7 set 2026

Egregio dottor Monti.........ma mi faccia il piacere

 

Egregio Professor Monti,

premetto che non è questa la sede e non intendo difendere le posizioni politiche di Futuro Nazionale.

Tuttavia difendere qualcuno non significa approvarne ogni idea. 

 

Significa pretendere che gli siano attribuite le idee realmente espresse, 

non quelle che fanno più comodo all’accusa.

 

Non possiedo, naturalmente, i suoi titoli. 

Non sono stato presidente della Bocconi, commissario europeo, Presidente del Consiglio, ministro e senatore a vita.

Il suo curriculum è un’enciclopedia; il mio, al confronto, una nota a piè di pagina. 

Ma proprio nelle note a piè di pagina, Professore, normalmente si trovano le fonti.

Essermi trovato nella mia carriera prima dalla parte di chi difende e poi anche da quella di chi esercita l’accusa mi ha insegnato una regola elementare:  

chi difende non può cancellare i fatti, ma chi accusa non può inventarli.

 

A Cernobbio Vannacci ha formulato una tesi politica per alcuni discutibile, ma chiara: 

meno burocrazia europea, 

stop all’ulteriore integrazione politica, 

maggiore sovranità nazionale, 

difesa dell’identità culturale 

e un’Europa intesa come piattaforma di collaborazione anziché di coercizione. 

Ha posto questioni sulla perdita di competitività, 

sul peso economico europeo e sulle scelte energetiche.

 

Si poteva rispondergli con dati differenti, magari dimostrare che l’Europa è diventata più competitiva,

che la sua industria si è rafforzata e che la crescente regolamentazione ha favorito crescita e benessere.

 

E invece Lei ha preferito parlare di fascismo, razza italiana, complesso di Calimero, 

Camus, Mitterrand e apparati genitali.

Mancava soltanto la Santa Inquisizione.

Lei ha accusato Vannacci di ricostruire la «narrativa, la retorica e lo spirito del fascismo», 

evocando persino la «razza italiana». 

Accusa gravissima. 

Peccato che nel programma di Futuro Nazionale

non compaiano né la parola “razza” né l’affermazione di una superiorità razziale. 

«Vogliamo dire della razza italiana?», ha chiesto lei. 

No, Professore. 

Non vogliamo dirlo. 

Vuole dirlo lei.

Quando mancano gli atti rimane lo “spirito”: 

una categoria meravigliosa, perché non bisogna individuarla, leggerla o dimostrarla. 

Basta percepirla. 

E contro l’atmosfera fascista, più che la Costituzione, potrebbe essere sufficiente aprire una finestra.

Anche gli accertamenti della Procura militare non riguardano la ricostituzione del partito fascista, ma l’eventuale partecipazione a Futuro Nazionale di militari ancora in servizio. 

 

Capisco che questa precisazione abbia poco ritmo e nessuna colonna sonora,

ma nel diritto i dettagli conservano una certa importanza.

Lei ha perfino abbandonato l’Europa per avventurarsi in una dotta disquisizione

sull’«evirazione seduta stante» e su dove applicare un ipotetico braccialetto elettronico.

Un’autentica lezione di sobrietà istituzionale, impartita — naturalmente —

a chi viene accusato di vivere di provocazioni.

Passare dal PIL europeo agli organi genitali è un attimo e bisogna riconoscerle una certa elasticità.

 

Poi è arrivato il «complesso di Calimero».

Vannacci solleva un problema di competitività;     

 lei gli diagnostica un disturbo psicologico. 

 

Quando non si riesce a confutare il foglio Excel, 

si mette l’interlocutore sul lettino dello psicoanalista.


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