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28 gen 2012

IKEA - L'Iva la versa....solo quella però -.

IKEA STRUTTURA SOCIETARIA: UN ROMPICAPO RAGIONATO

Cerchiamo prima di tutto di fare una veloce panoramica sulla struttura societaria di Ikea (avete presenti le matrioske? Ok quelle sono russe ma rendono bene l’idea). Cerchiamo allora di ricostruire i pezzi (proprio come se avessimo davanti un mobile a pezzi appena comprato da Ikea). Nella posizione di controllo di tutto il gruppo c’è una coppia che nel 1982 ha creato in Olanda un’associazione No Profit chiamata Stichting Ingka Foundation. Lui, Ingvar Kamprad , è uno degli uomini più ricchi del mondo. Inter Ikea Holding è venuta in seguito ed è stata fondata nelle Antille Olandesi. Inter Ikea System Bv, controllata da Inter Ikea Holding, è la titolare del “concetto Ikea”, per il quale gli vengono riconosciute ogni anno royalties, che corrispondono come minimo al 3% del fatturato, dalle più di 250 sedi Ikea nel mondo.
Ma veniamo all’Italia, che in questa sede è quello che ci interessa. Quando acquistate un qualsiasi prodotto in un negozio Ikea sullo scontrino potete leggere che è stato emesso da Ikea Italia Retail. Questa società è italianissima: ha sede a Carugate, in provincia di Milano, e paga le tasse in Italia. Retail fa capo alla Ikea Italia Holding, holding italiana con socio unico, la holding olandese appunto. In Italia altre tre società sono registrate con il marchio Ikea: Ikea Italia Distribution, Ikea Italia Property e Ikea Trading Services Italy.
Poiché Ikea non è quotata in borsa è sottoposta a scarsi obblighi di trasparenza se non i fatturati dei Retail, ovvero dei negozi dislocati.
Quello che Retail, Property e Distribution possono fare è scambiarsi i dati: questo, relativamente alle voci di bilancio, permette di spostare le voci in positivo fuori dall’Italia riducendo gli oneri fiscali nel nostro Paese.
Prendiamo poi nello specifico Ikea Property, che si occupa della realizzazione dei mobili che poi vengono venduti nei Retail. Property ha un capitale sociale pari 5 milioni di euro e un bilancio in rosso (con debiti verso le società controllanti che ammontano a circa 400 milioni). Di conseguenza, l’interesse pagato alle stesse controllanti supera i 18 milioni di euro. L’interesse però abbatte l’imponibile nel nostro Paese. E’ quello che si chiama “sandwich olandese” con migrazione di capitali fuori dall’Italia.
C’è poi la Ikea Trading Services, che però ha sede a Trezzano del Naviglio (Mi), che gestisce le relazioni tra la multinazionale e i suoi fornitori italiani. Il 99% delle quote è controllato da Ingka Pro Holding (Olanda) e il restante 1% da Ingka Holding Europe (Olanda).

LA LEGGE INCRIMINATA CHE PERMETTE A QUESTE MULTINAZIONALI DI “EVADERE”

La Legge 311/2004 articolo 1 comma 429 prevede che le multinazionali con sede legale nei cosiddetti paradisi fiscali facciano riferimento a quel regime fiscale anche se operano in Italia.
Questa norma però non esonera dalla trasmissione telematica degli incassi giornalieri (formalità che sostituisce di fatto l’obbligo dello scontrino fiscale). Restano peraltro inalterati gli adempimenti previsti dal titolo II del dPR n. 633 del 1972 e quindi quello di registrazione, liquidazione e versamento periodico ed annuale dell’imposta, oltre che quello di tenuta delle scritture contabili (ex articolo 39 del medesimo dPR n. 633 del 1972). L’AF può accertare in qualsiasi momento che gli importi inviati per via telematica corrispondano effettivamente a quelli battuti (i sigilli dei registratori di cassa non possono essere violati).

15 gen 2012

La Legge della Rovina Statistica

“La storia si ripete e con essa gli errori di investitori/operatori” – A prescindere dal tipo di analisi utilizzata, vi sono due tipi di Errori Fatali in cui si può incorrere nel confronto con i mercati finanziari:

- il primo è sottostimare le anomalie (esempio tipico: “non puo’ scendere ancora…”);

- il secondo è non aver fiducia in ciò che si vede (es.: “sembro l’unico a voler comprare, avro’ torto?”).

Il primo Errore Fatale ha a che fare con un peccato di orgoglio, mentre il secondo ha a che fare con la scarsa fiducia nel proprio metodo di lavoro. Entrambi portano danni pesanti, sia a livello finanziario che psicologico.

La sintesi del primo Errore Fatale è la Legge della Rovina Statistica. Se da un capitale iniziale di 100 Euro perdete il 50%, restate con 50 Euro (100-(100*50/100)=50). Ma se, partendo da 50 Euro, riguadagnate la stessa percentuale che avete perso – il 50% – arrivate a 75 Euro (50+(50*50/100)=75)!
La Legge della Rovina Statistica dimostra che la possibilità di recupero del valore iniziale del capitale perduto è quindi inversamente proporzionale alla perdita. Per comprendere meglio il concetto, ecco una tabella che mette in relazione la perdita con il recupero necessario per ripristinare il capitale iniziale.



La relazione tra le due grandezze puo’ anche essere visualizzata attraverso un grafico.


Cominciamo a entrare nel merito della questione con un esempio concreto, preso dalla storia recente di una blue chip italiana: Unicredito.

Questo è il grafico mensile di Unicredito dal 1984 a inizio 2012. I pivot points (i massimi e minimi che sono stati seguiti da grandi movimenti) sono stati arrotondati per semplicità.

Come si vede, gli swings sono impressionanti: le variazioni percentuali sono sintetizzate in questa tabella.


