesto, il pagamento in contanti è importante per taluni gruppi sociali perché è ampiamente accettato,
  • è rapido e agevola il controllo sulla spesa di chi paga, regola istantaneamente un’operazioneed è l’unico metodo di regolamento in denaro di banca centrale e al valore nominale,non ha costi per il suo utilizzo, non richiede un’infrastruttura tecnica funzionale con i relativi investimenti ed è sempre disponibile;

  • Settimo, i pagamenti in contanti di importo elevato si espongono al pericolo del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo,ma per i soggetti che commerciano beni e sono obbligati a misure di verifica della clientela, il limite può essere portato a 10.000 euro.

Importante ciò che viene riassunto nella lettera del 14 dicembre 2020:

  • La BCE desidera ricordare che ai sensi del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) è tenuto ad agire, tra l’altro,conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse;

  • Il SEBC ha il compito fondamentale di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento
  • e la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione;

  • Le banconote in euro emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro sono le uniche ad avere corso legale nell’area dell’euro.

Da notare che l’unico diritto esclusivo della BCE è l’emissione delle banconote in euro, su tutti gli altri sistemi di pagamento in euro il suo parere è solamente consultivo,come dimostrano queste lettere e le conseguenze che hanno prodotto in Italia.


Come abbiamo sempre evidenziato e dimostrato, la sovranità monetaria è dello Stato italiano, che è l’unico che può decidere sulle questioni monetarie, con la sola eccezione delle banconote in euro.


Perché LORO non molleranno facilmente,

ma NOI NON MOLLEREMO MAI.

9 feb 2021

La Reale Situazione Odierna

 Leggete bene la prima frase. Lo vado ripetendo da mesi.


Tutti i virus, compreso quello che causa il Covid-19, mutano costantemente in nuove versioni o varianti.

Questi piccoli cambiamenti genetici avvengono quando il virus crea nuove copie di se stesso per diffondersi.

La maggior parte sono irrilevanti e alcuni possono persino essere dannosi per la sopravvivenza del virus,
ma altri possono renderlo invece più contagioso o minaccioso.


In questo momento ci sono molte migliaia di varianti del Covid in circolazione.

Ma gli esperti sono preoccupati per la variante sudafricana, nota anche come 501.V2 o B.1.351,
che porta con sé una mutazione chiamata N501Y che sembra renderla più contagiosa o di facile diffusione.


Il primo caso in Italia di variante sudafricana è stato registrato presso l’Ospedale di Varese dell’ASST Sette Laghi lo scorso 3 febbraio.

Si tratta di un uomo rientrato da un viaggio in Africa.

Al momento non ci sono comunque prove che la variante sudafricana causi malattie più gravi per la stragrande maggioranza delle persone che vengono infettate.


Come con la versione originale, il rischio è più alto per le persone anziane o con significative condizioni di salute già compromesse.

Ma ci sono preoccupazioni che possa diffondersi più rapidamente e che i vaccini non siano abbastanza efficaci.

Il vaccino AstraZeneca è stato testato su circa 1.750 adulti sani in Sudafrica.

Metà in modo casuale ha ricevuto il vaccino, mentre l’altra metà ha preso un placebo di soluzione salina, senza ovviamente sapere quale dei due fosse.

I dati dicono che il vaccino offriva una protezione “minima” contro i casi lievi e moderati, mentre gli esperti sperano che il vaccino sia ancora efficace nel prevenire casi gravi.


Un vaccino soddisferebbe i requisiti minimi di vaccinazione dell’Organizzazione mondiale della sanità

se fosse in grado di dimezzare il rischio di una persona di contrarre il Covid-19 da lieve a grave per 

almeno 6 mesi.


Questo vaccino
inizialmente ha mostrato un’efficacia del 75% contro il Covid-19 da lieve a 

moderata



Fino a ottobre scorso, meno di un anno dopo l’inizio, lo studio aveva mostrato risultati promettenti.

Ma appena due mesi dopo, il Sudafrica è entrato nella seconda ondata di infezioni da Covid-19, questa volta alimentata da una nuova variante del virus a più rapida diffusione, anche se non ci sono prove che induca le persone ad ammalarsi di più.


La ricerca condotta da Shabir Madhi, direttore dell’Unità di ricerca sull’analisi dei vaccini e delle malattie infettive presso la Witwatersrand University,

ha dimostrato che contro questo ceppo il vaccino AstraZeneca, per quanto sicuro negli altri casi, si è

 dimostrato prevalentemente inefficace.


Tuttavia, va detto che lo studio non è stato in grado di indagare sull’efficacia del vaccino nel prevenire infezioni più gravi perché i partecipanti avevano un’età media di 31 anni e quindi non rappresentavano la fascia demografica più a rischio di sintomi gravi del virus.

Così come non è stato progettato per rilevare nessuna riduzione del rischio di Covid-19 inferiore al 60%.

Inoltre, ha funzionato meglio negli Stati Uniti, riducendo il rischio di contrarre l’infezione del 72%.

Speranze dal vaccino Johnson & Johnson

I risultati di AstraZeneca arrivano meno di due settimane dopo che

Johnson & Johnson ha dichiarato che il suo vaccino a una dose,

ha ridotto il rischio di malattia da moderata a grave di circa il 57% nei partecipanti sudafricani
,

nonostante la nuova variante.


Questo sarebbe persino migliore nel proteggere dai casi gravi e critici di Covid-19 in tutti i Paesi, a prescindere dalla variante: 

il vaccino Johnson & Johnson alla fine ha ridotto il rischio di una persona di sviluppare Covid-19 grave e critico dell’85%, anche se confrontato con la nuova variante.

Il colosso Usa ha già presentato domanda alla Food and Drug Administration Usa per distribuire il vaccino in base alle disposizioni per l’uso in emergenza.



Il
vaccino Novavax invece è risultato, sempre in Sudafrica, 

ridurre del 60% il rischio per le persone sieropositive di ammalarsi di Covid-19 da lieve a grave
.

E si è scoperto che era più efficace nel Regno Unito in assenza della variante sudafricana.


Sebbene gli attuali vaccini non siano stati specificamente progettati per affrontare nuove varianti, è probabile che questo cambi.
 
La decisione di Moderna

La società farmaceutica statunitense Moderna, ad esempio, aveva inizialmente detto al governo che non era interessata a registrare il suo vaccino per l’uso in Sudafrica, eppure ora sta già studiando un richiamo per migliorare l’efficacia del suo vaccino contro la variante dominante in Sudafrica.


Secondo un attivista di nome Rehad Desai, che dice di aver visionato le mail inviate tra il governo e Moderna, l’azienda avrebbe offerto al Sudafrica 20 milioni di dosi entro maggio.


“Quello che stiamo vedendo da altri sviluppatori di vaccini

è che hanno una riduzione dell’efficacia contro alcuni dei virus varianti

e quello che sembra

è che potremmo non ridurre il numero totale di casi,

ma c’è ancora protezione in quel caso contro i decessi, i ricoveri e le malattie gravi “, 
 
 
ha spiegato la principale sviluppatrice di vaccini di Oxford Sarah Gilbert.
 

 

La realtà dei dati

 Giova ricordare che su 91.580 decessi per concorso positività covid - NON MALATI COVID - il 3,1 % significa 2.838 decessi IN UN ANNO.

Ogni giorno muoiono in media da 1600 a 1700 persone in Italia.

CORRISPONDE AL NULLA.

Però stanno uccidendo quasi completamente l'economia ed hanno ridotto al lumicino le nostre libertà personali.

 

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni (mediana 83, range 0-109, Range InterQuartile - IQR 75-88).

Le donne decedute sono 37.295 (43,7%).

L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni).

Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 86 anni – uomini 80 anni).

