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8 lug 2010

Il Market Maker

Iniziamo ora a parlare del Market Maker. E' la parte più complessa, che nei manuali online viene pressoché del tutto ignorata, pur essendo una componente importantissima, direi fondamentale. D'altro canto, un manuale può trattare le questioni da un punto di vista prettamente tecnico mentre quella contro il Market Maker è una lotta tra esseri umani, dove contano qualità quali l'esperienza e l'astuzia, in misura pari, se non addirittura superiore, alle conoscenze tecniche. Ma andiamo con ordine: iniziamo con lo spiegare chi è il Market Maker.
Il Market Maker è un intermediario finanziario, il cui compito è quello di garantire che sul book sia sempre presente almeno una quantità minima prestabilita di titoli trattabili, sia in lettera che in denaro, con uno spread contenuto entro un dato range. Ovviamente, tale figura è un soggetto nominato dall'emittente perché è l'emittente che ha sottoscritto, per accettazione, il regolamento Consob. Risulta quindi evidente, come prima cosa, l'esistenza di un conflitto di interessi tra il Market Maker e l'investitore; tant'è vero che, in ogni avviso e prospetto di inizio negoziazione, tale conflitto è chiaramente menzionato tra i rischi connessi allo strumento. Il Market Maker è quindi uno o più soggetti reali, operanti per conto di una società finanziaria, il cui interesse è evidentemente correlato a quello dell'emittente. La questione non è di poco conto perchè questo significa che non si opera in regime di libero mercato ma ci si deve confrontare con un regime di prezzi imposti; imposti da chi? Dall'avversario. Sul book non troverò un dinamico alternarsi di domanda e offerta ma troverò semplicemente un prezzo denaro e un prezzo lettera; al massimo, sporadicamente, può accadere che qualcuno piazzi una offerta entro lo spread del Market Maker ma nulla di più. I prezzi si muoveranno seguendo l'andamento del sottostante ma saranno sempre i prezzi imposti dal Market Maker. Se nel mercato azionario, almeno sul piano teorico, il prezzo è governato dai sentimenti eterogenei degli investitori, nel mercato opzionario i prezzi sono imposti, nei fatti, da un unico soggetto: il Market Maker. E' quindi evidente che non è sufficiente saper individuare tempestivamente il trend ma occorre saperlo anticipare. Se, per acquistare una call, per esempio, attendo la conferma del rimbalzo sul supporto, il prezzo della call sarà già salito, al punto che l'operazione potrebbe risultare non più conveniente; dovrò invece agire un attimo prima, quando il suo prezzo è ancora calante e il Market Maker non ha ancora invertito il trend dei prezzi dell'opzione. Tenuto conto che, su un siffatto mercato, risulta tecnicamente impossibile impostare uno Stop-Loss, ne risulta chiara la necessitò di un'attenzione continuativa ai movimenti del mercato e il grado di rischiosità insito nell'operazione. Considerato il non indifferente spread tra denaro e lettera, un errato ingresso su un supporto mancato, anche nel caso di una tempestiva uscita, può facilmente comportare una perdita intorno al 10% del capitale investito. Diverso è il caso in cui ci trovassimo in una situazione di trend di lungo ben definito: allora limiterei il rischio entrando a rimbalzo confermato, pagando un prezzo più alto, perché il guadagno atteso prometterebbe di coprire ampiamente la maggiore spesa. Finora abbiamo guardato alle opzioni come oggetto di speculazione ma, di questi strumenti, se ne può fare anche un altro uso, molto più tranquillo e per niente rischioso anzi protettivo, molto utile in periodi di congestione ed elevata volatilità dei mercati azionari come di questi tempi. Supponiamo che un certo titolo abbia rimbalzato sul supporto e, a ragion veduta, decidiamo di investire ma il mercato è sottile, il trend è incerto, i rischi, nonostante tutto, restano elevati. Mettiamo lo Stop-Loss ma questo, pur limitando i danni, comporterebbe comunque una perdita significativa; come ci possiamo proteggere? La soluzione, tutto sommato, è semplice: acquistiamo una put. Con un poco di esperienza, potremmo mettere al sicuro l'intero investimento: se il titolo salirà, coprirà la perdita sulla put (che bisognerà però scaricare quanto prima); se il titolo scenderà, lo Stop-Loss bloccherà la perdita mentre la put, nel frattempo, recupererà il denaro perso sull'azione.
Abbiamo visto chi è il Market Maker ed abbiamo avuto un primo approccio con l'avversario. Prossimamente inizieremo a vedere le varie fasi della seduta e il comportamento del Market Maker.