Anche ipotizzando che le quotazioni siano su un minimo (cosa impossibile da sapere a priori), per ritornare a 17, cioè sul massimo di fine 2009 da cui è partita l’ultima discesa, Unicredito da 2.5 dovrebbe riguadagnare il 580%. Per tornare invece sul massimo assoluto del 2007, dovrebbe guadagnare oltre 1500%. Ma anche solo per tornare nell’area da cui è partita l’ultima discesa, cioè 10, dovrebbe recuperare il 300%. Si tratta di variazioni enormi. Si tratta anche di variazioni allettanti. In ogni modo, si tratta di variazioni che – se mai avverranno – richiederanno periodi indecifrabili per avvenire: pochi mesi o forse molti anni. Nessuno lo sa.
Ma se ci mettiamo nei panni di un cassettista, gran parte dell’appeal di queste fantastiche variazioni scompare. Ad esempio, tenendo conto anche del pagamento dei dividendi, solo chi avesse comperato tra il 1984 e il 1992 in prossimità dei minimi potrebbe dichiararsi sereno sul proprio investimento. Chi, invece, avesse comperato in qualsiasi altro momento, si ritroverebbe a dover sperare in performances spaziali del titolo, solo per poter tornare in pari col proprio investimento inziale. Sui mercati, la speranza è un lusso.
In termini concreti, ha quindi senso provare a comprare Unicredito a 2.5 Euro? E perché lo si dovrebbe fare? Con che obiettivi? Con che stop? Rispondendo a queste domande, si risponde di fatto al quesito di fondo riguardante l’architrave concettuale dell’intera analisi tecnica: ha senso, in generale, prendere una posizione su un mercato solo sulla base del prezzo e dei movimenti dello stesso?
La prima riflessione è che – come pura azione decisa sulla base del prezzo – acquistare Unicredito a 2.5 Euro non ha alcun senso: certamente, non ha un senso maggiore di averla acquistata nei mesi precedenti a 6, o a 8, o a 10. Oppure, di averla acquistata in un punto qualunque nella sua discesa agli inferi da 40 a 4 Euro. Ogni giorno, a ogni prezzo, l’acquisto di Unicredito ha avuto un suo senso: forte, compiuto, motivato. Sostenuto, tra l’altro, da ragioni che chiunque poteva andare a scovare sia nell’analisi tecnica (ipervenduto, vicino ai supporti, Fibonacci, Elliott ecc.), sia nell’analisi fondamentale (flusso atteso di dividendi, P/E, book value, comparazione con i peers), sia nel cosiddetto buon senso comune (“è scesa troppo”, “non puo’ scendere ancora”, non è mai stata cosi’ bassa” ecc.). Eppure, trading a parte, tutti quelli che l’hanno acquistata, sostenuti o da motivazioni perfettamente razionali o da pura intuizione o da altro, nel giorno di Gennaio 2012 in cui il titolo scende sotto 2.5 Euro stanno perdendo. Alcuni, poi, stanno perdendo molto. La Legge della Rovina Statistica docet. In realtà, guardando il grafico si capisce come solo chi ha acquistato in determinati momenti – ammesso che abbia poi tenuto il titolo per un certo periodo e che l’abbia saputo vendere con profitto – ha veramente “colto l’attimo”, inteso come buy opportunity strategica.
Acquistare a 2.5 quindi non ha, di per sé, alcun valore intrinseco in senso assoluto e non garantisce alcun vantaggio. E’ vero che si acquista a prezzi bassi in relazione alle quotazioni storiche, ma nessuno puo’ garantirvi che Unicredito non vada a 1.5 (nel qual caso sarebbe necessario un incremento del 66% solo per tornare sui prezzi di acquisto che “sembravano” una imperdibile occasione) o a 1, nel qual caso l’incremento per tornare alla pari, senza tener conto della bile e del crollo di autostima, sarebbe del 150%! In ultima analisi, per quanto altamente improbabile (ma non dimentichiamoci Enron, Lehman, Swissair e una marea di casi analoghi “impossibili”) nessuno puo’ escludere in maniera aprioristica il fallimento di Unicredito come di qualunque altro investimento, nel qual caso il valore di cio’ che avete in portafoglio diventa un irrecuperabile zero.
Questa riflessione porta alla conclusione che il prezzo, inteso come valore numerico e in quanto rappresentazione di un “valore teorico” la cui determinazione è, a sua volta, basata su dati che possono essere incompleti o manipolati o male interpretati, non puo’ essere di per sé e in modo autarchico la discriminante decisionale su cui si basa una scelta operativa. Si crea quindi un vuoto apparente, un vacuum decisionale in cui l’analisi tecnica, attraverso le sue componenti meno soggettive, algoritmi e statistica, inserisce alcuni tools di supporto.

Fornisco di seguito un esempio.
Unicredito - L'istogramma sovrapposto al grafico (scala a sin) rappresenta la variazione tra minimo mensile e chiusura di 6 mesi prima - L'indicatore in basso è un RSI modificato, con le trendlines logaritmiche tracciate sui segnali di rottura




Ammesso che l’intenzione sia di tentare di sfruttare una situazione statisticamente anomala come questa, attendere un “segnale”, quale che sia, in queste condizioni di volatilità ha essenzialmente un pro e un contro: il pro è che evita ingressi prematuri e permette di individuare un possibile punto di controllo; il contro è che inevitabilmente porta a non cogliere la prima fase del recupero, spesso - ma non sempre - ipervolatile: nulla osta ad esempio che il titolo/mercato riaccumuli a zig-zag per lunghi mesi prima di ripartire.
Questo case study didattico, gentilmente offerto dal mercato, intende semplicemente evidenziare che nulla sui mercati è scontato, nulla è semplice (se non a posteriori) e che l’abusato binomio rischio-opportunità vale – al di là delle apparenze – in entrambi i sensi.
Non è infrequente che un indice o un titolo perda il 90-95% dai massimi: statisticamente, questo rappresenta nella maggior parte dei casi un “Buy Of A Generation” (es.: borsa USA nel 1932, borsa russa nel 1998), in rari casi (di solito titoli small cap) è la premessa di un default/acquisizione. E’ interessante notare come, nel caso specifico, l’ultima parte della discesa del titolo sia avvenuta in condizioni di mercato del tutto particolari, cioé in un regime di divieto delle vendite “short naked” su titoli bancari e future. Ne consegue che le vendite sono arrivate da chi il titolo lo aveva in portafoglio, presumibilmente in vista dell’aumento di capitale.