L’andamento dell’età media dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 per settimana di calendario, a partire dalla 3° settimana di febbraio 2020 (la data del primo decesso risale al 21 febbraio 2020).

L’età media dei decessi settimanali è andata sostanzialmente aumentando fino agli 85 anni (1° settimana di luglio) per poi calare leggermente.


Al 27 gennaio 2021 sono 941, dei 85.418 (1,1%), i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni.


In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni).


Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche;

degli altri pazienti, 147 presentavano gravi patologie preesistenti

(patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità)



e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.


RIPETO: SU CIRCA 365 GIORNI QUESTI DATI SONO IL NULLA.

La realtà fa paura ?

 Leggete bene e traete le Vs. considerazioni.
Personalmente sono mesi che sto dicendo che si tratta di un virus para-influenzale, che ogni anno avrà una mutazione, che saremo costretti - per ora chi lo vorrà - a vaccinarci ogni anno, che le persone colpite ed a rischio sono essenzialmente quelle oltre 65 anni e tutti coloro che sopportano gravi patologie pregresse. 

Tutto il resto è "fuffa".

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7 feb 2021

DRAG URA

 Riflessione sotto la pioggia tiepida di fine inverno.

Il dominio attraverso la paura.


Il 2020 è stato un anno caratterizzato dalla paura.

 E' sempre stata presente, subdolamente, ma nell'anno appena concluso abbiamo visto dinamiche di vera e propria esplosione di paura. 

Come fossero bombe.

 Le paure più tremende, la morte e la malattia.

Le conseguenze di questa situazione hanno accentuato altre paure già presenti, come il timore di perdere il proprio lavoro, tutti i sacrifici fatti per raggiungere un livello di stabilità economica, sociale, famigliare, salute, ecc.

Quindi paura usata come arma per condizionare il pensiero ed azioni delle masse. 

Un'arma utilizzata da secoli, da dittatori e da chi professa certi tipi di fede.

L'instabilità emotiva creata volutamente in questo periodo, 1 anno, 10 anni, 100 anni a secondo di come si voglia analizzare i fatti, ci ha portato ad una passività o disabitudine ad agire. 

Le conseguenze sono molte, tra queste indubbiamente la imposizione ripetuta di leader politici non votati, ma selezionati da poteri esterni alla fantomatica democrazia nazionale. 

Da pochi giorni ci ritroviamo Draghi, l'ennesimo personaggio che dovrebbe essere a marcire in carcere che invece viene eletto come salvatore della patria. 

Proposto da chi ha creato una crisi profondissima, l'UE e le banche.

La mia riflessione mattutina, si focalizza sulla paura, per aver creato un carico cosi elevato di paura ci possono essere vari motivi. 


1) il sistema stesso EU banche... ha paura quindi per rimanere dominante ha creato uno scenario per paralizzare tutto quello sottostante.


2) la paura paralizzante di questo anno serve per imporre delle regole nuove che diversamente non sarebbero mai state accettate.


3) una forza esterna ha scompensato l'equilibrio, delle banche EU e USA. Mi riferisco alla Cina.

 Una guerra tra titani, che ha portato ad un congelamento delle economie sotto forma di pandemia. 

Con questo blocco, le due forze avranno avuto modo di trattare nuovi accordi per lo sviluppo dell'economia mondiale dei prossimi decenni. 

Gli eventi fortemente anomali di questi ultimi 2 anni sono stati molti, per citarne alcuni,

 il crollo del petrolio,

 la nomina imposta di Biden (marionetta insulso)

 nel nostro piccolo Conte 

e adesso Draghi, 

sono governi tecnici ordinati dalla UE e dalle lobby bancarie.

  Stesso schema usato per i ghettizzati ebrei, ma applicato per chi non vorrà essere vaccinato 

( ndr: mRNA non è un vaccino) 


Di nuovo la paura per dominare e controllare. 

Il filo conduttore in secoli di storia è la paura, che viene intensificata o scaricata con scopi diversi. 

 

Come verrà usata nei prossimi mesi? :)


A mio parere l'allentamento della presa sui contagi zone rosse lockdown 

è solo dovuto al fatto che ci hanno voluto rilassare e spruzzare un pò di ottimismo 

per poi infilarci dentro Draghi al governo.


Nel momento in cui si definiranno per bene i ruoli delle comparse politiche 

temo che torneranno a tirare le corde con nuovi aumenti contagi 

varianti altamente minacciose improbabili, 

magari un nuovo incrocio tra il pollo e chissà chi o che ne so, che si diffonde nell'acqua

:rolleyes:

La paura è la nostra catena, non per tutti, ma che condiziona tutti.

PAURA

 
In Paura liquida lei scrive che la paura più temibile è quella diffusa, sparsa, indistinta. Come la si affronta? A cosa di concreto la si può ancorare per affrontarla e, possibilmente, "risolverla"?

Z. Bauman A differenza delle paure di vecchio tipo, quelle contemporanee tendono a essere imprecise, mobili, elusive, modificabili, difficili da identificare e collocare con esattezza. 

Abbiamo paura senza sapere da dove viene la nostra ansia e quali siano esattamente i pericoli che la provocano. 

Possiamo affermare che i nostri timori vagano in cerca delle loro cause che noi vorremmo disperatamente trovare per poter essere in grado di fare qualcosa a riguardo o per chiedere che si faccia qualcosa. 

Le radici più profonde della paura contemporanea – la graduale eppure continua perdita della sicurezza esistenziale e la fragilità della posizione sociale – possono essere affrontate solo con difficoltà, poiché, in un mondo che si globalizza velocemente, gli agenti dell'azione politica non hanno sufficiente potere per sradicarle. 

E per questo le paure tendono a trasferirsi dalle cause principali su obiettivi accidentali, solo lontanamente collegati alle ragioni dell'ansia, oppure del tutto scollegati da esse e, quindi, ad essere scaricate su obiettivi vicini, visibili, a portata di mano, che sembrino facili da gestire. 

Queste battaglie sostitutive non faranno scomparire la nostra ansia perché le radici vere della paura resteranno intatte, in compenso otteniamo una certa consolazione dalla consapevolezza di non essere rimasti con le mani in mano, di aver fatto qualcosa e di esserci fatti vedere mentre lo facevamo.


4 feb 2021

DATI STATISTICI

 

In tanti apprezzano le verità storiche che questo sito fa emergere a suon di numeri e dati, in contrapposizione a quelli che blaterano di “italietta della liretta” pur di giustificare il vincolo esterno o per semplice ignoranza.

Con questo articolo proveremo a far ragionare chi semplicemente non conosce gli argomenti del dibattito, spiegando e analizzando i principali indicatori macroeconomici, con grafici che partiranno dagli anni 60-70 per arrivare ai nostri giorni.

CRONOLOGIA ESSENZIALE

Prima di andare al sodo, ecco alcune date chiave da tenere a mente.

I due shock petroliferi, che misero fine all’era dell’energia a basso costo, il primo nel 1973-74 e il secondo nel 1979-80. Dal 1973 al 1984 l’Italia deve convivere con un’inflazione in doppia cifra.

L’avvio del sistema monetario europeo (marzo 1979), dove la lira deve fluttuare in una “banda di oscillazione” prefissata con le altre monete europee. Dall’inizio del 1990 l’Italia entra ufficialmente nello “SME credibile“, dove la banda si riduce dal 6% al 2,25% e inoltre furono liberalizzati i capitali nel mercato unico.

FONTE: La Stampa – 6 gennaio 1990 (montaggio di due articoli)

Il 1992 fu l’anno del firma di Maastricht (7 febbraio), da questo momento in poi l’Italia deve convergere nei severi parametri del trattato. Ma in estate avviene la crisi finanziaria dello SME, che culmina con la svalutazione della lira di metà settembre.

