5 feb 2020

Ignoranza e prevenzione (poverini)

I grandi media politicamente corretti hanno bellamente ignorato la notizia che la sassaiola effettuata a Frosinone da un gruppo di ragazzi italiani contro alcuni studenti cinesi era una bufala inventata da un professore.

La spiegazione di questa voluta omissione non è l’imbarazzo per dover riconoscere che l’enfasi da loro precedentemente data alla sassaiola, presentata come una dimostrazione lampante del razzismo dilagante in Italia, era stata troppo frettolosa e del tutto ingiustificata.

L’omissione non è dipesa dal fastidio di dover riconoscere l’errore commesso, ma da un fenomeno frutto della vulgata politicamente corretta che dilaga nel nostro Paesee che porta chi ne è affetto a comportamenti segnati da una forma rovesciata di discriminazione etnica e razziale.

Il professore di Frosinone che ha inventato la balla della sassaiola è un esempio concreto di questo razzismo alla rovescia.

Nella sua testa gli italiani non possono non essere razzisti a causa delle predicazioni d’odio effettuate dalla destra cattivista.

Per cui il fine nobile di denunciare la deriva di chi predica “prima gli italiani” giustifica l’invenzione di una bufala immediatamente trasformata dai media che praticano il razzismo alla rovescia in una dimostrazione inconfutabile del razzismo italico.

Ma il professore che applica la discriminazione ideologica all’incontrario non è un caso isolato.

Insieme a lui ci sono anche e soprattutto le massime autorità del Governo.

Che nella vicenda del coronavirus si stanno comportando seguendo l’esempio truffaldino del professore
ed usando a fini esclusivamente politici le misure imposte dall’esperienza e dal buon senso per contenere l’epidemia.

Il fine politico è risultato fin tropo evidente nella decisione di recuperare gli italiani presenti nella provincia cinese dove il virus provoca i maggiori danni e chiuderli in quarantena a Roma per salvaguardare la loro salute ed evitare l’eventuale diffusione del contagio.
Il Governo voleva e doveva dare una dimostrazione di capacità ed efficienza.

Ed anche se l’aver lasciato a terra un ragazzo di 17 anni per sospetta polmonite virale ha gettato uno schizzo di fango su questa prova, le pubbliche autorità hanno insistito nello sbandierare ai quattro venti la loro volontà di applicare il “prima gli italiani” nella versione buonista.

Il fine politico del governo razzista alla rovescia è poi diventato lampante nella scelta dei ministri della Salute e dell’Istruzione di condannare la richiesta dei governatori del Nord di applicare una quarantena di 14 giorni agli studenti rientrati dalle vacanze in Cina sostenendo che la quarantena nordista era il frutto di discriminazione etnica e razziale mentre quella romana era giusta e sacrosanta per ragioni sanitarie.

Anche per il Governo, come per il professore ballista, quindi, il fine giustifica i mezzi.

Ma anche il razzismo alla rovescia è razzismo. Anche se è più ipocrita dell’altro!

4 feb 2020

Coronavirus - Dati in tempo reale

I dati in tempo reale emergono da una mappa online sviluppata dal Center for Systems Science and Engineering della statunitense Johns Hopkins University
per visualizzare e tracciare in tempo reale l'evoluzione dell'epidemia di coronavirus nel mondo.
 

30 gen 2020

Giorni della Merla

Secondo un’antica tradizione il 29, 30 e 31 gennaio ricorrono i Giorni della Merla, ossia – almeno nell’immaginario collettivo – i giorni più freddi dell’anno.

Sebbene non ci sia una base scientifica a sostegno di questa tradizione i Giorni della Merla vengono ancora legati in modo folkloristico alla previsione della futura primavera.

Ma perché si chiamano così?


La leggenda più nota narra di una merla e dei suoi pulcini, in origine neri come i maschi della stessa specie, per ripararsi dal gran freddo si rifugiarono dentro un comignolo.
Vi restarono per tre giorni, identificati appunto come i più freddi dell’anno ed emersero solo il 1 febbraio, tutti grigi a causa della fuliggine.
Da quel giorno tutti i merli femmina e i piccoli furono grigi. La leggenda, infatti, vuole giustificare in maniera favolistica il forte dimorfismo sessuale
che si osserva nella livrea del merlo (turdus merula), che è bruna/grigia (becco incluso) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio.


Esiste anche un’altra versione della storia, che introduce la figura di “Gennaio”.
Secondo questa leggenda la merla era regolarmente strapazzata da gennaio, mese freddo e ombroso,
che si divertiva ad aspettare che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo.
Stanca delle continue persecuzioni, la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana,
al riparo, per tutto il mese che allora aveva solo ventotto giorni.
L’ultimo giorno del mese, la merla, pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo.
Gennaio se ne risentì così tanto che chiese in prestito tre giorni a febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia.
La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni.
Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era ingrigito a e così essa rimase per sempre con le piume grigie.

Secondo la tradizione, inoltre, il clima registrato nei Giorni della Merla darebbe un’indicazione su cosa aspettarsi per la primavera.
Se i Giorni della Merla sono freddi la primavera sarà bella, in caso contrario la primavera arriverà in ritardo.


Quest’anno i Giorni della Merla si presentano non particolarmente rigidi con temperature che raggiungeranno massime tra i 10 e i 14 gradi e possibili gelate solo nelle ore notturne in pianura.

28 gen 2020

Andiamo avanti con le spallate al muro.......prima o poi cade.

Va bene, adesso ritorniamo sul Pianeta Terra e rimettiamo le cose al loro posto:
nessuno poteva realisticamente immaginare che il centrodestra arrivasse a vincere le elezioni in Emilia-Romagna,
nemmeno lo stesso Matteo Salvini.

Ovviamente il leader leghista, abituato a giocarsela da kamikaze, ha ostentato baldanza per tutta la durata della campagna elettorale pensando così di innescare un effetto di trascinamento dell’elettorato. È rischioso come metodo? Molto, ma a volte funziona.
In caso contrario, gli avversari te lo rinfacceranno per una settimana e poi si stancheranno.

La logica però, a ben vedere, in parte ha funzionato visto che, mentre nel 2014 era finita 49 per cento per la sinistra e 29 per cento per il centrodestra,questa volta è finita 51 a 43 per cento.

La partita è stata aperta fino alla fine portando il partito di Salvini ad essere il secondo in termini di voti.
 La qual cosa non è proprio trascurabile.

In secondo luogo, il fatto che la classe dirigente del Partito Democratico non si sia fatta vedere in regione per tutta la durata della campagna elettorale (facendo addirittura sparire i loghi di partito dai manifesti) e demandando alle Sardine – il vuoto che avanza –la gestione dell’intera propaganda, la dice lunga sulla strizza che Stefano Bonaccini e compagni hanno avuto in questi mesi.

Faceva tenerezza Nicola Zingaretti domenica: tutto sudato ed eccitato, esultava manco il Pd avesse vinto il mondiale di calcio del 2006.
Suvvia, si trattava della “rossa Emilia”, vincere era quasi un dovere.


La vittoria di Salvini sta proprio nel non aver permesso alla sinistra di considerare la vittoria una cosa scontata. Ed oggettivamente di più non poteva.

Altra manovra rischiosa, puramente voluta, è stata quella di trasformare una elezione locale in un referendum nazionale sull’Esecutivo:
una forzatura a livello costituzionale e politico
necessaria però a trasformare un voto “ideologico” (in Emilia si vota a sinistra a prescindere) in un voto di opinione.

Ovviamente non è bastato, ma qualche effetto lo ha prodotto in termini di contendibilità dell’elettorato.

Nessuno – tranne Massimo D’Alema nel 2000 – si è mai dimesso dopo aver perso le Regionali.

Adesso ovviamente si è scatenato il pollaio, una sorta di cortina fumogena sulla scorta della quale
la Lega sarebbe morta in ragione della sconfitta in Emilia-Romagna e il centrosinistra avrebbe tenuto arginando la pericolosa “fifa verde”.

Il dato reale – se vogliamo dare una dimensione nazionale alla vicenda – è l’annientamento dei grillini che da Cinque Stelle diventano ostello della gioventù.

I Pentastar hanno perso tutte le elezioni celebratesi dal 2018 ad oggi passando dal trentaquattro per cento al sette per cento scarso.

Eppure in Parlamento quello grillino è il gruppo più numeroso ed influente nonostante, dati alla mano, ciò non corrisponda vistosamente alla realtà fattuale

Quando avrà smesso di muovere l’aria, magari sarebbe ora che la politica, in special modo quella che alberga sui Colli, quelli alti, facesse un ragionamento serio.

Ma va. Ma guarda chi ha vinto in Emilia Romagna

Ragazzi, sono abituato a dare a Cesare quel che è di Cesare.
I risultati sono come la matematica. Li giri, li pirli, sono sempre quelli :

PD aveva 29 seggi. NE HA CONFERMATI 22 - HA PERSO 7 seggi

5 stelle avevano 5 seggi. NE HANNO CONFERMATI 2 -
HANNO PERSO 3 seggi

Avvocato delle cause perse. 10 SEGGI IN MENO. AVETE PERSO.

Ora vediamo se la lega ha perso :

LEGA aveva 8 seggi. NE HA CONFERMATI 15
- HA VINTO 7 SEGGI

FdI aveva 1 seggio. NE HA CONFERMATI 3 - HA VINTO 2 SEGGI

Avvocato delle cause perse. 9 SEGGI IN PIU'. HANNO VINTO

Chi ha vinto e chi ha perso in Emilia Romagna ?

Avvocato 32% - TRENTADUEPERCENTO -

Ma si sa, un avvocato "ballerino" cosa ne capisce di matematica ?

27 gen 2020

Governo a pezzi dopo le elezioni

La spallata al centrosinistra, promessa da Matteo Salvini, è riuscita a metà. Benissimo in Calabria, meno bene in Emilia-Romagna.

Per quanto sottoposta a un fuoco di fila potente, la roccaforte rossa ha retto l’urto.
Stefano Bonaccini
ha vinto sulla competitor di destra Lucia Borgonzoni.

Non bisogna nascondersi dietro un dito: la delusione per un mancato risultato che avrebbe cambiato la storia del Paese c’è.
Tuttavia, non è giustificabile passare da un eccessivo entusiasmo costruito su una speranza a un crollo emotivo autolesionista.
Perché l’Emilia-Romagna non è il Paese. E poi, non si dimentichi che la Calabria è ancora Italia e
non si comprende perché non si debba dare altrettanto peso al voto in quella regione.

Non riusciamo a comprendere l’euforia, al limite dell’isterismo, che ha contagiato politici e analisti in forza al campo progressista.

In un successivo momento commenteremo i dati numerici esatti del voto di ieri.
A spanne, emergono da una prima considerazione almeno tre elementi che dovrebbero indurre tutti a maggiore cautela nell’analisi degli risultati della domenica elettorale.

In primo luogo, l’enfatizzata sconfitta di Salvini in Emilia-Romagna non è stata tale.
La destra plurale ha raccolto un consenso di lista che supera in 45 per cento, in un’elezione dove l’astensionismo non l’ha fatta da padrone.

