Si è spento oggi l'ultimo imperatore della moda italiana, la sua storia e come è cambiato il nostro modo di vestire.
La vita privata di Valentino Garavani, fondatore della celebre maison Valentino, ha al centro l'amore per il suo ex compagno e socio in affari Giancarlo Giammetti.
Una relazione durata 12 anni, durante i quali i due hanno vissuto insieme alle loro madri fino alla loro scomparsa, Teresa Garavani nel 1977 e Lina Giammetti nel 1996.
Nato nel 1932 a Voghera, Valentino ha costruito un impero basato sull’eleganza assoluta, sul rosso che porta il suo nome e su un’estetica riconoscibile in tutto il mondo.
Dietro la carriera straordinaria di Valentino c’è anche una vita privata intensa, segnata da affetti profondi, collaborazioni indissolubili e una cerchia ristretta di persone che gli sono rimaste accanto per decenni.
Il rapporto più importante è quello con Giancarlo Giammetti, suo storico compagno e braccio destro nella costruzione della maison.
I due si sono conosciuti negli anni Sessanta e da allora non si sono più separati, né sul piano professionale né su quello personale.
Giammetti è stato il manager, il consigliere, il confidente e la persona che ha permesso a Valentino di concentrarsi esclusivamente sulla creatività.
Anche dopo la fine della loro relazione sentimentale, il legame è rimasto fortissimo: hanno spesso vissuto insieme, hanno viaggiato insieme e condividoso la loro quotidianità con un affetto che entrambi hanno definito “famiglia”.
Il loro rapporto è considerato uno dei sodalizi più longevi e solidi del mondo della moda.
Sebbene la relazione con Giammetti sia stata la più significativa, Valentino ha sempre mantenuto molta riservatezza riguardo alla sua vita sentimentale.
Nel corso degli anni ha avuto frequentazioni e legami affettivi, ma nessuno è mai stato centrale quanto quello con il suo storico compagno.
Secondo diverse indiscrezioni, lo stilista avrebbe avuto una relazione recente con Bruce Hoeksema, ex modello statunitense e fondatore del marchio VBH.
Ma nessuno dei due ha mai confermato e ci sono rarissime foto pubbliche che li ritraggono insieme.
Molto più evidente, invece, l'amore di Valentino per la bellezza, l’arte, i cani — in particolare i suoi amati carlini — e per la cerchia di amici che lo ha accompagnato per decenni: da Elizabeth Taylor a Jacqueline Kennedy, da Gwyneth Paltrow a Anne Hathaway.
Le sue relazioni più durature, al di fuori di Giammetti, sono state spesso amicizie profonde e fedeli.
Valentino Garavani non ha figli biologici, scelta che ha sempre vissuto con serenità. Nel corso della sua vita, però, ha costruito una sorta di famiglia allargata composta da persone a lui vicine, tra cui i figli di Giancarlo Giammetti, che lo considerano una figura familiare a tutti gli effetti.
Noi italiani con il rosso ci sappiamo fare.
Rosso pompeiano, veneziano e tiziano, rosso Ferrari e, sì, rosso Valentino.
Sarebbe a dire il mix tra carminio, porpora e cadmio (Pantone 2035) talmente calibrato da trasformarsi in un ultra-neutro eternamente moderno, notturno e femminile, eppure genderless e ageless, “immaginato” dal couturier da cui prende il nome,
Valentino Garavani, appunto, quand’era ancora un giovanotto destinato alla fama planetaria.
E che sia
stato l’abito di una señora seduta all’Opera di Barcellona, a ispirarlo,
oppure che ci sia lo zampino di Diana Vreeland, una delle sue potenti fate
madrine americane, che di quel colore fece il suo feticcio, be’, ha davvero
poca importanza stabilirlo.![]()
Perché quel che conta è il modo in cui Valentino Clemente Ludovico Garavani, che l’11 maggio ha compiuto 93 anni, è riuscito a trasformare il “suo” rosso nel simbolo di una squisita epopea da Piccolo Principe di provincia (è nato a Torre Menapace, minuscolo borgo di Voghera, terra feconda di snobismi geniali, vedi Alberto Arbasino) e nella quintessenza della Dolce Vita.
Da buon papa emerito ha blandamente benedetto l’ingresso di Alessandro Michele in una maison che racconta il Made in Italy ma è nelle mani di Moza Bint Nasser, sceicca del Qatar, e, in modo via via crescente, in quelle di monsieur François-Henri Pinault.
Valentino l’italiano, dunque.
Anche se lui preferisce parlare e pensare (e arrabbiarsi) in francese. Tutt’al più in inglese.
Lui che possiede lo Château de Wideville, magione della duchessa di La Vallière e Vaujours, amante del Re Sole, ma che nelle porcellane di Meissen fa servire il risotto giallo.
Lui che a Londra cena con i Beckham, ma che poi, per il lungo addio alla moda, il 4 settembre 2007, dopo 45 anni di dedizione, si fa riallestire il Tempio di Venere da Dante Ferretti e illuminare di rosso il Colosseo.
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