30 giu 2010

Ancora sul valore "Tempo"

Di primo acchito, si potrebbe credere che il valore temporale di una opzione, traslato su un asse cartesiano, assuma la forma di una linea retta, inclinata in maniera proporzionale al trascorrere del tempo. Non è così.
A questo punto, si è già intuito che il valore di una opzione è dato dalla somma di due valori: uno intrinseco allo strumento medesimo, dato dalla semplice differenza algebrica tra il prezzo corrente del sottostante e il valore di strike e l'altro, dipendente dalla funzione "Tempo", la cui rappresentazione richiederebbe complesse formulazioni di tipo differenziale. Senza avventurarci in questioni complesse, vediamo di spiegarne la dinamica in maniera intuitiva.
Ognuno di noi conferisce al "Tempo" un valore soggettivo: ciò può dipendere da innumerevoli fattori che congiuntamente interferiscono sulla psiche dell'investitore. Per esempio: un investitore, abituato ad investimenti a lungo termine, avrà ragionevolmente maggior timore di una scadenza a breve di quanto possa dimostrarne un trader. Ecco quindi che i due assegnerebbero un diverso indice di pericolosità alla funzione "Tempo". Se guardiamo la cosa da un altro lato: ponendosi nell'ottica di acquisto di una medesima opzione, i due si porrebbero diversi limiti di prezzo all'acquisto e, visto che, come si è detto, il valore intrinseco è una questione puramente algebrica, non resta che ricondurre il tutto ad una diversa valutazione del valore finanziario del "Tempo". Il "Tempo" ha quindi una valenza soggettiva e questo fa sì che la sua quantificazione, in termini finanziari, non disegni un andamento lineare ma subisca violenti decrementi nelle fasi iniziale e terminale della vita di uno strumento finanziario. Tutto questo, in fondo, è facilmente intuibile.
Se inizialmente, sul valore alto all'emissione dell'opzione gioca l'interesse dell' emittente, nella fase terminale, il valore temporale viene abbattuto dall'evidente esaurimento delle speranze di incremento dei guadagni. E' del resto evidente che, in presenza di un periodo discretamente lungo sussistano ragionevoli probabilità che un titolo possa compiere escursioni di prezzo anche significative ciò non è più attendibile in un arco di tempo molto limitato. Se vogliamo fare un paragone, possiamo pensare alle nostre rispettive performances di studenti. Ricordate? A inizio dell'anno scolastico grandi promesse e aspettative poi, ben presto, si ripiegava nel solito tran-tran dove ogni giorno era in fondo uguale al precedente e al successivo. La data dell'esame si avvicinava inesorabilmente eppure questo non scuoteva più di tanto i nostri animi se non nelle ultime settimane. A ben vedere, ognuno di noi, altro non faceva che assegnare un soggettivo valore temporale all' opzione "Maturità".
Visto che il prezzo di una opzione è inizialmente stabilito dall'emittente, è evidente che quest'ultimo sarà egoisticamente portato ad assegnarle il massimo valore temporale ed è per questo (ma vi sono anche altri motivi che vedremo in seguito) che, salvo casi particolari, non è cosa saggia acquistare un'opzione alla sua emissione o poco dopo: il prezzo è ancora troppo alto e difficilmente recupereremmo tutto il capitale investito.
Altrettanto delicato è acquistare l'opzione quando è prossima alla scadenza: mano a mano che trascorrono le sedute, il valore temporale decresce rapidamente quindi i rischi di perdita tornano ad essere elevati.
Diciamo che l'arco temporale meno pericoloso, lungo la vita di un'opzione, è quello compreso tra quattro e un mese dalla scadenza. Prima e dopo, potrebbe risultare alquanto difficile recuperare completamente un eventuale errore di timing. Questo non toglie che si possa investire, con opportunità di guadagni decisamente elevati, anche in opzioni dalla vita residua molto breve (anche una o due settimane) ma necessita tantissima esperienza e le perdite potrebbero essere ingenti anche a fronte di una corretta individuazione del trend. Ma queste cose le comprenderemo ancora meglio quando parleremo del "Market Maker" e dei suoi giochetti decisamente poco leali.
Con questo, credo di aver raggiunto lo scopo di sensibilizzare ognuno circa l'importanza di valutare correttamente il tempo, anche nei dettagli, quando si investe in opzioni. Ora passeremo ad esaminare il vero avversario, quello in carne ed ossa, che non possiamo vedere ma, vi garantisco, talvolta ho l'impressione di udire sogghignare o imprecare dentro al monitor (a seconda di chi l'ha spuntata nell'occasione).