Articolo tratto da I.O.

Come cercare di recuperare i soldi investiti in azioni e obbligazioni

Tratto da I.O. un sunto di quanto potrebbe accadere in un prossimo futuro a chi ha mal riposto la propria fiducia....ed i propri soldi

"Ma per i piccoli risparmiatori vittime del crack cosa resta da fare adesso? Tentare di recuperare i soldi persi è impresa titanica in Italia fra studi legali e carte bollate, ma la speranza c’è. Innanzi tutto bisogna individuare eventuali responsabili e poi distinguere fra azionisti e obbligazionisti: i secondi infatti sono più tutelati dei primi in questi casi essendo la società emittente “obbligata” per legge nei loro confronti. La prima cosa da fare tuttavia – come spiega l’Associazione dei Risparmiatori – per gli obbligazionisti che hanno ancora in mano i titoli che presto andranno in default col pagamento della cedola di Marzo è quella di insinuarsi al passivo della società nel tentativo di recuperare qualcosa al termine della procedura di liquidazione. Poi occorre valutare se vi sono gli estremi per promuovere una causa contro l’istituto che ha venduto le obbligazioni ai risparmiatori senza che l’intermediario abbia messo al corrente il cliente dell’elevato rischio dell’investimento in base anche al suo profilo d’investimento. Spesso manca una firma, una manleva o un documento che fa sorgere la responsabilità contrattuale di chi propone l’investimento e per importi inferiori ai 10mila euro a volte le banche, se responsabili, preferiscono risarcire il cliente evitando così onerose spese legali e processuali. Diversamente, per chi ha percepito i bond aderendo all’aumento di capitale, occorrerà valutare le clausole del prospetto informativo di adesione che faceva riferimento a dati di bilancio probabilmente non veritieri, per cui potrebbe essere chiamata in causa anche la società di revisione, il collegio sindacale e la Consob. In ultima istanza – precisa l’associazione – sarà importante vedere se col tempo emergeranno responsabilità penali a carico degli amministratori, ragione per cui sarà possibile costituirsi parte civile in un eventuale processo. Questo ultimo passaggio vale anche per gli azionisti le cui prospettive di recupero delle somme investite in fase di liquidazione, stando agli ultimi dati di bilancio disponibili, è pari a zero. Per costoro, l’unica strada percorribile è appunto quella di promuovere una causa, meglio se collettiva (class action), contro eventuali responsabili del dissesto finanziario di ....... Ma qui, solo il tempo e l’evolversi degli eventi sarà d’aiuto."

22 apr 2011

Parole Accentate

Avrei dovuto inserirlo dopo il post sull'accento, ma l'importante è che lo leggiate e lo facciate leggere a chi dovrebbe insegnare ........

Abbàcino / abbacìno (voce del verbo abbacinare): pronuncia più sorvegliata abbacìno

Abbaìno / abbàino (sopraelevazione sul tetto di un fabbricato): abbaìno

Àbrogo / abrògo (voce del verbo abrogare): io àbrogo, ti àbroghi, egli àbroga, loro àbrogano

Acribìa / acrìbia ('precisione miracolosa'): acribìa

Adùlo / àdulo (voce del verbo adulare): adùlo

Alcalìno / alcàlino ('che ha qualità di alcali, relativo agli alcali'): alcalìno, ma il sostantivo maschile plurale àlcali, non alcàli

Alchìmia / alchimìa: accettabili entrambe le pronunce, alchimìa più frequente

Alopecìa / alopècia ('caduta di capelli'): accettabili entrambe le pronunce; la prima si rifà al greco, la seconda al latino

Amàca / àmaca: la pronuncia corretta è amàca

Anamorfòsi / anamòrfosi: entrambe le pronunce sono corrette; la prima è più comune, quella con l'accento ritratto si rifà al greco.

Anòdino / anodìno ('insignificante'): anòdino

Appendìce / appèndice: la pronuncia corretta è appendìce

Àrista / arìsta: la pronuncia corretta è àrista

Arrògo / àrrogo (voce del verbo arrogare): la pronuncia corretta è io arrògo, tu arròghi, egli arròga, loro arrògano

Arteriosclèrosi / arterioscleròsi: accettabili entrambe le pronunce; la prima segue il greco, la seconda il latino

Assólo / àssolo: la pronuncia corretta è assólo (da a solo)

Autòdromo / autodròmo: la pronuncia corretta è autòdromo

Balaùstra / balàustra ('parapetto che chiude un balcone, una scalinata'): balaùstra

Baùle / bàule: la pronuncia corretta è baùle

Bocciòlo / bòcciolo: la pronuncia corretta è bocciòlo

Bolscevìco / bolscèvico: la pronuncia più corretta è bolscevìco

Cadùco / càduco: la pronuncia corretta è cadùco

Callìfugo / callifùgo: la pronuncia corretta è callìfugo

Cànide / canìde ('della famiglia dei Cànidi'): la pronuncia corretta è cànide

Carìsma / càrisma: la pronuncia più corretta è carìsma

Centèllino / centellìno: la pronuncia corretta è centellìno

Circùito / circuìto: circùito quando ci si riferisce al 'percorso di una gara' o a un 'circuito elettrico', circuìto come participio passato del verbo circuìre

Claustròfobo / claustrofòbo (come claustrofòbico 'chi ha paura degli spazi chiusi'): la pronuncia corretta è claustròfobo

Codardìa / codàrdia: la pronuncia corretta è codardìa

Collànt / còllant ('calzamaglia fine'): la pronuncia corretta è collànt

Còlossal / colòssal ('film grandioso e spettacolare'): la pronuncia corretta è colòssal

Io cònstato / io constàto: entrambe le pronunce sono solitamente registrate dai dizionari, ma la prima a venire indicata - e quindi quella più corretta - è io constàto

Còrreo / corrèo ('imputato di un reato insieme con altri'): la pronuncia più corretta - e meno usata - è còrreo

