24 ott 2021

AVANTI POPOLO

E il bello è che, nella giornata degli idranti e dei lacrimogeni sugli inermi, 

qualcuno ha anche il coraggio di sostenere di esser stato eletto sindaco di Roma. 

Eletto da chi ? 

Nel vuoto cosmico dei seggi disertati da sette romani su dieci? 

Quella stessa mattina – a urne aperte – venivano amorevolmente manganellati i portuali di Trieste, 

spazzati via dalle truppe del ministero dell’interno. 

Immagini che fanno storia: il ragazzone Stefano Puzzer in lacrime, a terra, le mani strette in quelle dei compagni.

 L'Italia guarda, non dimenticherà.  

Vede perfettamente il senso dello spettacolo: 

spazzare via milioni di italiani fastidiosi, cioè ancora vivi e svegli. Milioni: troppi.  

 

Probabilmente destinati addirittura a dimezzarsi, come popolazione complessiva. 

Lo ha detto l’Istat, di recente: siamo un paese da 32 milioni di persone. 

Avanti di questo passo ci depopoleremo, semi-estinti dalla dilagante denatalità che affligge                             un sistema sociale ininterrottamente massacrato dal 1992, quando sua eccellenza Mario Draghi     salì sul panfilo Britannia. 

 Le privatizzazioni, la guerra al popolo italiano sotto forma di dismissione del più importante sistema     pubblico-privato del mondo.

 Da lì in poi, come canta Edoardo Bennato, il seguito è una vergogna: mere conseguenze.  

Fino al venerabile Monti e alla genuflessione dei sindacati-fantoccio, oggi presi in braccio dall’imperatore in persona, mentre la generalità dei registrati all’anagrafe della repubblica – archiviata la Costituzione – viene sottoposta a vessazioni grottesche, medievali, verso un futuro      di stampo cinese

. La patente a punti, per sperare di restare semi-cittadini (ma sotto ricatto, per sempre).  

Un gioco antico: prima ti tolgo tutto quello che hai e poi te ne restituisco una parte,                          con il peggior autoritarismo paternalistico: ma solo se farai quello che dico io.  

Di mezzo c’è stato un mare infinito di sciagure, minacce e cedimenti:

 le crisi finanziarie pilotate, i terrorismi fatti in casa. 

Oggi vale tutto, anche rincarare la benzina in modo folle.  

E raccontare, in modo altrettanto folle, oltre che ridicolo, che sarà l’auto elettrica a salvare il pianeta dall’esuberanza siderale del Sole.

  Eppure, Trieste lo mostra chiaramente: c’è un potere così vuoto e disperato da aver paura di cento ragazzi armati soltanto della loro tuta gialla, ovvero della loro irriducibile dignità di lavoratori.  

In una parola: armati della loro umanità. 

Alla faccia delle carnevalate incresciose che il copione sforna, tra porte infere e decreti varati a freddo,       senza anestesia, tra gli alalà degli zombie politici presi in ostaggio, ipnotizzati da una sceneggiatura scritta altrove, lontanissimo da noi. 

Ecco il punto: il mondo ci guarda.  

Nei giorni scorsi, mentre la stampa nazionale taceva (che strano), la protesta di Trieste campeggiava sulle prime pagine dei quotidiani europei. 

A renderla visibile ha poi provveduto il Viminale, alla vecchia maniera: sprangate e getti d’acqua contro lavoratori in sciopero, decisi a far valere i diritti costituzionali dell’intera comunità italiana. 

Prima ti ignorano, poi ti deridono. 

 Ora siamo alla terza fase della dinamica sintetizzata da Gandhi:

 ti combattono, temendo che sia vicinissimo il momento numero quattro, l’ultimo. 

La tua vittoria.  

Sempre nella giornata degli idranti (e delle elezioni-fantasma, a Roma e non solo),                                         sui reticenti foglietti del post-giornalismo italico circolava la seguente indiscrezione:

 insieme al suo intero governissimo virtuale, sua eccellenza si starebbe preparando                            a metter fine alla presente pagliacciata, lasciando decadere il regime di apartheid il 31 dicembre.  

Qualcuno si domanda:  

come dare credito, ai pericolosi buffoni che da quasi due anni hanno sequestrato la vita degli italiani?  

Gli ottimisti, al contrario, scommettono su un allentamento ancora più rapido, magari truccando un po’ i numeri della campagna zootecnica di digitalizzazione di massa.  

Trieste, comunque, cambia le cose. 

Non ti aspetti più niente, da chi ti prende a secchiate in faccia. 

 Lo fa perché ti teme, perché sa che non sei solo. 

Sa perfettamente che milioni di esseri umani stanno già inceppando la macchina, 

letteralmente, con un gesto semplicissimo: astenersi dal partecipare.

 

 Stare a casa: adesso sì. 

Far saltare – senza muovere un dito – i numeri della roulette in cui sono maestri, 

i bari e i ladri di vite umane, di destini, di gioventù.

 

 I ladri di felicità.

5 set 2021

Ecco come vogliono ridurci. Dementi, smidollati, ebeti, malleabili, inconsistenti, senza pensieri e valori. “Non avrai nulla e sarai felice”: è questo il messaggio lanciato da un giovane dal sorriso smagliante sulla piattaforma istituzionale del Forum di Davos, quell’organismo internazionale che abbiamo imparato a conoscere per la sua capacità di prevedere e indirizzare gli eventi futuri a livello globale. Era il 2017 e nelle sue Otto previsioni per il mondo nel 2030 metteva al primo posto proprio la fine del concetto di proprietà di beni da parte dei cittadini, per sostituirlo con quello di fruizione di servizi divenuti gratuiti grazie al rimpiazzo del lavoro umano con le nuove intelligenze artificiali. Era il sogno distopico raffigurato in Benvenuti nel 2030, dove la proprietà privata e la privacy non esistono dalla danese Ida Auken,sempre sul sito del Forum di Davos (l’articolo originale, come si può verificare dal link https://www.weforum.org/agenda/2016/11/shopping-i-can-t-really-remember-what-that-is/, risulta stranamente rimosso, analogamente a quanto abbiamo visto con il documento della Rockefeller Foundation). Un futuro, molto prossimo, in cui insieme al concetto di proprietà viene abolita anche la privacy, dove non solo tutto ciò che faremo, ma anche ciò che penseremo o sogneremo verrà monitorato, con il fine, inequivocabile per i fautori del nuovo mondo, di realizzare un bene collettivo superiore e traghettare l’umanità verso un futuro idilliaco, rispettoso dell’ambiente e inclusivo. Ma ora gli aedi del Grande Reset hanno deciso di compiere un ulteriore passo avanti nella riscrittura della storia dell’umanità, con l’asserzione di una tesi alquanto rivoluzionaria: nella vita la felicità non conta! A sostenerlo è la ricerca di due psicologi di provenienza accademica, Shige Oishi ed Erin Westgate, pubblicata sul sito del World Economic Forum nella sezione relativa al futuro della salute e del benessere della Agenda Globale. Secondo la tesi riportata, sarebbe giunta l’ora di superare sia la concezione edonistica della felicità, intesa come raggiungimento di un piacere immediato, sia quella eudaimonistica aristotelica, legata alla ricerca e al perseguimento di uno scopo di bene comune. Il termine eudaimonìa deriva dal greco eu, bene e daimon, traducibile come “essere divino”, “genio”, “spirito guida”‘ o “coscienza”: etimologicamente significa “essere in compagnia di un buono spirito”. La felicità secondo Aristotele consisteva nel realizzare la propria natura e, poiché l’essenza dell’uomo è rappresentata dalla ragione e dalla virtù, essa non potrà mai essere che nella saggezza. Tale teoria ha ispirato e dato vita a innumerevoli correnti di pensiero e da sempre l’uomo si interroga su cosa significhi vivere bene, essere felici, sviluppare pienamente le proprie potenzialità e peculiarità, tanto che diversi ordinamenti nazionali riconoscono tali ambizioni come diritti costituzionalmente sanciti. Ma lo studio dei due accademici sembra d’un colpo demolire tutto il sapere filosofico e ontologico esistente per proporne uno nuovo, più in linea con la società contemporanea. Per vivere bene, sostengono, non è importante essere felici o perseguire degli obiettivi, ma occorre condurre una vita psicologica “ricca”, laddove con questo aggettivo si intende significativa, caratterizzata da “esperienze interessanti in cui la novità e/o la complessità sono accompagnate da profondi cambiamenti di prospettiva”. Immancabile nella società dell’Erasmus, lo studio all’estero viene citato come esempio di una simile ricchezza, poiché rappresenterebbe uno stimolo a riconsiderare i costumi sociali della propria cultura di provenienza. Dunque, un’esperienza per qualificarsi come psicologicamente arricchente non deve essere positiva, può anche consistere in una difficoltà, come vivere la guerra o un disastro naturale o persino eventi dolorosi della propria vita, come la malattia o la disoccupazione. L’autrice dello studio, ricordando i propri viaggi negli ostelli quando era giovane, afferma che ci sono momenti della nostra vita in cui accettiamo il disagio e diamo la priorità all’esplorazione. Se, come mostrano le ricerche, le persone tendano a diventare più felici con l’avanzare dell’età, è perchè “invece di dare la priorità alle esperienze impegnative, danno la priorità alle cose familiari che le renderanno felici; invece di incontrare nuove persone, danno la priorità alla famiglia e agli amici intimi. Quelle cose aumentano la felicità, ma possono diminuire la ricchezza psicologica”. Perciò la stabilità e la solidità che si raggiungono con la maturità sarebbero forieri di felicità, ma nemici della ricchezza psicologica, che prevede invece un turbinio di esperienze, siano esse positive o negative, e di cambiamenti di prospettiva. È l’apologia dell’identità liquida, che fluttua da un lido a un altro senza una meta e il cui contenuto prende ogni qualvolta la conformazione del contenitore che lo ospita. Un vivere facendosi trasportare dagli eventi, senza la ricerca eudaimonistica e propositiva della propria natura, del proprio desiderio individuale capace di saldarsi con la legge morale e di elevare l’uomo. Nessuna priorità viene concessa all’amore, alla famiglia, alla dedizione per il proprio lavoro, né tantomeno alla virtù ed al sapere socratico. Per avere una vita psicologicamente ricca, l’importante non è neanche vivere, ma sopravvivere, come fa una pianta che resiste alle intemperie e si adatta all’ambiente circostante. È il grande reset della natura umana, che vede quel 2030 pauperista e nichilista fantasticato a Davos sempre più vicino.

31 lug 2021

Un medico convinto che lo scopo primario della scienza medica sia quello di salvare vite umane

 R.I.P.

«Io mi sono esposto molto, in prima persona, ovviamente rinunciando ai miei affetti e alla mia vita privata», ha detto Giuseppe De Donno in un recente video, mentre lasciava l’ospedale di Mantova.

«Ho ricevuto tantissime critiche, tantissimi attacchi. E capisco anche che, quando uno si espone così, in modo mediaticamente violento, può starci che venga poi attaccato a sua volta. Però, quello che mi interessava era salvare più vite possibile».



Come tutti ormai sanno, il dottor De Donno è stato trovato morto nella sua abitazione.