Nel 1996 ci fu la rivalutazione della lira e il ritorno nello SME a fine novembre. Il cambio lira/ECU rimane praticamente invariato fino alla fissazione irrevocabile il primo gennaio 1999, cioè quando l’ECU divenne l’euro.

Il processo di adesione alla moneta unica giunge al termine con l’introduzione di monete e banconote, dal 2002 la lira perde corso legale e va definitivamente in pensione.

Con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, si innesca la crisi finanziaria globale (2008-09) e l’Italia non è certo stata risparmiata. A questa poi si aggiungerà la crisi finaziaria dell’eurozona (2011-12).

Fatto questo piccolo riassunto, possiamo cominciare ad analizzare i grafici per vedere la già drammatica situazione che c’era prima del 2020.

PRODOTTO INTERNO LORDO

Il prodotto interno lordo (PIL) misura i beni e i servizi finali realizzati da una nazione, è il più importante indicatore macroeconomico.

È composto dalla somma fra consumi privati, consumi pubblici, investimenti fissi lordi e il saldo della bilancia commerciale (esportazioni meno importazioni).

Per rendere comparabile l’intera serie storica, è necessario depurare i dati dall’inflazione. Per farlo basta scegliere un’anno di riferimento, in questo caso il 2015, per ottenere il PIL in termini reali.

Codice AMECO: OVGD

L’Italietta della liretta ha attraversato due recessioni (1975 e 1993) ed una stagnazione (1981-83).

L’Italiona dell’eurone, della serie A, della credibbbilità ha avuto una stagnazione (2002-03) e una doppia recessione (2008-09 e 2012-13) da cui non ci siamo mai ripresi.

Infatti nel 2019 il PIL era inferiore del 4% rispetto fermo ai valori del 2007 e – sempre in termini reali – era rimasto fermo ai valori del 2004-05.

FONTE: ISTAT – conti economici nazionali

Una stagnazione di 15 anni del PIL (già prima del covid) non ha precedenti nemmeno dopo le due guerre mondiali, dove nel giro di 10 anni avevamo recuperato i valori prebellici.

Per ulteriori dettagli, è disponibile anche la ricostruzione dell’intera storia d’Italia dal 1861, in questo articolo.

CRESCITA DEL PIL

Dai valori assoluti del PIL reale visti prima, ci ricaviamo i tassi di crescita, con il 1961 come primo anno disponibile.

Anche questo indicatore è molto importante, infatti lo stato di salute dell’economia, lo si monitora analizzando le variazioni del PIL reale. La crescita è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere il benessere di una nazione.

Dal 1961 al 1969, il tasso di crescita medio è stato del 6,50%, mentre quello dal 1970 al 1979 del 3,77%. Con l’inflazione in doppia cifra, la crescita media dal 1973 al 1984 fu del 2,87%.

Dal 1980 al 2001 il tasso di crescita medio è stato del 1,99% annuo mentre quello dal 2002 al 2019, in pieno eurone, è stato dello 0,13% annuo.

Dicevamo prima che prima dell’euro l’Italia repubblicana ha avuto solo due recessioni: nel 1975, quando il PIL fece segnare -2,4% e fu una crisi mondiale, mentre quella del 1993 (-0,8%) fu prevalentemente europea.

Sempre nel 93 infatti andarono in recessione anche Germania (-1,0%), Francia (-0,6%), Spagna (-1,3%). In pochi se lo ricordano, ma l’europa di Maastricht (e non solo) nasceva nel poco rassicurante segno della recessione.

I dati citati prima degli altri Paesi sono quelli del Fondo Monetario Internazionale.

PIL PRO CAPITE

Il PIL pro capite misura la ricchezza prodotta da una nazione per ogni cittadino. Il calcolo è molto semplice, si prende il PIL reale e lo si divide per il numero degli abitanti.

Ragionando in questi termini è piuttosto semplice capire quando è cominciato il declino, cioè nel 2002.

Codice AMECO: RVGDP

Infatti, con la piena introduzione dell’euro la curva diventa piatta, cresce un pochino solo nel 2006-07. Ma con la crisi finanziaria globale il “giocattolo” si rompe per sempre, a questa poi si aggiunge la “cura Monti” del 2012 che ci ha fatto sprofondare ancor di più.

Nel 2019 il PIL pro capite, nonostante la modesta ripresa, era ancora fermo ai valori del 1999, in termini reali. Vediamo ora un confronto con l’eurozona dei 12.

Dal 1984 fino al 2002 l’Italia si trovava in condizioni pari o superiori alla media eurozona (100) con il picco massimo nel 1995, ma l’anno dopo – con la rivalutazione e l’aggancio all’ECU – inizia una discesa, seppur rimanendo pari o sopra 100 fino al 2002.

Dal 2003 scende definitivamente sotto la media eurozona e infine, nel 2019, il “gap” segna i massimi storici, peggiore persino di quello del 1960.

DOMANDA INTERNA

La somma fra i consumi pubblici, i consumi privati e degli investimenti fissi lordi dà come risultato la domanda interna. Vediamo la serie dal 1960, sempre nei prezzi del 2015.

Codice AMECO: OUNT

Il primo significativo crollo è del 1975 ma fu recuperata nel 76, la stagnazione del 1981-83 venne superata nel 1984. Il crollo del 1993, quando si stava ancora pagando la “cura Amato“, venne lentamente recuperato nel 1997.

Dal 1980 al 2001 la crescita media annua fu del 2,12% mentre quella dal 2002 al 2007 è stata dell’1,12% ma con la recessione globale le cose si mettono molto male.

Dal 2008 al 2013 la domanda interna è caduta pressoché ininterrottamente, con il valore peggiore fatto segnare con il governo Monti. Un crollo pressoché identico (-5,7%) a quello del 2012 ha come precedente solo il 1975.

Con la differenza che la recessione del 75 fu immediatamente recuperata, mentre quella del 2012 – come già detto – proseguì anche l’anno successivo. In termini reali, la domanda interna nel 2019 era ferma ai livelli del 2001.

Dunque la misera crescita del PIL degli ultimi 20 anni la si deve alla domanda estera, che adesso andremo a vedere.

BILANCIA COMMERCIALE

Vediamo ora l’evoluzione degli scambi con l’estero, nel grafico importazioni ed esportazioni vengono espresse in percentuale del PIL nominale.

La differenza fra esportazioni e importazioni dà il saldo commerciale. Se il saldo è in attivo dà un contributo positivo al PIL, vicervesa un saldo in passivo dà un contributo negativo al PIL.

Oltre ai deficit del 1974 e del 1980, dovuti ai rincari petroliferi, ce ne fu un altro consistente nel 1963 che venne “corretto” con una stretta creditizia, la conseguenza fu la diminuzione delle importazioni. Tale mossa fruttò “l’oscar delle monete” del 1964.

Codice AMECO: UBGS

Tornando in tempi più recenti, dal 1988 al 92 il saldo commerciale rimase praticamente in pareggio, ma dal 1993 – cioè con la svalutazione della lira – il saldo “schizza” in forte attivo con una eccezionale la crescita delle esportazioni durata fino al 95.

Il surplus toccò il massimo nel 1996, ma dal 97 l’attivo della bilancia commerciale si erode progressivamente fino a tornare in deficit nel 2005 e rimarrà tale fino al 2011.

Con l’euro la politica monetaria è competenza esclusiva della BCE (art 3 TFUE) ergo l’Italia non decide più i suoi tassi di interesse, quale fu quindi l’ideona per riequilibrare il saldo commerciale negativo del 2011? Bravi distruggere la domanda interna a suon di lacrime e sangue.