Cosmopolìta / cosmopòlita: la pronuncia corretta è cosmopolìta

Cucùlo / cùculo: la pronuncia corretta è cucùlo

Cùpido / cupìdo: se usato nel senso di aggettivo, 'bramoso', è cùpido, se ci si riferisce al dio dell'amore, Cupìdo

Dagherròtipo / dagherrotìpo (vecchio tipo di fotografia): la pronuncia corretta è dagherròtipo

Dàrsena / darsèna (parte del porto destinata alle riparazioni navali): la pronuncia corretta è dàrsena

Depliànt / dèpliant: la pronuncia corretta è depliàn (senza la 't' finale, essendo una parola francese)

Diàtriba / diatrìba ('discorso polemico'): pronuncia etimologicamente più corretta diàtriba, più comune diatrìba

Dissuadére / dissuàdere: la pronuncia corretta è dissuadére

Diurèsi / diùresi: da preferire la pronuncia diurèsi

Ecchìmosi / ecchimòsi: la pronuncia corretta è ecchìmosi

Èdema / edèma: accettabili entrambe le pronunce; la prima viene dal greco, la seconda dal latino

Edìle / èdile: la pronuncia corretta è edìle

Elèttrodo / elettròdo: la pronuncia corretta è elèttrodo

Elèvo / èlevo: preferibile la pronuncia all'italiana io elèvo, tu elèvi, egli elèva. La pronuncia io èlevo, tu èlevi, egli èleva si rifà invece al latino

Elzevìro / elzèviro ('articolo di fondo della pagina letteraria di un giornale'): la pronuncia corretta è elzevìro

Enùresi / enurèsi: la pronuncia corretta è enurèsi

Epòdo / èpodo (nella metrica classica, verso minore che seguiva a uno maggiore formando con esso un periodo metrico): la pronuncia corretta è epòdo

Errata còrrige / errata corrìge ('lista di errori da correggere, posta in fondo ai libri'): la pronuncia corretta è errata còrrige

Esplèto / èspleto (voce del verbo espletare): la pronuncia più corretta è io esplèto, tu esplèti, egli esplèta

Èureka / eurèka ('evviva'): la pronuncia corretta è èureka

Farìngeo / faringèo: la pronuncia corretta è faringèo

Flògosi / flogòsi ('infiammazione'): accettabili entrambe le pronunce, la rpima derivante da greco, la seconda dal latino

Fortùito / fortuìto: la pronuncia più corretta e diffusa è fortùito

Gòmena / gomèna: la pronuncia corretta è gòmena

Gratuìto / gratùito: la pronuncia corretta è gratùito

Guaìna / guàina: la pronuncia corretta è guaìna

Ìlare / ilàre: la pronuncia corretta è ìlare

Ìmpari / impàri: la pronuncia corretta è ìmpari

Inàne / ìnane ('inutile, inefficace'): la pronuncia corretta è inàne

Incàvo / ìncavo: la pronuncia corretta è incàvo

Infìdo / ìnfido: la pronuncia corretta è infìdo

Ìnternet / Internèt: la pronuncia corretta è Ìnternet

Io intèrseco / io intersèco: la pronuncia giusta è io intèrseco, tu intèrsechi, egli intèrseca... essi intèrsecano

Io ìntimo / io intìmo (voce del verbo intimare): si può dire sia io intìmo, all'italiana, o io ìntimo, alla latina

Islàm / Ìslam: la pronuncia corretta è Islàm

Isòtopi / isotòpi: la pronuncia corretta è isòtopi

Leccòrnia / leccornìa: la pronuncia corretta è leccornìa

Lemnìscata / lemniscàta ('curva piana a forma di otto'): la pronuncia corretta è lemniscàta

Libìdo / lìbido: la pronuncia corretta è libìdo

Lùbrico / lubrìco ('disonesto', 'lascivo'): la pronuncia corretta è lùbrico

Medìceo / medicèo: la pronuncia corretta è medìceo

Melòmane / melomàne ('appassionato di musica'): la pronuncia corretta è melòmane

Mìmesi / mimèsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Mollìca / mòllica: la pronuncia corretta è mollìca

Monolìto / monòlito: entrambe le pronunce sono corrette. Alcuni vocabolari, come il Dizionario Italiano Sabatini Coletti (DISC), riportano monòlito come forma da preferire. I dizionari riportano anche monolìte, forma derivata dal francese, altrettanto corretta.

Mulìebre / mulièbre ('femminile'): la pronuncia corretta è mulìebre

Nècrosi / necròsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Nobèl / Nòbel: la pronuncia corretta è Nobèl

Nòcciolo / nocciòlo: nòcciolo quando si parla del 'guscio legnoso che ricopre il seme di alcuni frutti', nocciòlo se si parla dell'albero che dà le nocciòle

Omeòpata / omeopàta: la pronuncia corretta è omeòpata

Òmero / omèro: òmero in riferimento all'osso che va dalla spalla al gomito; mentre il poeta è Omèro

Ossimòro / ossìmoro: sono corrette entrambe le pronunce

Osteòpata / osteopàta: la pronuncia corretta è osteòpata

Peróne / pèrone: la pronuncia corretta è peróne

Persuadére / persuàdere: la pronuncia corretta è persuadére

Presàgo / prèsago ('che presagisce gli avvenimento futuri'): la pronuncia corretta è presàgo

Prosàpia / prosapìa ('stirpe', 'schiatta'): la pronuncia corretta è prosàpia

Pudìco / pùdico: la pronuncia corretta è pudìco

Regìme / règime: la pronuncia corretta è regìme

Ròbot / robòt / robò: la pronuncia più corretta è ròbot

Rubrìca / rùbrica: la pronuncia corretta è rubrìca

Sàlgari / Salgàri (cognome del famoso scrittore di romanzi d'avvenutura): la pronuncia corretta è Salgàri

Salùbre / sàlubre: la pronuncia corretta è salùbre

Sàrtia / sartìa (cavi di rinforzo degli alberi delle navi): la pronuncia corretta è sàrtia

Scandinàvo / scandìnavo: più corretto scandinàvo, molto usato ma meno corretto scandìnavo

Io sepàro / io sèparo (voce del verbo separare): la pronuncia italiana e più diffusa è io sepàro, tu sepàri, egli sepàra; la pronuncia io sèparo, tu sèpari, egli sépara non è sbagliata, ma riprende l'uso latino.