Ufficialmente si è trattato di suicidio, ma ci sono moltissime persone che dubitano di questo.

Il motivo, secondo queste persone, è che De Donno fosse un personaggio scomodo,
che dava fastidio al potere perché aveva proposto una cura che le case farmaceutiche, ovviamente, non volevano.


Inoltre, dice qualcuno, in un un futuro processo, De Donno sarebbe stato un testimone scomodo, perché aveva tante cose da raccontare.

In realtà, per adesso, di processi del genere in vista non ce ne sono.

Ma ormai, De Donno non era più una minaccia per nessuno, visto che la sua cura al plasma è stata affossata mediaticamente, e sepolta per sempre, con la complicità dell’intera classe giornalistica.

E’ proprio questo, secondo me, il motivo che l’ha ucciso, che l’ha portato a togliersi la vita.


De Donno non riusciva a capire, non riusciva ad accettare che,

pur avendo trovato una cura valida per il Covid, nessuno fosse interessato a utilizzarla
.


Io gli avevo parlato, qualche mese fa, in occasione del mio video “Covid, le cure proibite”,
e già allora avevo avuto la netta sensazione di parlare con un morto.

L’uomo era fisicamente vivo: dalla sua bocca uscivano parole sensate e comprensibili.

Ma l’anima era già morta, se n’era già andata: non c’era più fiamma, dentro di lui.

De Donno era un uomo spento: distrutto dalla sua incapacità di comprendere
perché nessuno fosse interessato ai risultati che aveva ottenuto nel suo ospedale.


Me l’avrà ripetuto almeno tre volte, nella telefonata.


«Io non capisco, ci sono i risultati, ci sono le persone guarite, sono lì da vedere: che cos’altro vogliono?».


Io provai a spiegargli che la sua cura in realtà rappresentava un problema,
per il grande piano che era in svolgimento, in quel momento.


Ma non è facile spiegare certe cose a una persona che crede ciecamente nella medicina

e che, fino a quel giorno, ha pensato che lo scopo primario della scienza medica sia quello di salvare vite umane.

Se si vuol cercare di capire le origini di un gesto estremo come il suo, provate veramente a pensare a cosa significhi, per una persona che per tutta la vita ha creduto fermamente in qualcosa, se di colpo quella cosa gli sgretola davanti come una statua di pastafrolla.

Non rimane niente in cui credere, non rimane niente per cui lottare.

E quindi, l’anima se ne va: l’anima si ritira.

E poi aspetta, pazientemente, che anche il corpo la raggiunga.


In ogni caso, che si sia trattato di omicidio o di suicidio, il succo della questione non cambia:

Giuseppe De Donno è stato ucciso da un sistema sanitario e mediatico

che ha voluto toglierlo di mezzo perché lui proponeva qualcosa che il sistema, in quel momento, 

non voleva.


E adesso sveliamo perché non lo volevano, visto che proprio oggi abbiamo davanti agli occhi la conferma di questo.

Avrete letto tutti che, nel prossimo autunno, saranno autorizzate dall' Unione Europea cinque terapie per curare il Covid.

Bene, quattro di queste terapie sono anticorpi monoclonali.

Cosa sono, esattamente?


Facciamocelo spiegare dall’infettivologo Lorenzo Mondello, intervistato dalla rivista “InSanitas”.

«Gli anticorpi monoclonali sono la copia, realizzata dall'industria della biologia molecolare,

dell’anticorpo presente nel siero iperimmune del guarito da Covid-19».


Ma guarda che coincidenza: proprio quello che usava De Donno, 

il siero iperimmune dei guariti da Covid.


C’è una grossa differenza, però, tra il siero dei guariti utilizzato da De Donno e la copia fatta in laboratorio:

il siero dei guariti costa 80 euro a sacca e non si può brevettare (perché è una donazione, da un cittadino a un altro cittadino),

mentre gli anticorpi monoclonali si possono brevettare e, guardacaso, verranno a costare circa 2.000 euro a dose.


Quindi, pensate a De Donno: cornuto, e pure mazziato.


Non solo gli hanno negato la possibilità di veder applicata con successo la sua cura, 

quando l’ha scoperta, ma – dopo che tutti si sono affannati a dire che non funzionava –

ha visto la stessa tecnologia replicata in laboratorio,

che verrà venduta con grandi profitti in tutto il mondo.



Secondo me ti viene voglia di suicidarti non una, ma dieci volte, di fronte a una cosa del genere.

E pensate che lo stesso Burioni era stato lungimirante, l’anno scorso:
mentre da una parte minimizzava il potenziale della scoperta di De Donno,
dall’altra già anticipava l’avvento delle monoclonali prodotte in laboratorio.


Era il maggio del 2020, e Burioni diceva:

abbiamo già iniziato, ma ci vorrà almeno un annetto, prima di riuscirci; però ci arriveremo.

Sentitelo:

«Dov’è che questa cosa diventa molto interessante?
Diventa interessantissima perché, nel momento in cui riusciremo a stabilire con certezza che utilizzare i sieri dei guariti fa bene, avremo aperto una porta eccezionale per una terapia modernissima: quella che prevede, praticamente, l’utilizzo di un siero artificiale».

«Si aprirebbe una porta fantastica per una terapia che avrebbe un’altissima probabilità di essere sicura ed efficace: quella della produzione di anticorpi monoclonali umani (quindi, un siero artificiale) contro il coronavirus. Non è una cosa immediata, perché ci vorrebbe un annetto; ma si è già cominciato,
e quindi a questo punto l’orologio sta andando avanti a nostro favore».


“L’orologio sta andando avanti a nostro favore”,

ma ovviamente bisogna prima togliere di mezzo l’originale:

altrimenti la copia non potremo mai venderla a nessuno.


E così, togliendo di mezzo l’originale, non solo hanno distrutto l’esistenza di De Donno,
ma hanno anche condannato a morte tutte le persone che sono morte da allora ad oggi,
e che in molti casi avrebbero potuto essere salvate con il siero naturale.



Devo veramente aggiungere altro?

25 lug 2021

Ci vogliono proni e sottomessi

 È difficile capire se il vizio di fissare il dito, evitando di volgere lo sguardo alla Luna,
sia solo di noi italiani o un po’ di tutto il Pianeta, e fatta eccezione solo per certe sparute Comunità sciamaniche andine (peraltro a pericolo estinzione sia numerica che culturale).


Comunque evitiamo di parlare di vaccini e virus, ed invece concentriamoci sul fatto che meno di vent’anni fa
un vertice tra alta dirigenza Onu, multinazionali e Wto (Organizzazione mondiale del commercio)
ha lungamente ascoltato il parere di scienziati (demografi, economisti, agronomi, biologi, informatici) sul futuro dell’uomo e della Terra.

Scienziati e potenti hanno così trovato un punto d’accordo sul fatto che necessitasse accelerare
sulla teoria di fine secolo scorso sul controllo ovvero:

metà della popolazione con lavoro contrattualizzato sarebbe stata impiegata per controllare e monitorare la vita di tutti gli umani),

che le nazioni avrebbero dovuto varare politiche di contenimento demografico e delle nascite
(a tal proposito l’Onu ascoltava la relazione dei demografi cinesi),

che si sarebbero dovute inserire norme utili a limitare bisogni e desideri umani
(limiti all’acquisizione di patrimoni, alla tesaurizzazione monetaria, all’acquisto di beni, alla fruizione di servizi turistico-ristorativi),

che la virtualizzazione delle attività umane avrebbe permesso di limitare la mobilità degli individui e gli stessi bisogni,

che gli obblighi tecnologico-cibernetici avrebbero limitato a meno persone la fruibilità e l’ambizione.



Noi piccoli italiani ci siamo così visti calare per legge regionale l’obbligo alla contabilizzazione calorimetrica domestica, che permette (o dovrebbe) ad un ufficio regionale di conoscere temperatura ed uso del riscaldamento di ogni condomino:
chi non è in regola con la contabilizzazione vive in una casa fuorilegge non certificabile energeticamente.

Poi c’è l’obbligo d’aggiornare ogni due anni auto (moto, camion) alla categoria ecologica euro:
siamo arrivati all’euro sette e si pensa già all’euro otto, e chi non s’adegua viene multato.

Quindi c’è la tracciatura e la politica bancaria d’indirizzo: i soldi depositati in banca non sono certo a disposizione del risparmiatore italiano, ma in uso esclusivo del sistema bancario europeo

Ne deriva che, se usassimo una somma consistente del nostro risparmio per comprare un determinato bene,
troveremmo i freni della banca, che ci consiglierebbe di usare diversamente i nostri soldi, casomai per comprare titoli, obbligazioni o fondi assicurativi.
“Ma perché vuole compare un immobile o un’auto per suo figlio – ci direbbe il consulente –
ricorra a casa in fitto ed auto a noleggio lungo termine, usi i suoi risparmi per un investimento da noi consigliato”.

E stesso discorso per i viaggi, il turismo, che ormai sarà sempre più appannaggio dei veri ricchi:
la ricerca cibernetica offre al resto della popolazione le vacanze virtuali.

Queste ultime permettono che non vi siano spostamenti umani, né dispendio di risorse economiche da parte dell’individuo, che rimarrebbe in casa a Ferragosto collegato al computer (casomai con lieve sedazione) con maschera sul viso e tattile alle mani, in modo da avere la quasi completa sensazione pseudo onirica d’essere in vacanza ai Tropici come al Sestriere.


Anche i passatempi vengono decimati per il bene della Terra:

all’indice il restauro d’auto e moto d’epoca (ritenuto non politicamente corretto e nemico della green economy),

così anche la nautica da diporto,

la pesca e la caccia,

i viaggi con mezzi propri,

i party con gli amici,

il bricolage in genere.


Nella sfera di contenimento dei popoli

ci sono le politiche d’indirizzo alla non riproduzione umana,

l’incentivo all’eutanasia per motivi economici (il caso di chi cade in povertà irreversibile per motivi fiscali, bancari, giudiziari),

i motivi criminologico-scientifici ed economici alla base della reintroduzione della pena capitale nell’ordinamento degli Stati occidentali,

il diniego delle cure per motivi sanitari e previdenziali.



Direttamente collegata a queste iniziative

ci sarebbe la nuova politica detentiva, quella che potrebbe spaccare la politica italiana:

ovvero tra chi vorrebbe riforme che riducano la detenzione a pochissimi casi,

e chi invece perorerebbe un uso massivo della detenzione casomai affidandola a privati ed a strutture multinazionali specializzate (in Usa vi operano da anni).

E questo perché il carcere sottrae per periodi più o meno lunghi l’individuo dal circuito sociale,
evitando che concorra sul lavoro, sul divertimento, sulle opportunità varie:
in pratica il carcere sottrarrebbe gli individui dall’affollato gioco dei bisogni e delle ambizioni.


Perché queste politiche abbiano presa occorrerebbe pianificare una politica educativa:

ecco che nelle scuole sono stati introdotti testi

che mirano a formare bambini non ambiziosi,

ciberneticamente controllabili,

con amorfa concezione sessuale,

irreggimentabili e facilmente disgiungibili dalla famiglia d’origine e tradizionale.