Il forte crollo della domanda interna del 2012 porta pure ad un crollo delle importazioni, mentre le esportazioni continuarono la loro salita coerentemente alla ripresa del commercio mondiale.

E così la bilancia commerciale tornò in attivo e lo rimane tuttoggi, anzi con il 2020 probabilmente vedremo il record di surplus commerciale a fronte di una nuova, l’ennesima, pugnalata alla domanda interna.

PARTITE CORRENTI

Sempre a proposito di conti con l’estero, vale la pena fare un confronto come va il nostro principale competitor, cioè la Germania. Introduciamo quindi il saldo delle partite correnti che, oltre al saldo della bilancia commerciale, comprende anche i redditi (ad esempio le rimesse dei lavorati dall’estero).

La vocazione mercantilista della Germania appare evidente. Pur partendo dal deficit del 1980, nel giro di dieci anni l’attivo delle partite correnti sfiora il 5%, ma con la riunificazione (dati dal 1991) la Germania torna in deficit.

FONTE: FMI – World Economic Outlook

L’Italia negli anni 80 era quasi sempre in deficit, ma dopo la crisi finanziaria del 1992 eravamo tornati in surplus, mentre la Germania continuò a rimanere in deficit.

L’inversione delle curve, con il controsorpasso e ritorno in attivo della Germania, poteva avvenire in una data qualsiasi e invece avviene nel 2002.

Ma l’euro non è una moneta tagliata su misura per gli esportatori tedeschi, ma proprio per nulla! Anche se era un concetto chiaro già a fine anni 70.

PRODUZIONE INDUSTRIALE

Fra le principali voci di esportazione sia dell’Italia che della Germania c’è l’industria, vediamo quindi un altro confronto fra questi due paesi.

Prima dell’euro l’Italia andava mediamente meglio della Germania: negli anni 70-80 la produzione industriale italiana è cresciuta in media del 2,89% annuo mentre quella tedesca dell’1,97%.

Negli anni 90 la performance italiana non è entusiasmante, eccetto per il “mini-boom” del 1994-95, qui la Germania in media ha fatto leggermente meglio di noi (1,15% contro il 1,05%). Ma fu un decennio dove la lira rimase “agganciata” al marco per la maggior parte degli anni (1990-92 e 97-99).

Vediamo ora la sola Italia, ecco la produzione industriale espressa come numero indice con il 2015 come anno di riferimento.

FONTE: elaborazione su dati OCSE

Nel 2019 l’indice della produzione industriale era rimasto ai valori dei primi anni 90. Benché in passato ci siano state difficoltà, anche in questo caso non ci sono precedenti di una produzione ferma ai livelli di 25-30 anni fa.

Chi ci ha guadagnato? Lo abbiamo visto prima, è la Germania che così ha potuto riempire l’europa (e non solo) con le sue automobili.

PRODUTTIVITÀ DEL LAVORO

Si definisce produttività del lavoro il semplice rapporto fra valore aggiunto ed ore lavorate. Ecco la serie ricostruita dal 1970, in riferimento al totale delle attività economiche.

Codice valore aggiunto (OVGE), codice ore lavorate (NLHT)

In trent’anni di “liretta” raddoppia, per poi quasi arrestarsi dal 2002. Le opzioni sono due: o un’ondata di pigrizia ha colpito il Paese, oppure anche qui c’è stato un break strutturale.

La tesi secondo cui il problema dell’Italia sarebbe la produttività (con un clamoroso scambio di causa-effetto), non può prescindere dall’analisi del percorso che ci ha portato nella moneta unica.

L’argomento della produttività è già stato approfondito in questo articolo.

RISPARMIO DELLE FAMIGLIE

La ricchezza delle famiglie italiane è storicamente il loro risparmio. Ecco l’andamento del tasso di risparmio netto dal 1970 al 2019.

FONTE: elaborazione su dati OCSE

Negli anni 70-80 il risparmio netto variava da un minimo del 18% del 1970 al massimo del 26,1% del 1978. Dal 1971 fino al 1991 il risparmio non va mai sotto il 20% del reddito.

Questo vuol dire che, dopo aver speso tutto quello che dovevano spendere – inclusa “a rata der mutuo” e il pieno alla 500 – le famiglie italiane erano fra quelle che risparmiavano di più al mondo, altro che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.

Dal 1992 inizia una discesa, notevole poi quella nella seconda metà degli anni 90, il motivo? Il risparmio si crea quando lo stato fa deficit, se invece lo taglia il risparmio fa la stessa fine.

Dentro l’euro il risparmio tocca il suo minimo storico con il 1,5% del 2012 mentre nel 2019 è risalito un pochino al 2,5%.

Per il 2020 ci si attende, in Italia come negli altri paesi, un forte incremento del risparmio, per via di mancati consumi ma anche di politiche a sostegno del reddito per coprire le perdite causate dalle misure anti-covid.

SALDI DI FINANZA PUBBLICA

Anticipato dal punto precedente, parliamo del bilancio dello Stato. Nei conti pubblici, la differenza fra il totale delle entrate e il totale delle uscite dà come un saldo che, se negativo, si chiama deficit (o disavanzo).

Il deficit è una delle scelte più importanti dei policy makers, perché è semplicemente la quantità di moneta che ogni anno lo Stato immette nell’economia, che va parametrata in base al ciclo economico.

In caso di crisi bisogna aumentare il deficit e lo abbiamo fatto negli anni 70 e 80, dopo la crisi del 1992 invece lo abbiamo invece ridotto (per via degli obblighi di Maastricht) con i risultati che abbiamo visto prima.

Fino al 1979 dati FMI (public finances in modern history), dal 1980 dati Banca d’Italia

Dal 1997, anno in cui fu istituito il patto di stabilità e crescita (PSC), al 2019 il deficit medio dell’Italia è stato del 2,9% mentre il limite da rispettare era il 3%: per la serie “essere più realisti del re”.

Vale la pena analizzare pure il saldo primario cioè la differenza fra il totale delle entrate e la spesa primaria, quest’ultima rappresenta il totale delle spese eccetto quella per gli interessi pagati sul debito pubblico.

Dal 1992 l’Italia è infatti in avanzo primario, cioè va in deficit solo per pagare gli interessi, togliendo di fatto soldi dall’economia reale e pompando quella finanziaria. Unica eccezione il 2009 e vedremo pure il 2020.

INFLAZIONE E SALARI

Ora parliamo di lei, l’inflazzzione (con 3 zeta) il principale spauracchio per cercare di infangare l’Italia del passato.

FONTE: elaborazione su dati OCSE

Quante volte abbiamo sentito dire che l’inflazione è la più iniqua delle tasse perché colpisce il potere d’acquisto della gente? Questo perché in TV non vi hanno mai fatto vedere la dinamica salariale.

Dall’Economic Outlook – una pubblicazione semestrale dell’OCSE – andiamo a prendere fra i dati disponibili “wage rate”, cioè la retribuzione lorda per occupato dipendente.

Calcoliamo la variazione annua di “wage rate” e mettiamola in correlazione con la variazione dei prezzi. Se la retribuzione nominale sale più dell’inflazione il potere d’acquisto reale aumenta, viceversa diminuisce.

Dati retribuzioni presi da “Economic Outlook 108 (December 2020)”

Nei “cattivi” anni 70 e 80 solo nel 1982 c’è stata una diminuzione del potere d’acquisto, ma nel complesso la scala mobile (introdotta nel 75, depotenziata nell’84 e abolita nel 1992) faceva il suo dovere.

Con la soppressione della scala mobile e con il protocollo 23 luglio 1993 (un accordo fra governo, sindacati e confindustria), ci fu un’altra perdita del potere d’acquisto, nella particolare condizione in cui l’inflazione scese ma i salari ancor di più.