Se si considera che il Partito Democratico, alle stesse elezioni regionali raccoglieva un consenso del 40,65 per cento contro una Lega al 13,68 per cento, la candidata del centrodestra dell’epoca, Anna Maria Bernini, non andava oltre il 36,73 per cento, vedere oggi la Lega al 31,93 per cento, mentre il Partito Democratico è al 34,70 per cento e la candidata Lucia Borgonzoni raccogliere il 43,62 per cento, non si può non cogliere il segno di un processo di cambiamento profondo nella cultura e nel sentire degli emiliano-romagnoli.

In secondo luogo, la campagna elettorale fortemente polarizzante condotta da Matteo Salvini ha sortito l’effetto positivo di richiamare gli elettori alle urne.
Poco importa che i cittadini siano andati ai seggi per appoggiare l’assalto al cielo di Salvini o per impedirlo a ogni costo.
Alle Regionali del 2014 dell’Emilia-Romagna votò soltanto il 37,71 per cento degli aventi diritto: una sconfitta per la democrazia.
Ieri l’affluenza ha superato di poco quella per le Europee dello scorso anno attestandosi al 67,67 per cento.
Non è forse questa una buona notizia di cui si dovrebbe dire grazie anche alle improvvide citofonate del leader leghista?

In terzo luogo, la polarizzazione ha riportato sul giusto binario della dialettica democratica il confronto tra una destra e una sinistra chiaramente connotate.
 Il fenomeno distorcente del falso terzo polo costituito dai Cinque Stelle, che ha alterato gli equilibri consolidati del bipolarismo italiano, è letteralmente scomparso.
Non bisogna sottovalutare il crollo verticale dei grillini, sia in Emilia-Romagna sia in Calabria.
È questo il dato sul quale sarebbe opportuno soffermarsi perché non può non sortire ricadute sulla tenuta del MoVimento nel suo complesso.

Mettiamola così: a Salvini non sarà riuscita la spallata perché il sistema-Emilia ha retto, ma una bomba a tempo il leader della Lega è riuscita a piazzarla nel cuore della maggioranza di governo.

Alla luce degli ultimi risultati, siamo nell’inedita situazione che in Parlamento e al Governo c’è una forza maggioritaria che non esiste quasi più nel Paese.

Qualcuno dalle parti del Quirinale dovrebbe porsi la domanda se e per quanto tempo un tale scenario sia sostenibile.

Ma a rendere superfluo il punto di vista del Colle potrebbe intervenire la subitanea implosione del Cinque Stelle.
Bisogna capirli, i poveri grillini. Hanno fatto un tratto di strada al governo con la Lega lasciando sul campo metà dei consensi ricevuti alle politiche del 2018.
Da settembre si sono aggrappati alla sinistra nella speranza di restare a galla e invece sono stati spianati, in successione, in Umbria, in Calabria e in Emilia-Romagna.

I numeri in queste ultime due regioni li danno, come lista, rispettivamente al 6,22 per cento e al 4,74 per cento.

Si tratta di un trend che porta alla graduale scomparsa del Movimento dalla scena politica nazionale
.

Ora, tra i grillini che attualmente siedono in Parlamento scoppierà la sindrome del si-salvi-chi-può.
Non sono pochi i “peones” pentastellati che non puntano semplicemente a terminare indenni la legislatura ma ambirebbero ad avere un futuro, e un reddito sicuro, in politica.

Se alla Camera dei deputati la maggioranza gode di numeri sufficientemente ampi, al Senato invece si corre sul filo del rasoio.

Domanda: è tanto assurdo immaginare di trovare tre o quattro senatori grillini che da oggi, guardandosi allo specchio, si chiedano chi glielo faccia fare di restare su una barca che affonda mentre trasbordando su un transatlantico battente bandiera della destra potrebbero salvarsi prolungando di almeno un’altra legislatura la permanenza nelle istituzioni?

Parafrasando una pubblicità in voga alcuni anni orsono: una telefonata a Matteo Salvini, o a Giorgia Meloni, potrebbe allungargli la vita.

A questi tre elementi percepibili ictu oculi se ne aggiungono altri che meritano approfondimenti.

Qual è stato l’impatto delle “Sardine” sulla vittoria di Stefano Bonaccini?

Come valuterà Matteo Renzi il risultato elettorale tenendo conto che una ritrovata centralità egemonica del Pd nel campo progressista taglia le gambe al suo tentativo di destrutturazione della sinistra in vista di una ricostruzione in chiave bleariana e macroniana del campo progressista,che è il nocciolo della strategia corsara del fu “rottamatore”?

II crollo di Forza Italia nel voto emiliano-romagnolo come va interpretato?
È un incidente di percorso o il segnale di un ciclo politico esaurito con la trasmigrazione dei liberali in altri contenitori, come ad esempio quello neo-conservatore di Fratelli d’Italia?

Il partito di Giorgia Meloni, non a caso, cresce nei consensi in un rapporto con l’alleato forzista che rimanda alla logica dei vasi comunicanti.

E, in ultimo, il mancato sfondamento in Emilia-Romagna porterà a un ripensamento della strategia comunicativa imposta da Matteo Salvini
o le prossime tornate elettorali verranno scandite dai medesimi toni uditi in questo test?

Domande che chiedono risposte, risposte che sollecitano ragionamenti. È la politica, bellezza!

La Verità sul clima dagli Scienziati....non dai gretini.

Quanti interessi dietro la favola dell'emergenza climatica.

La scorsa estate, i professori Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Alberto Prestininzi, Franco Prodi, Franco Battaglia, Mario Giaccio, Enrico Miccadei, Nicola Scafetta
e numerosi altri cittadini hanno inviato una petizione al Presidente della Repubblica chiedendo l'adozione di misure di protezione dell'ambiente
coerenti con le conoscenze scientifiche, evitando di aderire a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera.


In buona sostanza: benissimo adottare misure ecosostenibili e green, ma senza scadere nel catastrofismo gretino.

Come ricordano i docenti nella petizione, secondo la tesi prevalente, a partire dal 1900,
ci troveremmo in presenza di un riscaldamento globale del pianeta causato quasi esclusivamente dalle attività antropiche.

Questa è la tesi del “riscaldamento globale antropico” promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite.
Quella del riscaldamento globale causato dalla CO2 antropica è però, spiegavano già la scorsa estate,
"solo una congettura non dimostrata, ma dedotta da alcuni modelli climatici che sono complessi programmi al computer chiamati General Circulation Models".

Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che questi stessi modelli non sono in grado di riprodurre.
Una variabilità naturale che spiega una parte consistente del riscaldamento globale osservato nell’ultimo secolo.

Le tesi allarmistiche, osservavano, proposte come fatti scientifici, si basano solo sui suddetti modelli che interpretano il riscaldamento globale di circa + 0.9°C, osservato dal 1900,
come dovuto quasi unicamente alle emissioni antropiche. Ora gli stessi docenti promotori dell'iniziativa spiegano perché quella petizione ha scatenato la reazione dei climaticamente corretti.

"Gli interessi dietro la favola dell'emergenza climatica sono enormi" osserva il professor Franco Battaglia.

"Abbiamo sfidato i nostri detrattori a un confronto pubblico, si sono rifiutati.
I modelli climatici non hanno ricostruito il clima caldo del passato né l'arresto del riscaldamento degli anni 1940-75
e neppure hanno previsto il clima degli anni 2000-2019. La nostra petizione nega che sia stato dimostrato
che l'attuale riscaldamento globale sia dovuto alle emissioni antropiche".


Battaglia ricorda inoltre che

"non c'è prova che l'uomo abbia mai influito sul clima in modo misurabile. La CO2 è un gas serra ma dire che riscalda il pianeta
sarebbe come sostenere che chi mette un cent al giorno nei forzieri di Paperone può influire sulla sua ricchezza".


Sulla presunta origina antropica dei cambiamenti climatici, cavallo di battaglia dei climaticamente corretti e e dei sostenitori dell'emergenza climatica provocata dall'uomo,
il professor Nicola Staffetta spiega che

"l'uomo fa parte del sistema ma non c'è accordo tra gli scienziati su quanto egli contribuisca al cambiamento climatico.
Periodi caldi e freddi si sono alternati pure quando l'uomo non esisteva ancora o quando comunque non c'erano problemi di emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili.
Settemila anni fa, sulle Alpi, i ghiacciai erano molto ridotti e sono stati trovati alberi cresciuti ad altitudini di 100 o 200 metri superiori a quelle dove crescono oggi".


La verità è che, come osserva il professor Uberto Crescenti, i catastrofisti del clima continuano a ignorare la storia.

I catastrofisti, sottolinea il professore,

"sostengono che l'aumento della temperatura vada limitato al massimo a due gradi, per evitare l'immane catastrofe",
ma in passato ci sono state fasi "più calde dell'attuale senza che si sia verificata la fine del mondo".

Centomila anni fa, in Inghilterra, ricorda, "vivevano ippopotami, elefanti, leoni e scimmie.
Nel Medioevo la temperatura era superiore di almeno 2-3 gradi rispetto a oggi".


Dati storici sistematicamente ignorati dai catastrofisti: e chi osa ricordarli, diventa immediatamente un negazionista del clima.

Più che scienza, però, quella del climaticamente corretto sembra una fede.

18 dic 2019

Ecco chi manovra tutto.......sulla gretina.

Divulgate gente...divulgate. Ecco chi è e cosa fanno.

Con il suo articolo di ieri, il primo quotidiano d'Italia conferma di essere schierato con i poteri forti della grande finanza mondiale
che stanno usando Greta Thunberg per convincere l'opinione pubblica, soprattutto i giovani, ad accettare la quarta rivoluzione industriale,
quella dell'economia verde, per salvare il pianeta dal riscaldamento (una certezza per alcuni, una fake news per altri),
anche a costo di duri sacrifici, dei quali ovviamente nessun media osa parlare, tranne questo giornale (vedi ItaliaOggi di ieri).


Come ha rivelato William Engdhal, analista geopolitico americano, gli uomini chiave che hanno tessuto la rete mondiale
per sostenere la rivoluzione verde come nuova fonte di profitti speculativi sono stati :

Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterra e capo del Financial stability board della Banca dei regolamenti internazionali, e

Al Gore, ex vicepresidente Usa, ambientalista da sempre, presidente del gruppo Generation Investment, specialista in investimenti a lungo termine per la sostenibilità ambientale.

Se l'inglese Carney, forte dell'incarico alla Bri di Zurigo, è stato lo stratega finanziario,
Al Gore lo è stato per la parte culturale e mediatica, soprattutto per l'affermarsi di Greta come icona mondiale.

Il loro legame si deve a una Ong svedese, «We don't have time» (Non abbiamo più tempo), fondata da Ingmar Rentzhog, esperto di campagne pubblicitarie.

È stato Rentzhog a fotografare per la prima volta Greta seduta davanti al parlamento svedese, con accanto il famoso cartello sul suo sciopero scolastico per il clima.