Ecco che il “green pass” è solo una goccia nel mare delle limitazioni che verranno introdotte “per il bene del Pianeta”.



E non pensiate che basti chiudersi in casa senza sortire nemmeno per la spesa:
tra non molto (i primi a subirlo saranno i condomini che hanno ricevuto il 110 per cento)
l’amministratore di condominio, che è per l’ultima riforma un vero e proprio sostituto d’imposta,
busserà gentilmente al vostro uscio e vi chiederà di compilare un foglio per il suo archivio
e per l’ufficio regionale che già monitora la “contabilizzazione calorimetrica”.

Obiettivo: categoria energetica e classe euro del vostro frigo, lavatrice, scaldabagno, tostapane.


Ora c’è il “green pass”, e pare che qualche sindaco lo voglia estendere (con delibera comunale),

nell’area di propria competenza, alle frequentazioni casalinghe,

vietando d’invitare a casa i non congiunti privi di certificazione sanitaria.



Il mondo si sta stringendo, e ce lo dicevano già a fine Novecento.

23 lug 2021

Anche con il vaccino sei contagioso

 Un dibattito sempre più feroce, quello che accompagna la possibilità di introdurre il green pass
come elemento vincolante per avere accesso a una vita normale,
vietando ai non vaccinati l’ingresso agli eventi pubblici, ai bar e ai ristoranti.

Con le tensioni già divampate in Francia, dove i cittadini sono scesi in strada per protestare contro Macron
e il suo programma che renderà di fatto impossibile la quotidianità a chi non si è ancora sottoposto alla somministrazione.

E l’Italia pronta a sua volta a imitare l’esempio transalpino.

 
Tensioni figlie anche di una comunicazione imprecisa, contradditoria.


Come riconosciuto dal presidente dell’ordine dei medici di Roma Antonio Magi, intervistato da Radio Radio sul tema:

" è sbagliato innanzitutto sostenere che i non vaccinati siano un pericolo per gli altri,
e le troppe voci sull’argomento confondono gli italiani, anche perché ogni esperto presenta le proprie tesi come verità assoluta.
Meglio dire ‘non so nulla’ piuttosto che dare un proprio parere facendola passare per una evidenza scientifica”.



Non è che io faccio la vaccinazione e proteggo gli altri – ha spiegato Magi a Radio Radio –.

Innanzitutto io proteggo me stesso.

Assolutamente, il vaccino non protegge dal poter essere un ‘contagiante’.

Sia il vaccinato che il non vaccinato lo sono. 



Qual è il problema? 

Trovandosi alcuni soggetti a rischio, il vaccinato – non sa se in quel momento è portatore – può essere parte infettante.
Essendo vaccinato posso essere positivo. 

Far passare il messaggio che il non vaccinato è un pericolo pubblico per gli altri no! 


E’ un pericolo per se stesso, può prendere la malattia con tutte le sue fasi”.



Altro problema – ha aggiunto Magi – è la corretta comunicazione medico-paziente.
Se scopro che uno dei due bara l’alleanza che c’è tra i due si rompe e c’è la diffidenza.
Per vaccinarsi non ci vuole la diffidenza. 

Non ci vuole un messaggio di scontro ma un messaggio di convincimento.


Questo si ha con una informazione trasparente.

 Purtroppo però è stato un momento particolare.
È difficile trovare un buon medico comunicatore, molto spesso non sa comunicare, l’empatia è fondamentale.
Nelle facoltà di Medicina andrebbe insegnato anche come comunicare con il paziente.
Meglio dire ‘non so nulla’ piuttosto che dare un proprio parere facendola passare per una evidenza scientifica.


L’evidenza scientifica si ha nel tempo”.

5 lug 2021

In ginocchio da Te

Questa storia dell’inginocchiarsi o meno sta cominciando a diventare snervante.

A maggior ragione che si tratta di un gesto che nulla ha a che vedere con il razzismo.

Quest’ultimo – si dice sempre – si combatte col rispetto dell’altro.

Ma inginocchiarsi non è un segno di rispetto, ma di sottomissione, di supplica, di remissività.


Inginocchiarsi non significa “io ti rispetto come mio pari”, ma “io mi sottometto a te come mio superiore”.


Attenzione su questo punto.


Due uomini che si rispettano a vicenda stanno in piedi, si guardano negli occhi e usano reciprocità.

Un uomo che si mette in ginocchio davanti a un altro uomo si sta sottomettendo:

esattamente ciò che vogliono il movimento “Black Lives Matter”, da cui è partita tale campagna, e i fautori del “multikulti”.



Tutto è partito dalla famigerata protesta del movimento per i diritti dei neri (o presunto tale)
per le vittime della violenza della polizia, che ha visto gli agenti bianchi incaricati di mantenere l’ordine
mettersi in ginocchio dinanzi ai contestatori.

In un’epoca in cui prevale la “psicologia del gregge”, tale gesto è diventato virale nel giro di pochissimo tempo, ed è assurto a simbolo della lotta contro il razzismo e la discriminazione.

Ma, si diceva, il razzismo si combatte col rispetto, cioè trattandosi alla pari, non sottomettendosi, come il gesto di inginocchiarsi sottintende.


Il punto è che l’obbiettivo di gruppi come il “Black Lives Matter” non è semplicemente ottenere rispetto e parità di condizioni:

ciò che perseguono è la sottomissione da parte degli altri gruppi, di quelli diversi da loro.


Gli stessi tifosi del politicamente corretto e del multiculturalismo coatto non vogliono semplicemente che le varie etnie convivano:

vogliono che alcune – giudicate svantaggiate o “vittime” – prevalgano su altre e si rivalgano per i patimenti (immaginari) loro inflitti.



Chi conosce il “Black Lives Matter” sa benissimo che non si tratta di un movimento per i diritti civili, ma di un gruppo di estrema sinistra, fortemente ideologizzato e sostenitore di una sorta di “lotta di classe” in chiave razziale, dove i neri sono i proletari e i bianchi i borghesi.




Sono gli eredi diretti delle “Pantere Nere”, il gruppo suprematista nero che negli anni Settanta si distinse per i suoi toni aggressivi, per il suo stile paramilitare e per il suo sostegno alla lotta violenta contro il “predominio dei bianchi” nella società americana: 


il loro obbiettivo dichiarato non era portare più uguaglianza tra i due gruppi, ma far avanzare i neri a discapito dei bianchi. 


Non diversamente, il “Black Lives Matter” sostiene di lottare contro il “White privilege”, che è lo stesso.


Non vogliono parità di trattamento, ma la sottomissione da parte di quelli che vedono come gli eterni nemici dell’affermazione della comunità nera:

i bianchi, colpevoli per il fatto stesso di essere tali.

Non si tratta di un movimento pacifista nato sull’onda dell’indignazione della comunità afro-americana per le violenze ai loro danni, come la narrazione politicamente corretta vorrebbe far credere:

ma di un movimento di estrema sinistra che pratica una diversa e ancor più subdola forma di razzismo, in quanto nascosta dietro la maschera della giustizia sociale e dei diritti civili.



Questo significa che chi, aderendo a tale campagna, si inginocchia per dimostrare la sua solidarietà o il suo antirazzismo, in realtà e sia pure in maniera inconsapevole, si sta inginocchiando dinanzi alle rivendicazioni di un gruppo di marxisti neri che non fanno mistero della loro ostilità nei confronti dei bianchi:

non è forse anche questa una forma di razzismo?


Inginocchiarsi, in questo caso, non è un modo per dimostrare solidarietà:

è un atto politico che indica vicinanza a quel gruppo e a quell’ideologia.



Non è un gesto di rispetto e di parità, ma di sudditanza – anzitutto psicologica – nei confronti di quella mentalità
che, in nome della lotta alle discriminazioni, ne vorrebbe istituzionalizzare o incentivare delle altre.

Ma, soprattutto, è il segno più chiaro ed evidente di quanto gli occidentali siano vittime del senso di colpa indotto, che li spinge a vergognarsi di sé stessi e a mettere in atto questo tipo di comportamenti.

Tutti coloro che finora si sono messi in ginocchio non hanno manifestato contro il razzismo,
ma a favore di una sua diversa forma, oltre che di quella specie di “etno-comunismo”
che vede nei bianchi l’origine di tutti i problemi di questo mondo e la relativa civiltà occidentale
come il sistema da distruggere per l’avvento di un mondo più giusto e solidale.



Quindi, se davvero non si è razzisti, si stia in piedi e non si mandino segnali di sottomissione a movimenti e ideologie che razzisti lo sono dichiaratamente.

 

19 giu 2021

Leggete bene e con attenzione

 Sui vaccini Covid-19 abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto,
non è facile formarsi un’opinione e prendere delle decisioni.

Non è facile districarsi nel groviglio d’informazioni contraddittorie e spesso false
che ci arrivano dai media
e ancora meno in un dibattito dove tutti intervengono con giudizi che non vogliono mettere in discussione.

Come sempre, servono risposte, ma le risposte giuste si trovano solo quando si fanno le domande giuste.

Per aiutarvi a trovarle abbiamo rivolto una serie di domande a un team di medici inglesi (Unite4Truth),
che si è espresso in particolare sulla somministrazione di vaccini Covid-19 a bambini e ragazzi.


Perché se è difficile prendere una decisione informata che riguarda noi stessi,
lo è ancor di più avere la responsabilità di scegliere al posto dei nostri ragazzi.


Sentiamo cosa hanno da dirci in questa intervista,
dove ad interrogarli è un medico nostrano:

il Prof. Giovanni Vanni Frajese, docente universitario e specializzato in endocrinologia.



L’intervista del Prof. Frajese

Prof. Frajese: innanzitutto potete spiegarci chi siete e perché avete pensato di rivolgervi all’opinione pubblica?

Medici inglesi:
Siamo un gruppo di medici che operano in Gran Bretagna
e desideriamo informarvi delle nostre gravi preoccupazioni
in merito alle proposte per somministrare i vaccini COVID-19 ai bambini e ai ragazzi.
Problemi documentati, che vengono ignorati da molti operatori sanitari,
dai rappresentanti politici e dagli organi di governo.
Quelli che, come noi, tentano di esporre la situazione vengono ignorati, licenziati o censurati.


Prof. Frajese: sono un medico e un professore universitario, ma cosa dite?
Non vi rendete conto che in questo momento è fondamentale vaccinare tutti, così da poter tornare a vivere?
Come potete da medici insinuare paura nella popolazione? È incredibile.


Medici inglesi:
È proprio questo che ci preoccupa.
Documenti governativi suggeriscono che l’implementazione del vaccino Covid-19
nei bambini di età superiore ai 12 anni sia già pianificata per settembre 2021.


Prof. Frajese: Certamente, il piano vaccinale comprenderà di immunizzare tutta la popolazione a scaglioni di fasce di età.

Medici Inglesi:
I vaccini, come qualsiasi altro trattamento medico, comportano diversi rischi e benefici.
Il rapporto rischi benefici cambia moltissimo a seconda dell’età del paziente a cui viene somministrato.

Per i vaccini Covid-19, i potenziali benefici sono evidenti per gli anziani e per pazienti vulnerabili,
tuttavia, per i bambini, l’equilibrio tra rischi e benefici sarebbe molto diverso.