22 giu 2010

Le opzioni e il tempo

Prima di proseguire nel discorso sulle opzioni, voglio sincerarmi che sia ben chiara l'importanza del valore del tempo e quanto esso possa incidere sul valore di un investimento finanziario. A tale scopo, presenterò il prezzo di riferimento odierno di tre Call Fiat, tutte aventi identico strike ma diversa scadenza.


IT0004578842      Call10    scadenza 03/09/10    prezzo 0,0525

IT0004600919      Call10                 03/12/10              0,10

FR0010862193      Call10                 16/12/11              0,185


La differenza di valori è macroscopica. Soprattutto risulta evidente il forte abbattimento di valore che subisce l'opzione, per il solo effetto del trascorrere del tempo. Ancora maggiori sarebbero gli effetti nel caso in cui il sottostante dovesse, nel frattempo, subire un deprezzamento. La componente "Tempo" è quindi un fattore essenziale ed assolutamente non trascurabile per questo tipo di investimento. Proprio a causa delle deleterie implicazioni temporali, l'investimento in opzioni raramente è adatto a strategie long e comunque comporta l'assunzione di rischi eccessivi anche in presenza di una lucida visione delle prospettive di lungo termine, dei mercati quanto del titolo in questione.
Una delle più funeste tentazioni del neofita, una volta intuite le potenzialità delle opzioni, è quello di acquistarne, con poca spesa, una discreta quantità di quelle cosiddette "Too Out of The Money" (molto fuori valore) ma con scadenza decisamente lontana nel tempo, confidando nella presunta contestuale sottovalutazione del sottostante. L'idea, in fondo, è quella classica del "colpo gobbo" che, con un minimo investimento, nel volgere di uno o due anni, consegua un plusvalore "che ti cambia la vita". In realtà la sua vita non cambierà affatto e gli resterà solo l'amarezza per il capitale irrimediabilmente perduto. Le possibilità di riuscita di una simile strategia, se così la vogliamo chiamare, non sono molto dissimili da quelle di un sei al Superenalotto. Sebbene alcuni lo affermino con convinzione, la borsa non è una affatto roulette; "investire" non è sinonimo di "puntare" e richiede metodo, conoscenza e ponderatezza mentre per la roulette è sufficiente conoscere i numeri.
Al contrario, le opzioni possono rivelarsi molto efficaci nelle strategie di breve o di brevissimo termine. Non è raro il caso in cui una Call (o una Put) raggiunga l'obiettivo nel volgere di poche decine di minuti. Solo occasionalmente si rivela conveniente mantenere una posizione in opzioni per più di due o tre sedute. Il sistema per ovviare al problema del tempo e ai danni che che comporta il suo trascorrere, in fondo, è uno solo: ridurre il tempo ad entità ininfluenti.
Con questo però non abbiamo assolutamente esaurito l'argomento. Il tempo, nel mondo delle opzioni, è la caratteristica più influente e complessa e con essa è indispensabile imparare presto a confrontarsi. Per ora abbiamo visto come la variabile "Tempo" agisca da componente negativa; nel successivo post cercherò di parlare di come essa influisca durante le varie fasi della vita di un'opzione.
Buondì.. Ottimo post di Matisse..ma occòrre sottolineare la pericolosità di tali strumenti... essi possono generare lauti guadagni ..ma anche ingenti perdite..i neofiti a parer mio farebbero meglio a starci lontani ..almeno finchè rimango tali..( su questi strumenti non mi ritengo neanche tale)
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Neofiti..ecco prendiamo Unipol col suo aumento di capitale..semplice e lineare..ma tutti sono in grado di comprenderlo?Non credo, partiamo dall'inizio ..Unipol pensa di fare cosa gradita spiegando l'aumento nel prospetto depositato alla Consob..con una risma di 289 pagine...esse contengono di tutto,ma, quelle inerenti all'aumento sono circa 15...