Seròtino / serotìno ('serale'): la pronuncia corretta è seròtino

Sìlice / silìce ('diossido di silicio'): la pronuncia corretta è sìlice

Io stràripo / io strarìpo: la pronuncia corretta è io strarìpo

Sutùra / sùtura: la pronuncia corretta è sutùra

Tarsìa / tàrsia (composizione formata da tipi diversi di uno o più materiali): la pronuncia corretta è tarsìa

Tèrmite / termìte: la pronuncia corretta è tèrmite

Tralìce / tràlice: la pronuncia corretta è tralìce

L'ùltra / l'ultrà: la pronuncia più diffusa è ultrà

Ùpupa / upùpa (tipo di volatile): la pronuncia corretta è ùpupa

Uràli / Ùrali: la pronuncia corretta è Uràli

Utènsile / Utensìle: se usato come aggettivo, es. la macchina utensile, la parola va pronunciata utènsile; se la parola viene usata da sola, es. l'utensile del fabbro, va pronunciata utensìle

Io valùto / io vàluto: la pronuncia più corretta è io valùto, tu valùti, egli valùta

Zàffiro / zaffìro: la pronuncia più diffusa è zaffìro, ma zàffiro non è sbagliato, perché segue la pronuncia greca.

L'ACCENTO

Ogni tanto fa bene riguardare certe regole grammaticali. Queste le ho prese dal sito dell'Accademia della Crusca. Penso sia abbastanza autorevole :

USO DELL'ACCENTO

Quando ci vuole e quando no

Quando si parla, l'accento si fa sentire in tutte le parole, perché tutte lo hanno, tranne rarissime eccezioni. Quando si scrive, non sempre c'è bisogno di segnare l'accento, anzi: i casi in cui è obbligatorio indicarlo sono pochi. Noi, desiderosi di cavarvi da ogni impiccio, ve li indichiamo tutti. Nello scritto, l'accento va segnato:

- nelle parole tronche (cioè accentate alla fine) con più di una sillaba: La servitù emigrò in Perù;

- nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: dà, dì, è, là, lì, né, sé, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià. Ma attenzione: le prime nove parole di questa lista hanno dei corrispettivi che vanno scritti senza accento. In particolare,

l'accento va messo su... l'accento non va messo su...

dà (verbo dare): Mi dà fastidio da (preposizione): Vengo da Bari

dì (il giorno): La sera del dì di festa di (preposizione): È amico di Marco

è (verbo essere): È stanca e (congiunzione): coltelli e forchette

là (avverbio di luogo): vai là la (articolo o pronome): La pizza, la mangi?

lì (avverbio di luogo): Rimani lì li (pronome): Non li vedo

né (congiunzione negativa): Né carne né pesce ne (avverbio o pronome): Me ne vado; te ne importa?

sé (pronome): Chi fa da sé fa per tre se (congiunzione): Se torni, avvisami

sì (affermazione): Sì, mi piace si (pronome): Marzia non si sopporta

tè (la bevanda): Una tazza di tè te (pronome): Dico a te!

In tutte le altre parole di una sillaba l'accento non va segnato.

Nei casi di ambiguità, quando una parola si distingue da un'altra solo per la diversa posizione dell'accento, può essere utile indicarlo. Per esempio:

mi pare che àbitino qui è un bell'abitìno

l'àncora della nave non è ancóra tornato

Alcuni, quando il pronome sé è seguito da stesso e medesimo, tralasciano di indicare l'accento, perché in questo caso il se pronome non può confondersi con se congiunzione: se stesso, se medesimo. Noi, però, consigliamo di indicare l'accento anche in questo caso, e quindi di scrivere sé stesso, sé medesimo.

Per quanto riguarda la parola su, è meglio scriverla sempre senza accento: "Venite su!"

Scrivete do (prima persona del presente indicativo di dare) e soprattutto sto (prima persona del presente indicativo di stare) sempre senza accento: "Ti do ragione", "Sto qui ad aspettarti". Qualcuno mette l'accento sul verbo do, per distinguerlo dalla nota musicale: ma nessuno confonderebbe questi due do, così come nessuno confonde i due re!

La stessa indicazione vale per fa e sta (terze persone del presente indicativo di fare e stare) e per gli avverbi qui e qua, che non devono mai avere l'accento.

Acuto e grave

[...] stiamo parlando [...] dei due diversi tipi di accento che possono caratterizzare le parole. L'accento di perché, per esempio, non è lo stesso di caffè: il primo, che va dal basso verso l'alto, si chiama acuto, mentre il secondo, che va dall'alto verso il basso, si chiama grave.

In genere, quando si scrive, non si fa attenzione al tipo di accento, e lo si segna come un trattino obliquo da appoggiare distrattamente sulla vocale finale. Ma nell'uso veramente corretto le cose non stanno così: con l'accento acuto (´) indichiamo la e chiusa di perché, con l'accento grave (`) indichiamo la e aperta di caffè. Se vogliamo che il nostro scritto sia impeccabile, dobbiamo rispettare queste differenze: soprattutto se non scriviamo a mano, ma usiamo una macchina per scrivere o il computer, distinguiamo fra la é e la è: sulla tastiera c'è un tasto apposta per questo!

Per aiutarvi, vi diamo l'elenco della parole più comuni che richiedono l'accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (quando è pronome: "Marco pensa solo a sé"), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc.

In tutti gli altri casi, l'accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su tè e su caffè. [...]

5 apr 2011

Esercizio per Trading


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Se uno riesce ad emulare questo .. può facilmente fare trading con successo..sangue freddo e dita retrattili...titoli che offrono possibilità di mozzico... Intesa ..prevedo maretta.. unicredit ..qui la maretta le quotidiana.. alla larga dagli energetici .. al momento pompati.. come gli indici.. leggermente sopra le righe..