Prof Frajese: Ma cosa dite? Non sperimenterebbero mai sui bambini vaccini non sicuri!


Medici Inglesi:
Ricordate il vaccino contro l’influenza suina, Pandemrix?
Lanciato a seguito della pandemia del 2010,
ha provocato in bambini e adolescenti oltre mille casi di una lesione cerebrale devastante (narcolessia), prima di essere ritirato.

Poi ci fu in Dengvaxia, un nuovo vaccino contro la Dengue,
che fu distribuito anche ai bambini prima dei risultati completi dello studio
e ne sono morti una ventina per un possibile aumento della risposta immune dovuta agli anticorpi,
prima che il vaccino fosse ritirato.



Non dobbiamo rischiare di ripetere errori del genere con i vaccini Covid-19:
l’impatto sarebbe devastante, non solo per la popolazione colpita, ma in generale sulla campagna vaccinale.


Prof Frajese: Ma qual è il vostro punto?

Medici inglesi:
Nessun intervento medico dovrebbe essere introdotto per tutti,
ma per ogni gruppo di età e di persone si dovrebbero adottare misure diverse.

Questo approccio è stato delineato lo scorso ottobre dal capo della task force governativa inglese sui vaccini, Kate Bringham, che ha affermato:

“Dobbiamo solo vaccinare tutti coloro che sono a rischio.
Non ci sarà vaccinazione per le persone sotto i 18 anni.
Vaccino solo per le persone sopra i 50 anni, incentrato sugli operatori sanitari, sugli assistenti domiciliari e sui soggetti vulnerabili."


Prof Frajese: mi sembra sensato, proteggere le categorie a rischio e non correre il rischio di danneggiare le altre categorie.

Medici inglesi:
I bambini sani hanno pochissime possibilità di contrarre il Covid-19, con un rischio di morte di 1 su 2,5 milioni.

Nessun bambino precedentemente sano di età inferiore ai 15 anni è morto durante la pandemia nel Regno Unito.

I ricoveri in ospedale, o in terapia intensiva, sono estremamente rari,
la maggior parte dei bambini risultano asintomatici o con sintomi molto lievi.


Prof Frajese: resta però il problema dell’immunità di gregge, che è importante per gli anziani e per le persone fragili.


Medici inglesi:
“L’immunità sviluppata naturalmente da bambini e ragazzi darà un’immunità generale più ampia e duratura rispetto a quella acquisita con la vaccinazione.”


Prof Frajese: ci spieghi perché molti bambini saranno già immuni.

Medici inglesi:
Già due terzi della popolazione adulta inglese, per esempio, ha ricevuto almeno una dose di un vaccino Covid-19.
I modelli che presumono che la vaccinazione dei bambini sia necessaria per raggiungere l’immunità di gregge
non hanno tenuto conto della percentuale di coloro che già avevano l’immunità prima di marzo 2020, coloro che l’hanno acquisita naturalmente.


Prof Frajese: Voi in Inghilterra siete avanti con la vaccinazione rispetto all’Italia, ma avete già raggiunto l’immunità di gregge?

Medici inglesi:
modelli matematici hanno elaborato di recente calcoli che ci confermano sia stata raggiunta dal 12 aprile 2021.
Ciò nonostante, la campagna vaccinale per fasce di età sempre più giovani continua.

Il 13 maggio, l’MHRA ha ricevuto un totale di 224.544 eventi avversi
(reazioni individuali al farmaco non desiderabili)
tra cui 1.145 morti in associazione con vaccini SARS-CoV-2, nella sola Inghilterra.


Le segnalazioni di ictus dovuti a trombosi venose cerebrali erano inizialmente in numero limitato,
ma con l’aumentare della consapevolezza, molte altre segnalazioni hanno portato alla conclusione
che il vaccino AstraZeneca non deve essere usato per adulti sotto i 40 anni di età e questo risultato,
imprevedibile, ha portato anche alla sospensione della sperimentazione sui bambini del vaccino Oxford AstraZeneca.


Prof Frajese: Si, infatti, non molti vogliono vaccinarsi con l’AstraZeneca.

Medici inglesi:
Eventi simili sono stati osservati purtroppo anche con i vaccini Pfizer e Moderna
sul sistema di segnalazione degli eventi avversi (Vaers) degli Stati Uniti.

È probabile che questo sia un effetto dovuto alla proteina Spike.

La possibilità di ulteriori problemi di salute non può essere esclusa.

In Israele, dove i vaccini sono stati ampiamente distribuiti a giovani e adolescenti,
il vaccino Pfizer è stato collegato a diversi casi di miocardite nei ragazzi,
e sono state sollevate preoccupazioni circa le segnalazioni di cicli mestruali alterati e sanguinamento anomalo nelle ragazze dopo il vaccino.


Prof Frajese: Non mi sembra gli americani dicano lo stesso, il vaccino è sicuro anche per i bambini, lo dicono tutti gli esperti più famosi.

Medici inglesi:
La cosa più preoccupante per quanto riguarda la possibile vaccinazione dei bambini,
è che c’è stato recentemente segnalato un numero preoccupante di decessi (4178),
associati alla vaccinazione, segnalati al sistema VAERS negli Stati Uniti.


Un gruppo, America’s Frontline Doctors, sta facendo causa al governo e ha raccolto 672,952 firme per fermare l’uso dei vaccini sperimentali.

In Israele sono al momento stimati 1600 decessi per la stessa causa.


Prof Frajese: Non mi state tranquillizzando, io ho una figlia adolescente.


Medici inglesi:
Tutti gli studi di fase 3 sul vaccino Covid-19 sono in corso
e non dovrebbero concludersi prima della fine del 2022/inizio 2023.

I vaccini sono, pertanto, attualmente ancora sperimentali
con solo un numero limitato di dati sulla sicurezza degli adulti a breve termine,
e assolutamente nessun dato a lungo termine disponibile.

Inoltre, molti utilizzano una tecnologia di vaccino a mRNA completamente nuova,
che non è mai stata precedentemente approvata per l’uso negli esseri umani.


Il mRNA è un profarmaco e non si sa quanta proteina spike produrrà un individuo.

Potenziali effetti a insorgenza tardiva possono richiedere mesi o anni per diventare evidenti.

I limitati studi sui bambini intrapresi fino ad oggi sono del tutto sottodimensionati
e non possono escludere effetti collaterali gravi, anche se non comuni.


Prof Frajese: Ma i bambini hanno tutta la vita davanti a loro!

Medici inglesi:
Sì, e i loro sistemi immunologici e neurologici sono ancora in fase di sviluppo,
rendendoli potenzialmente più vulnerabili agli effetti avversi rispetto agli adulti.

Sono già stati evidenziati collegamenti con malattie autoimmuni e possibili effetti sulla fertilità.

Un documento pubblicato di recente ha sollevato la possibilità che i vaccini a mRNA Covid-19
possano innescare malattie neurodegenerative, basate sui prioni.


Ma la cosa più importante è che tutti i rischi siano essi potenziali, conosciuti e sconosciuti,
devono essere considerati sul piatto della bilancia contro i rischi del Covid19 stesso.


Prof Frajese: Quindi un rapporto rischi/benefici molto diverso dovrà essere applicato ai bambini rispetto agli adulti. Mi sembra logico.

Medici inglesi:
c’è una saggezza importante nel giuramento di Ippocrate che afferma: “Primo: non fare del male”.

Tutti gli interventi medici comportano un rischio, quindi abbiamo il dovere di agire con cautela e proporzionalità.

Questo è particolarmente vero quando si prende in considerazione un intervento di massa su una popolazione assolutamente sana.

Deve esserci una chiara evidenza di benefici, di gran lunga superiori ai danni.

Le attuali evidenze disponibili mostrano chiaramente che il calcolo del rischio rispetto al beneficio
NON supporta la somministrazione di vaccini Covid-19 nei bambini.


Nella carta internazionale dei diritti del fanciullo si afferma che
“il bambino, a causa della sua immaturità fisica e mentale, ha bisogno di speciali tutele e cure, inclusa un’adeguata protezione legale”.

Come adulti, abbiamo il dovere di proteggere i bambini da danni non necessari e imprevedibili.

Concludiamo che è irresponsabile, in quanto non necessario, includere i bambini sotto i 18 anni nella vaccinazione Covid-19 nazionale.

Anche gli studi clinici sui bambini pongono enormi dilemmi etici,
alla luce della mancanza di potenziali benefici per i partecipanti allo studio, e dei rischi ancora sconosciuti.

Si dovrebbe attendere la fine degli attuali studi di Fase 3 e diversi anni di dati sulla sicurezza negli adulti, per escludere o quantificare tutti i potenziali effetti negativi.


Prof Frajese: E cosa proponete?


Medici inglesi:
Chiediamo ai nostri governi e alle autorità di non vaccinare i bambini contro il Covid-19.

È stata esercitata estrema cautela su molti aspetti della pandemia,
ma sicuramente ora è il momento più importante per esercitare la vera cautela:

non vogliamo essere la generazione di adulti che, per fretta e per paura, rischia la salute dei bambini.


Prof Frajese: Mi avete convinto, sono d’accordo.


Se leggendo questo articolo trovi anche tu vero e sensato quanto esposto dai seguenti colleghi,
firma la petizione per bloccare la sperimentazione sui bambini, è ora di fermarsi e riflettere.


Prof. Giovanni Vanni Frajese

N.B.

Il contenuto del presente articolo rappresenta una mia personale riflessione,
e non rappresenta in alcun modo l’opinione della Università presso cui presto servizio (Università di Roma “Foro Italico”), né l’OMA/WFO (Organizzazione Mondiale degli Agricoltori) di cui coordino il comitato scientifico.



Lista dei medici inglesi firmatari del documento:

Dr Rosamond Jones, MD, FRCPCH, retired consultant pediatrician

Lord Moonie, MBChB, MRCPsych, MFCM, MSc, House of Lords, former parliamentary undersecretary of state 2001-2003, former consultant in Public Health Medicine

Prof Anthony Fryer, PhD, FRCPath, Professor of Clinical Biochemistry, Keele University

Professor Karol Sikora, MA, MBBChir, PhD, FRCR, FRCP, FFPM, Dean of Medicine, Buckingham University, Professor of Oncology

Professor Angus Dalgleish, MD, FRCP, FRACP, FRCPath, FMed Sci, Professor of Oncology, St Georges Hospital London

Professor Richard Ennos, MA, PhD. Honorary Professorial Fellow, University of Edinburgh

Professor Anthony J Brookes, Department of Genetics & Genome Biology, University of Leicester

John A Lee, MBBS, PhD, FRCPath, retired Consultant Histopathologist, former Clinical Professor of Pathology at Hull York Medical School

Dr Alan Mordue, MBChB, FFPH (ret). Retired Consultant in Public Health Medicine & Epidemiology

Dr Elizabeth Evans, MA, MBBS, DRCOG, retired doctor

Mr Malcolm Loudon, MB ChB, MD, FRCSEd, FRCS (Gen Surg). MIHM, VR. Consultant Surgeon

Dr Gerry Quinn, Microbiologist

Dr C Geoffrey Maidment, MD, FRCP, retired consultant physician

Dr K Singh, MBChB, MRCGP, general practitioner

Dr Pauline Jones MB BS retired general practitioner

Dr Holly Young, BSc, MBChB, MRCP, Consultant physician, Croydon University Hospital

Dr David Critchley, BSc, PhD, 32 years in pharmaceutical R&D as a clinical research scientist.