Sembra che il nemico numero uno dei salari sia la lotta all’inflazione più che l’inflazione in sé, dato che anche la crescita dei salari è un fattore che contribuisce alla variazione dei prezzi.

Per non parlare poi dall’austerità, infatti la peggiore perdita del potere d’acquisto c’è stata nel biennio 2011-12, una “voragine” che si vede anche ad occhio nudo.

Infine, ecco “wage rate” deflazionato con l’indice nazionale dei prezzi al consumo, così l’intera serie è stata portata dai valori nominali a quelli del 2015.

Valori deflazionati con l’indice nazionale dei prezzi al consumo AMECO (codice ZCPIN)

Nel 2019, in termini reali, la perdita del 2011-12 non era ancora stata recuperata, nemmeno qui non esistono precedenti così gravi. Abbiamo quindi passato un intero decennio di stagnazione salariale, al quale si aggiungerà l’ulteriore perdita del 2020.

Com’era la storia che “con l’euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più”?

DISOCCUPAZIONE

Ma c’è anche chi il lavoro non ce l’ha proprio, il cui reddito quindi è zero!

Per “disoccupato” si intende chi cerca attivamente un impiego. Il tasso di disoccupazione si calcola mettendo i disoccupati in rapporto alla forza lavoro, quest’ultima data dalla somma fra disoccupati e occupati.

Fino al 1976 dati AMECO (codice ZUTN), dal 1977 dati ISTAT

La disoccupazione è un problema interno che storicamente ci ha sempre afflitto, soprattutto nel sud italia. Abbastanza palese che gli aumenti della disoccupazione arrivano all’indomani dei momenti di crisi, da noi come pure negli altri paesi.

Ci sono voluti 19 anni affinché la disoccupazione passasse dal 6,2% del 1976 all’11,2% del 1995. La discesa dalla fine degli anni 90 è merito delle “riforme strutturali”, cioè precarizzare e flessibilizzare il lavoro, in questo caso parliamo del “Pacchetto Treu” del 1997.

In tal modo la disoccupazione scende al 6,1% del 2007, ma con la successiva doppia recessione sale fino al 12,7% del 2014, un valore che batte il precedente record del 1998 (11,3%). Una simile impennata, in appena sette anni, non ha precedenti nella nostra storia.

Il “vecchio conio” ci aveva lasciato nel 2001 con una disoccupazione al 9% e nel 2019 ce l’avevamo ancora al 10%, nonostante la discesa negli ultimi anni, ovviamente dovuta ad altre riforme (vedi il Job Act).

Il risultato è come vedete un aumento del lavoro precario, spesso proprio dopo le date prima citate, sotto il grafico OCSE sul lavoro a tempo determinato dal 1983 al 2019, rapportato all’occupazione dipendente complessiva.

Ad un problema già esistente, quindi, si aggiunge anche quello della qualità del lavoro, che non è proprio di secondo piano.

RICAPITOLANDO

Che l’Italia prima dell’euro non fosse il paese dei balocchi è pacifico, ma è impressionante come nel percorso che ci ha avviato nella moneta unica molte cose sono peggiorate.

Cruciali gli anni 90 quando la svalutazione ha dato un parziale sollievo, in termini di produzione, di produttività di conti con l’estero ma è durato molto poco. Quando il duro processo di convergenza, cominciato nel 92, volge al termine nel 2002, presto o tardi, va tutto a puttane.

La validità di un modello economico, ribadiamo, si misura da come esso reagisce alle crisi, perché in tempi “normali” siamo bravi tutti! I limiti di un sistema che distrugge la domanda interna e che vive solo per esportare, non sono più né nascondibili né giustificabili.

Se nel 2019 eravamo ancora nella merda e adesso si è aggiunto il crollo del 2020, quando mai dovremmo recuperare i valori del 2007? Una generazione ce la siamo già giocata, ma di questo passo diventeranno due.

31 gen 2021

Sia mai che ci prendano per il kulo ?

 Io penso seriamente che ci stanno prendendo per il kulo.



GLI ULTRA 65ENNI IN ITALIA CON DIAGNOSI DI TUMORE


Nel biennio 2016-2017 sono state raccolte informazioni su un campione, rappresentativo per genere ed età,
di 22.811 persone di 65 anni o più residenti in Italia (non istituzionalizzati, né ospedalizzati o residenti in RSA, RSSA o Case di riposo); di questi 3.019 hanno riferito di aver ricevuto una diagnosi di tumore, pari ad una prevalenza media annua nella popolazione generale di ultra 65enni del 12,8%, che si stima coinvolga circa 1.729mila ultra 65enni (stime in linea con quanto emerge dai dati dei registri tumori).

Quindi abbiamo in Italia :
60 - 64 anni 3.819.054

65 - 69 anni 3.468.709 abitanti
70 - 74 anni 3.215.420
75 - 79 anni 2.712,798
80 - 84 anni 2.162.715
85 - 89 anni 1.367.800
90 - 94 anni 599.445
95 - 99 anni 152.196
oltre 99 anni 14.132

per un totale di 13.693.215 abitanti.

Di questi 1.700.000 sono malati di tumore.


Quanti sono stati i decessi in queste fasce d'età, per concorso covid :

60 - 69 anni - 7.807 decessi = 0,10% della popolazione, dei quali almeno 930.000 hanno in corso una diagnosi di tumore

70 - 79 anni - 20.103 decessi = 0,34% della popolazione, dei quali almeno 760.000 hanno in corso una diagnosi di tumore

80 - 89 anni - 34.162 decessi = 0,97% della popolazione, dei quali almeno 450.000 hanno in corso una diagnosi per tumore

oltre 89 anni - 16.636 decessi = 2,17% della popolazione, dei quali almeno 98.000 hanno in corso una diagnosi per tumore.


In pratica - concretamente - abbiamo avuto 78.708 decessi su una popolazione di 17.512.269 = 0,45% della popolazione.

Però in questa fascia di popolazione abbiamo 2.240.000 malati di tumore.


I decessi nelle altre fasce d'eta - da 0 a 59 anni sono stati 3.613 - TREMILASEICENTOTREDICI -

su 42.304.404 abitanti - che corrispondono allo 0,0085% della popolazione.


MA QUANTI DI QUESTI AVEVANO UN TUMORE IN CORSO ?

27 gen 2021

Dottoressa BOLGAN

 Moltissimo di ciò che ci dicono su virus e vaccini è sbagliato. Il resto è nascosto


La scoperta che il Sars Cov 2 sia un virus batterico ha enormi conseguenze.

Il rischio tra i vaccinati di potenziamento fatale della malattia.

Il fenomeno della vaccino resistenza causa la diffusione di mutanti del virus più pericolosi e contagiosi.

Quale ruolo virtuoso avrebbero avuto gli asintomatici, in condizioni normali,
se non fossero stati messi in quarantena ?

Di tutto questo e di molto altro parliamo con la dott.ssa Loretta Bolgan



Potresti imbatterti in Loretta Bolgan. Se preso da dubbi, perplessità e preoccupazioni - rispetto alla pressante richiesta di adesione alla campagna vaccinale - ti decidi a percorrere la rete in lungo e in largo cercando di saperne di più.

Ti stai chiedendo se sia la cosa giusta da fare, se sia l’unica scelta possibile per te, le persone che ami, per tutti noi.

Chi ha fortuna la incontra e sente e comprende immediatamente che ciò che intuiva seppure oscuramente era più che fondato.

Ascoltandola si percepisce che ciò che la muove è autentico desiderio di avvertire il suo prossimo intorno ai grandi temi della salute.

Del tutto scevra da qualsiasi conflitto di interesse, si capisce facilmente come mai gli organi ufficiali di informazione la evitino scrupolosamente.