5 set 2010

SUPERTREND

Mi sarebbe piaciuto mettere questo post prima e con farina del mio sacco. La prima persona che mi informò sul Supertrend è stata Massimo. Ora, trovo questa spiegazione in rete e la "rubo" :

 SUPERTREND

SuperTrend è stato sviluppato da Oliver Seban. Questo indicatore ha il grande vantaggio di funzionare su tutte le scale di tempo e su tutti i supporti. Si può utilizarlo sulle azioni, contratti futures o forex, sia in timeframe 5 minuti che in settimanale. E' lo strumento ideale per accompagnare i trend e ottimizzare le uscite. Il SUPERTREND evolve sopra o sotto i prezzi ed è legato al tipo di tendenza. Utilizza soprattutto la chiusura del giorno per filtrare i falsi segnali che possono apparire durante i periodi senza tendenza. Il SUPERTREND é calcolato a partire da un coefficiente applicato alla volatilità media delle ultime candele (o bar chart secondo il tipo di rapresentazione scelto). Vi consigliamo di utilizzare i coefficienti 3 e 10 per il coefficiente moltiplicatore e per il numero di barre. Di forma identica al SAR di Wilder; il SUPERTREND segue i prezzi come uno STOP (utlizzando i calcoli più adatti alla volatilità) con la differenza che non cambia i valori nei periodi privi di tendenza. Permette di dare più spazio e tempo al prezzo per entrare nella tendenza e scoprire i movimenti più importanti. In modo generale, il segnale interpretato come buono è un segnale rialzista quando il SUPERTREND è sotto il prezzo e ribassista quando il SUPERTREND è superiore al prezzo (vedete l'esempio qui sotto con il grafico del FTSEMIB).

31 ago 2010

LIBRO

Nella mia ignoranza, ignoravo il significato di SWING.

Per chi si trovasse nelle mie condizioni, ho trovato questo libro :

Guadagnare in borsa con lo swing trading

Un trattato completo ed esauriente sul trading basato sul momentum. È il frutto della passione dell'Autore per i mercati e di dieci anni di ricerca e di trading reale. L'opera si sviluppa dai concetti di base del trading, tra i quali il drawdown, le regole principali di money management, i metodi più semplici ed efficaci per identificare i trend e i ritracciamenti, concetti che hanno dimostrato la propria validità nel corso del tempo e che costituiscono il 90% dell'attività di trading di Dave Landry.

Vengono poi affrontati nei dettagli alcuni setup specifici per lo swing trading. Fra questi ci sono i Fakeout e i falsi movimenti, che offrono al trader un vantaggio rispetto a coloro che sono stati buttati fuori dal mercato o che si trovano intrappolati nella posizione sbagliata; Bow Ties, strategia che ha l'obiettivo primario di cogliere le inversioni dei trend, evitando le trappole che si incontrano quando si cerca di comprare ai minimi e vendere ai massimi; i Micro Pattern che rappresentano una versione ridotta dei pattern tecnici classici, pur mantenendone la stessa capacità predittiva.

La sezione dedicata alla volatilità spiega come sia possibile sfruttare gli ampi movimenti dei mercati azionari grazie all’uso combinato della volatilità e dei concetti analizzati nel libro mentre la sezione dedicata al market timing illustra come applicare i pattern, i setup e gli altri principi descritti nel libro su qualsiasi mercato. Verranno inoltre presentati tre sistemi studiati per i futures sugli indici.

Integrando queste tecniche ci si riesce a posizionare correttamente sul mercato spostando le probabilità a proprio favore. È presente anche una sezione dedicata alle opzioni che spiega come si possa sfruttare questo tipo di strumento per aumentare i profitti e ridurre i rischi. Nella sezione dedicata alla psicologia, si individuano gli errori comportamentali derivati dal coinvolgimento emotivo nel trading.

L'ultima sezione è dedicata all'integrazione delle tecniche descritte nel libro e alla preparazione per la seduta borsistica dell'indomani.

I numerosi esempi e ulteriori concetti inerenti lo swing trading fanno di quest'opera il manuale più completo per i trader di breve termine che desiderano operare sul mercato azionario sia al rialzo sia al ribasso. Un'apposita sezione contiene infatti consigli operativi per sfruttare i ribassi.

17 mag 2010

TESI

Questa tesi sul mercato è di Silut :

Partiamo col primo concetto di base che ritengo sia importante… il mercato, il rialzo e il ribasso…allora in poche parole come riassumere la definizioni di rialzo o ribasso?

Per come la vedo io, un rialzo o un ribasso, è determinato da pressioni di compratori o venditori…Pressioni…ossia, partendo dal presupposto che alla base di uno scambio c’è chi compra e chi acquista, il prezzo è determinato da un accordo tra le due parti…

Quindi quando sento dire stanno comprando, o stanno vendendo, mi viene da ridere…se vi è uno scambio di un lotto di un fib ad esempio, ci sarà uno che ha comprato e uno che ha venduto a quel prezzo….

Quindi perché si scende o si sale…?? E qui torniamo al discorso delle pressioni…ossia se i compratori ad esempio fanno più pressione (ossia su una scala di prezzi da 1 a 100, comprano fino a 80 perché lo ritengono basso)i venditori indietreggiano fino a 80 perché ritengono giusto quel prezzo….ci sono stati ad esempio 10 lotti scambiati, quindi 10 compratori e 10 venditori, ma vi è stato un rialzo in quanto i compratori hanno fatto più “pressione”su un lato e i venditori meno…

Da qui ne viene fuori il discorso dell’open interest con la sua relativa interpretazione…

Per il fib abbiamo a disposizione informazioni utili per sapere quante posizioni sono aperte sul nostro derivato….(posizioni intese come long e short)

Ricapitolando brevemente (copio e incollo)

L'open interest è un indicatore che misura il numero totale dei contratti long e short aperti nel mercato dei futures, contratti in essere , o non chiusi alla fine della seduta.
L'open interest può salire , scendere rimanere invariato.