Dr Padma Kanthan, MBBS, General practitioner

Dr Thomas Carnwath, MBBCh,MA, FRCPsych, FRCGP, consultant psychiatrist

Dr Sam McBride BSc (Hons) Medical Microbiology &Immunobiology, MBBCh BAO, MSc in Clinical Gerontology, MRCP(UK), FRCEM, FRCP(Edinburgh). NHS Emergency Medicine & geriatrics

Dr Helen Westwood MBChB MRCGP DCH DRCOG, general practitioner

Dr M A Bell, MBChB, MRCP(UK),FRCEM, Consultant in Emergency Medicine, UK

Mr Ian F Comaish, MA, BM BCh, FRCOphth, FRANZCO, Consultant ophthalmologist

Dr Jayne LM Donegan MBBS, DRCOG, DCH, DFFP, MRCGP, general practitioner

Dr Dayal Mukherjee, MBBS MSc Dr Clare Craig, BM,BCh, FRCPath, Pathologist

Mr C P Chilton, MBBS, FRCS, Consultant urologist emeritus

Dr Theresa Lawrie, MBBCh, PhD, Director, Evidence-Based Medicine Consultancy Ltd, BathDr Jason Lester, MRCP, FRCR, Consultant Clinical Oncologist, Rutherford Cancer Centre, Newport

Dr Scott McLachan, FAIDH, MCSE, MCT,DSysEng, LLM, MPhil., Postdoctoral researcher, Risk & Information management GroupMichael Cockayne, MSc, PGDip, SCPHNOH, BA, RN, Occupational health practitioner

Dr John Flack, BPharm, PhD. Retired Director of Safety Evaluation at Beecham Pharmaceuticals 1980-1989 and Senior Vice-president for Drug Discovery 1990-92 SmithKline Beecham

Dr Stephanie Williams, Dermatologist

Dr Greta Mushet, retired Consultant Psychiatrist in Psychotherapy. MBChB, MRCPsych

Dr JE, MBChB, BSc, NHS hospital junior doctor

Mr Anthony Hinton, MBChB, FRCS, Consultant ENT surgeon, London

Dr Elizabeth Corcoran, MBBS, MRCPsych, Psychiatrist, Chair Down’s Syndrome Research Foundation UK

Dr Alan Black, MB BS MSc Dip Pharm Med, retired pharmaceutical physician

Dr Christina Peers, MBBS,DRCOG,DFSRH,FFSRH, Consultant in Contraception & Reproductive Health

Dr Marco Chiesa, MD, FRCPsych, Consultant Psychiatrist & Visiting Professor, UCL

Elizabeth Burton, MB ChB, retired general practitioner

Noel Thomas,MA, MB ChB, DCH, DObsRCOG, DTM&H, MFHom, retired doctor

Malcolm Sadler,MBBS, FRCGP,retired general practitioner with 37 years in Medical Practice

Dr Ian Bridges, MBBS, Retired general practitioner

13 giu 2021

Giugno 2020 - Giugno 2021 - IDENTICI

 Questo il grafico in Lombardia dal marzo 2020 ad oggi.

 


Notate bene la situazione a Giugno 2020 e la situazione a Giugno 2021 

Grafico identico = Incidenza identica.

Perchè in estate non circola l'influenza. Questa la verità.


Però - nel frattempo - ci stanno inoculando un vaccino senza sperimentarlo,

senza conoscere gli effetti collaterali, senza sapere cosa succederà nel nostro organismo

a distanza di mesi ed anni. Però muoiono persone che se non l'avessero ricevuto non sarebbero morte.

Questa la seconda verità.


Un vaccino non vaccino per il quale stiamo facendo da cavia per quali interessi occulti ?

 

E "quasi" nessuno che invece cerca una cura, la soluzione più logica.

10 giu 2021

Ricordatevi sempre - a futura memoria - che questa è "la verità"

 Nel mio ultimo video, “Covid, le cure proibite”,
avevo previsto che in autunno sarebbe iniziata la battaglia contro le persone non vaccinate,
nel tentativo di colpevolizzarle per la eventuale persistenza del virus

In altre parole, dicevo, si sarebbe tentato di mettere cittadini gli uni contro gli altri,
nella speranza di usare i vaccinati per convincere le ampie sacche di non vaccinati
a cedere definitivamente ai desiderata di Big Farma.

Invece, a quanto pare, si vogliono accelerare i tempi.


Già oggi il "corriere della sera" pubblica un video di Beppe Severgnini intitolato 

“Quanta pazienza con gli attempati no-vax”.

Con il solito ditino alzato da maestrino di provincia, il nostro ignorante nazionale
si rivolge ai circa 4 milioni di sessantenni che finora non si sono vaccinati, sentenziando:

«Cari attempati no-vax, se potete permettervi certe fisime è grazie a noi,
alle decine di milioni di italiani che disciplinatamente si vaccinano e vi proteggono,
e con voi, diciamolo, hanno una gran pazienza».


Questo, per chi non l’avesse capito, sarà il refrain autunnale.

Severgnini viene semplicemente mandato in avanscoperta, “per vedere l’effetto che fa”.

Ritengo quindi necessario rispondere immediatamente, in modo categorico,
prima che questa diventi la narrativa ufficiale sul mainstream.


Caro Severgnini, è veramente tragico vedere mescolate in una sola persona tanta presunzione e tanta ignoranza:


1 – Non esiste ad oggi una sola ricerca scientifica randomizzata in doppio cieco

che dimostri in modo irrefutabile quale sia l’efficacia effettiva delle nuove terapie geniche

(comunemente, ma erratamente, definite "vaccini".

L’equivalenza automatica vaccino = immunizzazione esiste solo nella testa degli ignoranti.



2 – Per quanto ne sappiamo, dopo sei mesi di campagna vaccinale abbiamo delle percentuali di 

contagio ed un numero di morti giornalieri molto simili a quelli dell’anno scorso, nello stesso periodo.

Necessitano quindi dati statistici molto più completi prima di poter affermare

che le vaccinazioni abbiano avuto un qualunque effetto reale sulla riduzione della diffusione del virus.



3 – Sappiamo anche che i vaccinati possono comunque trasmettere il virus, come portatori 

asintomatici.

Non si può quindi escludere che siano proprio i vaccinati i primi responsabili per la persistenza del 

virus nel nostro ambiente sociale.



4 – È addirittura lecito sospettare che siano proprio i vaccinati a favorire l'emergenza delle nuove

 varianti.

Senza queste varianti, il virus molto probabilmente sarebbe già scomparso dalla faccia della terra.

Quindi, casomai, la persistenza del virus è colpa vostra.



Cordialmente, da un “attempato” che si informa

ad un altro attempato che, evidentemente, ignora gli elementi più essenziali di questa discussione.

8 giu 2021

Libertà tre

 Il neo-totalitarismo italiano


L’Italia ha avuto finora manifestazioni sporadiche e specifiche, ma non meno preoccupanti,
di questo nuovo “totalitarismo”.

Il neo-totalitarismo politicamente corretto in Italia si è in pratica focalizzato sulla dialettica fascismo-antifascismo oltre che sull’attacco laicista alla tradizione cattolica e ha avuto caratteristiche               mediatico- giudiziarie.


Ricordiamo solo i principali episodi :


La più rilevante manifestazione del neo-totalitarismo nelle Università e nei media italiani
è stata la lunga persecuzione subita dallo storico Renzo De Felice, accusato per decenni dagli storici di sinistra
di volere “riabilitare il fascismo” e di “revisionismo storico” solo perché aveva,
nei suoi studi e nella sua monumentale biografia di Benito Mussolini,
osato presentare come un regime illiberale e non democratico che aveva goduto, nonostante tutto,
del consenso della gran parte degli italiani e come un “fenomeno storico” del tutto concluso ed irripetibile.


Alle critiche, alle accuse e alle richieste di alcuni storici di sinistra che gli fosse addirittura revocata la cattedra, si aggiunsero le contestazioni e le minacce di alcuni gruppi politici studenteschi della sinistra radicale, uno dei quali, Lotta Continua, minacciò persino di impedirgli fisicamente di tenere le sue lezioni universitarie, proprio come avveniva nel periodo fascista ai danni di accademici antifascisti.

Il tentativo di mettere il bavaglio totalitario a Renzo De Felice fallì anche perché alcuni politici della sinistra,
tra cui alcuni leader comunisti come Giorgio Amendola, difesero anche contro la protervia degli storici comunisti, la serietà e la professionalità del lavoro di De Felice.


Nel gennaio del 2008 al Papa Benedetto XVI fu impedito di parlare all’Università La Sapienza di Roma
da circa 70 professori (prevalentemente fisici) laicisti di sinistra e da alcuni gruppi di studenti estremisti,
ovviamente “antifascisti” di sinistra solo perché nel 1990 l’allora cardinale Joseph Ratzinger aveva citato
(avvertendo di non volerla “usare in funzione apologetica”) la frase dell’epistemologo laico Paul Feyerabend secondo cui :
la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo

 in occasione del processo a quest’ultimo.


Il neo-totalitarismo in Italia si è manifestato finora soprattutto come “circo mediatico-giudiziario”
orchestrato da un’alleanza :

tra il Partito degli intellettuali illuminati (Pii) collegati al Partito Democratico (Pd),

con il Partito dei procuratori politicizzati (Ppp)

e con il Partito del giornalista collettivo (Pgc),

mostratosi prono ai voleri delle procure e delle forze di sinistra.



Il loro fuoco neo-totalitario si è concentrato soprattutto sui leader politici
che si opponevano all’egemonia catto-comunista nelle massime istituzioni politiche e culturali italiane.

Prima Bettino Craxi, poi Silvio Berlusconi
sono stati colpiti da una continua e martellante campagna mediatica,
che li additava alla pubblica esecrazione come inaffidabili e impresentabili “fascisti in pectore”.

Soprattutto Berlusconi, gratificato dell’epiteto di “caimano”, è stato vittima
di una serie di controverse inchieste giudiziarie (oltre 70), rivelatesi inconsistenti,
che lo indicavano come responsabile di vari reati.

Insieme ai grandi leader nazionali sono stati raggiunti dalla falce mediatico-giudiziaria
diversi uomini politici di rango medio e diversi cittadini comuni.


Questa specificità italiana è stata dovuta ad una eccessiva estroflessione del potere

di un nutrito gruppo di procuratori politicizzati, che hanno potuto invadere il terreno di tutti gli altri 

poteri e organi dello Stato senza che alcuno di essi potesse controllarlo e bilanciarlo.


Il risultato?

La messa in discussione dello Stato di diritto e della democrazia liberale in Italia,
avvicinandola ad una democrazia giudiziaria illiberale.

Ancora oggi il potere del “Partito dei procuratori politicizzati” è un potere assoluto e incontrollato
che, specie se continuerà a godere di coperture politiche e mediatiche,
può essere la base di un totalitarismo politico-mediatico-giudiziario di cui già si sono visti i segni.