Foto rilanciata all'istante da Rentzhog sui social media e capace di raccogliere più di 20 mila like in 24 ore.

L'inizio di una valanga di consensi a livello mondiale: da allora «we don't have time» è diventato il motto che Greta ha ripetuto come un disco in tutti i suoi interventi,
fino a dire davanti all'Onu che abbiamo soltanto otto anni per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica.

Una bufala colossale (basti pensare che l'Ue sposta al 2050 le emissioni zero), ma presa dai media come oro colato.


Come è stato possibile?

Semplice, sostiene Engdhal: chi ha lanciato Greta, vale a dire Rentzhog, è un uomo di Al Gore, addestrato a Denver nel 2017 e a Berlino nel 2018, fino a diventare membro della Organizzazione per la realtà climatica, fondata da Gore, nonché suo uomo di punta per la politica climatica in Europa. Non solo.

Il Progetto per la realtà climatica di Gore è partner della «We don't have time», proprio la Ong che ha lanciato Greta.

Nel 2018 questa Ong, diventata start-up, ha raccolto 13 milioni di corone (1,2 milioni di euro) dagli investitori.
E nel febbraio scorso il settimanale tedesco Der Spiegel ha accusato Greta, presente nel comitato consultivo di una fondazione affiliata alla start-up, di essere «una marionetta in mano a lucrosi burattinai».

Per tutta risposta, Greta si è dimessa, dicendo di non avere mai preso un soldo e troncando i rapporti con la Ong.
Ma ormai, per i suoi promotori, il più era fatto: come icona mondiale, Greta ha milioni di fans, pronti a scendere in piazza con lei per la rivoluzione verde.

Una rivoluzione, denuncia Engdhal, promossa dalle grandi banche d'affari con finalità speculative, poi fatta propria dall'Onu con l'Agenda 2030, vocata all'economia sostenibile.

Infine sposata anche dall'Unione europea, con il primo solenne discorso della Von der Leyen davanti al parlamento Ue,
in cui ha promesso 260 miliardi di euro di investimenti l'anno per arrivare a emissioni zero di CO2 entro il 2050.


Ovviamente, con green bond a iosa, nuove tasse, e tagliando di molto gli investimenti europei di vecchio stampo,
come la coesione e l'agricoltura, gli unici su cui ha sempre potuto contare l'Italia.

Ma su questi sacrifici futuri e su chi li pretende, governo Conte2 e i giornaloni zitti e mosca.

5 dic 2019

Il golpe è servito

A parte che il MES è una Société Anonyme di diritto lussemburghese ai sensi della legge sulle società commerciali del 1915. E che per il suo statuto, pur essendo redatto in francese e inglese, è l’inglese a fare fede, sebbene questa non sia una lingua ufficiale del Lussemburgo. Immaginate di creare una società di diritto italiano ma di scriverne lo statuto in giapponese o in inglese pur riferendovi, per i termini e i concetti di legge, a quelli del codice civile italiano  dovenon sono né sovrapponibili né semplicemente esistenti nell’altra lingua… Una nebulosa giuridico linguistica.

Ma poi abbiamo una società commerciale privata i cui azionisti noti sono 19 Stati membri dell’eurozona, e che per il resto il MES è coperto dal segreto professionale. Tutti i suoi atti sono segreti e inviolabili. Non solo, ma le sue importazioni sono esenti di dazi. Il suo personale esentasse.
Non basta, perché il suo personale non può mai essere né indagato né citato in giustizia, praticamente immune e impunito per tutte le sue azioni nell’ambito delle sue funzioni, che riguardano essenzialmente operazioni finanziarie speculative e creazione monetaria. Sogno? Mi pizzico, non posso crederci!  E noi che per un minibot dovuto ai legittimi creditori dello Stato di massimo 25000 euro per azienda abbiamo dovuto cambiare ministro delle Finanze, e abbiamo inorridito le cancellerie del mondo intero che ci hanno accusato di volere stampare moneta!!
Senonché, avendo il MES personalità giuridica essa non può mai essere citata né indagata ma vice versa può citare in giudizio chi vuole, quando vuole, come vuole, persone fisiche e morali e per le ragioni che vuole.
Non basta, perché tutti i beni mobili e immobili che detta società anonima compra, in qualsiasi posto si trovino e da chiunque siano detenuti non possono essere né sequestrati né pignorati né espropriati né niente: immunità da qualsiasi forma di giurisdizione. Al di sopra di qualsiasi legge. Si trattasse pure di un’isola, di una città intera, di una montagna, o perché no? di un paese intero, visto che le Costituzioni sono carta straccia per loro e che gli Stati con le loro ridicole sovranità residuali sono da eliminare.
Non c’è mai fine al peggio perché secondo lo Statuto pubblicato sul sito del MES relativo al fondo, la clausola 16 prevede che non esiste nessun caso di conflitto di interessi neanche quando uno, o più amministratori, del MES avesse un interesse o una carica di amministratore, socio, funzionario o impiegato in altra società controparte con cui il MES stipuli contratti o effettui transazioni, conduca affari, e che tale situazione di conflitto di interessi NON vieterà agli amministratori e ai funzionari in conflitto di interessi di votare, prendere parte alle decisioni e di agire per conto del MES negli affari, contratti o atti stipulati con l’altra società in cui hanno interessi.  
Il conflitto di interessi formalizzato, statuto della società anonima EFSM
Si delinea chiaramente, per chi sapesse leggerlo, il progetto di cambio di paradigma, non quello auspicato di moneta-cassa, proprietà del popolo all’atto della creazione e del portatore, ma nel suo diretto opposto. Il tutto con raggiro e inganno: una sedicente organizzazione internazionale con l’adesione di 19 Stati dell’eurozona, per istituire la quale è stato firmato un Trattato intergovernativo  cioè neanche europeo ma internazionale, non inserito nel corpus dei Trattati UE, a febbraio del 2012 a Bruxelles e in virtù del quale sono state sottoscritte le azioni di una società commerciale privata, fondo chiuso di investimento di diritto lussemburghese costituito davanti a notaio due anni prima.
Allegato al Trattato ESM (MES)

Tralasciamo il fatto, non indifferente, che nell’azionariato del MES, i due paesi forti Germania e Francia, l’asse di Aquisgrana, formano una maggioranza del 47% a cui non sarebbe possibile opporre nessun veto da parte degli altri paesi, ad esempio Italia, Spagna, Grecia (30%) ma neanche con tutti gli altri Stati membri messi insieme, poiché l’idea che Olanda, Belgio e Austria si possano mai mettere con i PIIGS è del tutto utopistica.
Tralasciamo quindi e focalizziamo sul fatto che per rendere “compatibile” un Trattato internazionale firmato a febbraio del 2012 tra gli Stati dell’eurozona relativo alla costituzione di una una società commerciale costituita con atto notarile nel 2010 a Lussemburgo, il Consiglio europeo del 25 marzo 2011 ha effettuato un vero e proprio golpe in piena regola, aggiungendo una semplice frase all’articolo 136 TFUE, e mutando il Trattato con semplice procedura normativa UE.
La frase aggiunta parla della possibilità di istituire un meccanismo di stabilità la cui concessione di assistenza finanziaria sarà soggetta a rigorosa condizionalità, e sto parlando del MES attuale. La riforma è peggiorativa, come sappiamo.
E il cambiamento dei Trattati è stato fatto con semplice procedura decisionale, non come sarebbe stato necessario per cambiare i trattati nel caso di accordare più poteri all’UE, con una conferenza intergovernativa, ed eventuale referendum. Non sia mai!
Ed è vero che una causa inoltrata da un deputato irlandese alla Corte europea di giustizia ha dato ragione all’UE com’era prevedebile perchè si tratta di Corte non imparziale (Violazione dei Trattati UE per istituire il MES), ma è altrettanto vero che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E di pentole scoperchiate ne ha lasciate fin troppe. E proprio sul numero di scoperchi che si deve giocare la partita.
Ad esempio, quale è il nesso tra un “meccanismo di stabilità” e la creazione di una “société anonyme” di diritto lussemburghese? Nessuno. Un meccanismo è un meccanismo, e niente nei Trattati UE, neppure la frase aggiunta con semplice decisione del Consiglio europeo, potrebbe giustificare l’esistenza di e la sottoscrizione a una società per azioni da parte degli Stati dell’eurozona se non fosse che essi hanno firmato un trattato intergovernativo, in cui si confonde sofisticamente “meccanismo” e “fondo”, il 2 febbraio 2012 a Bruxelles. E ricordo che noi lo abbiamo fatto in pieno golpe Monti. 
Non è finita qua, perché il MES, il cui scopo sociale è quello di “prestare assistenza finanziaria a quegli Stati membri dell’eurozona in difficoltà che avranno firmato un Memorandum” e per fare ciò “può raccogliere fondi emettendo strumenti finanziari o stipulare accordi con gli azionisti [Stati membri] e parti terze” facendosi garantire le obbligazioni dagli Stati membri azionisti è in realtà un nuovo fondo privato che garantito da noi, può stampare moneta, perché tra le note e le obbligazioni che può emettere, da noi garantite, le può creare AL PORTATORE, e a vantaggio dei soliti IGnoti.