In Studi e Salute , il suo sito personale, Loretta si è posta l’obiettivo di rendere disponibile a tutti noi
accanto ad una sezione “Testimonianze” e uno spazio dedicato a “La Forza della Vita”,
“una banca dati in cui raccoglie materiali di carattere scientifico e divulgativo (articoli, dossier, ebook ecc.)
principalmente su due aree tematiche: la salute umana e l’ambiente, con lo scopo di informare e mantenere aggiornato il lettore su temi attuali sempre più complessi, in modo da aiutarlo a discernere in maniera consapevole, per il benessere individuale e collettivo, tra le molteplici possibilità di scelta che il progresso ci offre».

Basta visitare la sezione salute del suo sito per rendersi conto della qualità e quantità di materiali documentali scritti, pubblicati e messi a disposizione gratuitamente di chiunque interessato alla loro consultazione.

Parla di se stessa con estrema sintesi definendosi un consulente scientifico.

Si è laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche a Padova, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche.

Durante il dottorato ha lavorato come Research fellow al Massachusetts General Hospital (Boston).

Dopo il suo primo percorso di studi che le ha permesso di acquisire competenze in ambito farmaceutico, della biologia molecolare e cellulare, ha lavorato come ricercatrice industriale nello sviluppo di kit diagnostici di biologia molecolare, e nell’allestimento di dossier di registrazione di farmaci e galenici.

Nel settore dell’industria farmaceutica si è occupata di registrazione e sviluppo di progetti di ricerca in ambito oncologico.

È stata consulente di parte in merito alla legge 210/92, inquinamento ambientale e malattie professionali,
ha partecipato all’ultima Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito nel gruppo vaccini.

Attualmente è consulente per l’Ordine Nazionale dei Biologi per la tossicologia dei farmaci e dei vaccini,
si occupa anche di medicina funzionale, nutrigenomica, terapie nutrizionali.

Da oltre 20 anni, Loretta collabora, quale consulente scientifico, con associazioni no-profit,
movimenti civici e comitati scientifici che hanno come obiettivo la tutela del consumatore,
della salute umana e ambientale e lavorano per la libertà vaccinale e terapeutica e per la salvaguardia dell’ambiente.

Non lasciarti fuorviare dal suo sorriso gentile.

In lei generosità, determinazione, forza, coraggio, competenza si integrano alla perfezione
facendone una combattente per le cause della Vita e le istanze del benessere psicofisico.

Chi ha provato ad esorcizzare la potenza dirompente del suo messaggio nei confronti della narrativa dominante
attaccandola personalmente o sulla base di presunti errori nella presentazione delle evidenze tecnico-scientifiche a supporto delle sue avvertenze ha fatto tutt’altro che una bella figura.

Se la consapevolezza della molteplicità dei suoi interessi e delle sue attività-collaborazioni
(Loretta è protagonista di associazioni dello spessore di Corvelva, Comilva, RinascimentoItalia)
insieme alla consultazione del suo CV permettono di soppesare adeguatamente l’eccelsa qualità della sua formazione e della sua esperienza è solo leggendola e ascoltandola che si può apprezzare il carattere di forte rottura con le spiegazioni circolanti delle verità scientifiche di cui si fa ambasciatrice contro la propaganda dilagante che diffonde e usa la paura del contagio e la concomitante improrogabile necessità, quale unica arma utilizzabile di reclusioni coatte e vaccinazioni di massa.


CV-English-Loretta-Bolgan-2019-1Download 

 

Un virus batterico

La tesi sostenuta dalla Bolgan, sin da luglio scorso, che il virus che provoca il covid fosse un virus batterico,
ha trovato recente conferma nei risultati della ricerca del dott. Carlo Brogna con cui la dott.ssa Bolgan ha attivamente collaborato; primi al mondo a fotografare e guardare in faccia il virus.

La sua natura batterica spiega come mai risultino efficaci contro il virus gli antibiotici, utilizzati tra l’altro da quei medici che hanno individuato sul campo la terapia domiciliare precoce al cui successo, praticamente totale,
nel trattamento tempestivo dei malati covid a casa dei pazienti non hanno fatto seguito la promozione e la diffusione della stessa da parte del governo e del CTS che continuano inspiegabilmente ad ignorarla.

La natura batterica del virus è coerente, inoltre, con la constatazione che gli immuno probiotici siano efficaci nel suo controllo.

A domanda la dott.ssa specifica che la consapevolezza della natura del virus ha grande importanza
per la individuazione della corretta terapia e prevenzione avendo «un impatto notevole in tutte quelle che sono le conoscenze relative alla sua modalità di trasmissione, mettendo in discussione tutta la procedura che è stata messa in opera per il suo contenimento quali le mascherine, il distanziamento ecc. perché presuppongono una diffusione a livello ambientale del virus, che si trova nell’ambiente, diversa da quella prevista avendo questo virus un comportamento più simile a un fago.

I batteri fanno da veicolo al virus facilitando l’infezione delle cellule anche eucariote.

Il virus, è documentato, entra quindi anche nelle cellule epiteliali così come nei macrofagi.

Principalmente però è un virus che infetta i batteri attraverso i quali stimola la grande tempesta di citochine
insieme ad una forte produzione di tossine batteriche responsabili tra l’altro di tutte le manifestazioni neurologiche del covid.

Parlando di un virus che ha caratteristiche più da enterovirus, il contagio avviene per ingestione e non per inalazione; si mette perciò in discussione il fatto che questo sia un virus tipicamente respiratorio cioè che infetta le vie aeree inferiori, quelle polmonari.

Esso infetta naso e gola ma poi viene ingerito, non viene respirato, a meno che non ci sia un’autoinalazione che è quella che succede quando indossiamo la mascherina…

Tutte queste cose, andavano verificate da subito.

Tutte le misure che noi stiamo prendendo sono del tutto inutili nei confronti di un virus come questo
perché non abbiamo ancora capito o non abbiamo voluto capire, quale è la reale via di trasmissione
e come va trattato il paziente da subito, al primo manifestarsi della sintomatologia
.

Questo virus, insiste la dott.ssa Bolgan, colonizza i batteri iniettando al loro interno il suo genoma.

Tende inoltre a integrarsi nel DNA dell’ospite.

Non sappiamo ancora se si integra completamente o parzialmente.

Se si integrasse parzialmente, nel momento in cui viene stimolata la sua produzione non sappiamo se si producono solo parti del virus, non infettive, o se si attivi tutto il virus provocando una ripartenza dell’infezione.

Mi sono arrivate numerose segnalazioni che le persone che si sono vaccinate con l’antinfluenzale
e poi per il covid dopo circa una settimana sviluppano il covid!


I test tampone indicano che c’è una replicazione virale e questo ci dice che il virus si è riattivato.

Per riattivarsi ci sono due modalità.

Nella prima essa è dovuta alla persistenza del virus nelle cellule batteriche (non dannosa – semplicemente viene riattivata la sua presenza a livello dei batteri),

nella seconda la riattivazione avverrebbe proprio perché si sarebbe integrato nel DNA esattamente come fanno i retrovirus (tipico l’esempio dell’herpes che è un retrovirus integrato).

Questo presuppone che l’RNA del virus dev’essere retrotrascritto e integrato.

Tale comportamento è stato dimostrato per questo virus a livello delle cellule; per il momento si è visto che l’integrazione è parziale, tuttavia le evidenze delle persone che si ammalano dopo la vaccinazione mi fanno pensare che il virus si integri completamente.

Il fatto che si produca una cronicizzazione della malattia si è capito già dopo qualche mese perché le persone continuavano a produrre proteine virali anche dopo mesi, cosa che è stata appurata facendo l’analisi delle feci.

Anche qui abbiamo sbagliato.