- Se un compratore apre una nuova posizione in acquisto e un venditore fa un'operazione nuova allo scoperto abbiamo un nuovo contratto = Open I. sale
- Se un compratore acquista una vecchia operazione di scoperto (si ricopre) e il venditore vende una vecchia posizione,viene chiuso un contratto= Open I. scende
- Se un compratore acquista una vecchia operazione di scoperto (si ricopre) e e un venditore fa un'operazione nuova allo scoperto, abbiamo una chiusura di un contratto , ma abbiamo anche l'apertura di uno nuovo = Open I. rimane fermo
- Se un compratore apre una nuova posizione in acquisto , e il venditore vende una vecchia posizione, abbiamo un nuovo contratto , ma abbiamo anche la chiusura di una vecchia operazione = Open I. rimane fermo

L'osservazione dell'open interest è finalizzata per vedere se denaro sta entrando o uscendo dal mercato.

Se l'open interest sale durante la fase di un trend, questo è un segnale di forza del trend stesso che ne esce rafforzato.

Se un trend vede di colpo diminuire l'open interest , significa che gli operatori stanno chiudendo le posizioni rispettivamente short e long significa che quel trend sta probabilmente per esaurirsi, ed è probabile attendersi un'inversione di tendenza.

Io raccolgo le informazioni dell’oi anche delle opz…facendo una premessa: tra l’operatore che compra un opz e quello che la vende..chi è che rischia di più?

Ovviamente il venditore, in quanto il premio lo prende e ha un guadagno certo ma un loss indefinito….

Quindi presupponendo che chi rischia di più è il venditore, preferisco studiarmi il comportamento di essi…calcolate che anche se studiassimo i compratori, alla base c’è un ragionamento di fondo:

quando ci sono su un trend a rialzo molte più call che put lavorate, ciò può indicare che il trend è in fase finale…e viceversa…ma badate bene…può indicare…non è detto che sia così..questo infatti esprime un sentiment degli operatori, che come ad esempio la nostra view del mercato può essere corretta o sbagliata…ovvio che io se devo fare un analisi sul mercato, analizzerò i dati di chi opera su di esso cercando di capire dove stanno puntando…

visto che prevedere con assoluta certezza il mercato non è possibile, si può intuire dove il mercato sta puntando, ma ovviamente non è detto che ci vada…uso la possibilità perché non mi piace assolutamente utilizzare certezze..e sfido chiunque su dati di fatto a dire il contrario…

altro spunto che reputo interessante per operazioni sul mercato, è l’osservazione dell’obbligazionario in particolare del bund e tbond…

cominciamo a definire una cosa che reputo molto importante, ma tanti ho visto fanno confusione….

a) Prezzo e rendimento…allora…il prezzo dell’obbligazione è una cosa il rendimento è inveramente proporzionale al prezzo…se il prezzo sale i rendimenti scendono…solitamente (per non dire sempre) quando i rendimenti scendono i mercati vanno a ribasso…in teoria e a grandi linee (non metto altre spiegazioni sennò si crea un dibattito inutile..) se i soldi escono dall’obbligazionario quindi vendono e quindi vi è un ribasso dei prezzi, ovviamente i rendimenti salgono e i denari andranno (in teoria ) sull’equity…facendolo salire…questo è il concetto i base detto in modo molto semplicistico, ma è il punto di partenza da cui poi se ognuno vuole può approfondire…

Una cosa molto interessante che si può sfruttare con questi due strumenti, (oltre il seguire i mercati azionari) è il loro spread…tra bund e tbond…correlato all’euro…(questo è un discorso in cui gipa69 ha già più volte scritto e potreste approfondirlo leggendolo)

La teoria vuole che quando lo spread (fra rendimenti) si allarga ad esempio in favore del bund, questo dà benefici al cross euro dollaro….e viceversa…questo discorso cercheremo di seguirlo durante la giornata..cercando di approfondirlo…

Altri strumenti che possono rivelarsi utili sono ad esempio il trin (o ARMS index)

Copio e incollo la definizione ripresa da saperinvestire

Il Trin o anche detto Arms Index (dal nome del suo ideatore l’analista tecnico americano Richard Arms) è un indicatore di spessore del Nyse che mostra il rapporto fra il numero di azioni che aumentano o diminuiscono nel prezzo (advancing e declining issue) ed il volume connesso che confluisce in esse (Up e Down volume)

L’indicatore è calcolato dividendo il rapporto di Advance/Decline dal rapporto di Up/Down Volume.

Nel corso degli anni, all'indicatore si è dato un certo numero di nomi differenti.
Quando Barron’s ha pubblicato il primo articolo sull'indicatore nel 1967, lo ha chiamato l'indice commerciale di breve durata. Egualmente è stato conosciuto come TRIN (un acronimo per TRading INdex), MKDS e STKS.

Il Trin è soprattutto uno strumento di trading di breve termine.

L'indice mostra se il volume sta confluendo sulle azioni in crescita o sulle azioni che registrano ribassi.

Se un maggior volume è associato alle azioni in crescita rispetto alle azioni in ribasso, il Trin sarà inferiore a 1, viceversa se un maggior volume è associato alle azioni in che chiudono in ribasso, l'indicatore sarà superiore a 1.

Sul Trin, per smorzare l’estrema volatilità, viene di solito calcolata una media mobile. Si consiglia una media mobile a 10 giorni per l'analisi di breve durata, una media a 21 giorni per il medio termine e una media a 55 giorni per analisi a lungo termine.

Normalmente, l'indice da un segnale bullish (rialzista) quando è inferiore a 1 e bearish (ribassista) quando è superiore a 1.

Tuttavia, l'indice sembra funzionare più efficacemente come indicatore di ipervenduto o ipercomprato.

- Quando la media mobile a 10 giorni del Trin scende a livelli di ipercomprato, sotto 0,90, si prevede un calo a breve termine.

- Quando la media mobile a 10 giorni del Trin sale a livelli di ipervenduto, sopra 1,20, si sta avvicinando un’occasione d’acquisto.

