20 apr 2021

Sigmund Sigmund Sigmund, come siamo messi male.

 

Alcuni passaggi teorizzati da Sigmund Freud in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” 

ci forniscono un formidabile strumento per analizzare alcuni meccanismi mentali 

che hanno condotto alla paralisi il Paese, nell’insensato tentativo di eradicare del tutto 

un virus a bassa letalità



Scrive il padre della psicanalisi, prendendo spunto da alcune riflessioni di Gustave Le Bon:



“Osservazioni attente sembrano provare che l’individuo immerso per qualche tempo 

nel mezzo di una massa cada in uno stato particolare, assai simile allo stato di fascinazione

 dell’ipnotizzato nelle mani dell’ipnotizzatore.

La personalità cosciente è svanita, la volontà e il discernimento aboliti.

Sentimenti e pensieri vengono orientati nella direzione voluta dall’ipnotizzatore”.


Secondo Freud, l’effetto che la suggestione di massa determina sul singolo è tale da offuscare ogni capacità critica, inducendolo a “orientare i sentimenti e le idee a senso unico, con la tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite da altri.
Egli non è più se stesso, ma un automa, incapace di essere guidato dalla propria volontà”.



Ora, mi sembra evidente che nella presunta ipnosi di massa che stiamo subendo da oltre un anno,
come sempre accade in analoghe situazioni, alcune parole, ripetute come in modo martellante da politici di governo, virologi ed esponenti dell’informazione, risultano del tutto funzionali.

Parole in gran parte desunte dal quotidiano bollettino di guerra che scandisce questa infinita emergenza sanitaria.

Covid,
morti,
terapie intensive,
ricoveri,
contagi,
tamponi,
mascherine,
assembramenti,
distanziamento,
vaccino e
lockdown 


sono solo alcuni dei termini che evocano la fine dell’umanità nella testa dei più,
facendo loro accettare e seguire con diligenza le norme più insensate.


Si tratta di milioni individui che, proprio a causa del sovrastante clima di continuo allarme,
hanno dato corpo ad una enorme massa emotiva la quale, avendo abolito ogni capacità critica,
si comporta come un gregge terrorizzato dai lupi.


In tal senso, a beneficio di chi possiede ancora un barlume di razionalità,
ritengo che l’unico antidoto contro questa colossale suggestione di massa
sia possibile trovarlo nella attenta lettura dei dati relativi alla pandemia in atto.


Ebbene, in tema di morti e di mortalità generale, il 2020 ha registrato un aumento importante, il 15,6 per cento, ma non catastrofico.

Un aumento, occorre sottolineare, che solo in parte è stato attribuito al Covid-19,
dal momento che tante altre gravi patologie sono state trascurate nel caos di una epidemia descritta come la peste bubbonica.

Quest’anno però, malgrado le centinaia di decessi, che ogni giorno vengono divulgati attraverso il citato bollettino, la stessa mortalità generale risulta, almeno nei mesi di gennaio e febbraio, assolutamente in linea con quella del quinquennio 2015/2019.


Addirittura nel 2017 si registrarono nello stesso bimestre 134.917 decessi contro i 126.866 del 2021.

Dunque è probabile che per molti dei poveretti che ci lasciano,
risultati positivi al Sars-Cors-2, la causa primaria del decesso vada ricercata altrove.



A conferma di ciò mi sembra illuminante la risposta che l’ex capo del Comitato tecnico/scientifico,  

Agostino Miozzo, dette tempo fa su Rai Tre a Lucia Annunziata, la quale chiedeva lumi circa il record di 

morti registrato in Italia:

Noi siamo rigorosi nel denunciare tutti coloro che muoiono con il Covid

e li categorizziamo morti da Covid, per Covid
.”


Ergo, dal momento che il virus si è oramai diffuso in ogni angolo d’Italia,
tant’è che l’Oms stima il numero effettivo dei contagiati fino a 20 volte superiore a quello ufficiale,
il numero dei decessi attribuiti giornalmente al Covid-19 appare sempre meno attendibile.


Un simile ragionamento dovrebbe valere per chi rischia sul serio di finire in terapia intensiva o peggio,
ovvero gli anziani e i portatori di gravi e gravissime patologie.


Infatti, al 30 marzo 2021 risultano 106.789 pazienti deceduti Sars-Cov-2 positivi.

Di questi 1.188 sotto i 50 anni (l’1,1 per cento)

e addirittura 282 con meno di 40 anni (lo 0,26 per cento),

in maggioranza affetti da gravi e gravissime patologie pregresse.


Adesso, tutto questo ci deve spingere verso la palude del negazionismo preconcetto
?

Niente affatto.

Da tali, semplici valutazioni dei numeri della pandemia,
che chiunque in possesso di un collegamento internet è in grado di estrapolare,
è possibile uscire dal vortice emozionale di una suggestione collettiva
che impedisce ai più di farsi una idea più equilibrata di questa brutta malattia.



Una idea la quale, se dovesse prendere piede, potrebbe spingere le autorità preposte
a prendere misure assai più ragionevoli, sul modello della Svezia e di altri Stati aperturisti.


Perché, e qui concludo, continuando a paralizzare il sistema con le attuali regole,

il Paese non riuscirà più ad estrarre le risorse necessarie per occuparsi di chi soffre

o soffrirà in futuro di altre serie malattie, anche peggiori del Covid-19.

Nessun commento:

Posta un commento