Statuto del Fondo ESFM poi diventato ESM
Statuto del Fondo ESFM poi diventato ESM
Una nota al portatore, ricordo sommessamente, che è così che fu creata la banconota della Banca d’Inghilterra del 1694 quando fu permesso a un fondo privato di creare e prestare le sue banconote, garantite dal governo.
Ripeto: qua ci troviamo nell’estremizzazione del paradigma in cui il pubblico garantisce i debiti al portatore – cioè MONETA – di un emettitore che se li gioca a vantaggio di una borsa privata (sotto): Stato, emittente e borsa, la triade della Bank of England dell’epoca ma anche la stessa della creazione del FMI.
Il mercato chiuso e privilegiato del MES
Il mercato chiuso e privilegiato del MES, tratto dal sito ufficiale
Ma non è tutto: dal capitale sociale attualmente di 700 miliardi di euro, in parte versati in parte promessi dagli Stati aderenti, cioè da noi, il consiglio di amministrazione del MES, vero dominus del giochetto (il consiglio dei governatori, l’organo politico, non conta niente se non come complice), può già da adesso aumentare a dismisura il capitale richiedendo agli Stati membri di pagare sull’unghia entro sette giorni il capitale mancante per l’aumento di capitale. La vendita delle azioni agli Stati può effettuarsi in cambio di fondi, in natura, con fideiussioni, con riserve o in qualsiasi altro scambio deciso dal cda.
Dallo statuto della società anonima ESFM
Con le modifiche sappiamo che si introduce la possibiltà della ristrutturazione del debito ex ante, come condizione sine qua non per ricevere l’assistenza, secondo il pernicioso principio della prudenzialità, cioè che piove solo sul bagnato, sancito in tutti i commi e in tutte le clausole dei Trattati UE: un principio bancario assicurativo per il quale il banco vince sempre. (Cfr. Forcheri, Il diavolo è nei dettagli).
Il MES equivale come evento non solo alla nascita della creazione della Banca di Inghilterra nel 1694 quando un fondo chiuso, società privata, poté emettere banconote da prestare e o cedere a una borsa chiusa e privilegiata dei mercanti avventurieri delle Compagnie delle Indie, avvalendosi della garanzia del governo inglese.
Ma tramite l’adesione a un trattato internazionale non europeo e collegato in modo truffaldino dall’ampliamento di un articolo dei Trattati FUE assomiglia tremendamente alla creazione della Banca d’Italia, privata, per consolidare il debito del Piemonte indebitato con i Rotschilds, grazie al furto dell’oro del sud Italia nello scambio banconote contro oro (crf. Forcheri, Dall’Unità di Italia all’Unione europea ).
E la creazione del MES è anche simile al meccanismo, mutatis mutandis, della creazione del franco CFA con l’obbligo di porre a riserva presso il Tesoro francese le valute estere dei paesi “aderenti” – le colonie africane – con la santificazione del principio di cui sopra, prima paghi e poi forse riprendi in prestito i tuoi soldi, o tutt’al più trasformi i CFA in debiti esosi e riforme mortifere del FMI i cui danni provocati agli Stati “assistiti” sono oramai arcinoti anche a pietre e a bambini. (Forcheri, Tutte le eccezioni della Francia, I segreti dei conti francesiConvegno sul franco CFA ).
E come non vedere un parallelismo di metodo tra la possibilità del MES di richiedere entro sette giorni agli azionisti i fondi per l’aumento di capitali, deciso in totale impunità, o l’imposta ristrutturazione del debito, con la “clausola di rastrellamento” che la Francia può imporre agli stessi paesi della Françafrique, in virtù della quale le BC devono raccogliere presso tutti gli enti pubblici e PRIVATI delle colonie, gli ori e la valuta estera perché il Trésor francese possa continuare a godere della disponibilità di tali riserve  in cambio delle banconote da essa stampate per le 3 banche centrali africane?
E a me fa anche pensare agli ordini di rientro repentini dai fidi che le banche in Italia hanno inoltrato nelgi ultimi anni ad aziende in difficoltà di liquidità mandandole al fallimento.
E come non pensare all’enorme bail in che ci potrebbe essere richiesto a tutto il paese, sempre sulla base di decisioni segrete – ricordo che la decisione della BCE per definire in difficoltà le 4 banche Etruria ecc, così come la decisione di commissariamento della Carige del 2 gennaio scorso non sono state diffuse nel pubblico (vedi Forcheri, Italia come Grecia, la BCE può tenere segrete decisioni fondamentali per paesi interi ) – per assicurare che flussi di cassa, obbligazioni e pegni vadano a garantire l’arricchimento degli azionisti nascosti delle banche di Stati altrui, che fanno parte del mercato chiuso di cui sopra ?

E come non pensare che quando dicono che il nostro debito è solido è perché la “finanza”  conta sui 4300 miliardi di risparmi degli italiani, i 10000 miliardi di patrimonio immobiliare e il valore inestimabile del patrimonio artistico e culturale del nostro paese (marchi e brevetti quelli sono già andati) ?


Per questo la riforma del MES non solo va rifiutata in blocco ma è il MES in toto che va rescisso come Trattato, con una  campagna politica e di informazione che va fatta con determinazione anche e soprattutto in Europa,  e qualcosa mi fa  pensare che una delle ragioni della Brexit risieda proprio in questa piega mortale assunta dall’UE, il MES e Aquisgrana, a meno che dietro al MES non ci sia proprio la manina invisibile degli Invisible della City di Londra.

21 nov 2019

SVEGLIA ITALIANI

Le smentite ufficiali non servono a niente, aggiungono solo silenzio a silenzio, nebbia a nebbia.

E' una follia, questa riforma, che garantisce perdite astronomiche ai risparmiatori ed agli investitori sui titoli di Stato, ed un guadagno certo e sicuro agli speculatori.

Mentre erano tutti distratti, il 7 novembre, a Bruxelles, l'Eurogruppo ha concluso l'esame del pacchetto di riforme che sarà portato alla approvazione del Consiglio europeo del prossimo 5 dicembre.

Per l'Italia è pronta una bordata micidiale, con la riforma del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità.

E' nato come un Fondo Salvastati, finanziato da tutti gli aderenti al fine di concedere aiuti finanziari ai Membri in difficoltà.
Finora, le condizioni per la concessione degli aiuti sono state decise di volta in volta dalla Commissione europea, d'intesa con la BCE
.

La condizione preliminare che fu posta alla Grecia in difficoltà, quella di ristrutturare il suo debito pubblico,
facendo partecipare gli investitori privati al costo della operazione secondo il principio "PSP" (Private Sector Partecipation), e che causò il panico sui mercati facendo guadagnare centinaia di miliardi agli speculatori, diviene la regola. Una follia.

Quella che allora fu una sorpresa piacevole per gli avvoltoi, ora diviene la certezza di fare affari d'oro.
Nella riforma del MES, si stabilisce infatti che gli aiuti finanziari potranno essere concessi solo se viene verificata la sostenibilità del debito pubblico.

Per l'Italia, è più che una trappola, è una vera e propria dichiarazione di guerra che spiana la strada alla speculazione.

Se, infatti, come è il caso dell'Italia, il rapporto debito/PIL è superiore al 60% ed il Paese che chiede aiuto non ha rispettato la regola prevista dal Fiscal Compact di ridurre l'eccesso di debito rispetto a questo livello di 1/20 l'anno,si deve procedere innanzitutto alla ristrutturazione del debito.

Gli avvoltoi non aspettano altro: scateneranno la crisi sul mercato vendendo, anche allo scoperto, titoli del debito pubblico,abbattendo così il valore delle emissioni in circolazione ed aumentando correlativamente il loro rendimento sul mercato secondario.

Le nuove emissioni si dovranno allineare al nuovo rendimento corrente sul mercato, aumentando il costo di finanziamento per lo Stato.
La richiesta di aiuti, e quindi la necessità di ristrutturare il debito, diventano una certezza.

Nel frattempo, il processo di svalutazione dei titoli sul mercato si autoalimenta, perché sono i risparmiatori terrorizzati a svendere, e gli speculatori a comprare a prezzi irrisori.

I risparmiatori accusano subito perdite terrificanti: se hanno comprato i titoli a 100, al momento della emissione, si accontentano di molto meno.

Il prezzo sul mercato diminuisce giorno dopo giorno, prima scende a 90, poi ad 80, poi a 60, fino a 30. Esattamente come è successo già in Grecia.

Sono perdite immense per gli investitori: figuratevi le pressioni sulle banche e sulle assicurazioni italiane, che hanno in portafoglio titoli di Stato italiani per centinaia di miliardi, e che devono portare le minusvalenze in bilancio secondo il principio mark-to-market.
Perderanno comunque, anche se non vendono allo sbaraglio, perché il meccanismo della ristrutturazione andrà comunque avanti.
E le loro perdite ricadranno sui detentori di azioni e di obbligazioni bancarie, e sui depositanti, questo è sicuro.


Gli speculatori comprano comunque, ben sapendo che siederanno al tavolo del negoziato per la ristrutturazione: lo fisseranno al livello che conviene loro, guadagnando la differenza tra il nuovo valore del debito ed il prezzo a cui lo hanno comprato sul mercato.

Se lo Stato si trova a beneficiare di una riduzione del debito in circolazione, perché con la ristrutturazione il suo valore passa ad esempio da 100 ad 80,e quindi il debito scende di 20, gli speculatori guadagneranno comunque, tutta la differenza che intercorre tra nuovo valore del debito ed il prezzo a cui hanno acquistato i titoli sul mercato (da 79 in giù, fino a 30 ed ancor meno come successe in Grecia).

E' una vera e propria bomba, questa condizione, che farà guadagnare centinaia e centinaia di miliardi alla speculazione finanziaria, pronta a mettere nel mirino l'Italia.

La riforma che si prospetta per il MES va nel senso esattamente contrario a quello che era stato auspicato mesi fa da Paolo Savona, quando era Ministro agli Affari Europei.

Savona proponeva di usare il MES come istituzione finanziaria capace di emettere sul mercato obbligazioni di rating molto elevato, safe asset che pagano dunque interessi estremamente bassi vista la solidità dell'emittente.
La raccolta sarebbe stata girata a Stati come l'Italia, che invece pagano un prezzo alto sulle proprie emissioni, sulla base di chiare garanzie per il rimborso di queste somme: in questo modo, l'Italia avrebbe ridotto il peso degli interessi sul debito pubblico, azzerando il deficit che, da anni, deriva solo ed esclusivamente, dall'elevato tasso di interesse che paghiamo sulle emissioni.

Invece di abbattere il deficit pubblico e quindi la tendenza del debito pubblico italiano a crescere solo per via dell'elevato onere per interessi, come auspicava Savona, si abbatte il valore dei risparmi e degli investimento in titoli del debito sottoscritti da privati, banche, assicurazioni e fondi previdenziali italiani che detengono oltre il 70% delle emissioni.

Mai e poi mai, si deve offrire alla speculazione la certezza che il debito sarà ristrutturato a suo favore dopo una crisi.

La regola vuole che intervengano le Banche centrali, acquistando senza limiti come "lender of last resort"
i titoli posti in vendita sul mercato secondario e sottoscrivendo le nuove emissioni.
E' la tanto vituperata monetizzazione del debito, che non fa crollare i corsi e non fa impennare i rendimenti:
la banca centrale stampa moneta e ritira titoli al valore di rimborso maturato.

Questo ultimo criterio, d'altra parte, è già stato adottato dalla BCE con il programma ONT, per battere la speculazione, dopo gli episodi critici dell'estate del 2012: prevede acquisti sul mercato di titoli del debito pubblico, senza limiti quantitativi prefissati, nel caso che il mercato richieda tassi di interesse non accessibili.

Affermare che con questa riforma il MES diviene finalmente il "lender of last resort" della Eurozona,
colmando una grave lacuna, è una sciocchezza sesquipedale: non solo il MES non ha i mezzi finanziari illimitati, che invece sono a disposizione solo della BCE e che sono gli unici che mettono al tappeto la speculazione, ma spiana la strada agli avvoltoi.

Considerando approssimativamente un debito pubblico italiano di 2300 miliardi di euro ed un PIL attorno ai 1800 miliardi, si arriva ad un rapporto debito/PIL del 130% (aritmeticamente, con questi dati, è il 127%).

Immaginando che, di fronte ad una richiesta di aiuti da parte dell'Italia attaccata dalla speculazione,
il livello di sostenibilità del debito sia posto tra l'80% ed il 90% del PIL, (semplificando, tra i 1400 ed i 1600 miliardi), il debito oggi in essere deve essere rispettivamente abbattuto tra i 900 ed i 700 miliardi di euro.

A voler essere generosi, considerando come sostenibile un rapporto debito/PIL del 100%,
il debito dovrà essere comunque ridotto di 500 miliardi tond
i (che è la differenza tra i 2300 miliardi di debito attuale ed i 1800 miliardi del pil attuale).