Il tema di fondo dominante nel neo-totalitarismo italiano è stato finora quello
della archeologica guerra culturale fascismo/antifascismo.

È una guerra anacronistica e strumentale, la cui continuazione artificiosa è servita in passato
a legittimare il Partito Comunista e l’Unione Sovietica come parte del mondo democratico,
in quanto parte attiva dell’antifascismo e dell’antinazismo degli anni Quaranta del Novecento.

Oggi continua ad essere utile per etichettare, delegittimare e tenere lontani dal Governo del Paese
i leader e le forze del centrodestra, stigmatizzati come “fascisti” e “razzisti”.


Vale ancor oggi quanto scrisse Leonardo Sciascia oltre 20 anni fa,
quando ancora non esisteva l’espressione politicamente corretto, ma ne esisteva la sostanza:

Il più bello esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere

è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è
.


Oggi potremmo aggiungere anche a chi razzista e omofobo non è.


Se finora il neo-totalitarismo italiano ha avuto come tema principale l’antifascismo archeologico 

e di maniera, l’eventuale approvazione del Ddl Zan offrirà nuove armi ideologiche e giudiziarie,

perché a quella tematica si aggiungeranno i reati di opinione relativi alla teoria del gender

che quel Ddl mira a fare divenire ideologia di Stato.

 


Oltre 20 anni fa Pier Paolo Pasolini profetizzò l’avvento di una

 “epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le parole libertarie per creare un nuovo potere omologato,

una nuova inquisizione e un nuovo conformismo. E i suoi chierici saranno chierici di sinistra”.




Forse ci siamo.

Libertà due

 Il politicamente corretto si presenta in apparenza come un’innocua etichetta linguistica,
una semantica dell’eufemismo iper-rispettosa delle minoranze svantaggiate, magari un po’ eccessiva,
un po’ puritana e talvolta ridicola, ma mirante ad un ingentilimento del linguaggio.

Esso promette, come in una “Lourdes linguistica”, di superare, con un linguaggio più rispettoso,
le discriminazioni e le degradazioni ai danni degli individui appartenenti a minoranze svantaggiate e denigrate.

In apparenza il politicamente corretto nasce da una sete interiore di giustizia,
da una pulsione a difendere le vittime dell’oppressione,
da un anelito liberale e progressivo verso una società più giusta e gentile.


Ma i fatti contraddicono questi apparenti obbiettivi edificanti

e mostrano che dalle iniziali buone intenzioni di ingentilimento del linguaggio

e della società nasce un nuovo totalitarismo
.


Non c’è oggi in Occidente alcun gulag,
alcuna polizia segreta,
ma stiamo assistendo alla nascita, in nuove forme, di un totalitarismo,
arbitro del linguaggio e del pensiero,
con persecuzioni sia mediatiche,
sia giudiziarie,
che mette nel mirino soprattutto i difensori della tradizione,
della cultura occidentale e, a volte, del semplice buon senso.


La civiltà occidentale è considerata dalla nuova ideologia come intrinsecamente colpevole,
reproba e anzi geneticamente razzista, sessista, omo-transfobica.

E i suoi difensori vengono accusati pretestuosamente :

di omo-transfobia solo perché difendono la famiglia naturale
e la rilevanza del sesso biologico nel definire l’identità di genere;

di razzismo solo perché si oppongono alle ideologie esse sì razziste, anti-occidentali e anti-bianche;

vengono tacciati di colonialismo e schiavismo perché si rifiutano di avallare le ricostruzioni storiche fantasiose e paranoidi degli “antirazzisti”;

vengono accusati di identitarismo eurocentrico o di “tradizionalismo di stampo fascista”                   sol che affermino le radici cristiane o nazionali della propria identità.



Il risultato è che chi vuole preservare la sua vita sociale,
deve allinearsi e mettere a tacere il suo eventuale dissenso al cospetto di un potere immateriale, ma non meno totalitario:

quello del Partito degli intellettuali illuminati (Pii) antirazzisti, anti-omofobi e antifascisti.


Questo neo-totalitarismo si manifesta, soprattutto, nel mondo accademico e nei media,
ma anche nelle istituzioni statali e in particolare in quelle giudiziarie quando,
come in Finlandia ed in altri Paesi occidentali, si approvano leggi ideologiche e liberticide
che criminalizzano le opinioni contrarie al politicamente corretto.

Esso tende a diffondersi persino nelle imprese private intimidite dall’aggressività (e dalle lobby politicamente corrette).

L I B E R T A' d'espressione, che parole "strane" ai giorni d'oggi.

 Un totalitarismo, con caratteristiche sia ideologiche sia mediatico-giudiziarie,
sta emergendo in Occidente dalla presunta “gentilezza
e dal presunto “liberalismo” della ideologia del politicamente corretto.

Lo documentano alcuni recenti fatti avvenuti in Europa.

Il Procuratore generale della Finlandia, il 30 aprile scorso,
ha aperto un procedimento penale contro il vescovo di una chiesa evangelica luterana, Juhana Pohjola,
per “incitamento all’odio” perché in un libretto aveva scritto tra l’altro
che nella dottrina cristiana “il matrimonio è inteso solo tra un uomo e una donna”.


Per lo stesso libretto, intitolato “Maschio e femmina (Dio) li creò”
sarà processata anche l’ex leader della Democrazia Cristiana finlandese, signora Paivi Rasanen,
medico, membro del Parlamento ed ex ministro dell’Interno finlandese tra il 2011 e il 2014.

In particolare la parlamentare democristiana finlandese viene accusata di “agitazione di odio etnico
per avere sostenuto che le pratiche omosessuali non possono che essere definite un “peccato”
dalle chiese cristiane perché “altrimenti verrebbe veno la necessità di un Salvatore”.


A Parigi nei giorni scorsi sul Boulevard de Ménilmontant,
trecento fedeli cattolici riunitisi per onorare la memoria di una decina di “martiri”
(tra cui l’allora arcivescovo di Parigi, Georges Darboy) fucilati dai comunardi della Comune parigina del 1870, sono stati attaccati e malmenati al grido di “morte ai fascisti” da numerosi “antifa”.

Così vengono chiamati quei giovani fanatici francesi che, in omaggio all’ideologia del politicamente corretto,
vedono il fascismo quasi dappertutto e in particolare nei conservatori, nei tradizionalisti e persino in una innocua cerimonia religiosa.

Uno dei fedeli feriti, colpito alla testa dagli “antifa”, è stato ricoverato.

Gli altri si sono dovuti rifugiare nella vicina chiesa di Notre-Dame de la Croix
fino a quando la polizia non li ha messi in salvo.


“Fascismo degli antifascisti politicamente corretti” hanno commentato alcuni giornali di destra.


In Belgio quattro membri dell’organizzazione fiamminga tradizionalista moderata “Voorpost
sono stati condannati nei giorni scorsi a sei mesi di carcere per aver esposto uno striscione con la scritta     “Stop all’islamizzazione”.

Quello striscione è stato ritenuto da un tribunale “incitamento all’odio”
perché mirante a “convincere che in futuro l’Islam dominerà le Fiandre”, come si legge nella sentenza.

“Dire Stop all’islamizzazione sarebbe un delitto?”, si è chiesto polemicamente il quotidiano belga Le Vif.


Il 3 giugno scorso, a Parigi, è cominciato il processo sul “caso Mila”,
la liceale diciottenne rea di aver “offeso l’Islam”, da lei definita sui social “una religione di odio”.

La ragazza ha ricevuto per questo ben 100mila minacce di morte in un anno e mezzo:
quasi 200 minacce al giorno ad opera di quei gruppi misti di musulmani salafiti
di origine mediorientale e di francesi “antirazzisti”, “anticolonialisti” e “antifa”.

Mila è sotto scorta dal febbraio 2020 e ha dovuto cambiare due istituti
prima di rassegnarsi a rinunciare alla scuola e a vivere chiusa in casa, per motivi di sicurezza.

I gruppi “anti-razzisti” francesi combattono soprattutto la presunta “islamofobia”.

Sono molte decine gli intellettuali francesi che vivono reclusi e protetti dalla polizia
perché sono accusati di “islamofobia” da aggressivi gruppi composti da salafiti di origine mediorientale
e dai loro alleati francesi di sinistra “anti-razzisti”.

Per questo in Francia pochi osano pronunciare giudizi critici sulla religione musulmana.


Il mese scorso il cappellano del Trinity College di Cambridge, Bernard Randall,
è stato licenziato per le sue critiche alla teoria del gender e al programma Lgbtqi introdotto nella sua scuola.


All’Università di Cambridge la nota femminista nera, lesbica ed ebrea, Linda Bellos,
si è vista ritirare l’invito dall’Ateneo per l’opposizione di attivisti transgender che non le perdonano le sue posizioni antitrans.

Essere donna, nera, ebrea, lesbica e femminista non basta più ad evitare l’ostracismo delle lobby Lgbtqi.

Ora bisogna anche essere assolutamente accondiscendenti verso i trans.

Lo conferma l’annullamento del corso da parte della stessa Università di Cambridge
al filosofo canadese Jordan Peterson, anche lui perché “reo” di “transfobia”.


Si tratta solo di alcuni dei più recenti episodi europei che mostrano il volto intollerante e tendenzialmente totalitario del politicamente corretto.


Alcune opinioni in Occidente stanno ridiventando anatema e reato.

Negli Usa sono già centinaia le sue vittime.

Il nuovo database americano, “Cancelled People”, ha elencato i nomi di circa 200 personalità
(solo quelle ben note e di primo piano) del mondo culturale, universitario o giornalistico americano e anglosassone
che negli ultimi 5 anni sono state sottoposte a gogna mediatica e cancellate dallo spazio pubblico.

 

3 giu 2021

Lobotomizzati svegliatevi prima che sia troppo tardi

 Ormai, l’espressione “grande reset” è diventata un vero e proprio topos della post-modernità.

Anzi, un topos dell’epoca post-Covid.

È il titolo di una nuova trama: dove si racconta di come sarà più bello, più verde, più giusto, più inclusivo il futuro.

Un “topos” è, per definizione, un “luogo comune”.

E il grande reset può considerarsi il luogo comune per eccellenza:

sembra essere, infatti, la chiave di accensione per fare del mondo un “luogo” gioiosamente condiviso da tutti i suoi abitanti, o quasi.

Ovvero il biglietto di ingresso per il rinnovato pianeta in cui vivremo, felici e contenti, fra dieci o vent’anni.

Quando, cioè, la “nuova normalità” post-pandemica non solo l’avremo digerita definitivamente,

ma addirittura – stando perlomeno ai cantori delle meraviglie del grande reset – la ameremo. 

 

Il progetto prevede, in sintesi, di trasformare la crisi pandemica in una “opportunità”:

in vista di un pianeta più vivibile,

di una società più equa,

di infrastrutture compiutamente digitalizzate e integrate grazie ai prodigi della quarta rivoluzione industriale.


Tutto bene, dunque?

Fino a un certo punto.

Ma non vogliamo qui aprire un dibattito su eventuali trame nascoste
sottese all’iniziativa dei promotori, e dei propugnatori, di questo “azzeramento” del mondo attuale.