Ovviamente io ne faccio il mio uso e me lo studio a modo mio…partiamo col presupposto che la formula che da il valore del trin è: (numero di azioni up/numero di azioni down) / (numero di vol up/nr vol down)

Ovviamente analizzare, per come la vedo io, il trin da solo potrebbe essere troppo superficiale…ecco perché ogni mattina (oltre al controllo di una serie di valori come oi, opz e altro) mi guardo i valori del trin, ma anche i valori delle azioni a rialzo o ribasso segnando su un foglio excel…qui potrebbe essere di aiuto anche DRIVE che da quel che ne so io lavoro molto su queste cose…

Ultima cosa, anche perché non ce la faccio + a scrivere….il put call ratio di wally è possibile vederlo e anche quello con relativo oi ogni mattina è da riguardarselo per vedere cosa è successo internamente al mercato…

- i dati dove prendere l’oi del fib sono sul sito www.ccg.it

- i dati di put call ratio io lo vedo su stockcharts.com simbolo - $cpc - $cpci - $cpce

- per l'oi di Wally su questo Schaeffer's Investment Research - Open Interest Configuration

TESI

Spero di non incorrere in qualche sanzione, ma avrei deciso di girare per i forum e "prendere" quelle tesi o teorie che mi sembrano interessanti, citando naturalmente l'autore delle stesse.

La prima è di MM (MisterMib). Si parla di put and call  :

se qualcuno fosse stato piu' "perspicace" avrebbe osservato che siamo in periodo di dividendi.......i dividendi in questi passaggi sono "la chiave" per spiegare tutto, con i relativi arbitraggi tra future e cash.....

Come tutti sappiamo, il future non è altro che l'indice spot, a cui va sommato il "carry", ovvero il c.d. costo di finanziamento della posizione, che non è altro che il tasso d'interesse da pagare, detratti i dividendi espressi in punti indice.........fine della storia........
Questo vuol dire che in ogni istante, ad un certo valore dell'indice corrisponde il valore "fair" del future, ovvero il suo esatto valore teorico......quando non è cosi', perchè ad esempio si ha una situazione di "fast market",intervengono le macchinette (prima c'era l'"omino", il c.d. monkey trader)......se il cash è "a sconto", si compra il basket di titoli e si vende il future (qualcuno forse non lo sa, ma ad ogni future corrispondono un certo numero esatto di azioni dell'indice), se è il contrario si fa il "reverse cash&carry", vale a dire si vende il cash e si compra il future........

Tutto questo cosa c'entra?????? C'entra tantissimo,anzi è la base della spiegazione sulla quale vi siete tanto arrovellati.........si è detto che il future corrisponde a spot+tassi-dividendi........il valore dell'indice è noto,i tassi sono noti,i dividendi anche.......ma allora per quale motivo in questo periodo esplodono gli arbitraggi,che portano poi,e spieghero' il perchè, a quei passggi di future???

I dividendi sono noti,ma il trattamento fiscale degli stessi è diverso a seconda del Paese in cui i dividendi sulle azioni italiane vengono percepiti.....questo porta ad una situazione di disallineamento tra i diversi operatori su quella che è la "base" del future,vale a dire che per un arbitraggista italiano il valore della base puo' essere corretto a -500, mentre per un estero che prende i dividendi pieni magari è 100 punti piu' bassa.....questo fa si' che siano nel periodo ci siano un sacco di arbitraggi sul mercato giorno per giorno tra l'altro l'aumento di vola ha fatto il resto).....

Cosa succede dopo????....è vero che gli arbitraggi sono operazioni chiuse per definizione e dunque prive di rischio, ma è anche vero che i "book" dei traders non sono infiniti,ed arrivano ad un certo punto che si devono "sgonfiare"........

Esiste un mercato OTC che viene chiamato EFP (Exchange For Physical) dove gli arbitraggisti si scambiano proprio "la base", ovvero la differenza tra future ed indice a fronte di basket di azioni........è li' che si ribilanciano tra di loro le posizioni, ed è in quel momento che avvengono i passaggi di future da botte da 1000, dove se io ho venduto 1000 futures contestualmente ho comprato dalla controparte l'equivalente in azioni, e viceversa............

Il discorso non è banalissimo,ma funziona cosi'..........

TEORIA

Riprendo da un sito :

Le regole di base dell'Analisi dei Cot sono le seguenti:


a) stare con i Commercial e i Non Commercial, e mai con gli Small Trader (Non Reportable) da soli;

b) i Commercial (Istituzionali) vincono sempre, hanno maggiore potenza e molto spesso grazie agli analisti determinano il consenso sul mercato. I Commercial si preparano la posizione rialzista o ribassista molto prima del punto d'inversione del mercato;

c) i Non-Commercial (operatori finanziari quali fondi comuni, fondi pensione, Hedge Fund ecc) assumono posizioni in trend, ed entrano dopo che il trend si è rivelato. Il motivo è prevalentemente dovuto all'uso da parte di questi operatori di sistemi di "trend following" ed al fatto che quando un gestore si trova indietro come performance rispetto al suo benchmark tende ad aumentare il rischio al fine di recuperare performance;

d) il pubblico generico (Small Trader) entra nell'ultima fase di euforia o panico accodandosi ai fondi e di solito è preda della repentina Inversione di tendenza, su cui i Commercial hanno costruito in precedenza la loro posizione.

E' da ricordare quindi che:

a) se gli Small Trader sono in posizione long (rialzisti) e i Commercial sono in posizione short (ribassista), prima o poi gli Small Trader perderanno dei soldi in quanto il mercato andrà nella direzione voluta dai Commercial. Ad esempio sui massimi di un'indice azionario gli Small Trader saranno spinti a coprire le posizioni long vendendo, cominciano a scattare gli stop loss (stop alle perdite) dando così inizio alla fase discendente;

b) se i Non-Commercial (fondi comuni e Hedge funds) sono in posizione long (rialzisti), probabilmente ci troviamo a circa metà del trend rialzista, e c'è ancora spazio per crescere;

c) se i Non Commercial sono in posizione long (rialzisti) ed anche gli Small Traders è long, probabilmente ci troviamo nella fase dell'euforia (ultima fase del trend rialzista);

d) se i Non Commercial sono in posizione short (ribassista) ed anche gli Small Trader incrementano le posizioni short, e contestualmente i Commercial riducono la loro posizione short siamo nella fase finale del ribasso (panic selling).