Questa è la perdita minima che graverebbe sui risparmiatori e gli investitori.

Se ci aggiungiamo i guadagni per la speculazione, che compra dagli investitori che svendono per paura, la botta sarà superiore, anche di centinaia di miliardi.

Nessuno reggerà la botta.
 

17 ott 2019

CHI SONO I LADRI

Anthony Mann lo avrebbe chiamato “Il Regno del Terrore”.

Il governo giallo-rosso, dopo sei ore di Consiglio dei ministri terminato alle cinque del mattino,
ha licenziato il testo del Documento programmatico di bilancio (Dpb) e quello del decreto fiscale collegato, inviandoli a Bruxelles per ottenerne l’approvazione.

Due provvedimenti che instaurano un regime di Terrore fiscale.

Se la Commissione non solleverà questioni, e non lo farà visto che peggio di così per gli italiani non potrebbe essere,
Dpb e decreto fiscale entreranno nella Legge di bilancio 2020, che passerà al vaglio delle Camere.

Gran parte delle misure contenute nell’attuale versione del Dpb e del decreto fiscale collegato saranno quelle in vigore dal 1° gennaio del prossimo anno.
Vediamo le più importanti:

Quota100: la misura non è stata né abrogata né rinnovata, quindi resterà in vigore fino ad esaurimento della stessa nei termini previsti dalla precedente manovra, cioè fino al 2021.
Ciò comporterà una disparità di trattamento tra lavoratori, infatti centinaia di migliaia di questi potranno andare in pensione fino al 2021
con 38 anni di contributi e 62 di età, mentre tutti gli altri, cioè coloro che non matureranno tali requisiti nei prossimi due anni,
saranno collocati a riposo di nuovo con la Legge Fornero (67 anni di età).
Al momento il governo sta ragionando anche ad un’altra ipotesi, cioè al superamento graduale di Quota100 con un paio di finestre ad hoc. Nulla sul punto però è stato deciso.

Reddito di cittadinanza: niente di sostanziale è stato modificato, quindi varranno le previsioni della precedente Legge di bilancio
con un ampliamento delle risorse da utilizzare, ma nei limiti di quanto già previsto con la finanziaria dell’anno scorso.
Il governo si regge sull’accordo con il M5s e dunque questo punto non si poteva neppure toccare.

Lotta all’evasione fiscale: questo è l’intervento più incisivo contenuto nel decreto fiscale collegato al Dpb.
Tutti coloro che adottano il regime Iva ordinario, dal 1° gennaio potranno usufruire delle detrazioni fiscali
(cioè potranno scaricare le spese detraibili nelle misure consentite) solo se le prestazioni saranno pagate con strumenti che garantiscono la tracciabilità,
cioè bancomat, carte di credito e bonifici. Il pagamento in contanti non sarà più utilizzabile per chiedere la detrazione.

Ciò produrrà un comportamento difensivo da parte delle partite Iva, invogliate a dichiarare di meno per evitare di rendere conveniente la detrazione,
decidendo di non richiederla pur di non pagare con carta. Sarà invece possibile detrarre, in misura minima (tra il 10 ed il 19%),
le spese del parrucchiere, dell’idraulico e del ristorante, ma la questione è ancora oggetto di discussione.

Poi ci sarà la “lotteria degli scontrini”, una specie di gioco a premi – tipo estrazione del lotto – per chi pagherà con carta di credito,
con conseguenti sanzioni per chi non accetterà pagamenti col Pos. Tutte misure che, accompagnate dall’onere della prova a carico del contribuente,
introdotta dal governo Monti nel 2012, porrà milioni di inermi cittadini sotto la continua vessazione del fisco.

Sui cosiddetti “grandi evasori”, invece, il testo del decreto fiscale prevede la sola intenzione da parte dell’esecutivo
di aumentare le pene fino ad otto anni di reclusione, ma sul punto manca ancora l’intesa nel governo. I

l problema delle soglie di punibilità, qualora fossero ridotte proposto del ministro Bonafede, non riguarderebbe in realtà i “grandi evasori”,
bensì centinaia di migliaia di piccoli contribuenti che rischierebbero di finire nelle patrie galere.

Guerra al contante: fa parte delle misure per la lotta all’evasione, ma merita un approfondimento.
Il governo Conte-bis ha deciso di tornare ai livelli del governo Monti diminuendo il tetto di utilizzo del denaro contante,
per tutte le transazioni, a 1.000 euro a partire dal 2022. Dal 1° gennaio dell’anno prossimo, e per i soli anni 2020 e 2021, il limite sarà fissato a 2.000 euro.
Nel 2016 il governo Renzi aumentò questo limite a 3.000 euro ben sapendo che avrebbe incentivato i consumi, cosa che in effetti avvenne.

Ritornare, seppur progressivamente, alla misura montiana, produrrà l’effetto devastante che produsse all’epoca,
cioè la violenta contrazione dei consumi e quindi della domanda interna, con pesanti ripercussioni sull’occupazione e sui redditi.

Ne avranno giovamento le banche per via delle commissioni legate ai pagamenti con carta (anche se fossero ridotte),
oltre alle attività commerciali che si trovano extra-confine (Svizzera, Austria, Francia e Croazia),
soprattutto quelle legate al settore automobilistico, dentistico, alberghiero, vacanziero e dei beni di un certo valore (orologi, gioielli, pellicce etc).

Stanno commettendo lo stesso errore di sette anni fa.

Flat-Tax: viene cancellata quella prevista dalla precedente manovra che estendeva il regime, a partire dal prossimo anno,
allo scaglione reddituale da 65.001 a 100.000 euro con tassazione fissa al 20%.

Viene invece mantenuta (per il momento) quella fino a 65.000 euro con tassazione fissa al 15%, ma con tre correzioni rispetto all’anno in corso.

Prima. Salvo eventuali modifiche nei prossimi mesi da parte del Parlamento, le partite Iva che fino ad oggi hanno aderito al regime forfettario
(fino a 65.000 euro di reddito annuo) potranno continuare a restarvi anche l’anno prossimo solo se non detengono quote sociali (anche minime) in società a responsabilità limitata.
E’ il caso di decine di migliaia di operatori che hanno quote in aziende di famiglia, spesso per ragioni affettive piuttosto che economiche, ma che svolgono attività professionali differenti.

Seconda. Oggi le partite Iva in regime forfettario non hanno l’obbligo di detrarre nulla, sussistendo la detrazione in quota già prefissata (a seconda dell’attività svolta) sul reddito dichiarato.
Dal 1° gennaio 2020, invece, anche i forfettari dovranno conservare ricevute e scontrini per dimostrare la detrazione effettiva,
e non potranno spendere più di 5.000 euro annui per dipendenti e collaboratori e 20.000 euro per l’acquisto di beni strumentali connessi all’attività svolta.

Terza. In ogni fattura dovrà essere indicato il codice iban del conto corrente d’esercizio, in modo tale che a fine anno l’Agenzia delle Entrate
possa controllare i movimenti sul conto, in stile “Grande Fratello ”. Con l’introduzione della flat-tax era intenzione del precedente governo di ridurre la pressione fiscale,
ma l’attuale esecutivo la sta invece aumentando.

Renzi, Grillo, Conte e Zingaretti sono andati insieme al governo con la scusa di ridurre le tasse, e invece le aumenteranno.

Obbligo di fatturazione elettronica: già in vigore dallo scorso anno per il regime Iva ordinario,
l’Unione europea ha bocciato l’estensione di tale obbligo al regime forfettario (troppi oneri!), ma non è escluso
– come già si vocifera nei corridoi di Via XX settembre – che il governo la introduca anche per i redditi da lavoro autonomo al di sotto dei 65.000 euro annui, ma superiori ai 30.000.

Staremo a vedere. E qui, lo capirebbe anche un bambino, tutti avranno convenienza a dichiarare di meno per restare sotto-soglia
ed evitare nuove spese ed oneri derivanti dall’obbligatorietà della fatturazione elettronica.

Sanità: entro la fine del 2020 (aspetta e spera) scomparirà il super-ticket, cioè quella spesa di 10 euro per ciascuna ricetta
che le Regioni applicano per le prestazioni mediche specialistiche e diagnostiche.
Probabile l’introduzione di un ticket a seconda del reddito. Nuove mazzate in arrivo per il ceto medio.

Green-economy e investimenti produttivi: la vulgata verde ha travolto anche il governo italiano.
Aumenterà il costo della plastica, delle sigarette, del diesel e del gioco d’azzardo in modo da recuperare risorse necessarie per finanziare le misure
per un più vasto piano ecologista previsto a partire dal prossimo anno, con maggiore espansione dal 2021.

Aria fritta, ma intanto costerà di più la benzina ai nostri già massacrati agricoltori.

Per quanto riguarda gli investimenti produttivi sono previsti, col “Piano Industria 4.0”, incentivi per la sostenibilità ambientale
ed il rinnovo degli impianti attraverso agevolazioni fiscali, rimodulazioni e crediti d’imposta.
Niente che faccia intravedere una seria politica industriale.

Entro il 31 dicembre il Parlamento potrà in teoria modificare ciò che vuole, ma la maggioranza che sostiene il governo
– benché il Consiglio dei ministri abbia approvato entrambi i documenti “salvo intese” – blinderà sicuramente il testo per evitare che cambi qualcosa di sostanziale.

Per dicembre aspettiamoci un maxi-emendamento sul quale il governo porrà la fiducia.

In breve: più tasse e manette per tutti. Una manovra da Stato di Polizia Tributaria come quella del governo Monti. Un governo Monti senza Monti.

16 ott 2019

MANOVRA

Alle 4:39 di stanotte, è terminato il Consiglio dei ministri che ha deciso la manovra del 2020, la famosa legge di bilancio. Sono trascorse sei ore di riunione per l’approvazione del Documento programmatico di bilancio che poi darà vita al decreto legge vero e proprio. Insieme ad esso, è stato approvato il decreto legge fiscale allegato alla manovra. Ora, il documento passa a Bruxelles.
“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia fiscale [il famoso "decreto fiscale”] e per esigenze indifferibili e il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e il bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022″. Si legge nella nota del Cdm iniziato alle 23.02 e terminato alle 4.35.
“I due provvedimenti -si spiega- compongono la manovra finanziaria e trovano la loro traduzione sul piano contabile nel Documento programmatico di bilancio per il 2020, che viene quindi trasmesso alla Commissione europea. La manovra che ne risulta non si limita all’eliminazione della clausola di salvaguardia sull’Iva per il 2020, ma contiene importanti provvedimenti per il lavoro, l’ambiente, gli investimenti, la famiglia e la disabilità, avviando l’attivazione delle politiche contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza”.
Di seguito i punti principali dei provvedimenti: 

CANCELLAZIONE CLAUSOLA IVA 2020

Al fine di evitare un aumento delle imposte a carico dei consumatori, con ripercussioni sulla distribuzione e il commercio, gli incrementi dell’Iva pari a 23,1 miliardi di euro previsti a legislazione vigente per il 2020 sono stati completamente sterilizzati, senza ricorrere a interventi sulle rimodulazioni delle aliquote capaci di aumentare il gettito di tale imposta.