Facciamo pure finta che sia tutto trasparente, tutto alla luce del sole.


In fondo, a chi non è mai capitato di pensare che l’attuale modello socio-economico
degli affari, della finanza, delle relazioni internazionali meriterebbe una bella rassettata?

Chi non ha avuto almeno una volta sulla punta della lingua le memorabili parole del grande Gino Bartali:
“Gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”?


Forse, solo chi non ha letto gli ultimi report dell’Oxfam.

Secondo i quali, grossomodo, l’un per cento della popolazione mondiale detiene tanto patrimonio quanto il novantanove per cento residuo.


Ben venga, alla buon’ora, un grande reset, si potrebbe dire.

Finalmente un cambiamento “epocale”, una rivoluzione autentica,
all’insegna della giustizia sociale e delle istanze popolari – non necessariamente “populiste” –
di equità, solidarietà e ridistribuzione.

Che problema c’è, direte?

Per esempio che le rivoluzioni, di solito, le fanno le classi svantaggiate e le subiscono le classi dominanti.

Perlomeno se stiamo a Marx, uno che di rivoluzioni se ne intendeva.

E che magari ha sbagliato un sacco di previsioni, ma ci ha azzeccato, se non altro,
nel prevedere l’avvento di un capitalismo ipertrofico e onnivoro.

Un sistema in cui entità oligopolistiche sempre più concentrate, e potenti, avrebbero finito per divorarsi a vicenda.

Non sembra, dopotutto, una polaroid così sfuocata della nostra era attuale.



E allora, se ragioniamo in una logica marxiana

– diciamo pure da una prospettiva di lotta di classe, per usare una locuzione ormai obsoleta –

dovremmo forse dare un’occhiata agli ideatori

(e già che ci siamo anche ai piazzisti) del grande reset.


Altrimenti detto:

da chi prende il via la Rivoluzione “sociale”,

oltre che verde e digitale, del XXI secolo?




Dal World Economic Forum, una fondazione con sede a Cologny, vicino a Ginevra, in Svizzera,
sorta nel 1971 su impulso dell’economista ed accademico Klaus Schwab.


Al suo tradizionale meeting invernale di Davos partecipavano originariamente – e sono tuttora gli ospiti più graditi –
le teste d’uovo della crème de la crème del capitalismo globale.

Per capirci, all’ultimo raduno (tenutosi dal 26 al 29 gennaio scorso) c’erano, tra gli altri,

il numero uno di Volkswagen, Herbert Diess,

il presidente e ceo di Goldman Sachs, David Solomon,

e decine di altri plurimiliardari, leader di multinazionali e colossi bancari.


Ecco, questo è il parterre di menti “elevate” dal cui grembo è germogliato,

e nel cui contesto ha attecchito, il meraviglioso piano del “grande reset”:

azzerare questo balordissimo mondo fondato sulla disuguaglianza e sull’ingiustizia

e rifarne da capo uno più accogliente, anzi – come amano dire lorsignori, tra una tartina al caviale e 

una coppa di champagne degustati da uno chalet con vista alpina –

più “resiliente”.




Ora, chiedetevi:

un progetto di “ri-creazione” più equa dell’intera società umana

può credibilmente venire da coloro i quali appartengono, a pieno titolo,

a quell’un per cento di privilegiati di cui parlano le statistiche Oxfam succitate?




Un po’ come una Rivoluzione francese realizzata da clero e nobiltà, per così dire.

Eppure, non pochi “progressisti” applaudono come una svolta straordinaria
– per un mondo più smart, più partecipato e (dimenticavo) più verde –
la lotta dura e senza paura contro tutte le povertà sponsorizzata dai miliardari di Davos.

 

ahiahiahiahi 

26 mag 2021

Eh già....poveri noi. LIBERTA'

 

Nulla tornerà come prima. 

Dimentichiamoci il mondo come lo avevamo conosciuto prima di febbraio 2020.

Esagerazione? 

Catastrofismo? 

No, è l’inizio di una nuova era. 

La crisi che stiamo vivendo farà da catalizzatore ai cambiamenti 

necessari per accelerare la realizzazione di un disegno già predisposto, 

che prevede l’annientamento dell’attuale sistema socioeconomico.

 

 È il Grande Reset, il tema del prossimo Forum di Davos

il consesso annuale dove si riuniscono i grandi della terra per decidere su questioni 

che riguardano la governance mondiale. 

 Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale 

istituzioni internazionali, 

filantropi, 

organizzazioni non governative 

e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo.

Nelle menti di chi progetta il nuovo mondo 

la dichiarata pandemia rappresenta un’occasione troppo preziosa per essere sprecata:  

 

nulla dovrà tornare come prima. 

 

 Le misure restrittive adottate dai  governi hanno sdoganato definitivamente 

pratiche comportamentali funzionali alla nuova normalità, dallo smartworking alla teledidattica. 

 Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la crisi del coronavirus

 hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo 

per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. 

 

Milioni di imprese spariranno, molte avranno un futuro incerto. 

 

Altri nuovi mercati verranno a crearsi, sulle ceneri dei vecchi che dovranno far posto alla trasformazione.

Intanto, mentre si procede alla realizzazione del piano, 

presentato dai suoi fautori come l’alba di un mondo migliore, più equo e sostenibile, 

ovunque si assiste a un ulteriore aggravamento delle disuguaglianze 

e della concentrazione di ricchezza, con un’impennata straordinaria dei redditi dei miliardari 

e uno scivolamento di milioni di cittadini nella fascia di povertà.

 

 Una tendenza destinata ad aggravarsi, con la distruzione di milioni di posti di lavoro 

e dell’economia di produzione, destinata a dissolversi per far posto ad altri mercati, 

sempre più digitalizzati e supportati dalle nuove intelligenze artificiali.

 

A differenza delle rivoluzioni tecnologiche del passato, 

che inauguravano un periodo di crescita e di creazione di nuovi lavori, 

oggi l’azione combinata delle tecnologie informatiche e di quelle biologiche apre scenari inediti.

 

 L’essere umano, minacciato da un’intelligenza artificiale sempre più performante 

e capace di sostituirlo in attività un tempo impensabili -dalla medicina al giornalismo- 

si troverà a fare i conti con un senso di inutilità e inadeguatezza. 

La crescente disoccupazione e la distruzione dell’economia reale, 

frutto della gestione della crisi del Covid, lasceranno una desertificazione industriale e lavorativa,

 destinata a rimanere tale secondo i progetti stessi del Grande Reset.

 


25 mag 2021

Forse forse sarebbe il caso di rinsavire ed ai giovani di "svegliarsi" dalla lobotomia attuale del loro cervello

 Quotidianamente ci viene ripetuto che ciò che non va dell’Italia è il suo modello di vita,
il suo sistema educativo e di sviluppo,
in generale la mentalità del popolo italiano.

Per cambiare gli aspetti peculiari del cosiddetto Belpaese,
l’Unione europea chiede che la classe dirigente possa varare riforme epocali:
che cambino abitudini, consuetudini e tradizioni dell’intero popolo italiano.

Ma l’Ue non è un soggetto avulso dal contesto globale,
sappiamo bene quanto operi richieste in base ad input dell’Onu, del Fondo monetario, della Banca mondiale...

Questi ultimi hanno posto al Pianeta degli obiettivi,
riassunti nella nota Agenda Onu 2030 che, per cambiare la mentalità dei popoli,
s’è anche affidata a messaggi pubblicitari molto semplici e di grande impatto:

come il confronto tra l’evidente sorriso felice di chi vive in una bidonville
ed il volto crucciato dell’uomo occidentale, totalmente assorbito dalla preoccupazione (anzi incubo)
di difendere i propri beni, i propri risparmi, il proprio tenore di vita
e, soprattutto, di non voler rinunciare ad un lavoro di successo, appagante e ben remunerato.



Abbandoniamo per un attimo la visione planetaria e caliamoci in quella italiana:

il popolo del Belpaese risulterebbe sia a livello europeo che mondiale
all’ultimo posto per capacità di recepire la filosofia degli obiettivi dell’Agenda 2030,
ovvero quel cambio di mentalità che porterebbe gli italiani a non optare più per la proprietà (od anche possesso) di un bene ma a ritenere che ogni cosa materiale venga momentaneamente prestata all’uomo.

Questo cambio di mentalità l’Ue reputa sia un germe già presente nelle nuove generazioni europee ed italiane:
ovvero per la maggior parte dei giovani non sarebbe più importante finalizzare lo studio al futuro successo, ad un lavoro ben pagato e di forte affermazione sociale: poi non riterrebbero più importante avere una casa di proprietà o accumulare risparmi.



Secondo l’Onu e l’Ue, i giovani tra i quindici ed i vent’anni sarebbero ben rappresentati da quella pubblicità dell’Agenda 2030 che ritrae un giovane vestito semplicemente e che recita “non posseggo nulla e sono felice”:

You’ll own nothing. and you’ll be happy” accompagna il volto d’un ragazzo nei cartelloni di tutti i Paesi occidentali,la pubblicità è stata premiata agli Effie Awards mondiali Usa 2020.


Veniamo al nocciolo del problema:

al Governo italiano sono state chieste riforme che abbattano radicalmente sia il risparmio (sui conti e in contante) che la propensione alla proprietà di beni immobili (case e terreni) che mobili (auto, quadri, barche, opere d’arte, beni di lusso in genere).


Ovviamente la leva fiscale è lo strumento immediato per garantire il cambio d’abitudini:

ergo, la patrimoniale su beni immobili e risparmi abbinata ad un inasprimento della tassa di successione sarebbero la dimostrazione di una politica italiana in linea con le richieste Ue e le linee Onu.


Resta lecito domandarsi se il cittadino tipo romano possa entro il 2030 omologarsi a quello di Stoccolma:

come da statistiche della Commissione europea, il primo ha in media per l’87 per cento alloggi di proprietà, una o più auto di proprietà e cerca di risparmiare danaro per acquisti o necessità future;

solo il 24 per cento dei cittadini di Stoccolma ha una casa di proprietà, meno del 20 per cento un’auto
(più del’80 per cento ricorre al noleggio di auto, moto e bici), soprattutto non credono sia giusto risparmiare e ricorrono al prestito (all’indebitamento), la maggior parte dei nordeuropei non insegue il lusso ma veste in maniera frugale, all’affermazione personale e professionale predilige occupazioni che abbiano un fine sociale nella comunità.



Va detto che l’Agenda Onu 2030 usufruisce di importanti sponsorizzazioni
da Bill & Melinda Gates Foundation, Amazon Foundation, Ghetti Foundation Museum, Rothschild Foundation, BlackRock Grants Foundation;

tutte organizzazioni benefiche e pauperiste convinte che l’uomo sarebbe più felice abolendo la proprietà e favorendo il prestito.

Gli sponsor dell’Agenda hanno anche mostrato in sede Onu numerose ricerche sociologiche,
redatte da esperti già docenti a Yale e Stanford, che dimostrerebbero come
l’uomo con scarsa propensione alla proprietà di un bene produrrebbe meno consumo del pianeta
rispetto all’ominide tradizionale che lavora per farsi casa e per aumentare le proprie ricchezze materiali.