Il campione più corretto per studiare questo virus sono le feci, non il tampone salivare!
 
 
Quella a cui faceva riferimento prima è il fenomeno della crossreattività tra influenza e covid?

Sì, perché ci sono delle omologie di sequenza tra virus influenzali e covid che condividono proteine assai simili
per cui se si formano degli anticorpi contro il virus dell’influenza, gli stessi anticorpi si legano debolmente al Sars Cov-2.

Il problema è che gli anticorpi che si formano in seguito alla vaccinazione antinfluenzale si legano al covid
ma poiché lo fanno in maniera debole accade che più anticorpi si legano allo stesso virus.

Quando si forma questo complesso formato da più anticorpi col virus, il virus entra nelle cellule attraverso un recettore diverso dall’ACE2.

In questo caso il complesso si serve del recettore Fc-gamma che è presente nelle cellule del sistema immunitario, in particolare nei macrofagi, nei mastociti e in altre cellule di questo tipo.

Quando il virus entra nei macrofagi attraverso questa via, esso blocca la risposta antivirale del macrofago e quindi gli interferoni antivirali, cominciando così a replicarsi in maniera incontrollata all’interno delle cellule del sistema immunitario.

Da qui la stimolazione della produzione di citochine
.

Ecco il meccanismo con cui si innesca la complicanza.

Questo è quello che chiamiamo il potenziamento della malattia che si produce in maniera molto rapida e incontrollata.


Una versione amplificata della recidiva dell’influenza?

Esattamente. Sì, anche con il virus dell’influenza succede la stessa cosa.

Il potenziamento della malattia nel caso dell’influenza è possibile dopo la vaccinazione antinfluenzale.

Soprattutto negli over 65 si manifesta questo fenomeno molto pericoloso.

Teniamo conto, infatti, che soprattutto tra gli anziani la percentuale dei vaccinati che manifestano un potenziamento è alta, aggirandosi intorno al 50%.

La vaccinazione li predispone alla complicazione fatale soprattutto se sono compresenti più patologie.

Di conseguenza il fenomeno del potenziamento è un fenomeno che va evitato cercando di fermare l’infezione nella prima fase, quella virale.

Quando il sistema immunitario non riesce a bloccare il virus nella prima fase può succedere che si inneschi la complicazione, perché nel tentativo di bloccare il virus esso ha tutto il tempo di andare ad infettare le cellule del sistema immunitario ed è questa infezione a provocare la complicazione grave fatale.

Quest’ultima è quindi conseguenza di un potenziamento della malattia che si attiva con gli stessi anticorpi che la persona sta producendo contro il virus perché se c’è una produzione precoce di anticorpi che non sono molto affini ed efficaci per il virus, essi purtroppo sono in grado di legarsi al virus e causare di per sé il potenziamento.

Se la persona avesse anticorpi provenienti dal vaccino antinfluenzale, da un vaccino covid o anche da infezioni covid pregresse essa corre un rischio maggiore di sviluppare il potenziamento, anche da subito.


Dottoressa, se non ho interpretato male, la letteratura scientifica riporta che la sperimentazione di vaccini contro le prime forme di Sars e di Mers, all’inizio del secolo, condotta, in fase preclinica, sugli animali, quando quest’ultimi venivano reinfettati con il virus selvatico, dopo essere stati vaccinati, manifestavano il fenomeno del potenziamento e della complicazione fatale tanto da indurre da causare il blocco della sperimentazione di quei vaccini. È così?

Sì, è proprio così.


Come mai allora è stata ripresa, e proprio sugli umani?

Ho documentato già nel primo libro che ho scritto sui vaccini, questa problematica,  peraltro ben nota, sin dall’inizio, anche alle agenzie regolatorie e ai produttori.

Se si va a leggere quello che ho scritto vi si trova documentato che nella prima riunione con le agenzie regolatorie e i produttori per decidere cosa fare nel pieno della pandemia, che l’argomento centrale a quel tempo era proprio il rischio di potenziamento della malattia.

Ne erano, quindi, perfettamente a conoscenza ma hanno comunque utilizzato la procedura accelerata (fast track) prevista per situazioni di estrema gravità.

Non si sapeva ancora bene che tipo di andamento la pandemia avrebbe manifestato nel corso del tempo,
se sarebbe potuta diventare qualcosa di catastrofico.

Davanti a tale incognita hanno deciso comunque di prendersi il rischio di fare il vaccino sperimentandolo direttamente sull’umano, in parallelo con gli studi preclinici.

Questa scelta in una valutazione beneficio/rischio risulta nettamente sbilanciata verso il rischio.

Negli studi preclinici, che a una occhiata anche superficiale appaiono strutturati nello stesso modo
– io per ora ne ho approfondito solo uno e attualmente sto approfondendo quelli della Pfizer – ,
si può constatare che essi - gli animali - vengono vaccinati per poi infettarli successivamente con il virus contagioso con la stessa sequenza del vaccino e non con virus circolanti.

È evidente che con questa modalità non siamo assolutamente in grado di sapere se il vaccino protegge o meno dall’infezione o se può avere provocare un potenziamento della malattia.

Tutti gli studi sulla SARS sono stati fatti con virus ingegnerizzati, quindi con una sequenza modificata rispetto al virus della SARS originale.

Questo ha permesso di constatare il potenziamento della malattia.

Teniamo conto che in questo caso il potenziamento della malattia non è trascurabile perché impatta gran parte dei vaccinati. 
 
Se si considera ad esempio il caso ben conosciuto del virus sinciziale respiratorio, il relativo vaccino è stato testato sui bambini con problemi di bronchiti, broncheoliti e simili.

Hanno riscontrato che l’80% dei bambini, rispetto ai non vaccinati,
ha sviluppato il potenziamento della malattia e molti di loro sono anche morti
.
 
Il vaccino contro la dengue che ha la stessa problematica è stato ritirato e la ditta produttrice è stata denunciata per non aver preso in considerazione il problema del potenziamento pur conoscendolo con la conseguenza di aver causato la morte di bambini vaccinati.


La precauzione sarebbe stata d’obbligo, soprattutto non è accettabile che sia stata data un’autorizzazione seppure condizionale per un vaccino per il quale non si è escluso, in maniera chiara e definitiva, il rischio di causare il potenziamento.

Grandi riviste, quali Science, Nature e altre, anche recentemente, hanno lamentato il fatto che non ci sono ancora dati su quest’aspetto e ecco, tutto questo è inaccettabile!
 
 
Ho letto, credo sul suo e-book, che gli studi preclinici sugli animali, fatti per gli attuali vaccini covid, sono stati svolti in fretta e furia e in parallelo alla sperimentazione sull’uomo grazie alla concessione della procedura fast track ma su modelli animali che non sviluppano la complicanza del covid con la conseguenza che non è stato possibile verificare se questi vaccini possano o meno causare potenziamento della malattia.

Sì, a breve analizzerò gli studi che la Pfizer ha presentato all’EMA come prova della sicurezza e dell’efficacia di questo vaccino.

Attenzione che i primati non sono la specie animale corretta per testare il vaccino proprio perché non sviluppano la complicazione grave e fatale.

Non possiamo sapere quindi se il vaccino protegge.

La sua funzione sarebbe propriamente quella di evitare che le persone sviluppino questo genere di complicazioni!

Se, infatti, dovessimo proteggere le persone da un semplice raffreddore, è del tutto evidente che del vaccino potremmo farne tutti a meno.


Dagli studi preclinici sappiamo che non è sterilizzante ossia che non impedisce la trasmissione del contagio.

Il vaccinato può comunque prendersi l’infezione e sviluppare la malattia, sintomatica o asintomatica, non sappiamo ma è noto che può infettare gli altri. 
 