CUNEO FISCALE

Si riduce già dal 2020 il cuneo fiscale a carico dei lavoratori, avviando un percorso di diminuzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro e di riforma complessiva del regime Irpef per tutti i lavoratori dipendenti.
Sul punto leggi Bonus 50 euro in busta paga.
Il taglio del cuneo partirà dal 1° luglio 2020 con una dote di 3 miliardi che per l’intero 2021 diventano circa 5,5-6miliardi. Il vantaggio andrà anzitutto ai 4,5 milioni di lavoratori con redditi tra i 26.600 euro e 35mila euro, finora esclusi dal bonus Renzi: avranno fino a circa 50 euro in più al mese. Vale a dire 500 euro in più nel 2020 e mille euro in più nel 2021. Mentre ai 9,4 milioni di lavoratori con redditi da 8mila euro a 26.600 euro che già lo percepiscono, il bonus Renzi che vale fino a 960 euro annui sarà confermato, ma potrebbe essere rimodulato in detrazione fiscale: dal taglio del cuneo avranno, invece, solo 40-50 euro annui. In realtà, se si optasse per la detrazione Irpef, i redditi tra 8 e 15mila euro avrebbero un’imposta negativa, ma si sta ragionando di riconoscere il beneficio sotto forma di assegno. Per gli incapienti, due ipotesi in campo: la loro esclusione, o il riconoscimento di un assegno di valore crescente fino a 80 euro mensili.

LOTTA ALL’EVASIONE

Vengono messe in campo politiche di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali in più settori. Si prevede un inasprimento delle pene per i grandi evasori. Si introducono misure per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e l’aggiramento della normativa contrattuale in tema di appalti da parte di cooperative o imprese fittizie, che in tal modo evadono l’Iva e non procedono al versamento delle ritenute sui redditi dei lavoratori. Si rafforzano le misure contro le frodi nel settore dei carburanti. Si implementa il contrasto all’evasione e all’illegalità nel settore dei giochi, attraverso l’istituzione del registro unico degli operatori del gioco pubblico e il blocco dei pagamenti per i soggetti che operano dall’estero senza concessione, anche attraverso l’istituzione dell’agente sotto copertura.

CONTANTI

Scende a 2mila euro la soglia d’uso del contante, o meglio “2mila euro nei primi due anni, quindi mille euro a partire dal terzo anno”.

SOSTEGNI AFFITTI

Viene previsto un nuovo piano casa che prevede un’articolazione di misure: dal sostegno agli affitti per le famiglie disagiate alla proroga di ecobonus e sismabonus, dal recupero di immobili a veri e propri piani di «rinascita urbana». L’obiettivo è riattivare un intervento pubblico in tema di abitazione avviando e finanziando contemporaneamente progetti di riconversione di immobili e spazi pubblici e privati oggi inutilizzati, manutenzioni straordinarie, miglioramento sismico, co-housing, residenze per studenti. Saranno attivati dal ministero delle Infrastrutture bandi per finanziamenti concessi a comuni (con popolazione superiore a 60mila abitanti) entro il limite di 20 milioni per ciascun progetto. I piani saranno cumulabili con altre misure a favore della casa, come ecobonus e sismabonus.

PIANO CASHLESS

Con l’obiettivo di aumentare i pagamenti elettronici, si predispone un piano che prevede, tra l’altro, l’introduzione di un super bonus da riconoscersi all’inizio del 2021 in relazione alle spese effettuate con strumenti di pagamento tracciabili (bonifici, carte di credito, bancomat, assegni non trasferibili) nei settori in cui è ancora molto diffuso l’uso del contante, nonché l’istituzione di estrazioni e premi speciali per le spese pagate con moneta elettronica e sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti con carte di credito o bancomat.
Nella manovra “c’è un articolato piano -‘Italia cashless’- che, senza penalizzare nessuna categoria produttiva o rendere più difficoltosa la vita ai cittadini, incentiva l’utilizzo di moneta elettronica in modo da favorire l’emersione dell’economia sommersa e realizza un piano corposo di contrasto all’evasione”. Lo dice il premier Giuseppe Conte subito dopo il via libera del Cdm alla manovra e al dl fiscale.

FAMIGLIE

Vengono destinate ulteriori ingenti risorse agli interventi per la famiglia, che saranno oggetto di un piano di razionalizzazione e semplificazione.
“Seicento milioni aggiuntivi per la famiglia, per una serie di misure a partire dalla gratuità asili nido per gran parte della popolazione” oltre a “un piano per la costruzione di nuovi asili nido”. Sono alcune delle misure annunciate dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al termine del Consiglio dei ministri.

SALUTE

Si prevede la cancellazione del cosiddetto superticket in sanità, a partire dalla seconda metà del 2020, con un corrispondente incremento delle risorse previste per il sistema sanitario nazionale, destinate comunque ad aumentare nel prossimo triennio.

PREVIDENZA E WELFARE

Si conferma il sussidio economico che accompagna alla pensione categorie di lavoratori da tutelare (cosiddetta APE Social) e la possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata anche per il 2020 (la cosiddetta ‘Opzione Donna‘). Viene confermata anche l’esenzione dal canone Rai per gli anziani a basso reddito.

PERSONE DIVERSAMENTE ABILI

Per le politiche di sostegno alle persone diversamente abili vengono stanziate le risorse necessarie all’attuazione della delega in materia. Allo stesso tempo, nuove risorse sono previste in tre distinti fondi per la tutela del diritto al lavoro, per l’assistenza e per le esigenze di mobilità.

INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI E AMBIENTE

Si istituiscono due nuovi fondi per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali e un fondo per contribuire (con garanzie, debito o apporto di capitale di rischio) alla realizzazione di investimenti privati sostenibili nell’ambito del green new deal. A queste risorse vanno aggiunte quelle relative al sostegno degli investimenti privati sotto forma di contributi e di incentivi.

MEZZOGIORNO

Vengono destinate risorse ad interventi per incentivare gli investimenti delle imprese, alle infrastrutture sociali e al risparmio energetico nelle regioni del Mezzogiorno.

IMPRESE E INNOVAZIONE

Si stanziano le risorse necessarie a proseguire gli incentivi del programma ”Industria 4.0” per sostenere gli investimenti privati e favorire il rinnovo dei sistemi produttivi: tra questi il Fondo centrale per le piccole e medie imprese; il super e l’iper ammortamento (per beni tecnologici, software ed economia circolare); il rifinanziamento della legge Sabatini; il credito di imposta per la ”Formazione 4.0”.

DETRAZIONI

Vengono prorogate le detrazioni per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione e le ristrutturazioni edilizie, oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione. Viene introdotta per il 2020 una detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici (il ‘bonus facciate’) per dare un nuovo volto alle nostre città.

RINNOVO DEI CONTRATTI PUBBLICI

Sono ampliati gli stanziamenti del triennio 2019-2021 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego del comparto Stato.

Reazioni

“E’ stato un lavoro impegnativo ma sono molto soddisfatto perché siamo riusciti ad approvare una manovra che, nonostante una clausola di salvaguardia molto rilevante, è riuscita nell’intento di sterilizzare completamente l’aumento dell’Iva e a introdurre misure importanti per la crescita, per l’innovazione e la coesione sociale e territoriale. Una manovra che mette 3 mld già nel 2020 per la riduzione cuneo fiscale per aumentare le risorse in busta paga per milioni di lavoratori”. Lo dichiara il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, al termine del Consiglio dei ministri.

SVEGLIA

Le decisioni di politica monetaria appena adottate sono state approvate dalla BCE con ampie divisioni interne 
ed è stato diramato un documento a firma 
dell’ex capo economista della BCE Jürgen Stark (tedesco), 
dell’ex vice governatore della banca centrale Herve Hannoun (francese) , 
dell’ex componente del comitato esecutivo della BCE Otmar Issing (tedesco), 
dell’ex governatore della banca centrale austriaca Klaus Liebscher, 
dell’ex presidente della Bundesbank Helmut Schlesinger (tedesco),
 dell’ex governatore della banca centrale olandese Nout Wellink e
 dell’ex governatore della banca centrale francese Jacques de Larosiere.
(per verificare la notizia basta digitare “draghi attaccato dagli ex governatori” e trovate un’ampia serie di articoli delle principali testate giornalistiche)
In questo documento draghi viene attaccato pesantemente per aver sbagliato diagnosi ed approccio 
(SECONDO LORO E I LORO MANDANTI FRANCO TEDESCHI e gli accoliti, per convenienza, olandesi e austriaci) 
nell’assicurare il mandato della BCE, che è solo quello di garantire la stabilità dei prezzi.
Per non aver tenuto conto degli effetti devastanti dei tassi di interesse negativi.
Per aver finanziato indirettamente gli stati con il Q.E.
La questione è che Draghi fra due settimane non sarà più il capo della BCE.
Quindi il messaggio e l’avvertimento sono per il nuovo capo della BCE, la francese Lagarde (E SOTTOLINEO FRANCESE)
La conseguenza sarà un irrigidimento della parte tedesca, olandese, francese ed austriaca della BCE 
e se diventerà realtà pratica, non potrà che portare ad un attacco speculativo verso i debiti pubblici del Sud Europa, 
anche per ridare fiato alle banche nord europee esangui per tassi negativi: 
perché con tassi negativi il rendimento per una banca dov’è?
Quindi le banche nord europee stanno saltando come birilli di un bowling 
e la crisi finanziaria in arrivo potrebbe avere l’effetto di uno tsunami.
La realtà è che le politiche monetarie di Draghi hanno salvato (per ora) l’Euro 
che con l’esplosione incontrollata degli SPREAD sarebbe saltato entro il 2012 inizio 2013.
La soluzione quale sarà per l’impero franco-tedesco?
Fare gli Eurobond europei per una svolta negli investimenti ambientali che sono stati preparati dal pupazzo Greta, 
così l’asse franco-tedesco prende 5 e più piccioni con una fava:
1) si stimola la propria economia prostrata da decenni di psicotica austerity.
2) si stimola la domanda interna UE senza la quale i prodotti tedeschi “a chi li vendi?” 
visto che Trump non si fa più fregare dal finto Marco svalutato artificialmente dai tedeschi 
grazie alla stupidità/empia collaborazione dei governanti degli altri paesi che si sono fatti ingabbiare nella trappola Euro. 
E fa apparentemente una bella figura “ACCHIAPPA CITRULLI” come politica magnanima, mentre in realtà c’è il mega trappolone:
3) si creano Eurobond che verranno caricati come debito pubblico aggiuntivo o sostitutivo (di BTP in scadenza) 
per paesi come l’Italia che così, come già accaduto alla Grecia, si ritroverà debito pubblico in diritto e valuta straniera 
nel caso che l’euro salti, con un grave danno usurocratico.
4) la svolta “ecologica” verrà impostata su una valanga di norme europee che schianteranno definitivamente queste “maledette” 
 (pensiero franco-teutonico) PMI italiane che non mollano e, nonostante i governi di sinistra italiani per conto del 4 REICH 
le abbiano tartassate e massacrate in ogni modo ( e il nuovo governo di viceré PD e M5S ha ripreso il massacro, 
perfino i commercialisti per la prima volta hanno “scioperato” e ora protestano contro le assurde e vessatorie proposte governative), 
continuano in gran parte ad esistere e a dare filo da torcere ai potentati economici franco-teutonici.
Ma con la svolta “ecologica” le mettiamo finalmente fuori mercato perché mai potranno avere i mezzi economici 
per ristrutturare le aziende come “DIRETTIVE” del 4 REICH 
(anche perché le banche italiane ormai a controllo straniero non forniranno i prestiti necessari o lo faranno a tassi insostenibili).
5) le banche del Nord Europa con gli euro bond che fanno media con i rendimenti più alti imposti con lo spread al Sud Europa, 
potranno riavere dei tassi positivi e potranno avere rendimenti in patria e utili facendo man bassa dei titoli emessi dai P.I.G.S.,
 trasformati in titoli di debito pubblico in diritto estero e quindi garantiti dal crollo eventuale dell’euro!
Ci sarebbero altri punti ma è meglio fermarsi qui perché il nocciolo della questione è chiaro ormai:  
bisogna impedire che all’Italia vengano rifilati titoli di stato in diritto estero 
perché altrimenti ci ritroviamo totalmente schiavi dell’Usurocrazia franco-tedesca.
Il governo ed il viceré dell’economia italiano ha già parlato del piano di investimenti da 1000 miliardi di euro in Eurobond per l’Eurozona!
Se riescono a ri-denominare il nostro debito pubblico in diritto estero (magari lussemburghese!!) 
siamo finiti e diventiamo come la Grecia.
Ci vuole una forte campagna di informazione per creare una reazione popolare 
e anche per informare i parlamentari che in stragrande maggioranza di questi meccanismi fraudolenti
 NON CAPISCONO NULLA da decenni.
Da decenni hanno svenduto l’orto allo straniero 
e si accontentano come servi pezzenti dei torsoli e delle ossa lanciati dalla tavola franco – tedesca. 
Una tavola cui prima dello SME e soprattutto dell’Euro eravamo a capotavola.
Spettacolare fu la sintesi di Andreotti che a domanda sulla corruzione, ormai più che ottantenne rispose:
Beh…anche noi mangiavamo ma…almeno sapevamo stare a tavola.”
Poi con una diabolica “tangentopoli” a furor di popolo (artificialmente aizzato dalla finanza speculativa come utile idiota) 
quella classe politica corrotta sì, ma competente e che difendeva strenuamente l’interesse nazionale 
é stata spazzata via e rimpiazzata da docili viceré ( a libro paga o incompetenti).
Ora questo governo sta montando l’odio popolare verso gli evasori, 
un altro tassello della programmata devastazione delle P.M.I. italiane che hanno una tassazione totale media del 64,8%!!! 
Dato che subito inizierà la battaglia su questa cifra pazzesca 
cito la fonte che direi è autorevole, cioè l’agenzia regionale dell’ONU!
E vai, siamo primi al mondo! 