Insomma, per avere una sorta di Paradiso in terra (diciamo giardino dell’Eden)
necessiterebbe convincere l’uomo a vivere in una sorta di paciosa contemplazione:
nel totale distacco dalla proprietà dei beni e dall’affannosa corsa all’affermazione professionale, lavorativa, e all’inutile guadagno ed accumulo.



Gli italiani comunque non sarebbero soli;

le statistiche dimostrano che la proprietà dei beni ed il risparmio sarebbero ancora preponderanti nelle mentalità arabe e nei Paesi dell’ex blocco sovietico.

Indagini ed interviste avrebbero dimostrato che più del 70 per cento degli italiani non si fiderebbe dell’Ue
e vedrebbe queste riforme come una sorta di furto dei rispettivi sacrifici.

Poi solo una risibile minoranza planetaria reputerebbe che un progetto di “povertà sostenibile”,
alimentata da un reddito universale di cittadinanza, possa distaccare l’uomo dal lavoro e dai beni materiali,
favorendo il disinquinamento del pianeta.


E qui si apre un altro problema, ovvero se le politiche degli Stati nazionali nel declinare l’Agenda 2030 potrebbero riuscire a modificare la mentalità dell’uomo moderno, che in circa trecento anni s’è emancipato politicamente ed economicamente grazie al lavoro.


Quest’ultimo, principale imputato dell’inquinamento e consumo del territorio,
ha di fatto abbattuto in trecento anni le differenze di censo, favorendo il rimescolamento sociale,
soprattutto che l’aristocrazia cedesse il passo alle classi borghesi.


Il lavoro ha trasformato i sottoproletari in proletari e poi in borghesi:
braccianti in contadini piccoli proprietari,
operai e manovali in artigiani e poi in imprenditori.

Emancipazione e stravolgimento delle classi sociali verificatosi solo e soltanto con la leva economica, ed in forza del “contratto sociale”.


Oggi l’Onu chiede la virtualizzazione dei beni, e che l’uomo ormai maturo e contemplativo non trattenga la palla:

che abbandoni l’idea d’accumulo del denaro e di proprietà dei beni.


Soprattutto che, pandemie permettendo, torni ad essere nomade per interessi ed attività, lavorando un po’ qua ed un po’ là:

perché questo avvenga l’Agenda 2030 impegna l’Ue ad imporre ai singoli Stati delle leggi
che consentano l’accantonamento della famiglia tradizionale, abolendo leggi d’aiuto alla costituzione familiare.



L’Agenda 2030 è di fatto l’aggiornamento dell’Agenda 21,
che già nel 1992 poneva gli obiettivi dell’Onu per il 2021:

ovvero “sviluppo sostenibile per il XXI secolo” in cui si “eleva la natura al di sopra dell’uomo”.

L’Agenda 21 già conteneva il “principio precauzionale”, ovvero la filosofia che “si è colpevoli fino a quando non viene accertata l’innocenza”, 


che l’Onu vorrebbe adottata in forma planetaria, 

insieme alla fine delle sovranità nazionali, all’abolizione della proprietà dei beni, 


alla ristrutturazione dell’unità familiare, 

alle limitazioni per accesso al lavoro ed espletamento di attività umane tradizionali (caccia, pesca, artigianato).


Tutto è stato ampliato e riaffermato nell’Agenda 2030.


L’idea è quella di rispetto della Terra, che la sua superficie non venga ferita dalle attività umane:
ecco la necessità di concentrare gli uomini in zone tecnologiche d’insediamento,
e qui l’Onu considera bidonville e favelas non più come esempi negativi,
ma come villaggi da rendere tecnologici per concentrarvi gli esseri umani
.


Molenbeek-Saint-Jean è il quartiere ghetto dove in Belgio viene sperimentata l’Agenda 2030:

il quartiere è zona di detenzione, è sede di moschea, ma è anche il luogo dove nessun residente ha proprietà e viene controllato dalla polizia e mantenuto da un sussidio in moneta elettronica.


L’Agenda 2030 impone all’Ue anche il risparmio in materia d’istruzione, e questo lo eredita dall’Agenda 21:

l’obiettivo verrebbe raggiunto con la didattica a distanza per le scuole pubbliche,

mentre le private potrebbero continuare con la presenza.



Di fatto si creerebbe un discrimine formativo per favorire una diffusa “povertà sostenibile”:

sappiamo che individui altamente istruiti progettano maggiori guadagni e consumano più risorse,
a differenza degli esseri umani scarsamente scolarizzati che tenderebbero a minore agio economico.

L’istruzione di alto livello più è diffusa più minaccia la sostenibilità.


Così la vecchia discarica milanese di via Tobagi diventa una bidonville tecnologica simile alla baraccopoli di Korogocho a Nairobi, o alla casa di rifiuti di Dacca che è il più noto slum del Bangladesh.


Un’ex modella nordica molto pagata dalla Rai ha detto recentemente che “la povertà salverà il pianeta”.


A ben guardare queste politiche economiche sembra ci stiano portando
verso il destino che Stanley Kubrick affidava alla scimmia di “2001: Odissea nello spazio”.

17 mag 2021

.....non ci posso credere......

 

L’intera gestione di tutta la delirante comunicazione Covid ha solo uno scopo: spingere la gente a vaccinarsi!

COVID: LE CURE PROIBITE - Massimo Mazzucco - Contro.TV - Davvero TV - La TV dei Cittadini


Mazzucco è riuscito a fare una sintesi magistrale, ma allo stesso tempo terrificante di quello che stiamo vivendo da quasi un anno e mezzo.


Di commenti, ad una sintesi di tale livello, non ne servono!


Serve al contrario, sulla base dei fatti certificati che espone,
iniziare a ragionare sul fatto che una malattia perfettamente prevenibile e curabile
(salvo per anziani o persone gravemente compromesse per età o patologie
che ogni anno vengono stroncate a decine di migliaia dalle sindromi influenzali)
sia stata montata in modo fraudolento come se fosse la peste nera,
come siamo state bloccate più possibile le svariate cure EMERSE FIN DAI PRIMI MESI
e la prevenzione con una grancassa mediatica e sanitaria che, fin dalle fasi iniziali, indicava in modo ossessivo:


Non ci sono cure, solo il / i VACCINI COVID CI SALVERANNO!




Visto lo splendido video …………… A questo punto nasce la domanda chiave:


Cosa c’è dentro queste siringhe che non sono affatto vaccini?


In merito una delle tante interviste che la dott.ssa Bolgan ha fatto su questi temi ritengo sia fondamentale:


https://youtu.be/FGlk4lUyuPA


I fatti estratti da letteratura scientifica pubblicata e revisionata sono DEVASTANTI
e fanno ben comprendere che chi si fa uno dei vaccini sperimentali COVID pur essendo in buona salute è un/una ignorante.


E ovviamente grazie all’ipnosi collettiva fatta dai media è l'ipotesi più attendibile.


Le masse corrono a prenotarsi e già si parla delle vaccinazioni dei giovani, con un vaccino sperimentale di cui non si conoscono affatto gli effetti a lungo termini.


Una cosa criminale perché i rischi da vaccino per chi è sano sono di gran lunga più grandi dei rischi dovuti al Covid che, per chi non è già compromesso fisicamente, è una malattia perfettamente curabile a casa con i protocolli giusti, che infatti il ministro Speranza ostacola in tutti i modi!


Urge inoltre un’analisi approfondita di questi vaccini, anche mRNA, per vedere cosa c’è dentro ed evitare sorprese illegali.

15 mag 2021

DEMOCRAZIA DOVE SEI ?

 Vi piaceva Mick Jagger? Ora godetevi Fedez.

Tifavate per Berlinguer? Be’, potete consolarvi con Speranza.

Vi irrita Salvini? Niente paura, arrivano le Sardine.

Avevate detto no al nucleare, invocando una ricoversione glocal, pacifista, solidale e green, come quella immaginata da Alex Langer?
Non c’è che l’imbarazzo della scelta: da Greta a Soros, da Bill Gates a Elon Musk.

Avevate palpitato per Thomas Sankara, cioè per la sovranità africana? Coraggio: ci sono le flotte delle Ong per raccogliere in mare chi scappa, dall’Africa schiava.


Qualcosa stona e non torna?
Troppi soldi in ballo, troppe frottole?
Sentite puzza di imbroglio?
Avvertite al collo qualcosa che assomiglia a un cappio?

E allora siete i soliti incorreggibili pessimisti, complottisti, negazionisti, sovranisti e, per buon peso, anche fascisti, dunque ignoranti e rozzi, sgradevoli e volgari, sicuramente anche omofobi.

Poveri sciocchi: il mondo è bellissimo, spensierato e libero. Non è mai stato più felice di così.

Feldman
Se avete l’impressione che la democrazia sia stata semplicemente digitalizzata, siete fuori strada: la democrazia siete voi.


Lo s’è visto benissimo nelle ultime presidenziali americane,

stravinte regolarmente dal candidato più accattivante di tutti i tempi:

un uomo dal carismatravolgente, osannato dalle masse grazie anche al suo curriculum di specchiato filantropo, da sempre dedito al sacrificio altruistico, alla causa della pace nel mondo, alla santificazione dell’onestà.



Uno vale uno, trillava in Italia il penultimo dei profeti nazionali,
quello che è riuscito a ribaltare anche le leggi della fisica e della chimica,
mettendo insieme prodigiosamente il fuoco e l’acqua, la merda e il risotto,
i sogni volatili e i ceppi di piombo alle caviglie.

Un mago dai poteri illimitati, capace di fondere alchemicamente – in un unico abbraccio, strepitoso –
gli amati alfieri del Pd, gli ostrogoti leghisti e l’adorato Cavaliere,
dopo aver regalato alla comunità italiana il miglior primo ministro della sua storia,
regnante nel corso dell’indimenticabile, meraviglioso 2020.


Tutto, del resto, procede per il meglio.

Da quando è stata universalmente decretata la ormai celebre pandemia di felicità,
gli esseri umani fanno a gara per brillare in intelligenza, senso critico e civile convivenza,
sottoponendosi volontariamente a meravigliose innovazioni :

La Dad e lo smart working,

il lockdown e le zone rosse,

il coprifuoco,

l’asporto e il delivery in luogo delle retrive frequentazioni di bar e ristoranti.


E’ stata riscoperta la bellezza della reclusione domestica,
mentre i pass vaccinali scoraggiano finalmente attività riprovevoli come il turismo,
insieme ad altre turpi abitudini (il cinema, il teatro, i concerti, gli aperitivi, le imprudenti passeggiate all’aria aperta, i pericolosi contatti umani).


S’è scoperto quant’è bello respirare male, con il volto coperto da un bavaglio.


E com’è entusiasmante non poter più lavorare, non poter più circolare, non poter più vivere come prima.


E’ molto bello, non avere più notizie vere dai giornali e dalla televisione.


E’ bello, poter contare sempre su qualcuno che ti spiega cosa puoi dire e cosa no, cosa puoi pensare e cosa no.



Ed è consolante, sapere di doversi vaccinare per sempre:

che scemi siamo stati, a non averci pensato prima.