L’infezione si contrae perché se la persona dovesse venire a contatto con il virus circolante essa è esposta, a tutti gli effetti, alla stregua di una persona non vaccinata, a contagio e trasmissione del virus.

In definitiva il vaccino non interrompe la catena della trasmissione del virus.


Pensare che c’è chi parla di dare un patentino di immunità a chi si sottopone alla vaccinazione,
un patentino di immunità per un vaccino che non garantisce nessuna immunità…


Il patentino non ha senso a priori.

Non trovo corretta questa strategia in ogni caso.

A mio avviso queste infezioni stagionali hanno modalità di diffusione assai simili.

Come con l’influenza l’unica cosa che possiamo fare è curare a casa la persona sintomatica finché non sta bene; anche nella fase di convalescenza dovrebbe starsene a casa almeno quindici giorni finché non recupera completamente.

Questo andrebbe fatto per qualsiasi tipo di malattia infettiva.

Di solito, invece, quando una persona è influenzata, passati i consueti tre giorni di febbre torna al lavoro
ma il tempo necessario al sistema immunitario di risolvere l’infiammazione e fare i ripari del danno
richiederebbe che la persona se ne stesse a casa tranquilla, a curarsi e a riposare.

È questa la cosiddetta quarantena inversa.

Tengo a casa il malato, lo curo, cerco di isolarlo, mantenendo con lui un contatto minimo indispensabile;

tutti gli altri si lasciano liberi di uscire, soprattutto la fascia maggiore della popolazione che è quella che non manifesta sintomi e se li manifesta sono in ogni caso nella fascia dei sintomi influenzali che si risolvono senza che si abbia la complicazione grave.


Precauzione e monitoraggio stretto degli anziani a rischio che vanno curati, in maniera tempestiva appena si manifestano i primi sintomi.

Prevenzione per tutto il resto della popolazione.

Fare quindi un investimento importante e sostanziale sulla prevenzione e sulla cura della fase influenzale
ed evitare il tracciamento dei positivi a base di tamponi che strategicamente non è così fondamentale, viste oltretutto le problematiche di gestione del poco personale e delle risorse finanziarie di cui disponiamo.

D’altra parte teniamo conto del fatto che ci sono degli studi che ci stanno dando l’informazione
che gli asintomatici, per loro caratteristica, hanno selezionato all’interno del loro organismo, dei virus attenuati.

Gli asintomatici, quindi, selezionano dei mutanti che in realtà non sono in grado di causare la malattia.

Questo il motivo per cui sono asintomatici.

Essi sono potenzialmente infettivi, però infettano a basso grado.

In definitiva è come se fossero dei vaccini naturali perché infettano le persone a basso grado
attraverso virus attenuati in modo naturale attraverso il loro organismo.



Una vaccinazione naturale. Bisognerebbe abbracciarsele queste persone quando si incontrano.

In teoria sì, in teoria sono quelli che fanno finire prima l’epidemia perché permettono la diffusione rapida del virus in forma di mutante non pericoloso diverso da quello che può causare la malattia;
finendo prima la malattia essi impediscono anche la selezione di mutanti più aggressivi e pericolosi.

Hanno quindi varie finalità.

Una parte consistente della letteratura e degli studi che non sono stati fatti a sufficienza per vedere perché l’asintomatico è asintomatico e perché l’asintomatico è tale rispetto a uno che si prende la malattia;
sembra che la ragione stia nei mutanti che si stanno replicando nel loro organismo.

Teniamo conto, infatti, che una persona che ha un sistema immunitario efficace seleziona, tra i vari mutanti che si formano durante la replicazione del virus, quelli che sono meno pericolosi se il sistema immunitario è robusto
perché riesce a eliminare quelli che possono creare un danno all’organismo.

Viceversa quelli che sono attenuati sono quelli che rendono la persona asintomatica.

In chi, invece, ha un sistema immunitario depresso o intossicato dall’uso di troppi farmaci come nel caso degli anziani o delle persone che hanno patologie che causano l’immunodepressione, il virus sfonda una porta aperta, per cui si replica in maniera incontrollata anche con mutanti più pericolosi che si replicano più rapidamente e sono più aggressivi.

Ecco, bisognerebbe, aver studiato con molta più attenzione questi fenomeni.

Si sarebbe potuto capire molto se si fosse fatto un lavoro approfondito sul sequenziamento.

Se avessimo sequenziato fin dall’inizio i virus sia nelle persone che hanno sviluppato la patologia grave fatale
sia in quelli sintomatici che non sviluppano la patologia grave e negli asintomatici forse saremmo riusciti a capire un po’ meglio la dinamica di questa infezione.

Soprattutto bisognava andare a studiare nel dettaglio la diffusione ambientale del virus.

Di recente cominciano a venire fuori studi cinesi molto importanti che ci dicono che il virus si trova nell’acqua, si trova nella verdura annaffiata, si trova nella carne macellata, addirittura nell’acqua dei prodotti congelati!

Questo vuol dire che siamo in presenza di una diffusione ormai capillare che rende del tutto inutile il contenimento attuato attraverso il distanziamento se il virus si trova ormai dappertutto. 
 
 
Quindi gli asintomatici piuttosto che tenerli in quarantena avremmo dovuto lasciarli circolare…
Le chiedo allora pensando all’altra faccia della medaglia se può essere che il vaccino possa contribuire a indurre una selezione di mutanti più contagiosi e più pericolosi


Certo che sì!

Fa vaccino resistenza.

Sì, dobbiamo tener conto che i virus a RNA, a singolo filamento come questi, formano rapidamente mutanti, soprattutto nella parte della Spike ché quella è immunogenica, riuscendo così a sfuggire rapidamente a quello che è l’attacco del sistema immunitario, soprattutto adattativo.

C’è, infatti, un RNA polimerasi RNA dipendente che introduce molti errori nella sua replicazione, formando, quindi, molto rapidamente mutanti con mutazioni che sono presenti in tutti i virus del nuovo mutante, ossia in tutte le copie, al 100%.

Può però formare anche una popolazione di mutanti minori, presenti in una percentuale che varia dal 20 all’80% del mutante maggiore che si chiamano quasispecie.

Quindi accanto al mutante maggiore si hanno anche centinaia di questi mutanti minori, tutti in equilibrio competitivo tra di loro.

Quando si vaccina si producono degli anticorpi specifici per l’antigene vaccinale ma questi anticorpi prodotti attraverso il vaccino non sono in grado di legarsi a tutti i mutanti minori, quindi i mutanti minori che sfuggono dal legame con l’anticorpo vaccinale sono propriamente quelli che si replicano e fanno la resistenza perché godono di un vantaggio selettivo.

Essi vengono quindi selezionati proprio dalla vaccinazione ed ecco la vaccino resistenza!

Ed ecco che la famosa variante di Londra, così come quelle che si sono manifestate in Francia o altrove
potrebbero avere questa origine. Facile presupporre che siano state causate dalla vaccinazione.

Bisognerebbe fare uno studio per vedere se le mutazioni cadono nel sito di legame degli anticorpi vaccinali
perché se così fosse allora è stato effettivamente il vaccino a creare le varianti.

In ogni caso, dal punto di vista della plausibilità biologica è assai probabile che si originino mutanti da vaccino resistenza.

Più vacciniamo la popolazione più rapidamente creiamo vaccino resistenza.
 

Il risultato sarà che invece di avere un effetto gregge

(loro dicono che bisogna vaccinare il 75% della popolazione perché si riesca ad interrompere il contagio) saremo di fronte a un virus che il vaccino non potrà contenere

perché la trasmissione non si interrompe vaccinando e non ha alcun senso parlare di effetto gregge.


Si otterrà viceversa l’effetto contrario, ossia la vaccino resistenza e anche molto rapidamente!