Nel massacrare le nostre P.M.I.!
E se per sopravvivere fanno una parte in nero? IN GALERA!
Se riusciranno ad approvare la finanziaria come è prevista il 2020 sarà l’anno in cui chiuderanno più imprese dall’Unità D’Italia, 
con un crollo verticale delle entrate fiscali dalle imprese (e dai relativi lavoratori, fornitori, ecc.): 
una catastrofe che porterà l’Italia a gran velocità nello scivolo INFERNALE GRECO:
Patrimoniali e tagli draconiani alla spesa pubblica cioè scuola, sanità, pensioni, ecc., ecc. 
(per compensare il crollo del gettito fiscale) = 
il film già visto in Grecia, anzi gli italiani cosa è successo in Grecia nel dettaglio 
NON LO HANNO VISTO, PERCHE’ E’ STATO CENSURATO!
 (p.s.: messaggio per i dipendenti RAI: “in Grecia la tv di stato è stata chiusa e i dipendenti licenziati!! Penso sia il caso di riflettere sulla cosa”).
Il tutto ci porterà alla miseria e devastazione sociale Greca.
Esattamente il progetto del 4 REICH per l’Italia! 

Per poter poi FINIRE di banchettare come iene sulla nostra carcassa, 
sui nostri giganteschi patrimoni fisici (es. quasi 8.000 km di pregiata costa mediterranea con il gigantesco indotto turistico!),
 infrastrutturali (porti e areoporti, linee ferroviarie ad alta velocità, autostrade, ecc., ecc.) 
e economici (es: la gigantesca quantità di eccellenze agro alimentari con enormi potenziali turistici accessori, basta pensare al solo vitivinicolo), 
ecc., ecc.. COME HANNO FATTO IN GRECIA!
Alla faccia della cooperazione e solidarietà Europea! 

Questa è una guerra nascosta ma disumana e spietata 
(nascosta dalle regole brutalmente liberiste che sono state imposte nella UE) 
che la Germania, assetata in modo psicopatico di rivincita e di dominio, 
sta conducendo con grande e diabolica lucidità contro gli altri stati Europei, 
che sta devastando, marginalizzando e ridimensionando economicamente l’Europa rispetto al resto del mondo.

11 ott 2019

QUELLO CHE NESSUNO SCRIVE

Nessun accenno ai veri costi da tagliare. Indecorose arlecchinate dei 5stalle.

Si tagliano un po' di parlamentari ma non si toccano i dipendenti di Camera e Senato,
il vero fortino di privilegi che il M5s però ha deciso di non inimicarsi.

Eppure gli stipendi del personale pesano molto più di quelli dei 345 parlamentari eliminati.

Parliamo di cifre astronomiche:
180 milioni di euro per gli emolumenti del personale solo della Camera,
altri 99 milioni per i loro colleghi del Senato.

Finora i dipendenti del Palazzo hanno sempre sfangato ogni tentativo di calmierare i loro stipendi, cresciuti del 50% negli ultimi 13 anni di crisi (ma non per loro).

Nel 2014 una delibera dell'Ufficio di presidenza aveva stabilito dei tetti massimi per gli stipendi del personale.
Tetti molto generosi:

172mila euro l'anno per gli stenografi,

99mila euro per i commessi,

166mila euro per i segretari,

240mila euro (il compenso del capo dello Stato) per i consiglieri parlamentari.

Un affronto intollerabile per i dipendenti di Camera e Senato che hanno mitragliato una serie di ricorsi e alla fine sono riusciti a sventare il ritocco.

Che infatti è stato giudicato valido soltanto tre anni.

Dal 1 gennaio dell'anno scorso - nel silenzio dei grillini che volevano «aprire il Parlamento come una scatola di tonno»
e invece il tonno hanno imparato ad apprezzarlo -, commessi, uscieri, barbieri, stenografi, tecnici, ragionieri, assistenti e consiglieri
sono tornati a guadagnare come top manager di una multinazionale, con progressioni automatiche di retribuzione impressionanti
per cui ogni dieci anni in sostanza raddoppiano lo stipendio.

Basti guardare il documento pubblicato dal sito della Camera con il Quadro delle retribuzioni annue lorde dei dipendenti suddivise per anzianità e qualifica.

Un documentarista appena assunto prende 40mila euro,
dopo dieci anni di lavoro lo stipendio gli vola in modo automatico a 81mila euro,
dopo altri dieci sale inesorabilmente fino a 155mila,
se poi la salute regge e rimane alla Camera fino al 30esimo anno di anzianità si porta a casa 214mila euro,
per arrivare a fine carriera a 240mila euro
.

Mentre il commesso dovrà accontentarsi di soli 140mila euro.

E poi c'è il paradosso.

Il giorno in cui si tagliano i parlamentari, le Camere sono pronte ad assumere altre 360 persone
tra consiglieri, segretari, documentaristi, e assistenti. Bandi freschi freschi.


E i Cinque Stelle che festeggiano con forbici giganti di cartone per i risparmi del taglio dei parlamentari, che dicono?

Il presidente grillino Fico lo aveva fatto capire fin dal suo insediamento, gli stipendi dei dipendenti di Montecitorio sono «costi della democrazia», quindi da non toccare.

L'unico intervento della presidenza ha riguardato le pensioni, con il blocco delle pensioni anticipate per i dipendenti della Camera a partire dal 2022
e poi un taglio di quelle in essere, sopra i 100mila euro, come per i normali pensionati italiani peraltro.

Ma sul ricco piatto degli stipendi dei dipendenti non si è mossa più una foglia.

Più facile tagliare i parlamentari che togliere qualche euro ai dipendenti, difesi da nove sigle sindacali.

Anche Di Maio voleva abolire i barbieri della Camera ed ora ne è un assiduo cliente.

Questo tonno è veramente di qualità, val la pena approfittarne.

25 set 2019

NON SE NE PUO' PIU'

Vorrei tanto non dover scrivere di Greta Thunberg.

Non perché non sia personalmente interessato al cambiamento climatico, che in parte ho potuto anch’io riscontrare nei miei 50 anni di vita cosciente.
Non perché non creda che esista un problema di sostenibilità delle attività umane in rapporto alle risorse del pianeta, che non sono infinite, ma solo perché mi è sempre apparso chiaro che Greta è un fenomeno puramente mediatico, che si vorrebbe destinato in qualche modo ad influire sulle dinamiche dominanti in campo economico e finanziario,mentre in realtà chi si occupa di queste ultime lo guarda con occhio disincantato, critico e quando occorre anche sprezzante.

Perché comprende che siamo in presenza di un prototipo della solita, mercificata informazione mainstream che prima di tutto pensa a vendere se stessa, creando dal nulla argomenti e spunti di interesse per il pubblico.

Senza che questo giudizio suoni come offensivo, perché è piuttosto evidente che la giovane svedese contesta e protesta, si lamenta e piange in pubblico, ma la sua retorica resta banale al limite dell’insignificante,
e la sua vocazione scenica espressione di un narcisismo sempre più esasperato, dovuto forse anche alla nota sindrome da cui è afflitta.

In effetti Greta ogni volta che parla ottiene in cambio attenzioni e risonanza del tutto sproporzionate all’effettivo interesse che le sue parole suscitano.

Non solo in termini scientifici, ma anche antropologici e soprattutto economici.

Dato che è su quest’ultimo campo che si gioca la vera partita della rinnovata coscienza ecologista e dell’uso che se ne intende fare.

Una partita molto più grande di lei e degli stessi palcoscenici nei quali si esibisce che riguarda il concetto di economicità.
Che negli ultimi decenni è stato declinato nei termini di un rapporto ricavo/costo di una qualsiasi attività, il cui risultato – il profitto – è stato inteso quasi esclusivamente in termini di utile, diretto e mediato, ricavato dall’impiego di mezzi di produzione appartenenti ad un determinato soggetto (individuale o collettivo, pubblico o privato, non fa differenza).

