Anche il rapporto Draghi descrive i ritardi europei in materia di produttività, tecnologia, energia e competitività.
Evidentemente anche Mario Draghi, a sua insaputa, è diventato un piccolo pulcino nero.
Lei ha quindi ricordato di avere chiesto sacrifici agli italiani.
Su questo nessuno può darle torto: i sacrifici furono chiesti.
E furono anche ricevuti.
Nel 2012 il PIL diminuì del 2,4%,
la disoccupazione salì al 10,7%,
il debito pubblico raggiunse il 127% del PIL
e la pressione fiscale il 44%. (Fonte: Banca d'Italia).
Sarebbe scorretto attribuire esclusivamente al suo governo una crisi già in corso.
Ma sarebbe altrettanto fantasioso descrivere quella stagione come un raffinato corso collettivo di educazione alla responsabilità.
Alcuni come Lei disponevano di un paracadute istituzionale.
Molti italiani conobbero invece direttamente il pavimento.
Infine, la sentenza:
il programma di Futuro Nazionale violerebbe «in molti punti» la Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Quali punti?
Quali articoli?
Quali proposte?
Da un professore ci si aspettavano almeno le note a piè di pagina.
Invece genericità imbarazzante.
Proporre una revisione costituzionale o una diversa disciplina dei rapporti tra ordinamento nazionale ed europeo può essere per alcuni politicamente sbagliato, imprudente o irrealizzabile.
Ma proporre di cambiare una norma attraverso le procedure previste non significa averla già violata.
Altrimenti ogni riforma costituzionale sarebbe anticostituzionale:
una teoria piuttosto creativa persino per la Bocconi.
Camus e Mitterrand sono citazioni magnifiche.
Ma la bibliografia non sostituisce l’argomentazione.
Altrimenti basterebbe presentarsi ai dibattiti con un’antologia ben rilegata e dichiararsi vincitori.
Quanto agli applausi di Cernobbio,
non mi risulta che abbiano ancora valore di pronuncia delle Sezioni Unite.
Nel 2013, quando a esaminare la sua proposta politica furono gli elettori, il suo partito ottenne poco più dell’8%.
Evidentemente quella commissione d’esame formata dal popolo italiano era meno impressionabile.
Vannacci potrà avere formulato dati da precisare e proposte da contestare.
Ma ha parlato di Europa, economia, sovranità e identità.
Lei gli ha risposto soprattutto con il fascismo, Calimero, Mitterrand e un braccialetto collocato in zona decisamente inconsueta.
Vannacci cercava, secondo i suoi critici, una patente da statista.
Lei si è presentato come esaminatore.
Alla fine, però, ha distribuito etichette al posto delle correzioni,
citazioni al posto delle confutazioni e perfino qualche battuta anatomica al posto dei dati.
A Cernobbio avrà certamente vinto la gara degli applausi.
D’altra parte, giocava in casa.
Sul merito, Professore, la partita è ancora tutta da disputare.
Con il rispetto dovuto ai suoi titoli e con la libertà dovuta ai fatti.
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