Ora da profano ci avrei infilato un piccolo esempio pratico ( visto che alcune pagine sono intonse).ma naturalmente la cosa non viene ritenuta necessaria.

Intanto gli aumenti sono 2 e non 1..
Il primo va in scadenza a fine mese, consiste nella possibilità di acquistare ad un prezzo concordato un determinato numero di azioni (3 ogni 7 possedute) ..

ora mettiamo che possediamo 15215 azioni...significa che possiamo comprare( sempre che lo si voglia)6250...al prezzo prefissato ..

il calcolo e presto fatto--- Num.Azioni possedute . diviso 7 moltiplicato 3= 6250..

Tale operazione conviene? si se il titolo vale più dell'offerta nì se vale meno....ma visto che la quotazione si abbassa..forse conviene esercitarlo solo in parte...
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Sulle 6250 nuove azioni si possiede un ulteriore Warrant.. con scadenza 2013...e solo su quelle..

tale warrant a sua volta permette di acquistare sempre ad un prezzo prefissato un determinato quantitativo questa volta di 2 azioni ogni 13 warrant posseduti..

opzioni pro e contro : pro se il titolo rimane superiore o al livello delle nuove emissioni..
contro se scende al di sotto.. contro perchè il momento non è dei migliori ed infine perchè non e ancora chiaro a cosa servirà tale aumento..