Ma che ora si vorrebbe come un’equazione più complessa, laddove il concetto di costo comprende anche la quota spettante ad un terzo – Madre Natura –finora estraneo al rapporto, e che ha caratteristiche particolari: dà e non ricava nessun guadagno da quello che concede in termini di beni fisici da sfruttare e trasformare.

Questa nuova equazione dovrebbe, nella prospettiva di “chi ha a cuore la nostra casa, il mondo” portare ad una limitazione delle attività umane.

Con una serie di conseguenze indotte, come, ad esempio, il minor rilievo da attribuire al concetto di crescita o la sua misurazione in termini diversi – non più legata agli incrementi del GDP-PIL, ma altri fattori, ad esempio la “qualità complessiva della vita”che è poi la sublimazione del noto paradosso di Trilussa per cuiseconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perchè c’è un antro che ne magna due
”.

Con la differenza che da ora in poi faremo i conti su ½ pollo all’anno.

Come l’ulteriore, e più spietata, valutazione per cui “siamo troppi su questo pianeta” ed allora bisogna tornare al vecchio e sano “alleggerimento quantitativo”, non inteso in senso di QE monetario, ma di controllo delle nascite,passando per altre forme di riduzione della popolazione accompagnate da quel vago senso di pietismo che fa tanto cool (fine vita, eutanasia, soppressione legalizzata di soggetti incapaci di intendere e volere).

Insomma, è come se stessimo assistendo alla reincarnazione di Josef Mengele che in fondo, essendo sfuggito a Norimberga e a successivi tentativi di cattura arrivando a quasi 80 anni di età, qualche seguace o erede ideologico deve pure aver lasciato.

Mentre, parliamoci chiaro, l’ipotesi che invece Joseph Goebbels sia sempre rimasto in mezzo a noi trova conferma ogni giorno nei meccanismi informativi che, a livello planetario, producono spin neanche così difficili da individuare.

Che Greta sia uno di questi lo avevamo già scritto ad aprile e tutto sommato non è cambiato molto da allora, salvo il fatto che, nonostante promesse e speranze, Governi e Banche Centrali alla fine si sono dovuti arrendere all’evidenza che la fase del ciclo economico che stiamo vivendo è proprio l’inverno di Kondratiev, depressivo e deflattivo, da cui si uscirà con uno shock globale ancora difficile da individuare e probabilmente neppure così auspicabile per la maggior parte di noi.

Cosicchè è bene preparare le masse del mondo all’inevitabile riduzione della ricchezza complessiva che deriva dal fatto che non saremo noi a limitare la crescita ma sarà quest’ultima a ridursi, azzerarsi e forse anche a virare in negativo, per motivi indipendenti dalla nostra volontà.

L’inno alla “decrescita felice” di Grilliana memoria o gli slogan pauperisti che accompagnano i #WeekForFuture di oggi e tutto ciò che l’ambaradan mediatico ci fornirà da ora in poi sottendono un concetto ben preciso:
la crescita, quantomeno in Europa, sarà per anni zerovirgola. Meglio allora spacciarla come vantaggio perchè non sia intesa come fallimento dell’attuale, sempiterna classe dirigente.

Una verità neppure troppo nascosta, se è vero che la parte più fervente dei “Gretisti” si colloca nell’area alto-borghese, per non dire dei ricchi tout court, che ha poi contagiato l’intero pensiero radical chic, dei moltissimi che aspirano a quello status sociale, pur non potendoselo permettere né ora, né mai.

Per questi ultimi Greta diventa un fenomeno consolatorio, che può giustificare la prospettiva di sacrifici e frustrazioni, anzi donare loro un valore ideale inevitabilmente più elevato della loro stessa esistenza.

Per i primi, invece, un vezzo intellettuale per legittimare il loro stile di vita e però ne tenga gli altri, la massa, a debita distanza, perché non riproducibile per tutti.

Ecco dunque che il Gretismo diventa una religione e Greta la nuova Madonna dell’occidente Cristiano.

L’evoluzione tecnologica di quest’ultimo cinquantennio ha già comportato uno sviluppo protettivo dell’ambiente,a meno che non ci si sia dimenticati dello smog degli anni ’70 e ’80, delle ciminiere che appestavano le città industriali, dello sfruttamento indiscriminato di aree verdi e coste, di quanto fossero più inquinanti carburanti e combustibili utilizzati nei processi produttivi di prima.

La coscienza “verde”, nelle sue varie declinazioni, ha in effetti generato risultati addirittura eclatanti.

Lo stesso sfruttamento delle risorse naturali è risultato più contenuto, se si considera che l’indice dei prezzi delle materie prime, il CRB,mostra una pesante flessione dal 2011 ad oggi, ancora più marcata se si considera che nel 2007 il suo valore medio era 3 volte superiore a quello attuale.

E che la “parte del leone” tra le 23 commodities da cui è formato il paniere spetta senz’altro al gold che ha visto triplicato il suo valore, ma per motivi del tutto indipendenti dal suo utilizzo industriale

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Insomma, come spesso accade, una “mano invisibile” ha finito per guidare il comportamento dei soggetti economici del pianeta.

I quali non hanno fatto altro che applicare i criteri che stanno a base del concetto di economicità, garantendo il miglior sfruttamento delle risorse di Madre Natura.
Il cui prezzo, in costante diminuzione, dà piuttosto la misura di un attuale eccesso di risorse rispetto alla domanda.

Non solo, ma i tassi di inquinamento, pur elevati nelle aree metropolitane, sono diminuiti e comunque sempre tenuti sotto diffuso controllo.

Il benessere e soprattutto la salute degli individui, notevolmente migliorati, hanno comportato un deciso allungamento della vita media quasi ovunque.

Lo stesso fenomeno del “riscaldamento globale”, innegabile, appare in qualche modo condizionato dall’aumento esponenziale della presenza di persone sul pianeta.

Un fattore questo a cui è difficile, se non impossibile, fornire un rimedio.
A meno di non voler tornare indietro a quando epidemie e guerre sterminavano buona parte delle popolazioni.

A cosa serve dunque Greta oggi?

Certamente non ad eliminare i problemi legati allo sviluppo delle nostre società, caratterizzati più che altro da fenomeni di sovrapproduzione che, legati al minor grado di obsolescenza di gran parte delle merci anche di medio/alta tecnologia hanno portato in saturazione di vaste aree di mercato,prima tra tutte il settore automotive, da cui consegue l’attuale e difficilmente reversibile fase di contrazione delle attività di trasformazione – come i PMI di mezzo mondo suggeriscono da tempo.

Neppure ad alimentare quella coscienza ecologica che ciascuno di noi già possiede, non foss’altro perché nessuno ha il desiderio di vivere respirando gas di scappamento e di alimentarsi con merendine.

Non resta perciò che tornare all’ipotesi formulata all’inizio e ritenere che il fenomeno mediatico legato alla giovane attivista svedese, ed il tentativo di coinvolgervi i giovani di quasi tutto il mondo, sia solo il veicolo per preparare tutti, o quasi, alla crisi che ci investirà di qui ai prossimi anni.

Giustificare quelle che ne saranno le inevitabili ripercussioni sul nostro stile di vita e aspettative.

Abituarci a considerare benessere e protezione sociale non come un diritto, ma una conquista.

Sul piano dei ragionamenti strettamente economici, invece, Greta è destinata a veder minimizzata ogni possibile sua influenza, se non addirittura ad esserne emarginata ancora prima di diventare adulta.

Già in Germania, paese in cui la coscienza verde, anche a livello politico, è decisamente molto influente e dove persino Merkel per contrastare la sua crisi di carisma e credibilità ha mostrato di voler in qualche modo sposare la causa ecologista, è in corso un ripensamento rispetto a certi indirizzi di politica economica, di cui si è reso portavoce negli ultimi giorni uno dei più importanti esponenti della CDU, Friedrich Merz, vicepresidente del Consiglio economico del partito, con una serie di tweet (attività per lui non usuale)

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Li traduciamo
“La protezione del clima è importante, ma dobbiamo anche tenere d’occhio la sicurezza dell’approvvigionamento e la competitività della nostra economia.
Le sfide del cambiamento climatico possono essere superate solo da tecnologia:abbiamo bisogno di una creazione di valore innovativa nel paese.
Il prezzo della precedente politica climatica: i consumatori e le aziende tedesche pagano i prezzi più alti in Europa. La Germania non parte da zero nella protezione del clima.
Dal 1990, le emissioni sono diminuite di circa il 30% nonostante l’aumento della produzione economica e l’aumento dei consumi.
Valore non trascurabile, visto che in molti altri paesi il dato è invece in costante aumento”.

Lo stesso Merz aveva già fatto capire di considerare Greta un personaggio fin troppo in cerca d’autore,
denotando in un altro tweet il suo superiore interesse per l’attivista dei diritti politici di Hong Kong, Joshua Wong, molto meno conosciuto dalle nostre parti.

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Traduzione:
“Joshua Wong ha guadagnato almeno la stessa attenzione nazionale e internazionale di Greta Thunberg.
Wong corre un grande rischio personale, perciò ho un grande rispetto per il suo coraggio civile”

Quanto sta accadendo in Germania dimostra dunque che un qualsiasi ruolo attivo e positivo di Greta Thunberg si sta rapidamente esaurendo, nella misura in cui, soprattutto in quel paese, ci si è accorti che dichiarare guerra alle automobili tradizionali, nell’attesa che in qualche modo il motore a combustione venga sostituito da quello elettrico, significa rischiare di mandare intanto gambe all’aria l’economia di un intero continente, come neppure troppo sommessamente ha fatto notare BCE in un suo recente rapporto



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Traduzione (il succo):
“l’attesa dell’entrata in vigore di nuovi limiti per le emissioni sta scoraggiando l’acquisto di veicoli a motore diesel”

D’altra parte questi limiti sono già stabiliti in sede comunitaria, con progressione crescente ed entrata in vigore scaglionata di qui fino al 2030, ed in fondo il fatto che la principale casa automobilistica che ha deciso l’integrale riconversione del suo parco auto all’ibrido e l’elettrico sia la svedese Volvo, controllata interamente dalla cinese Geely Holding Group non fa credere che gli altri produttori siano disposti ad adottare pedissequamente le medesime strategie industriali.

Resta da capire quanto del gretismo condizionerà ancora paesi di più mediocre livello culturale ed informativo (per non parlare di quello economico) come l’Italia, dove autorevoli personaggi del nuovo Governo – per tutti il neo Ministro per l’Istruzione Fioramonti – si sono già lanciati in ripetuti endorsement verso questa stravagante filosofia e dove ancora di recente il Presidente del Consiglio Conte ha fatto capire che il capitolo green economy è il più importante del suo programma.

Ma quelli che hanno orecchie ed occhi hanno già capito che si tratta di un modo come l’altro per giustificare l’imposizione di nuovi balzelli.

Anche perché da un pezzo l’Italia ha smesso di produrre auto e la Fiat, che bontà sua ha spostato sede legale e fiscale altrove,si ritrova ad essere debitrice di imposta verso il Lussemburgo.

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Lo avreste mai creduto possibile?