Opzioni Call e Put

Iniziamo un discorso sulle opzioni Call e Put, diversamente note come Covered Warrant o Plain Vanilla, cercando di fare un poco di chiarezza su questo angolo di mondo finanziario molto volatile ma poco conosciuto e sovente demonizzato, non sempre a ragione. Su molti siti di banche e società di affari, esistono diversi manuali tecnici su questo argomento e chi fosse interessato ad addentrarsi in questo mondo, per certi versi entusiasmante, troverà molto materiale didattico, anche di valida fattura. Questi manuali, puramente teorici, benchè validi e propedeutici, non aiutano molto a comprendere l'ambiente di questo mercato, tutto sommato di nicchia, e le trappole di cui è disseminato. Su questi aspetti, per nulla secondari anzi, direi determinanti, intendo cimentarmi tentando di trasmettere le mie esperienze, maturate nell'arco ormai di più di due anni. Logicamente, l'argomento è tale per cui non potrò prescindere, cercando comunque di mantenermi nei limiti della comprensibilità per un neofita, di ricorrere qua e là a termini e definizioni specifiche, per consentire comunque una certa organicità al discorso. La definizione di CALL e PUT, di per sè è molto semplice: si tratta di opzioni a comprare (call) o vendere (put), ad una data stabilita, un determinato quantitativo di uno specifico titolo azionario, fissandone anticipatamente il prezzo. Tali strumenti finanziari, caratterizzati ognuno dal suo codice ISIN, sono emessi e trattati sul mercato Sedex da società emittenti quali banche (es. Unicredit) o società d'affari (es. Goldman Sachs) appositamente autorizzate dalla Consob.
Vediamo però, con un esempio, in cosa consistono. Se acquisto una Call11FSet10, acquisto la facoltà (e non l'obbligo) a comprare, entro una ben precisa data di Settembre 2010, un certo quantitativo di azioni Fiat, al prezzo di 11 Euro. Diciamo subito che, alla scadenza, non sarò obbligato (ma lo potrei esigere) ad acquistare materialmente le azioni in opzione perchè la società emittente, con la sottoscrizione dell'opzione, si impegna a regolarizzare, a mio favore, l'eventuale differenza positiva che ne derivasse dall'operazione.
Questo cosa significa? Significa che se, rifacendomi all'esempio precedente, allo scadere dell'opzione, l'azione valesse 12 Euro, l'emittente mi verserebbe 1 Euro per ogni azione in opzione. Le dolenti note si leverebbero alte nel cielo qualora l'azione, a tale scadenza, valesse meno di 11 Euro perchè, a questo punto, l'emittente non pagherebbe nulla ed io avrei perduto l'intero capitale investito. Ovviamente, nel caso di opzione Put, il ragionamento si inverte. Tutto sommato, possiamo sinteticamente spiegare il Covered Warrant come un normalissimo Warrant, con la differenza che, anzichè scaturire dallo stesso soggetto che ha emesso le azioni sottostanti, è generato e gestito da un soggetto terzo.
A prima vista potrebbe sembrare un investimento dove il rischio supera di gran lunga il beneficio ma non è così. Vedremo però in seguito come l'effetto leva influisca sui Covered Warrant (CW). Per il momento, fermiamoci alla considerazione che, a differenza dei titoli azionari, si tratta di uno strumento finanziario derivato (che deriva cioè il suo valore da un altro titolo) caratterizzato da una precisa scadenza temporale. Una Call 19/09/10, per esempio, cesserà di essere trattata sul mercato di riferimento, da quella precisa data anzi, ad essere precisi, da tre giorni prima. Chi, a quella data, fosse in possesso di un pacchetto di tali opzioni, non avrebbe più possibilità di venderle. Da tutto questo, dovrebbe apparire ovvio che, il valore dell'opzione non risulterà regolato unicamente dalla differenza lineare tra il prezzo corrente dell'azione sottostante e quello imposto alla scadenza, ma sarà la risultante della somma tra questo ed un intrinseco un valore temporale, destinato ad azzerarsi nel tempo. D'altro canto, risulterà ovvio a tutti che, un'opzione ad acquistare Fiat a 11 Euro entro il 12/2012 debba avere un valore maggiore di quella che, a parità di condizioni, scadrà fra tre mesi appena.
Per semplificazione, ho collegato le opzioni Call e Put alle azioni ma, oltre che nei confronti delle Blue Chip, sul mercato esistono opzioni per i "sottostanti" più disparati: indici, materie prime, monete ecc. ma la filosofia dello strumento non cambia. L'emissione di Covered Warrant è a frequenza trimestrale e l'emittente ne da comunicazione attraverso gli organi informativi della Consob. Accade così che, periodicamente, siano consultabili, sul sito di Borsa Italiana (ma non solo), gli elenchi delle nuove emissioni, delle loro caratteristiche, dei rischi connessi, delle modalità di sottoscrizione e di quant'altro previsto dalla normativa vigente. Tra le altre cose, sullo stesso portale, si può trovare il listino (ritardato di 20 min.) di tutti i CW trattabili. Normalmente, le opzioni hanno una durata, a partire dall'emissione, che può andare da un minimo di tre mesi ad un massimo che non supera mai, nei casi estremi, i due o tre anni. Prima di addentrarci nello specifico sarà però opportuno redigere un breve glossario dei termini più ricorrenti

  •  Emittente    la società che emette il titolo 
  • Tipologia    Plain vanilla (altresì Covered Warrant) termine anglosassone che definisce genericamente una negoziazione standard 
  • Sottostante    Titolo cui si riferisce lo strumento 
  • Facoltà        Tipo di opzione (Call o Put) 
  • Strike        Valore convenuto del sottostante 
  • Scadenza    Data in cui scade l'opzione 
  • Rapporto    rapporto  n.azioni/n.opzioni (sull'azionario è solitamente 0,10)

Una caratteristica importante di questi strumenti, oltre all'intuibile e classico utilizzo in termini puramente speculativi, è l'uso che se ne può fare in ottica prettamente di "copertura" su un investimento azionario ma di questo parleremo dopo aver concluso la parte descrittiva dello strumento finanziario.